Default Italia, 57 Giorni al Fallimento 3


Il bollettino europeo di stamattina vede:

La Grecia morta e in piena putrefazione. I gas che ne gonfiano il corpo marcescente promettono il 134% di interesse sui titoli di stato a un anno. Certo, certo. Solo ieri mattina eravamo fermi ad un micragnoso 120%. Magari quando leggerete questo post saremo arrivati al 140%. Scopritelo subito a questo link. La UE dice che la Grecia non andrà in default (forse perché lo è già), quindi corriamo tutti in banca a comprare i BOT alla feta e olive. L’anno prossimo riceveremo indietro i nostri soldi, il 140% di interesse o il 180% a seconda dell’ora a cui li compriamo e, per i maschietti (o le signore interessate), un week end omaggio su un’isoletta delle Egeo a scelta con Mitera Fusi, la giovinetta che allieta il video che segue.

Le banche francesi declassate. Era ora. Non se ne poteva più di quei presuntuosi saccentoni di oltralpe. Prima si fanno scoppiare una centrale nucleare tra le mani dopo aver rotto le balle per anni sulla loro cultura tecnologica ( ma che ti puoi aspettare da gente che non sa fare i formaggi duri e continua a produrre quelle grasse cremine puzzolenti da spalmare sui crostini?), poi si riempiono la pancia con i BOT alla moussaka pensando di fare gli affaroni.

L’Italia alle prese con fondamentali questioni sistemiche: ma Berlusconi verrà accompagnato coartatamente a Napoli dove i magistrati vogliono difenderlo a tutti i costi da un reato di cui lui non si dice vittima? Grande questione di diritto e di opportunità. Può Silvio Berlusconi andare a Napoli a perdere tempo mentre è impegnato a salvare l’Italia e a esprimere valutazioni sulle cancelliere tedesche e le mogli di presidenti degli Stati Uniti?

In Germania hanno tutti la faccia scura di quelli che hanno aperto il pacco comprato sulla stazione di servizio da un greco con l’accento napoletano e si sono accorti che dentro, invece del telefonino ultimo modello, c’è un bel mattone.
Loro, in quel paese dal clima orribile,  a lavorare 14 ore ogni giorno per produrre auto, componenti industriali, strumenti di precisione. Senza pausa pranzo, senza andare nemmeno a pisciare in nome della grandezza del Reich. Greci e italiani al sole, con le loro belle pause caffè, la sigaretta, il commento sul campionato, le ferie pagate dallo stato, i lavori ottenuti dimostrando di saper fare una fotocopia. Se mi chiamassi Hans e mi piacessero i wurstel e la birra, ora sarei incazzato come una belva con la mia culona inchiavabile.

Per fortuna che ora arrivano i cinesi con i loro yuan o come cazzo si chiamano. Siamo pronti a investire in Europa, dicono, ma mettete prima a posto i conti. Nel senso che tutti si devono mettere un po’ a dieta, lavarsi di meno e mangiare riso al posto della pasta o dei formaggi cremosi puzzolenti.
Poi, vogliono il riconoscimento di “economia di mercato”. Il che, tradotto, vuol dire niente più dazi e niente più rotture di coglioni sulle condizioni dei lavoratori, sul diritto alla salute, sulla pena di morte, sugli aborti a nove mesi, sulle bambine neonate gettate nella spazzatura per conservare il jolly per fare un figlio. Insomma, la Cina come “un paese normale” e affanculo tutte le cazzate umaniste che ancora si aggiravano come spettri per l’Europa.

E’ giusto? Ma secondo me sì. Non si può pretendere di giocare a monopoli e poi di commuoversi se a uno tocca solo Vicolo Corto e Vicolo Stretto. E’ il capitalismo baby, i diritti delle persone sono cose secondarie se vuoi competere. Poi, magari, quando scopriremo un altro pianeta pieno di latte e miele, tutti saremo felici. Fino ad allora, le nostre vite e i nostri corpi valgono per ciò che riescono a portare nelle tasche e negli stomaci dei capi. Però, c’è Sky, le Nike, un po’ di culi in tv e si potrà lavorare seduti (vedi filmato).  Non c’è da lamentarsi troppo.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=1aHqtvHqQlw[/youtube]

Insomma, è ora di fare lingua in bocca con la Cina senza preoccuparsi se le puzza il fiato, ha i denti in disordine e ti schioda i denti dalle gengive con quella specie di propaggine rugosa che si ritrova in bocca. Da qui a ritrovarsela alle spalle a farci il servizietto il passo è brevissimo. Preparare la pasta di fissan che, come esperienza insegna, insieme al bidè con l’acqua fredda molto aiuta in questi casi. La versione blu, però, che quella rosa è meno concentrata e non vale la pena.


