Default Europa: L’Apocalisse secondo l’Economist. Traduzione Integrale. 10


Mi sembra opportuno dare la massima diffusione a questo articolo dell’Economist. L’ho tradotto on the fly, senza particolari revisioni e con approccio letterario. Per questo, in coda al post, trovate la versione originale per confrontarla, sempre che ne siate in grado. Si può essere in disaccordo con una visione finanziaria del mondo così come lo sono io, ma un buon riassunto dei fatti, unito ad una professionale ipotesi sulle possibili evoluzioni è, in ogni caso, uno strumento di valutazione prezioso. Nelle righe che seguono troverete molte cose già lette su MenteCritica nel corso dell’ultimo anno e parte delle ipotesi che abbiamo cercato di anticiparvi tempestivamente usando quel po’ di logica di cui disponiamo e le pessime fonti informative in italiano.

Vi prego anche di leggere l’articolo in prospettiva. L’Italia è ad una svolta epocale. Le nostre vite, le nostre famiglie e quello che possediamo, poco o molto che sia, sono in pericolo. Un pericolo più serio di quello che ci viene raccontato. In queste condizioni non esistono ricette valide per tutti e ciascuno è obbligato a percorrere la sua strada. Io cerco di farvi vedere le cose, ma lo stomaco ce lo dovete mettere voi. Buona fortuna a tutti.

 

The Greek run
La Corsa Greca
Non è una buona idea per la Grecia lasciare l’euro, ma è ora di prepararsi alla sua uscita.

“GREXIT” è un brutto termine per quello che potrebbe presto diventare una qualcosa di ancora peggiore: l’uscita della Grecia dalla zona euro. La rabbia di Atene si scontra con la frustrazione della consapevolezza che nel giro di poche settimane potrebbe trovarsi fuori dalla moneta unica. Nel caso che ci sia la “corsa agli sportelli” delle banche greche nel timore della conversione automatica euro/dracma, il destino nefasto potrebbe trovare compimento anche prima.

Alexis Tsipras, leader della sinistra radicale Syriza in rapida scesa nei sondaggi, è seriamente intenzionato a rinnegare il piano di rientro concordato con i creditori e con l’FMI. I creditori, dal canto loro e nella fattispecie la Germania, ribadiscono giustamente la loro indisponibilità a sottostare al ricatto di nuove trattative.
Nel caso che il 17 giugno prossimo, i ricusatori del piano conquistino la maggioranza come lasciano intendere i sondaggi e rinneghino il patto anti fallimento della Grecia, allora non ci saranno più offerte di fondi per recuperare la situazione. E’ difficile, allora, immaginare un futuro per la Grecia nella moneta unica.

A molti, un esito così nefasto della vicenda precedentemente ritenuto impossibile, incomincia ad apparire inevitabile. Le banche centrali ora discutono apertamente della possibilità che la Grecia possa lasciare l’euro. Mentre l’impossibile diventa lentamente inevitabile, un numero sempre maggiore di persone comincia addirittura a considerarlo desiderabile.

I sostenitori dell’uscita pensano che la Grecia possa trarre vantaggi da una moneta più svalutata e che l’obiettivo di forgiare un’unione fiscale e finanziaria tra i paesi rimanenti in area euro sia facilitato escludendo una nazione che non ha mai sostanzialmente aderito.Ma è sbagliato ritenere che l’uscita della Grecia sia un passaggio semplice o auspicabile. Prima che sia troppo tardi, i politici greci dovrebbero essere trasparenti nel descrivere quello che un’uscita comporterebbe mentre gli altri politici europei dovrebbero fare di più per proteggere il resto dell’Europa nel caso che si verifichi il peggio.

