Default Italia, 58 Giorni al Fallimento: La Grecia alla Canna del Gas 42


Sulla Grecia si fanno tante chiacchiere che non dicono nulla. Vediamo qualche fatto: il titolo di stato greco a un anno promette, alle ore 12.26 MET del 13 settembre 2011 un interesse del 130%. Vedere lo snapshot per credere.
In pratica, se presti oggi alla ai greci 1000 euro, loro ti promettono di restituirtene 2300 dopo un anno. ieri era il 117%, stamattina il 120%. Per seguire l’evoluzione della cosa in diretta, collegarsi a questo link.
Bisogna veramente aspettare un anno per capire che chi diede soldi in prestito con un interesse del 130% è fallito? No. Non credo. Nonostante i tentativi europei per tenerla in vita, la Grecia è morta economicamente. A partire dal prossimo mese non avrà più i soldi per pagare i propri dipendenti statali, i servizi si bloccheranno, cesseranno i rifornimenti ai supermercati,  i conti correnti verranno congelati, non ci saranno più soldi per pagare il petrolio e si rimarrà al buio. Con l’arrivo dell’inverno la gente incomincerà a morire di fame e freddo, ci saranno rivolte e saccheggi, il caos. Non c’è bisogno di inventarsi niente. La crisi argentina ha scritto già il copione.

 

 

I fatti sono questi. Il default greco non è all’ordine del giorno dice la UE. E’ vero, ma solo perché è già avvenuto. Se così non fosse, ci sarebbe la fila davanti alle banche per comprare i BOT di Atene. Invece, non li vuole nessuno. Ci sarà un motivo, o no?

I greci, come si dice quando si parla di loro e degli italiani: stessa faccia, stessa razza. Vero. La Grecia ha un’evasione fiscale che sfiora il 40% del PIL. Più alta della nostra, almeno secondo le stime ufficiali, che mangia il 20% del PIL.
Ovviamente, in termini assoluti, noi li battiamo alla grande.
Questo per non parlare della spesa pubblica.

la crisi si annida proprio nelle spese insostenibili che il Paese ha sostenuto per la pubblica amministrazione.

Solo negli ultimi cinque anni, per fare un esempio, sono stati assunti 150.000 dipendenti pubblici con l’unico criterio del clientelismo. Il paradigma è quello di Aghios Stratis, un isoletta del mare Egeo con 100 abitanti. Sull’isola c’è una scuola elementare e media. Gli alunni sono in tutto dieci, i professori 45, di cui un terzo “insegnano” educazione fisica. Ma appena si parla di riforma della scuola il Paese viene paralizzato dagli scioperi.

Anche la Sanità se la passa male. I conti parlano di un buco di 5 miliardi di euro da sanare in tempi rapidi ed è un’impresa epocale in un Paese che, ad oggi, non prevede neppure che gli ospedali tengano un registro di contabilità. Il risultato della gestione sanitaria è drammatico: non c’è solo la voragine nei conti, ci sono anche strutture obsolete e costi alti delle prestazioni mediche. Per uno stent coronarico, grazie al ricorso sistematico alle “mazzette” ad Atene si spende cinque volte quello che si spende a Berlino fonte

Poi c’è il buono d’acquisto per il computer da 1500 euro e le due settimane di vacanza pagate per i dipendenti statali. Non due settimane di ferie, ma due settimane di vacanze (pasti e pernottamento compresi in strutture convenzionate).
Questa storia dei dipendenti pubblici greci m i ricorda il recente bando (settembre 2010) con il quale la regione Sicilia ha inteso passare a contratto a tempo indeterminato circa 5000 precari. Ecco i requisiti professionali richiesti

I 2.800 aspiranti al posto fisso in categoria A dovranno superare, oltre al test della fotocopia (“fare una fotocopia, ove possibile fronte retro”), anche la prova dell’«apporre la data su un documento utilizzando il datario». Dovranno poi dimostrare di saper «predisporre una busta, mettere un indirizzo e il timbro del mittente». Bisognerà anche saper «fare 1 fax». Attenzione, uno solo: mentre fare fax in generale rientra nelle prove per i più esperti candidati in categoria B. Sempre per la categoria A, l’ultima prova è la «movimentazione documenti». L’amministrazione ha spiegato, per iscritto, che si tratterà di «aprire un faldone, estrarre un singolo fascicolo, richiudere il faldone mediante appositi nastri. Oppure aprire il faldone e sistemare i fascicoli in ordine alfabetico. Infine, simulare la consegna manuale di un documento con apposito libro di raccomandata a libretto».

