Davvero possiamo permettere un cambiamento costituzionale ? 40


Appunti sugli scenari possibili per un cambiamento della Costituzione.

1 Premesse necessarie  per discutere del tema
Come già scritto   il sistema dei partiti in Italia, come lo avevamo vissuto dal dopoguerra, non esiste più. Al momento quasi tutte le più alte istituzioni sono occupate da una oligarchia collusiva ( il termine inciucio non è idoneo in quanto sminuisce la gravità e l’anomalia della situazione ) che appare agire con lo scopo di perpetuarsi adattando abilmente le proprie scelte per garantire se stessa ed i gruppi di interesse che la sostengono. Le più recenti scelte istituzionali sono state assunte in sedi imprecisate e comunque non nel dibattito parlamentare né nelle segreterie dei partiti.
Negli ultimi anni si sono già in parte tentate ed in parte realizzate forzature e modifiche parziali alle regole costituzionali ed alle consuetudini istituzionali. Si ricordi l’aggiramento di risultati referendari (sul ministero dell’agricoltura, sul finanziamento dei partiti prima , contro la privatizzazione dell’acqua e dei pubblici servizi più di recente ), il pareggio di bilancio in costituzione, la perdita di competenze dello stato nella tutela del paesaggio e dei beni artistici, la riforma elettorale  del 2005 che snatura la rappresentanza con modifiche  nettamente antiproporzionali (porcellum) . Movimenti tematici hanno espresso obiezioni ma il grosso del paese forse non se ne è nemmeno accorto.
La perdita di coesione sociale e di consenso sembra dilagare in maniera inarrestabile,  la capacità delle istituzioni di gestire l’esistente o di adeguarsi alle novità produttive, finanziarie e sociali sembra bloccata. Le conseguenze principali sembrano evidenti: al momento l’iniziativa resta nelle mani del gruppo di potere che occupa le istituzioni, l’oligarchia collusiva, che a causa della presenza elettorale imprevista del M5S, dopo le elezioni politiche ha dovuto rinunciare alla comoda finzione mediatica della contrapposizione centrodestra – centrosinistra in parlamento, mentre nelle scadenze elettorali  locali  sembra addirittura riprendere il sopravvento la sterile protesta dell’astensionismo .
 