3 commenti su “Default Italia, 57 Giorni al Fallimento

  • Baganzani Enzo

    …..intanto mi accontenterei dell’abdicazione del boss seguita da un’autopsia minuziosa per verificarne la causa e poi……

  • efraim

    Perfetto, tutto giusto. Però, oltre a dire “Fino ad allora, le nostre vite e i nostri corpi valgono per ciò che riescono a portare nelle tasche e negli stomaci dei capi”, aggiungi il fatto che non basterà ridursi come lavoratori cinesi per sopravvivere, perché il sensibile padrone della fabbrica che produce gli Ipod, Ipad, Iphone, che è cinese pure lui ma poco cambierebbe se fosse Steve Jobs, scioccato dai continui suicidi nella sua fabbrica – che vuoi, molti animali in certe condizioni si lasciano morire, mascalzoni senza spirito di azienda, ha annunciato di sostituire la manodopera con i robot cfr. http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=11640 – ed è chiaro come il sole che è solo l’inizio: l’intelligenza artificiale, la robotica e dintorni stanno sempre di più rendendo inutile la manodopera: si è iniziato nei campi, dove però i contadini e braccianti potevano andare in città a guadagnarsi come operai una vita anche migliore, ma se tutti i lavori (anche quelli concettuali sempre di più: ormai un video con effetti speciali inauditi fino a poco tempo fa lo sanno fare dei ragazzini a casa, è quasi tutto automatizzato, non sono solo i correttori di bozze, i disegnatori dei cartoni animati, sempre più professioni divengono sempre meno bisognose di lavoratori anche qualificati; anche gli studenti egregiamente laureati di facoltà per cui c’è sempre stata richiesta, per esempio architettura, è tremendamente difficile trovare lavoro. Dove finiremo quando le nostre vite e i nostri corpi non porteranno più niente nelle tasche dei capi? Magari non finiremo negli stomaci, perché avranno altro di meglio da mangiare, ma sarà grigissima per chiunque non riuscirà a entrare nella cerchia dei loro saltimbanchi e leccaculo personali. Magari ci elimineranno, ma possiamo forse sperare in uno scenario tipo “Alba dei morti viventi di Romero: tanti zombie affamati, ma tutto sommato facili da uccidere se non stanno buoni attorno a pochissimi ricchissimi potentissimi dalla vita di almeno 120 anni ciascuno. Solo uno cui manca comprensione elementare dei fatti può illudersi che loro abbiano bisogno di retribuire i lavoratori per alimentare il mercato e la produzione: mica vivono per il mercato loro, né ci tengono a distruggere il pianeta in cui vivranno sempre più a lungo coi loro pochi figli. In fondo questo modello di sviluppo è sostenibilissimo anche così, con tutto il tempo di arrivare a fonti energetiche alternative senza guastarlo più di quanto si sia fatto finora, anzi, iniziando a porre riparo, con basta macchine per tutti tranne qualche al massimo milione di super SUV da 3000 kg di materiale laccato per chiappa trasportata. Loro non vivono per il mercato, lo adoperano per guadagnare di più e conquistare più potere, ma quando non abbiamo più niente da pagare possiamo solo diventare schiavi e quando di schiavi non c’è più bisogno perché altro che le Piramidi potrà presto tirar su un direttore di cantiere con sempre meno dipendenti fino alla verosimile totale automazione.