Poi ci sono quelli che aspirano ad un posto fisso in categoria B. Dovranno saper fare fax anche a più pagine e a numeri internazionali. In categoria B figurano, per esempio, i custodi dei beni culturali e gli archivisti. Per loro sono pronti 2.600 posti. Tra le altre prove: «protocollare mediante protocollo cartaceo o informatico lettere in entrata e in uscita», archiviare documenti mediante l’uso di strumenti informatici o mediante compilazione di schedario, esame di videoscrittura o uso del foglio elettronico, predisposizione di un modulo per raccomandata.
fonte

Ora, i greci si sono inventati la patrimoniale da pagare sulla bolletta della luce. Chi ha una casa di 100 metri quadri nel centro di Atene oltre ad avercela a morte con il destino che lo ha condannato a vivere in una delle città più brutte dell’universo dovrà versare 1000 euro sulla prossima bolletta della luce. Immediata la reazione dei sindacati greci: non facciamo gli esattori delle tasse, non staccheremo l’elettricità agli evasori. Ah, mi sembra di respirare aria di casa. Stessa faccia, stessa razza.

Bene, se le cose stanno così e consci del fatto che la Grecia ha imbrogliato per entrare nell’area euro, perché i tedeschi dovrebbero pagare le vacanze ai dipendenti pubblici greci se nemmeno gli operai dell’azienda elettrica si vogliono sporcare le mani staccando la luce a chi non paga la tassa?
E’ ragionevole sbattere la Grecia fuori dall’euro, assorbire il colpo dei titoli che ha piazzato in tutta Europa e dimenticarla.

I Greci, dal canto loro, incomincino a ristampare dracme. Se convinceranno qualcuno a scambiarle con petrolio e generi di prima necessità, vorrà dire che avranno riacquistato credibilità e potranno ricominciare a crescere, come l’Argentina che ora cresce dell’8% all’anno. Se no camperanno con i pacchi della croce rossa o lavando i vetri agli incroci di Parigi e Berlino. Oppure andrà tutto benissimo perché la crisi è solo un’invenzione.

E l’Italia? E qui viene il bello. Stessa faccia, stessa razza, ma con un paio di mesi di ritardo.  Siamo tutti convinti che sia meglio uscire dall’euro? Okey! Di questo passo tra meno di due mesi questa “opportunità” potrebbe esserci anche per noi.
Durante la notte i conti correnti saranno convertiti da euro in lire e tutti saremo felici. Ricominceranno a circolare le banconote da 10.000 lire, 100.000, 500.000 e, se volete sapere come la penso, anche quelle da un milione, due milioni, tre milioni, dieci milioni.

Certo, se e quando cadremo faremo una botta più grossa della Grecia se non altro per questione di dimensioni, ma chi lavora e produce nel mondo continuerà a vivere anche se i nostri BTP diverranno carta straccia. C’è qualcuno in giro che dice che il default è più un problema per il creditore che per il debitore. Lo vedremo quando si andrà in giro con le carriole di lire che non vuole più nessuno e per avere un po’ di petrolio toccherà farsi fare un bel bunga bunga da i nostri nuovi amici libici.

Vogliamo il default? Vogliamo uscire dall’euro? Nessun problema. Ci rivedremo, come si dice, a Filippi. Portate la frittata di maccheroni.


42 commenti su “Default Italia, 58 Giorni al Fallimento: La Grecia alla Canna del Gas

  • eduardo

    Vogliamo il default? No, ma ad essere del tutto sinceri non vogliamo neanche una manovra al mese. Vorremmo sopravvivere, ma nessuno ci dice come si può fare. Un po’ alla volta ci stiamo convincendo che la nostra pretesa è eccessiva. Ci vuole ancora un po’ di tempo, ma poi soffocheremo sereni. Stessa faccia, stessa razza, giusto? Almeno, ricordatevi che dobbiamo due galli ad Esculapio.

    • Comandante Nebbia

      Alcuni iniziano a pensare al default come a un’opzione quasi auspicabile.
      Non parlo dei vecchiacci, ma dei tanti giovanotti in giro, figli della realtà virtuale abituati a teorizzare su tutto, compreso i disastri.

      Sono settimane che cerco di dire che la fame è la fame e non una voce di wikipedia.

      Comunque, come dice mio padre: l’esperienza non si trasmette.
      Vuol dire che i giovanotti si faranno la loro in prima persona.