2  Quanto può durare e dove può portare questa situazione?
Questo gruppo di potere è tenuto assieme dalla necessità esistenziale di non perdere il controllo dello stato, dei media e dei circuiti finanziari; ne fanno parte partiti costretti mediaticamente ad essere  contrapposti per non tracollare, è esposto a ricatti; ad esempio  una condanna per prostituzione minorile o l’ineleggibilità dichiarata ad un esponente politico può determinare una crisi istituzionale rilevante; le modifiche alla lettera ed alla prassi costituzionale vanno quindi preparate in sordina, gestite sul piano mediatico per renderle indolori e incomprese nelle loro vere conseguenze e devono essere sufficienti a ridare stabilità ad un sistema di partiti ed a gruppi di potere che li sostengono oggi  non più credibili.
La restrizione della rappresentanza ad un duopolio, che concorda regole, si spartisce risorse e ruoli, circondato oggi da partitini gregari e irrilevanti, quando non simulano un ruolo di oppositori di comodo, richiede vari interventi costituzionali “pesanti”:  il numero di seggi ottenuti non deve dipendere dai voti presi ma dalle forme di alleanza e dall’annichilimento delle formazioni di vera opposizione, anche  con il graditissimo fenomeno dell’astensionismo. Il doppio turno alla francese  è considerato il più efficace: se si garantisce un sistema del tutto non proporzionale si può azzardare anche una riduzione dei parlamentari a spese delle sole eventuali opposizioni ( oggi il  M5S, domani chiunque sia ). Forme di presidenzialismo o di premierato favoriscono le tifoserie e annullano il confronto su programmi e progetti di società diversi che non devono fare più parte del confronto elettorale perché non ci sono progetti diversi da confrontare.  Non è gestibile una modifica parziale della Costituzione nella sua seconda parte che contraddica i principi della prima. E’ quindi del tutto verosimile che prossimamente qualcuno ponga sul tappeto il tema di una sostanziale riscrittura dell’intera Carta. L’abolizione della vecchia Costituzione  e la definizione di un nuovo e diverso patto fra cittadini, o meglio, di nuove regole fra chi comanda e chi ubbidisce. E’ Il passaggio a forme di postdemocrazia, la versione moderna del golpismo in cui media e corruzione sostituiscono i carabinieri e l’uso della forza.
 3  Come si può annullare una Costituzione ed adottarne un’altra.
La storia è ricca di passaggi di questo genere. Senza arrivare ad Ottaviano Augusto, ma limitandoci a tempi più recenti,  basta ricordare il Cile di Pinochet, la Francia di De Gaulle, la Spagna del dopo Franco, i paesi dell’Est Europa dopo la caduta del muro di Berlino,  la cosiddetta Primavera araba, etc.
Le motivazioni, nobili o ignobili,  che permettono o giustificano cambiamenti istituzionali possono essere varie:
  1. Una crisi sociale dirompente in corso in  cui le elite al potere si contrappongono ad una fase di modernizzazione, insieme ad  una crisi economica prolungata ( es.  la cosiddetta crescita che manca), o ad  una pressione dal basso per una diversa distribuzione delle ricchezze, o  ad una ridefinizione di assetti internazionali. E’ lo scenario a cui siamo più vicini.
  2.  Una dinamica eversiva dell’esistente che si organizza e gestisce il passaggio dal di fuori delle istituzioni e delle consuete sedi di rappresentanza politica ( pericoli di estrema destra o sinistra sono però  poco probabili per l’Italia) .
  3.  La promessa apparente di una cosa nuova, inaspettata e che porta ad un sollievo, a volte solo apparente, rispetto ad una situazione di  caos esistente e persistente. In astratto l’esempio degli stati uniti d’ Europa.
 4     Le condizioni per gestire il passaggio costituzionale.
Chi si pone l’obiettivo di un sostanziale rivolgimento istituzionale deve tenere conto di alcune condizioni:
  1. È necessaria una base, anche solo  minoritaria, di consenso. Ad esempio non importa quanti ti votano ma che gli altri si astengano e non votino formazioni di vera opposizione. Nessun cambiamento delle regole del gioco è mai avvenuto con il solo uso della forza e senza una pur minima base di consenso. A seconda delle culture i catalizzatori del consenso possono essere diversi (economico, religioso, idealista come il nazionalismo, o altro ). Sicuramente anche la paura del “peggio” può giocare un ruolo determinante. Parliamo non solo delle élite, ma anche di gruppi sociali che possano avere l’idea od avere l’iillusione che, dato il caos perdurante, un cambiamento potrebbe creare, rafforzare o comunque garantire una specifica posizione sociale ed economica di privilegio. Oppure per paura siano spinti a ridare il sostegno ai responsabili stessi del caos di fronte all’incertezza.
  2. È però necessario il completo controllo del mainstream mediatico ( tv , giornali) e della parte vitale dell’apparato dello stato, meglio se di tutto. Nei media e nei nodi dello stato non possono esserci voci stonate. Ci si sta esercitando per rendere imbelle la comunicazione via web costruendo una propria area web di disturbo ( i politici alla Renzi che cinguettano scemenze su twitter è la conquista più avanzata ).