Eirexit, Porxit, Spaxit e Ixit (uscita di Irlanda, Portogallo, Spagna e Italia)

Incominciamo con i greci. Molti di loro vogliono abbandonare le odiate politiche di austerità a cui attribuiscono la loro disgraziata condizione. Alexis Tsipras e i suoi compagni stanno in qualche modo corroborando l’ipotesi che sia possibile sfuggire in qualche modo all’austerità rimanendo comunque nell’area dell’euro.
La verità è che la Grecia può rimanere nell’euro solo con una drastica riduzione di prezzi e salari il che richiede tagli di bilancio da panico e riforme strutturali. Ciò nonostante, una medicina ancora più amara potrebbe essere necessaria se la Grecia lasciasse l’euro. Il taglio dei fondi stranieri potrà indurre un’austerità ancora peggiore. Sarebbero necessarie una politica monetaria disciplinata e robuste riforme strutturali per avvantaggiarsi con una moneta più debole senza entrare nella spirale di una iper inflazione. Disciplina e riforme non sono concetti popolari nella politica greca.

Inoltre, un’uscita caotica dalla moneta unica potrebbe devastare la vita politica del paese visto che non è esclusa un’espulsione dal mercato unico e dall’unione stessa. Cosa che, come nel 1974, potrebbe trascinare il paese verso la dittatura visto anche l’exploit elettorale dei neo nazisti di Alba Dorata.

Se gli elettori greci meritano più onestà in merito al Grexit, questo vale anche per il resto dei cittadini europei. La Grecia sarà anche un’economia secondaria, ma la sua uscita dall’euro, fuori da politiche di rischio calcolato o pure spacconate, non potrà mai essere considerato un evento secondario. Prima di tutto l’uscita greca con conseguente default del suo debito privato e pubblico, sarebbe una perdita secca per le banche europee, aziende e contribuenti. Questo senza considerare il pericolo di un possibile contagio nell’area delle economie europee deboli (Spagna, Italia, Portogallo, Irlanda N.d.T.).
Non esistono disposizioni formali per l’abbandono della valuta unica. Correntisti e possessori di titoli di stato in tutta la zona euro vedono incrementare il fattore di rischio sui loro asset e possono risultare vittime dell’uscita, altre nazioni possono andare sotto pressione. A tutt’oggi i tanto sbandierati firewall non possono essere considerati difese sufficienti.

Tutti si sforzano di evitare il disastro. Eppure, la possibilità di un errore di calcolo politico e di panico finanziario lasciano pensare che il peggio può ancora accadere e che può accadere presto. I depositi bancari sono in fuga dalle banche greche a velocità sempre maggiore. Se il panico obbliga la Grecia ad un’uscita ancora prima delle elezioni, questo comprometterà la credibilità di tutte le istituzioni finanziarie europee. Man mano che l’economia greca collassa nell’euro, gli argomenti economici divengono sempre meno consistenti perché i capitali fuggono e i debiti diventano sempre più pesanti. Questo comporterà una bancarotta politica per la Grecia dove il canto delle sirene del populismo può diventare irresistibile.

Queste minacce richiedono azioni urgenti. In primo luogo per contrastare la corsa agli sportelli, la BCE deve essere pronta ad inondare le banche greche con liquidità trasferendo le perdite ai contribuenti europei se la Grecia dovesse poi, comunque, uscire. Poi, per evitare che un’uscita greca possa provocare un crollo di fiducia nei confronti delle economie deboli europee, l’Unione Europea dovrebbe procedere ad un’accelerazione verso un’integrazione fiscale e finanziaria più velocemente di quanto molti politici europei sono disposti ad ammettere. Per proteggere la corsa agli sportelli in Portogallo e Spagna, i politici dovrebbero impostare una sorta di garanzia sui depositi europea. A questo, per tranquillizzare gli investitori sui debiti sovrani europei, andrebbe aggiunta un’accelerazione nella creazione di un meccanismo di mutuo sostegno fra i membri della moneta unica. Gli europei avrebbero dovuto iniziare a lavorare a queste cose nel corso della tregua nella crisi di cui hanno goduto all’inizio del 2012. La Germania si è opposta. Ora, queste azioni vanno fatte in fretta.