      • eduardo

        Rimettiamo le cose a posto. Nessuno, giovane o vecchiaccio, economista o tassista, si era sognato fino a qualche anno fa d’interrogarsi sull’evenienza del default. Allo stato molti vedono franare la terra sotto i piedi e s’industriano a leggere e studiare la fattibilità di qualche via d’uscita ipotizzata da studiosi che non fanno parte del meinstream, ma che hanno ugualmente titoli accademici di pari valore. La verità è che quelli che pensano che hic manebimus optime si limitano a contestare le tesi contrarie con una stravagante “inversione dell’onere della prova”, ma non ci spiegano perché hanno fallito e, soprattutto, come intendono rimediare.

  • silvio

    Non solo la Grecia ha imbrogliato per entrare nell’area euro, ma i parrucconi di Bruxelles ne erano perfettamente al corrente e l’hanno fatta entrare lo stesso anziché mazzuolarla.

  • fma

    La crisi del nostro debito sovrano ha tante facce, alcune delle quali difficilissime da affrontare. C’entrano le condizioni internazionali care ad Eduardo, l’inefficienza del sistema paese che giustamente metti in evidenza tu, assolutamente d’accordo, ma c’entra anche la totale, inverosimile, sesquipedale, vertiginosa mancanza di credibilità della nostra classe dirigente, che è riuscita nell’incredibile impresa d’essere addirittura peggio del popolo che l’ha espressa.
    Io credo, per riprendere per un attimo il concetto della dittatura dei migliori, che se domani, con un colpo di bacchetta magica ci ritrovassimo con Monti al posto di Berlusconi il nostro spread rispetto al bund si ridurrebbe senza colpo ferire di cento punti.
    Accetto pernacchie, sono convinto di quello che dico.

    • Comandante Nebbia

      Sono d’accordo che un’importante aliquota del problema sia a carico della credibilità.

      Peccato che sull’individuazione dei “migliori” rischiamo di fare la stessa figura dei sindacati greci che si rifiutano di incassare la tassa sugli immobili.

      delle volte ho paura che se si iniziasse un discorso serio sulla sostituzione di berlusconi & Co. finirebbe in cagnara e allora 58 giorni sarebbero anche troppi.

      nel frattempo 134% a un anno. Siamo oltre la morte della Grecia. In piena putrefazione.

    • ilBuonPeppe

      Sono perfettamente d’accordo.
      “se domani, con un colpo di bacchetta magica ci ritrovassimo con Monti al posto di Berlusconi il nostro spread rispetto al bund si ridurrebbe senza colpo ferire di cento punti.”
      Peccato che il giorno dopo Monti con un altro colpo di bacchetta magica farebbe quello che non ha fatto Berlusconi, svendendo i gioielli di famiglia (Eni, Enel, Finmeccanica, ecc.), privatizzando le municipalizzate e ogni altra cosa che puzzi di pubblico, e distruggendo così il patrimonio di tutti in maniera irrimediabile. Il tutto con il pieno appoggio del centrodestrasinistra, di Napolitano, della UE, e della casalinga di Voghera che capirà le conseguenze solo quando sarà troppo tardi.
      …con tutto il rispetto per le casalinghe di Voghera.

      • efraim

        ben detto, ilBuonPeppe, solo che a tutti va ricordata una cosetta: questa crisi non è quella dell’Italia, che certo presta il fianco, ma quella delle democrazie di mercato e del mercato tout court (tanto è vero che non c’è bisogno di aspettare l’aiuto della Cina, che ha già comprato il 14% del nostro debito prima). Il problema peggiore è che una ventina d’anni fa è defunta l’unica alternativa praticata e considerata praticabile e nessuno si chiede se sia possibile trovarne altre, chi confidando nei benefici della decomposizione, chi rassegnandosi alla fine di ogni possibilità di vita sociale.

        Il perché me lo dovete spiegare voi,

        • fma

          E perchè non ce lo spieghi tu come mai

          l’unica alternativa praticata e considerata praticabile

          è fallita?

          • efraim

            fma, ne ho scritto parecchio: in un libro per il quale sono alla ricerca di un editore, ma anche di lettori, in un sito che sto allestendo e qualcosa si può trovare anche nel mio blog (se clicchi sul mio nick appare).

