Dedicato a Silvia: vorrei che le mie parole fossero rabbia pura. 61


Questa volta sono seriamente incazzato, non mi interessa se il fatto possa essere inquadrato come femminicidio; se turba le statistiche o meno: ha turbato me.

Parlo di Silvia, una di noi, che ha vissuto in quest’epoca stupida, e che, come noi,  amava leggere e scrivere di sogni e speranze.

Questo è, era il suo Blog [ref]Per completezza di informazione va detto che il legale del sospettato ha chiesto alla Polizia Postale di verificare se il post di seguito riportato fosse effettivamente stato scritto dalla vittima

C’è una linea sottile tra il sospetto e la violenza, psicologica intendo.

Va da se che rompere telefoni cellulari o computer faccia parte di una violenza psicologica ben definita anche penalmente.

Ma anche tenere sotto pressione una persona facendole credere di essere controllata non è un’azione che può passare così, senza colpo ferire. Dire a una persona ”ti controllo il telefono e le mail tramite un investigatore” è una pressione che a lungo andare logora e sfibra chiunque.

Non sentirsi sicuri al telefono, sapere che un ex potrebbe in un futuro incerto scrivere una mail mette in allerta, anche se non si ha nulla da nascondere.

Trovare telecamere in casa messe ”per controllare se qualcuno entra” potrebbe anche essere lecito, ma se sono in casa mia e nessuno mi ha mai avvertito della loro esistenza la trovo un’intrusione altrettanto fastidiosa rispetto alle precedenti. Andare a cena fuori e sentirsi dire ”ti ho fatta seguire per sapere se quel maniaco del tuo amico ti seguiva” mi pare un arzigogolio inutile, mi hai fatta seguire? Ma siam pazzi.

Ma c’è un altro grado di violenza. Quella velatamente fisica. Se dico che non ho voglia di rapporti e mi tocchi non una, ma più volte ripetutamente, oltre a darmi un fastidiosissimo senso di repulsione, penso rientri tra le molestie sessuali. Poi mi dici che vuoi essere chiamato amore…

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Ho conosciuto alcune donne nella mia vita, e le amo ancora tutte, anzi, voglio loro bene; questo mi dà un vantaggio, quello di riconoscere negli occhi di ogni donna, uno sguardo già visto di speranza e voglia di vivere; da un uomo non nascerà mai nulla;  dalla donna nasce sempre la vita in una catena ininterrotta. Nei suoi occhi vedo mia madre, mia sorella, mia nonna, mia figlia e le donne che ho amato.

La rabbia verso chi ha chiuso i suoi occhi parla per me; non scrivo con le mani, ma con i pugni, come dovrebbe fare ogni uomo di fronte a un fatto simile; qui non si  parlerà di diritto, ragione, buoni sentimenti. La presunta risposta democratica a questi episodi passa per il sistema di  prevenzione e repressione che sono due rami distinti del diritto, cioè le misure preventive di pubblica sicurezza e il diritto penale. E sono chiacchiere.

Per chi non conoscesse a menadito la storia del diritto penale, ricordo qui brevemente che il diritto penale, nasce dall’esigenza di tutelare il cittadino, quasi sempre povero e plebeo( per le classi dominanti esistevano – e forse esistono ancora – apposite guarentigie), dall’arroganza del potere; potere rappresentato prima dal feudatario, poi dal nobile e quindi dallo Stato.

Il fatto che il diritto penale serva ad impedire i reati è del tutto una leggenda metropolitana. Brevemente il sistema di prevenzione e repressione ha subìto negli ultimi anni un’apparente trasformazione in senso garantistico, sotto la spinta di ideali di tipo controriformista-cattolico,  e di principi di origine marxista che considerano la giustizia come una sovrastruttura classista. E anche queste sono chiacchiere, che vanno bene in copertina ed hanno il beneplacito dei benpensanti.

La vera sovrastruttura sono le fole che ci raccontano, i fatti sono diversi:

  • criminali, detenuti, e i loro familiari sono voti e quindi pesano molto in un sistema che basa il proprio consenso sul suffragio universale; chiarisco che in larga parte i detenuti non perdono il diritto di voto;
  • qualsiasi indagine che parta dai poveracci, finirà sempre con l’approdare ad alte sfere che non devono essere toccate; ricordiamo la storia del Prefetto Mori che fu “promosso” e trasferito non appena le sue indagini iniziarono a salire di livello;
  • un sistema di prevenzione e repressione efficiente e realmente democratico potrebbe avere effetti rivoluzionari sgraditi dall’attuale sistema di potere.

Il diritto nato per tutelare i deboli, viene così a rivoltarsi loro contro;  il delitto  diventa classista, nel senso che colpisce le fasce indifese della popolazione; il potente ha i suoi mezzi per garantirsi la sicurezza. La latitanza di adeguati servizi di prevenzione e repressione del reato amplifica i danni subìti da chi non ha i mezzi per difendersi.

Non vorrei parlare qui di pena di morte, invisa alla nostra cultura , anche se la ritengo, in fin dei conti, più umana dell’ergastolo; sappiamo inoltre che la condanna di un omicida non restituisce la vita alla vittima. Ma non vorrei neppure sentir parlare di amnistie per alcune tipologie di reati, in primis quelli di omicidio, violenza sessuale, danni ambientali.

Nessuno è  del tutto innocente, come Antonello ha appena dichiarato, può accadere di combinarne più di qualcuna, si può sbagliare, ma se uno commette il massimo crimine, avendolo premeditato o non escluso come conseguenza delle proprie azioni, non deve essere perdonato: la vittima non può farlo e noi non ci possiamo arrogare il diritto di perdonare per lei.

Va bene, non volevo parlare di diritto penale ma della povera Silvia e di cosa si può fare per evitare il ripetersi di casi simili: occorre potenziare ed amplificare al massimo il sistema di prevenzione del reato.

L’attuale idiozia imperante, ha fatto assurgere al ruolo di diritto fondamentale dell’uomo quello della privacy , che aggiunto al principio di innocenza e a quello della giusta proporzione della pena, lascia in libera circolazione delle mine vaganti.

Pensare che un meccanismo di rieducazione, e nuove forme culturali possano sanare menti malate è una pura illusione, a me interessa agire ora e subito.

Massima prevenzione a partire dalle scuole, sistemi di verifica e controllo della personalità, massima trasparenza su ogni caso, telecamere dappertutto, a partire dagli uffici pubblici; interdizione, braccialetto elettronico, castrazione chimica: tutto il possibile per evitare che un innocente subisca violenza. Tutto, ora e subito.

Vorrei aver scritto meglio, Silvia, che le mie parole fossero state rabbia pura, e che nessun miserabile più potesse toccare una persona debole e indifesa

Buonanotte e che questa terra maledetta ti sia lieve.

se solo Dio volesse di Silvia Caramazza

Se solo Dio volesse,
ma anche un dio va bene
il fato supponiamo, un accadimento
qualunque cosa possa muovere una virgola
e metterla al posto di quel punto
sarei vivamente felice.

Perché non doveva esserci un punto ma un verbo all’infinito
come per le cose che non devono finire
altrimenti ci si ritrova, come ieri, come domani
con le persone sbagliate al momento giusto.
Se questo mio ”qualcosa” esiste,
che per qualche ora
mi renda felice.

Questo chiedo. Non di più.

 

§§§

 Articolo Di @AdrianoVincenzo



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