Compratevi la vita a rate. 7


Devo ammettere di non aver mai sentito la parola suicidio ripetuta così tante volte di seguito in riferimento a persone diverse come in questo periodo. Una cosa curiosa senza dubbio, un fenomeno sociale, un problema per le aziende che ahimè hanno consumatori in meno e per lo stato privato così improvvisamente di un discreto numero di polli che, sebbene con poche piume, erano ancora buoni per essere spennati.
Oltre a dare ottimo materiale a talk show e conduttrici-avvoltoio come Barbara D’Urso, si spera che tutto ciò crei anche qualche spunto di riflessione. Eppure continuo ad essere convinta che “chi di speranza vive, disperato muore”. Cosa me lo fa pensare? Beh diciamo che durante il mio sporadico giretto tra i vari canali televisivi, quello che faccio per fare due risate ogni tanto e di cui ho già parlato in passato, ho avuto modo di ascoltare curiose teorie e originali commenti sugli uomini che hanno deciso di smettere di farsi succhiare il sangue anche se forse nel modo più semplice e più tragico.

A dirla tutta non so nemmeno chi fosse l’uomo che ha commentato il suicidio di un artigiano con un “forse non sapeva che poteva rateizzare il pagamento del suo debito fino a 72 mensilità”. Momento momento momento, come direbbe Peter Griffin. Tu, chiunque tu sia, stai sminuendo la questione “gente disperata che si toglie la vita” con un “non conosce le vantaggiose opportunità offerte da Equitalia!”?

Qualcosa mi sfugge, o forse mi piacerebbe mi sfuggisse e vorrei non capirci assolutamente nulla dopo aver letto di una pornostar che si permette di “provare disprezzo”  per un imprenditore suicidatosi in quel di Pompei in quanto “aveva debiti con Equitalia”. Premettendo il mio essere contro l’evasione fiscale, ci manca solo che la ragazza in questione dica di disprezzare chi si è suicidato perché lavorava sul serio e siamo a posto.

Peter Che Griffin

Tornando alla questione rateizzazioni, ho avuto modo di ascoltare anche curiose idee su come fronteggiare la tensione sociale come l’istituzione di sportelli che diano informazioni sulle modalità agevolate di pagamento dei debiti e assistenza psicologica ai debitori. La cosa suona un po’ come il training fatto ai pazienti cardiopatici prima di un lungo intervento a cuore aperto, non gli si dice che rischieranno di morire e che non si sa in che condizioni si risveglieranno, si ripete loro che devono solo stare tranquilli e fare quello che gli si dice senza preoccuparsi. C’è una piccola differenza però, un intervento di solito salva una vita, ridurre sul lastrico i lavoratori di solito le spegne, ma sono dettagli irrilevanti, che lo dico a fare.

La questione che mi perplime, anche se dovrei averci fatto l’abitudine, è il veder fronteggiare la questione con l’asetticismo del contabile. Si uccide? Non mi importa perché lo fa e, se non fossero soldi persi e cattiva pubblicità, nemmeno mi preoccuperei, ma tant’è e qualcosa devo pur farla! Cosa? Ad esempio spacciare la crisi, le tasse aumentate, il lavoro appena perso, l’azienda fallita e l’esattore alla porta come gadget offerti gratuitamente dal Capitano della Nave Italia (che potrebbe benissimo far Schettino di cognome) che ogni sera passa vicino all’isola della Crisi per salutare gli amici. Se non altro tutti pagheranno più contenti e si sentiranno in vacanza prima di affogare.

Siamo arrivati al punto in cui chi ha sempre pagato ogni tassa si vede tassata anche la dignità, ma non è ancora abbastanza. C’è chi decide di tenersela e si uccide, chi lotta per non cederla e chi fa finta di non vedere o, più semplicemente, non vede. E gli altri? Continuano ad essere liberi, liberi di succhiare mentine.


Informazioni su Mumon

Secondo alcuni, decisamente troppo giovane per dire cose condivisibili. Una Laurea Magistrale in Biologia Cellulare e Molecolare. Attualmente continua il percorso di studio e ricerca con un Dottorato nel medesimo campo. "Pallinata" per la divulgazione, crede fermamente in un futuro sostenibile e nella necessità di informare e sensibilizzare la gente comune sui problemi della scienza.

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