Un voto per rafforzare la culla della democrazia

Le elezioni greche sono, nei fatti, un referendum per la permanenza nell’euro. L’esito non è completamente scontato. Una coalizione che si impegnasse a rispettare il piano di salvataggio potrebbe ottenere qualche aiuto dal resto dell’Europa. Nello stesso tempo, con l’ipotesi di una tutela bancaria europea e qualche forma di Eurobond, l’euro potrebbe incominciare a dare l’impressione di poter sopravvivere al rischio di contagio. E se quello greco risulterà un problema isolato, sarà più semplice avviarsi lentamente alla guarigione.

Una sorta di re-ingegnerizzazione finanziaria è una conditio sine qua non per la sopravvivenza della moneta unica. La Grecia si avvia al suo momento della verità. Eppure i politici, specialmente i tedeschi, devono ancora comprendere questa logica, per non parlare del fatto di farla accettare ai loro elettori. La prospettiva di un’uscita greca vuol dire che devono iniziare a conciliarsi con queste idee e devono farlo subito.


10 commenti su “Default Europa: L’Apocalisse secondo l’Economist. Traduzione Integrale.

  • ilBuonPeppe

    Sinceramente mi aspettavo qualcosa di più.
    E’ solo un invito a riflettere, senza indicare le cause su cui riflettere, e a fare qualcosa, senza dire cosa.

    • Comandante Nebbia L'autore dell'articolo

      Le elezioni greche sono, nei fatti, un referendum per la permanenza nell’euro. L’esito non è completamente scontato. Una coalizione che si impegnasse a rispettare il piano di salvataggio potrebbe ottenere qualche aiuto dal resto dell’Europa. Nello stesso tempo, con l’ipotesi di una tutela bancaria europea e qualche forma di Eurobond, l’euro potrebbe incominciare a dare l’impressione di poter sopravvivere al rischio di contagio. E se quello greco risulterà un problema isolato, sarà più semplice avviarsi lentamente alla guarigione.

      Una sorta di re-ingegnerizzazione finanziaria è una conditio sine qua non per la sopravvivenza della moneta unica. La Grecia si avvia al suo momento della verità. Eppure i politici, specialmente i tedeschi, devono ancora comprendere questa logica, per non parlare del fatto di farla accettare ai loro elettori. La prospettiva di un’uscita greca vuol dire che devono iniziare a conciliarsi con queste idee e devono farlo subito.

      insomma, qualche indicazione c’è.

      • ilBuonPeppe

        Se l’euro vuole sopravvivere non serve alcuna reingegnerizzazione finanziaria; è invece necessario che lor signori accelerino al massimo i tempi e portino a compimento il loro piano scellerato, assicurandosi ovviamente che nessuno esca dalla moneta unica.
        Se riusciranno nel loro disegno l’euro recupererà stabilità e forza, ma noi diventeremo schiavi. Diversamente l’euro collasserà scatenando il finimondo.
        Non so tu, io preferisco la seconda.

        Tu ora vorrai sapere di quale piano parlo. Te ne parlerò…

  • serpiko

    “Cosa che, come nel 1974, potrebbe trascinare il paese alla dittatura…”.

    …se sottolineo nuovamente quanto di tutto ciò tu, io e il manipolo di MC-visionari abbiamo già detto e scritto su queste pagine, prima che venisse citato dall’Economist, dal Times o da Stocazzo, ti sembrerei troppo polemico e/o autorefenzialista?

    • Comandante Nebbia L'autore dell'articolo

      🙂

      Parlo per me e te, amici di vecchia data (ormai sono sei anni). Probabilmente siamo dei visionari, ma sicuramente non siamo fessi.
      La testa ci funziona e conosciamo le priorità: consapevolezza, amore, famiglia, lavoro, difesa e, quando serve, serena offesa senza ipocrisie.

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