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Debiti

13 ottobre, 2009 di Comandante Nebbia  
Archiviato in Cuore di Tenebra, latest



Ciò che state per leggere non ha fini didattici o didascalici, né vuole ispirare pietà o comprensione. Anzi, probabilmente è del tutto inutile, ma serve a fare capire, soprattutto a me stesso, come sia difficile conciliare ciò che so con ciò che sento.

Venerdì scorso ho portato la mia bambina a fare l’ultima vaccinazione obbligatoria. Il giorno della vaccinazione è familiarmente classificato codice porpora. Mia figlia non ama i medici, in generale non ama essere toccata e strapazzata da estranei. La cosa si concretizza in reazioni vigorose (la bimba ha preso da papà per attitudine al combattimento) e, quando si pesca il jolly, con una bella vomitata.

Nella mia città, il centro vaccinale è piazzato nel pieno centro, lontano da qualsiasi parcheggio. Poi c’è la regolare incazzatura per la visita poco scrupolosa e la pessima abitudine dei medici di non lavarsi le mani prima di visitare un bimbo. Infine la fila. Siccome dare appuntamenti precisi sarebbe troppo complesso da gestire, sul foglietto di prenotazione c’è scritto per tutti lo stesso orario: 8.30. Poi, la cosa si risolve col numerino, come alla posta.
Questo in barba al fatto che, specialmente in periodo di influenza, non è prudente tenere tanti bambini insieme.

Comunque, l’ho fatta troppo lunga. Arrivati lì e preso il numeretto, ci siamo seduti ad aspettare. Alla mia destra c’era una donna, anzi, una ragazza. In braccio aveva una bimba, più o meno dell’età della mia, credo. Aveva un vestito rosa con la calzamaglia bianche. In testa portava un cappellino. Era molto tranquilla, sembrava che dormisse.
I bambini mi piacciono e, stranamente, io piaccio a loro. Nonostante il mio aspetto procuri inquietudine agli interlocutori adulti, sembra che ai bambini piaccia molto il fatto che il mio viso arcigno si apra all’improvviso per fare un sorriso o una linguaccia.

A un tratto, la bambolina in rosa si è mossa. Io ho messo una linguaccia in canna e ho atteso che la falda del cappellino si spostasse. Quando è successo ho visto un volto preda di qualche terribile morbo sconosciuto e due occhi chiarissimi che sembravano vuoti e senza vita.

§

Circa trent’anni fa pensavo che la giustizia esistesse e credevo che la si potesse difendere con le armi. Allora partii verso il confine estremo dell’occidente, presi la fiaccola che mi era stata data e appiccai il fuoco dove pensavo fosse necessario.
Quelle fiamme, le mie fiamme, si sono spente da tempo e la cenere che hanno sollevato, almeno agli occhi degli altri, si è dispersa. Io non ho ancora composto quel debito, ma questo è affar mio per il quale non posso chiedere conforto a nessuno.

Il flusso entropico di cui siamo preda fa in modo che tutto ciò che abbia una minima probabilità di accadere, prima o poi, accada.  Statisticamente, esiste un equilibrio per il quale se qualcuno prende, qualcun altro, prima o poi, deve pagare per ciò che è stato preso.
Giustizia vorrebbe che a pagare sia chi prende, ma la giustizia è un’illusione umana di cui il nostro sistema è del tutto inconsapevole. Quindi accade che alcuni facciano tanto male e vivano lungamente felici e altri, come la piccola principessa in rosa, entrino nella vita dalla porta di servizio e restino, per sempre, nell’anticamera al freddo e al buio.

§

Prima di andare via, ho chiesto alla mamma della principessa il permesso di farle una carezza. Per un attimo ho sperato che i suoi occhi si animassero o che le sue dita si stringessero intorno alle mie. Non c’è un lieto fine per questa storia. La principessa in rosa non mi ha guardato e le dita della sua manina sono rimaste molli ed inerti. Non so cosa ci fosse dietro i suoi occhi chiari, ma qualsiasi cosa essa sia stata, non mi ha voluto parlare.