            Sintetizzando, si può dire che il problema del socialismo di stato sia sempre il potere degli uni sugli altri, in una versione in cui gli svantaggi sono tendenzialmente superiori ai vantaggi in rapporto alle economie di mercato.
            Lo svantaggio economico principale è dato dal fatto che i buroCrati non traggono benefici e incremento dalla qualità e dallo sviluppo dei servizi erogati, ma dall’aumentare il controllo sulla vita dei cittadini e dal primeggiare nelle dinamiche interne alle lotte di potere. La conseguente mancata ottimizzazione della produzione in genere, sia come qualità che quantità che disponibilità di alternative è difficilmente compensabile, sempre meno quanto più le logiche del potere si sclerotizzano, dai benefici derivati dalla soppressione del plusvalore, mentre non si realizza affatto l’eliminazione dello sfruttamento, cosa che aggrava l’impatto negativo della pervasività del potere e della sempre più totale mancanza di autonomia. Quest’ultima mancanza, poi, è già da sola un limite ai vantaggi della pianificazione collettiva e anche questo peggiora nel tempo, tanto più quanto più ai vertici della pianificazione non arrivano quelli più abili a progettare, ma a far strada nel partito e nelle strutture di potere statale.
            Culturalmente, in senso ampio, il potere – che per sua logica intrinseca tende necessariamente a accrescersi tanto più quanto vi è un’unica struttura che lo detiene, oltre a finire sempre più nelle mani di chi è più disposto a fare di tutto per accrescere il proprio – sempre più assoluto e pervasivo in ogni ambito della vita getta nello sconforto qualunque mammifero poco incline a farsi ridurre in cattività (discretamente anche gli umani), indebolendolo, demotivandolo e facendo mancare le opportunità e alternative necessarie a ogni ecosistema florido.
            Politicamente credo che oggi in Italia non ci sia bisogno di insistere sui guasti della partitocrazia.

            Queste le ragioni intrinseche, poi c’è stata anche la guerra fredda, che ha accelerato con i suoi costi il collasso sistemico, che tuttavia è avvenuto dopo un’iniziale ottima tenuta (quando le logiche del potere non si erano ancora sclerotizzate e la popolazione poteva pensare e sperava in un avvento del sol dell’avvenire che avrebbe addirittura dovuto portare all’abolizione dello stato – il comunismo sarebbe quello…), mentre per esempio è difficile sostenere che gli Stati Uniti ne abbiano risentito allo stesso modo (anche se sarebbe scorretto sostenere che la loro crisi non provenga anche in parte dai debiti fatti per quella guerra, c’è ragione di dubitare che i benefici economici della medesima siano stati maggiori) ed è innegabile il salto di qualità economico della Cina quando, senza divenire la patria in cui qualcuno può sognare di vivere per la mancanza di libertà civili e anche di libertà economica e d’impresa per i poveri, abbandonata l’economia di stato, ha abbracciato quella di mercato divenendo immensamente più efficiente nonostante livelli di corruzione da quel che si legge considerevoli. Solo che ora sta rivelandosi insostenibile in diversi sensi anche l’economia di mercato per la maggioranza di ogni popolazione mondiale, con effetti negativi e contraddizioni sistemiche che permettono di dire che non è certamente in grado di offrire il meglio possibile, ma è molto difficile trovare persone interessate a discutere di se e quali modelli complessivi alternativi possano andare meglio, figurarsi di come realizzarli.

          • fma

            E come te lo spieghi che ci siano così poche persone disponibili a discutere di “modelli complessivi alternativi” ove “l’economia di mercato per la maggioranza di ogni popolazione” si stesse rivelando effettivamente “insostenibile” come dici?

          • efraim

            Me lo spiego con la disperazione riguardo alle alternative possibili dovuta al pregiudizio che modelli alternativi migliori siano impossibili, a sua volta basato sull’induzione che se ha fallito il socialismo di stato, allora non è possibile che sia falsa l’affermazione di Churchill per cui la democrazia è un sistema orribile, ma non ne esistono di migliori (anche se Churchill mi pare avesse detto solo finora) che viene dovunque ripetuta come il mantra di una verità di fede. Inoltre penso che la complessità del problema scoraggi i più e che l’abitudine alla delega e alla fruizione passiva siano componenti determinanti per i più.
            Del resto, di gente non solo in grado, ma anche desiderosa di intendere e di volere ce n’è sempre stata poca, in particolare riguardo ai massimi sistemi; di solito si tratta di professionisti, ma in questo caso i professionisti del settore sono quelli che hanno maggior interesse a mantenere il sistema vigente finché regge. Di gente che si chiedesse se non fosse la terra a girare attorno al sole ce n’è sempre stata poca, ma per fortuna la comunità scientifica era più interessata alla verità che al mantenimento delle credenze invalse.
            Penso che di fronte a un’alternativa migliore effettiva e praticabile, comunque, anche chi non se lo chiede ne prenderebbe volentieri atto e la sfrutterebbe tanto quanto ne sarebbe meno o punto sfruttata. A tutti può far piacere se c’è il GPS, ma la maggioranza non ha voglia di progettarlo, né la capacità di rendersi conto che è possibile prima che ci sia, figurarsi se la relatività generale o qualche altro elemento che lo può permettere non è ancora nota.
            Spero che, data la possibile rilevanza della questione, qualcuno prima o poi abbia voglia di cominciare a pensarci.