    A maggior ragione, visto che è il mercato che li serve e li fa diventare così potenti da farci avere sempre meno da vendere e possibilità di comprare, non sarà con il mercato che potremo liberarci di loro, mentre ne abbiamo assoluto bisogno e sarebbe possibile, non dovendoli servire, magari non avere tutti il SUV, magari non sbattersi nemmeno tanto a produrre roba del genere, ma fare infinitamente meglio per tutti, concedendo a tutti di che vivere più che dignitosamente, con tutti i propri diritti che si possono garantire (non certo una vita di centinaia di anni continuando a far figli, ma senz’altro tantissimo di ottimo che tutti sanno che si potrebbe fare, anche se non si fa: quante truffe, imbrogli, fregature con lo zuccherino, imposizioni e oppressioni si potrebbero facilmente essere evitate, se solo chi comanda lo volesse! Quanti sprechi, quante pure idiozie! Cos’è l’obsolescenza programmata il prima possibile se non una deficienza assoluta in un mondo dalle risorse non infinite? Quanto di meglio si potrebbe ottenere in tanti modi, ottimizzando le produzioni, favorendo il riuso e il recupero, l’implementazione e la sempre maggiore qualità dell’esistente declinata anche nella sua solidità e aggiornabilità. Certamente non tutto è possibile, ma non sarebbe male avere tanto tempo libero lavorando poco tutti anche perché si potrebbe produrre un grande benessere per tutti con tutto il lavoro che si potrebbe fare e farlo meglio: perché a far competere due alternative tecniche limitate devono essere solo alcuni in grado di fare tutta la produzione e di venderla guadagnando il più possibile, invece che tutti quelli che possono volerle sperimentare disponendo dei servizi di tutti quelli che sono in grado di offrire le condizioni per provare e vedere chi riesce a fare di meglio per sé e per gli altri? Se non ci fossero i potenti coi loro interessi a impedirlo combattendosi a vicenda, sarebbero possibili miglioramenti addirittura difficili da immaginare. Certo a patto di non finire nelle mani di altri potenti, di uno o molti partiti padroni di uno stato e in definitiva di chi ci vive: quelli non hanno interesse a far andare bene la produzione, hanno interesse a farsi le loro clientele diverse, ma sempre tali da accrescere il loro potere senza neanche la convenienza per i clienti di produrre qualcosa di meglio sul mercato, anzi, impedendo ogni concorrenza e imponendosi su tutto per non correre il rischio di avere meno potere dei rivali esterni ed interni. Non è un caso che la Cina di cui oggi i nostri politici cercano l’abbraccio, che è particolarmente forte proprio perché i suoi lavoratori al momento sono quelli peggio retribuiti e con meno diritti, ha iniziato la sua mirabolante crescita proprio quando ha abbandonato l’economia di stato per quella di mercato. Dica il lettore come definire chi pensasse che, la Cina o chiunque avrà il potere (verosimilmente più banchieri e miliardari assortiti e sparsi per il mondo che uomini di un partito in quanto tali) potrebbe convertirsi allo statalismo estremo e da ciò derivare conseguenze collettive migliori di quelle, tragiche, che ci riserva senza dubbio l’economia di mercato.