Me ne sono andato con la sensazione che la principessa stesse pagando parte del mio debito. Ancora una volta ho cercato la Fede. Per l’ennesima volta, non ho trovato nulla. Mi sono sentito un ladro. E’ stata dura.

foto di Catchy Colors

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Comandante Nebbia
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Comments

16 Risposte a “Debiti”
  1. francy68 scrive:

    Mi associo al dolore per la “piccola principessa rosa”; quanto a te, caro Comandante, non puoi cambiare il passato, ma puoi rendere migliore il futuro tuo e di chi ti sta vicino.
    Magari non è abbastanza, ma non è nemmeno così poco.

    • Diciamo che sarebbe già un buon risultato non fare del male a nessuno.
      Rendere migliori le cose è aldilà delle mie possibilità.

      • francy68 scrive:

        No, caro Comandante…diciamo che vuoi essere pessimista. E poi a che serve farsi prendere dallo sconforto? Tutto quello che possiamo fare è esplorare i nostri limiti e fare il possibile (ehi se dovessi mettermi a pensare a quanto sono limitanti i miei limiti…trovo molto più utile cercar di “rendere” per quel poco che tali limiti consentono).

        La forza di carattere e la severità verso se stessi sono ottime cose…però un minimo di “compassione” per noi stessi non guasta (ma non sarai d’accordo, ci scommetto).

  2. maria scrive:

    Non sai quante volte, mi è capitato di pensare a queste cose, quante volte credevo, ho creduto in passato, che magari stavo pagando i debiti di altri, poi, quando capita di vedere certe cose, perchè credo sia capitato a molti se non a tutti di vedere la “principessa in rosa”, io personalmente, mi sono sentita in colpa solo per aver pensato che la mia vita era il debito di qualcuno, in fondo io posso vedere, posso sentire, camminare, ho potuto persino mettere al mondo un figlio con metodi naturali, potevo e posso scegliere!
    La vita è triste quando si pensa alle piccole principesse in rosa.
    Ma ancora più triste è il fatto che chiunque azzardi una risposta al perchè di tutto questo, lo dice con la consapevolezza di uno che ha visto la luce, come se non fosse il debito di nessuno…. Ma il regalo di qualcuno….. Cose incomprensibili alle quali alcune volte ci si aggrappa pur di non avere nessun tipo di responsabilità verso la piccola principessa.

    • certe sofferenze e certe prove sembrano insostenibili.
      Essere genitori in certe condizioni è una prova immane.

      • maria scrive:

        Prima di avere mio figlio, mi è capitato di parlare e per lavoro di avere a che fare con genitori di piccole principesse, in loro, c’è l’amore per il loro pargolo, la sofferenza appunto di non sapere cosa sarà di loro ed infine, in alcuni, anche il senso di colpa per averli messi loro al mondo. E’ straziante.
        Quando aspettavo mio figlio, ripensavo a quelle persone, quei genitori, io fortemente contraria all’aboto, mi chiedevo cosa avrei fatto se fosse capitato a me, rifiutai l’amniocentesi per principio, anche se dopo i 35 anni è gratuita oltre che consigliata. Mi sono trovata che mio figlio stava bene, contentissima, fin quando ha avuto piccoli problemi, piccolissimi paragonati alla principessa, purtroppo alcune volte, ci si rende contop tardi anche della tipologia di persone con cui decidi di fermarti a vivere….. Mio marito mi accusò di esserne io la colpevole in quanto in gravidanza, azzardavo alcune sigarette, ma ero cmq fumatrice… Fu agghiacciante, una coltellata alla schiena! Quando poi andammo in fondo alla ricerca del problema, questo si definì ereditario, e lo disse un medico che ebbe in cura mio marito da piccolo, per lo stesso problema…. All’improvviso le parti si invertono…. Ebbi la tentazione di rifarmi su mio marito, ma me la feci passare…. Nemmeno sua madre disse dei problemi che da piccolo ebbe, ed anche lei si lanciava sulla lotta contro il fumo…. Ma fumano entrambi! Da parte di mio marito, ci fu, più che un senso di colpa, sia nei confronti di mio figlio che nei miei, una sorta di…. Che bello ha ripreso da me…. Immaginando mio figlio che diventava come lui in tutto e per tutto!!!! Li ho avuto un senso di colpa ancora più grande!!!!
        E chiedo scusa di queste parole!! Spero riuscirò a trasmettere a mio figlio il rispetto per il prossimo!!!
        Concordo sulla prova immane dell’essere genitori in talune condizioni, e credo che un perchè non gli sarà mai dato pienamente, ma hanno tutta la mia considerazione e rispetto.

