I Quotidiani che Studiano da TV 9


Qualche giorno fa ho avuto un veloce scambio epistolare con Ferruccio De Bortoli. La questione era stata inizialmente posta dall’ottimo Mazzetta. Poi, quasi casualmente, si è trovata coinvolta MenteCritica che, ogni volta che è possibile, ripropone i contenuti di Mazzetta, rapidamente diventato uno dei punti di riferimento dei lettori e delle persone che prestano la loro opera di volontariato per MC.

In poche parole, ci si interrogava sull’atteggiamento tenuto dal direttore del Corriere a seguito delle reazioni risentite dopo la pubblicazione delle foto dei resti di Sarah Scazzi. Dopo qualche scambio su chi doveva scrivere a chi e dopo aver cortesemente ricevuto un invito ad una conversazione telefonica che non ho ritenuto opportuna, alla fine, via mail, De Bortoli ha convenuto che la questione avrebbe potuto essere trattata meglio e di averne reso edotti i suoi collaboratori i quali, probabilmente, hanno agito nell’impeto di un eccesso di zelo per il dovere di cronaca.

“Alla luce delle critiche ricevute, non ho difficoltà a riconoscere la fondatezza degli argomenti. E il richiamo ai colleghi a una maggiore attenzione è stato immediato.”

E’ una mezza esclusiva, visto che non ci risulta altrove analoga dichiarazione del direttore sull’argomento. Voglio essere, una volta tanto, ottimista e considerala una cosa positiva. Forse non vedremo più sul Corriere foto del genere, almeno fino a quando toccherà a De Bortoli decidere. In tempi di crisi intellettuale come questi bisogna accontentarsi anche di questi piccoli risultati.

Vorrei rapidamente abbandonare questo specifico argomento perché non mi sembra nobile insistere su una faccenda evidentemente non piacevole per un professionista che non merita di essere incatenato a una questione così sgradevole e dolorosa.

Non voglio guardare

Faccio una riflessione più ampia che, spero, vogliate condividere con me. I quotidiani nella loro versione tradizionale sono carne morta. Nessuno, a meno che il pianeta non precipiti in un nuovo medioevo , è più disposto a trangugiare notizie vecchie di 24 ore.  Sfogliare un quotidiano è divento un po’ come fumare la pipa. E’ una cosa rilassante che fanno generalmente le persone anziane o chi vuole fare un po’ lo snob.  Le versioni web dei grandi giornali si sono trasformate da cenerentole a vere e proprie regine sopravanzando, a mio parere, di ordini di grandezza la versione cartacea.  Tablet e smartphone hanno portato la fruizione in mobilità e le case editrici hanno definitivamente compreso la convenienza e la qualità della distribuzione digitale.

A volte ho l’impressione che gli unici a non aver capito realmente la rivoluzione digitale siano i direttori delle grandi testate. Affascinati dalla possibilità di diffondere contenuti visuali (video e foto),  hanno intrapreso un’inconsapevole trasformazione che li porta ad essere delle brutte copie a banda compressa della televisione. Le versioni web di Corriere e Repubblica, ad esempio, sono infarcite di video. A volte la cosa è veramente odiosa. Che senso ha proporre una recensione di Aldo Grasso in formato video e non in formato scritto? Qualcuno è convinto che guardarne la faccia distinta mentre legge il gobbo possa rendere le sue opinioni più convincenti? Oppure qualcuno sa che il pubblico che ama le recensioni di Grasso è composto da non vedenti e/o analfabeti?

Televisione e quotidiani sono due cose diverse e l’assimilazione dei quotidiani on line alla televisione è un’attitudine suicida. Se uno può vedere un culo a 50 pollici perché deve guardarselo sul tablet  che di pollici ne ha solo 10? Il quotidiano dovrebbe trasferire idee, approfondimenti, riflesssioni di menti lucide ed espressive. Possiamo tranquillamente fare a meno dell’obbiettività. Anzi, i faziosi ci piacciono perché le opinioni di parte sono spesso quelle più rilevatrici, nel bene e nel male.

A fare un certo mestiere bastano i pomeriggi della televisione di stato e di Mediaset con i loro “programmi verità” dove il dolore, il freak e la menzogna marchiana sono rappresentati con chirurgica e patologica dedizione.  Se poi non si può fare a meno della carta stampata, mi risulta che “Cronaca Vera” sia ancora in edicola con la sua rispettabile tradizione di coerenza.

Chiudo osservando che la tentazione di fare come Il Corriere, prima o poi viene a tutti. Anche a me. Nel tentativo di attrarre attenzione su argomenti difficili, a volte ho messo la tetta, altre volte il titolo furbetto. Funziona, ma non dura.

Se questo sito ha un po’ di seguito è per quello che faticosamente scriviamo e per i talenti che generosamente ci concedono il permesso di ospitarli su queste pagine. Data la scarsità di figa e di foto scabrose che riusciamo a procurarci, forse, in futuro, il testimone lasciato dai grandi del passato arriverà nelle mani di noi piccoli pseudo scribacchini che con la grande professione di Montanelli, Biagi o Brera non abbiamo nulla a che fare. Le grandi testate, invece, si limiteranno a riciclare l’immondizia del web, a passare i trafiletti di praticanti pagati a cartella e le video recensioni di Grasso.

Se deve essere così, così sia. De Bortoli, se ha avuto la pazienza di leggere fin qui, è avvisato. Lui, a differenza di noi, può fare qualcosa per cambiare le cose. Noi resistiamo.  Quelli che la rete non ha ucciso ha reso più forti.


9 commenti su “I Quotidiani che Studiano da TV

  • Doxaliber

    Non posso che essere d’accordo con te per quanto riguarda i contenuti. Per il resto credo che il futuro ci riservi una convergenza tra televisione e web, a scapito della prima. Le persone, esclusi pensionati e anziani che in Italia abbondano, hanno sempre meno tempo per seguire la televisione a orari prestabiliti. I giovani che seguono serie TV o programmi cult preferiscono scaricarsele via internet piuttosto che vederle in televisione all’orario stabilito dalle televisioni, perché magari a quell’ora hanno altro da fare Prova ne è che negli anni l’inizio delle trasmissioni TV si è spostato sempre più avanti e ora nessuna prima sera inizia prima delle 21. Le dirette ormai hanno senso solo per i grandi eventi e per i notiziari, per tutto il resto sono inutili. L’On Demand è il futuro, ma non nella costosa e faticosa forma messa su da Sky e Mediaset. La lotta per le frequenze è inutile, il business è davanti agli occhi di tutti ma siamo un paese troppo arretrato e troppo poco lungimirante per capirlo, quando lo capiremo ci saranno le aste, magari a “beauty contest”, per le “frequenze” internet. Non esistono ma le inventeranno. Così hanno “ucciso” le tv locali (introducendo royalty, aumentando i costi per i “diritti” di trasmissione dei film, togliendo frequenze), così uccideranno internet nella forma che oggi conosciamo.

    • Comandante Nebbia

      E’ vero, ma spesso sono contenuti che non richiedono una frequenza quotidiana.
      La frequenza quotidiana è presidio della rete e della televisione.

      Se esiste ancora uno spazio per la carta, e la vedo dura causa tablet et similia, è la frequenza settimanale, meglio bisettimanale.
      Approfondimento, critica, scrittura, danno il loro meglio quando l’evento è alle spalle, gli animi si sono raffreddati e si vuole apprendere dalla storia recente una lezione importante.

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