    Eppure, eppure non c’è contraddizione fra permettere che chi produce più bene per gli altri ottenga più benefici – il mercato ha vinto finora perché è apparso e si è rivelato come l’alternativa migliore in tal senso – e che li ottenga per davvero chi lo fa e non chi si arricchisce strappando al minor costo e offreno in cambio dei costi più alti; sono la stessa cosa; non è logicamente impossibile. Se il socialismo di stato non ha funzionato, nonostante abolisse la proprietà privata dei mezzi di produzione, soprattutto perché non ci si guadagnava a migliorare la produzione, perché non premiare chi produce bene, meglio, innova e magari penalizzare chi disturba e squalifica? Basta non dare il potere di decidere cosa è meglio fare neanche a chi si dimostra più capace di trovare risposte convenienti: si tornerebbe punto a capo con le aristocrazie, che da che mondo è mondo smettono subito di essere i migliori e divengono caste. Invece, finché l’architetto ci fa proposte fattibili per farci la casa il più possibile come vogliamo e lo fa particolarmente bene abbiamo tutti i motivi per premiarlo di più che se è incapace o progetta per i suoi interessi contro i nostri e pure di più di chi ci fa meno bene col suo lavoro: finché a tutti è data la possibilità di qualificarsi e proporsi come arcitetti e tutti vengono premiati in base al bene che fanno agli altri, può essere pure giusto e rivelarsi conveniente per tutti.
    Non basta scegliere l’architetto, però, bisogna sapergli dire cosa vogliamo per bene, mentre ora non abbiamo alternative migliori che indicare un architetto fra poche alternative disponibili, quelli che han saputo farsi più forti togliendo agli altri e che offrono solo il prodotto che più riescono a imporre l’offerta che li fa guadagnare il più possibile, o conquistare più potere, al prezzo più basso per loro mentre più alto per chi vorrebbe una casa: politica, mercato o cultura non fa differenza. Pubblicità e posizioni dominanti, la forma concreta di ogni potere, permettono di fregarci il più possibile e convengono a chi prende il potere che, senza, nemmeno lo prende. Ma non è che sia logicamente impossibile trovare di meglio: se potessimo esprimere meglio la nostra volontà – non serve saper progettare antisismico, a risparmio energetico e con l’offerta di tutte le personalizzazioni migliori per chi, oltre a volere una casa bene fatta, la vuole come piace a lui: basta dire quanto ci interessano la sicurezza, la comodità, la possibilità di trovare le caratteristiche estetiche che piacciono per ciascuno, che magari il modo per formare qualcuno in grado di darci le risposte più convenienti per noi lo si può pure trovare, senza bisogno che tutti stiano a pensare che è meglio dotare ogni abitazione di estintore e farlo controllare periodicamente come gli ascensori, va benissimo che li si consegni a casa e si fornisca il servizio nel modo migliore al costo minore, se quel servizio corrisponde alla parte che siam disposti a spendere per la sicurezza. Non si dica che è impossibile: è appena passato uno della regione a controllare l’estintore che mi sono trovato in casa senza saperlo, messo lì suppongo per legge dal padrone della casa in affitto. Solo che per una cosa che un po’ funziona per alcuni, quante non ne vanno chiaramente per tutti! Quanto ci costano e rovinano i politici che mi han fatto mettere l’estintore! Niente di più facile che anche lì, cerchie di favori, dirigenti strapagati a prescindere dall’utile che producono, mazzette, appalti condizionati, quant’altro… No, non ci siamo proprio. Ma niente esclude che si possa trovare un modo migliore, così come abbiamo trovato un modo migliore per volare che sbattere le braccia, un modo migliore per bere che andare al fiume, un modo migliore per pensare che grugnire e spesso anche modi migliori per pensare che dar retta a chi fa la voce più grossa: così siamo divenuti capaci d’indagare e manipolare le forze che regolano il mondo fin dentro agli atomi e ai confini dello spaziotempo, perché mai non dovremmo essere capaci di trovare modi migliori di esprimere e garantire che sia realizzata al meglio la nostra volontà in generale anche quando non sappiamo in particolare quali scelte sono le più corrispondenti ai nostri valori in ogni circostanza?
    Non è detto che lo si trovi e che funzioni, finché non ci si prova a pensare e, eventualmente, nei fatti.
    Ma, visto il destino oscuro ma certamente brutto che ci aspetta senza possibilità di scampo con le democrazie di mercato, o peggio ancora i regimi repressivi di mercato che sul mercato s’impongono sempre più, come si fa a non provarci? Almeno a capire se un modo può esserci e, se lo si trova, allora pure a spargere il più possibile la voce e iniziare a fare il possibile per metterlo all’opera?
    Se c’è il modo, converrebbe anche se ci fosse modo di contenere entro limiti accettabili il dilagare e l’imporsi delle brame di potere dei più potenti, solo che, nemmeno in quel caso, non è dai presidenti del consiglio – consiglio di amministrazione o dei ministri non fa differenza: i consigli che danno son quelli che convengono a loro, non a noi – che possiamo aspettarci che il modo lo cerchino e lo applichino.
    Se non ci pensiamo e proviamo noi e quelli come noi, sudditi, clienti, dipendenti, oppressi, imbrogliati, sfruttati, ma onesti, degni e che, potendo, sarebbero felici di fare il bene degli altri se gli altri ce lo facessero, non ci penseranno di certo loro.
    Se ci fosse qualche modo, però, sarebbe importantissimo trovarlo, sia che non ci sia altra possibilità di salvezza per i non ricchissimi, sia si riuscisse a contrastare il cancro del potere abbastanza da non farlo dilagare fino a rovinare irreparabilmente ogni organismo sociale. Perché allora non si impiega ogni nostra capacità di comprensione per affrontare la questione più importante di tutte quelle che riguardano la vita di tutti?

    Posto anche sul mio blog, perché mi pare starci del tutto. Comunque grazie per l’ottimo spunto!

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