  3. Alfonso scrive:

    Permettetemi: è un debito che abbiamo tutti, anche chi non ha un passato di fiamme sparse. Cosa che, in varie forme, abbiamo tutti se siamo arrivati a superare i 30…
    Nello stesso tempo, NON E’ UN DEBITO! Con questo però bisogna farci pace.
    Ne’ tu, io, nessun altro è “più” di quella bambolina rosa.
    Viviamo, ciascuno di noi delle proprie miserie.
    Mi rendo conto che adesso un “e siamo tutti sulla stessa barca” è scontato, ma davvero non ce n’è un’altra piena di principesse in rosa rispetto a quella piena di Comandanti Nebbia, o di marie o di francys.
    Siamo NOI quelli che hanno gli occhi con dentro troppa vita, non so se messo così è più chiaro…
    Grazie di aver condiviso questa tua esperienza. Un piccolo conforto: so che ci hai pensato ma vorrei ribadirlo, se sei d’accordo: quella piccolina è la gioia dei suoi genitori…

    • no, Alfonso, non so se sia la gioia dei suoi genitori.
      Non sono in grado di capire cosa si provi in certe condizioni e non penso di volerlo immaginare.

      Al momento, la cosa più terribile che mi viene in mente è il fatto che il destino della bambina non sarà mai nelle sue mani e che i genitori dovranno morire con la consapevolezza di lasciarla in balia di questa gente, questa nazione, questa indifferenza.

      Avere certi problemi e averli in paesi come il nostro è una disgrazia ancora più grande.

      • Alfonso scrive:

        Capisco. Ovviamente nemmeno io sono capace di immedesimarmi davvero in ciò che provano. Ma so che ogni genitore HA VOLUTO la propria creatura, e vivere dannandosi che la propria pargola non sia perfetta, sana, bella e psicologicamente equilibrata è un capriccio che secondo me andrebbe protetto con i contraccettivi.
        Per questo mi piace immaginare ciò che provano. E dev’essere ancora più bello e profondo (e coraggioso). E, certamente, deve fare un male boia…

        Quando dici che “il destino della bambina non sarà mai nelle sue mani” e soprattutto che “i genitori dovranno morire con la consapevolezza di lasciarla in balia di questa gente, questa nazione, questa indifferenza” addirittura confermi in qualche modo la mia immaginazione: sono genitore, morirò E PEGGIO ANCORA VIVRO’ (spero) la crescita della mia bimba in mezzo a questa gente con la stessa consapevolezza di quei genitori. E per investitura universale, dovrò perfino incoraggiarla. E l’abbraccio di tua figlia, anche inconsapevole, anche di reazione, va al di là di ogni altra cosa. D’altro canto non è più un segreto: tutto ciò che pensiamo di essere è basato su asterismi…

        Per il resto e in particolare sul paese in cui viviamo concordo in pieno ma voglio ancora dare fiducia al posto in cui sono cresciuto. E sono anche convinto di riuscire a migliorarlo e, quantomeno, a trasmettere un’immagine di esso meno saturata.

  4. Gilda scrive:

    Io penso se tu ti tormenti e sei consapevole di questo tuo “debito” è come se lo stessi già pagando…
    Accorgersi dei propri errori è il primo passo verso la redenzione.

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