          • efraim

            Veramente la questione è proprio che abbiamo solo mappe di posti che non esistono mentre siamo in labirinti che si stan ergendo sempre più a prigioni anche per i carcerieri. Siccome di Arianne non ce n’è, l’unica è provare a mantenere il filo della ragione, tentare l’equilibrismo, indagare se ci sono soluzioni.

      • fma

        Non so se tu hai mai lavorato in una delle grandi aziende che citi, per esempio Finmeccanica, io sì. Conosci bene la realtà delle partecipate? Io non dico che tutto ciò che è pubblico sia da cedere, ma sicuramente ci sono delle cose che, se cedute, porterebbero soldi senza fare un briciolo di danno. Per esempio la RAI, alla quale dobbiamo pagare il canone e il disavanzo.

        • ilBuonPeppe

          Aziende pubbliche che privatizzate “porterebbero soldi senza fare un briciolo di danno”?
          Vediamo… Telecom? Autostrade? Alitalia?
          Certo, come no!?

          Quanto alla RAI, non solo dovrebbe essere pubblica, ma andrebbe blindata, in modo che a nessuno possa mai venire in mente di regalarla a qualcuno, e contemporaneamente venga tolta dalle mani dei partiti: gli strumenti esistono.
          Inoltre va abolito il canone, e finanziata integralmente con la fiscalità generale.

          • fma

            Sì e dovrebbe pure trasmettere la corazzata Potemkin ogni venerdì sera. :mrgreen:
            Mettiamola perlomeno ai voti.
            Chiediamolo ai contribuenti se vogliono pagare lo stipendio di Antonella Clerici, oppure no.
            Se poi fossimo un popolo di masochisti, vabbè ci adegueremo.

          • ilBuonPeppe

            Questa, se mi permetti, è la tipica mentalità del “pubblico non funziona” a prescindere.
            Che nel pubblico siano tantissime le cose che non funzionano è un fatto. Ma ci sono anche tante cose che funzionano, in molti casi decisamente meglio che nel privato. Io ho lavorato in più di un ente pubblico, in aziende private grandi e piccole, e sono stato anche lavoratore autonomo in varie forme; e qualche confronto penso di poterlo fare.
            Sulle cose che non funzionano nel privato poi, ci si potrebbero scrivere delle enciclopedie. E non è vero che le inefficienze private non pesano su tutti noi solo perché c’è chi ci mette i soldi. Le inefficienze le paghiamo tutti comunque, da qualunque parte provengano.

            Il pubblico “può” funzionare benissimo: si tratta di volerlo fare e di metterci le risorse giuste. E, prima ancora, si tratta di stabilire quali sono gli ambiti in cui è necessario il pubblico e quali lasciare invece al privato.

          • fma

            No, non te lo permetto, :mrgreen: perchè non l’ho mai pensato.
            E l’ho anche detto all’inizio di questa chiacchierata, dunque non starò a ripetermi.
            Mi limito a una domanda: perchè secondo te dovremmo continuare a pagare lo stipendio ad Antonella Clerici? (due milioni e mezzo l’anno)

          • ilBuonPeppe

            Se il problema è la Clerici (che a me è anche antipatica), non lo risolvi privatizzando la RAI ma cacciando la Clerici. La questione però non può essere affrontata partendo dalla fine.

            Si tratta di stabilire prima di tutto se è opportuno e/o necessario un editore radiotelevisivo pubblico, e per fare cosa. Secondo me SI, per fare in primo luogo informazione; questo partendo dal principio che l’informazione è un elemento irrinunciabile della democrazia.
            In base a questo sostengo che il suo finanziamento deve arrivare dalla fiscalità generale, perché è interesse comune (anche di chi dovesse non avere la TV) assicurarsi che ci sia un’informazione adeguata.
            Perché tutto questo sia efficace è essenziale rendere questo soggetto indipendente dai partiti e dai poteri politici ed economici.
            A fianco all’informazione, che dovrebbe comunque essere la parte più sostanziosa, nulla impedisce di trovare spazio anche per l’intrattenimento; e la qualità di quest’ultimo si misura essenzialmente con il gradimento del pubblico. Se la Clerici piace ci può stare, altrimenti no.
            Quanto la pago? Ancora una volta bisogna partire dall’inizio: ci sono regole generali sui compensi di funzionari pubblici e assimilati? Si applicano quelle. Sono fatte male? Cambiamole, ma torno a dire che il problema non è la Clerici.

            Fosse per me la RAI avrebbe due canali, uno nazionale e uno locale (autentico, non come RAI3), con almeno il 50% del tempo dedicato a informazione, cultura e approfondimenti, senza pubblicità. Il tutto in mano ad una public company, o qualcosa di simile,
            E l’unica cosa di cui si deve occupare la commissione di vigilanza è che non ci siano influenze da parte di nessuno.

  • fma

    La Clerici è il dito, la RAI è la luna.
    Nella vita ciò che avrebbe potuto essere non conta nulla, conta solo ciò che è stato.
    La RAI avrebbe dovuto fare informazione, buona informazione, libera dalle influenze dei partiti. Non c’è mai riuscita, in quasi novant’anni di storia, sempre sotto l’egida del pubblico:un caso?
    Chi l’ha detto che un mezzo d’informazione pubblico sia più attendibile di uno privato? Ci sono dei bellissimi esempi opposti. Pensa alla radio tedesca ai tempi di Goebbels, o a quella sovietica ai tempi di Stalin, o all’EIAR, e nello stesso periodo alla NBC negli USA.
    Una commissione che vigili che non ci siano influenze da parte di nessuno: e da dove verrebbero i suoi membri? Da Marte?

    • ilBuonPeppe

      “conta solo ciò che è stato”
      No, conta ciò che è stato ma anche ciò che poteva essere e, soprattutto, ciò che potrà essere. Altrimenti continnueremo sempre a replicare gli stessi errori: se una cosa va male non va necessariamente buttata via, magari si può riparare. Fare politica significa anche saper immaginare una realtà diversa da ciò che è o che è stato.
      Inoltre io non ho mai detto, e non lo penso, “che un mezzo d’informazione pubblico sia più attendibile di uno privato”. Dico che una società HA BISOGNO di un’informazione di alto livello e che lo stato DEVE fare di tutto per assicurarla. Se poi a fianco a questa ne arriveranno altre, private, magari migliori, ben vengano. Ma lo stato non può rinunciare a fare il suo dovere.
      Non c’è bisogno di arrivare su Marte per trovare persone oneste, che in giro ce ne sono tante, nonostante tutto. Comunque sulla commissione di vigilanza mi sono lasciato trascinare: va abolita.

      • fma

        Anche la mosca continua a battere contro il vetro credendo che sia l’azione giusta per uscire. Se quel che è accaduto non ci insegna nulla abbiamo poche speranze di migliorare.
        Ma sei hai abolito la commissione di vigilanza non vale per te e la chiacchierata non è stata inutile.

          • fma

            Il contrario di cosa?
            Tu affermi:

            una società HA BISOGNO di un’informazione di alto livello e che lo stato DEVE fare di tutto per assicurarla.

            Bene. Sono d’accordo. Ma aggiungo che se in novant’anni, con la formula della gestione diretta, la RAI pubblica, lo stato non c’è riuscito un motivo ci deve essere.
            Bisogna tenerne conto e cercare un’altra formula per ottenere un’informazione di “alto livello”.
            A meno di non voler reiterare all’infinito gli stessi errori, cioè di fare come la mosca contro il vetro.

          • ilBuonPeppe

            Un’altra formula, appunto.
            Una soluzione non si costruisce solo decidendo fra privato e pubblico, come se tutto il resto fosse ininfluente.
            Voler mantenere la RAI pubblica, cambiando tutto il resto (che è quello che ho scritto), non significa reiterare gli errori, significa cercare un’alternativa.
            Capisco che tu (come molti altri) non condivida, è legittimo. Ma non mi puoi dire che questo significa lasciare tutto com’è.

          • fma

            Io farei proprio il contrario del lasciare tutto com’è.
            Farei una normativa che impedisce la concentrazione dei mezzi d’informazione nelle mani di pochi, privatizzerei la Rai e smembrerei Mediaset.

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