Il consenso viene incanalato mostrando con più voci una narrazione che sappia spiegare quello che succede o che si vuole che succeda. Un esempio da ricordare fu la campagna mediatica che precedette la guerra in Irak. La criminalizzazione del nemico, la ricerca delle armi di distruzione di massa che non esistevano, la paura di una guerra generale che avrebbe compromesso anche il benessere dell’occidente, lo scontro fra civiltà, etc.  Il sistema mediatico italiano è da sempre allineato alle necessità dei poteri forti. Ricordiamo il ministero della propaganda fascista con le sue “veline” oppure oggi la rigida spartizione dei canali tv e dei giornali in accordo fra due partiti . Si  ubbidisce a chi paga,  perché da sempre la cooptazione del personale avviene sulla base di provata fedeltà (non al lettore, ma a chi comanda). Da questo punto di vista la macchina è già pronta.
La narrazione presuppone prendere per mano il pubblico e, come in un grandioso Truman Show, creare un mondo virtuale pervasivo ed onnipresente che  con notizie distorte o false e rigorose censure si porti il pubblico ad immedesimarsi in una recita finalizzata a fare accettare esiti che contraddicono l’interesse del pubblico stesso.

Ad esempio: i partiti di maggioranza continuano a incassare rimborsi elettorali (anche per spese non sostenute), gli interi stipendi e le diarie degli onorevoli, finanziamenti ingenti e bipartisan da privati ed industrie di cui poco si parla; utilizzano  auto blu e scorte, frequentemente vengono scoperti in fatti di corrotti e corruttori; mentre i grillini trattengono solo il necessario per mantenersi (a volte in coabitazione) a Roma. Non si scrive sui media cosa se ne fanno i partiti di tutte quelle centinaia di milioni di euro,da dove arrivano e a chi vanno  ma il punto diventa:  perché i grillini si tengono 2000 euro al mese per mangiare e dormire a Roma durante i lavori parlamentari?
Oppure: un parlamentare grillino (su 163) è stato espulso perché andava a Canale 5 a farsi prendere in giro per diffamare il suo movimento (o  non si accontentava di 2500 euro? ) mentre nel centrodestra sono già passati al gruppo misto una decina di parlamentari, nel centrosinistra 101 parlamentari votano contro le indicazioni decise nel partito (quindi obbedendo a chi?), SEL va in coalizione, poi si toglie, poi si rimette nelle comunali,  per pure ragioni di convenienza ( quorum e premio ).  Non si scrive del  rigore dei grillini e di che circo equestre sono gli altri, ma il messaggio è: vedete che Grillo è un despota, i grillini si rompono.
Il sistema della narrazione simulata  è talmente pervasivo che alcuni giornalisti sembra che siano arrivati a crederci veramente: la integerrima giornalista di Report che chiede il rendiconto del blog grillino  forse ne è un esempio; oppure la signora Luxuria che, nel sabato del silenzio elettorale, si presta ad un ora di calunnie su RAI 3 contro il M5Stelle, poi al lunedì chiede scusa a Grillo per le “imprecisioni” involontarie, senza rendersi conto che la hanno semplicemente usata e presa per il culo. Ma non solo: una parte del pubblico ha talmente introiettato queste sciocchezze che si fa ventriloquo della mistificazione ripetendole, soprattutto sul web,  usando così  i social network  per rafforzare ulteriormente la manipolazione mediatica. Grillo e Casaleggio sono rimasti un po’ indietro sul tema.
5  Il controllo dell’apparato dello stato
Qui l’argomento è più delicato e più tecnico. Bisogna avere chiare alcune premesse. Parliamo di un apparato statale che per quanto riguarda le forze armate, la polizia, la burocrazia, gli organi esecutivi insomma, ha una struttura fortemente centralizzata e gerarchizzata dove a fianco del potere politico, in genere mobile e transitorio, si colloca una casta stabile che garantisce la continuità e l’efficienza dell’apparato. Questa casta è in genere cooptata per appartenenza di cordate; non è realistico chiamarli “servitori dello stato” anche se qua e la ci sono ottime figure. I gangli di questo sistema si intrecciano fra la politica, la riservatezza dell’attività nei ministeri e i centri decisionali dei poteri forti. Inoltre il sistema ha una vasta gamma di attività più o meno pubbliche. I cosiddetti misteri della trattativa stato-mafia ci hanno fatto intravvedere almeno le ombre riflesse di queste attività a largo spettro.
I servizi di sicurezza, ad esempio, sono il crocevia privilegiato di questi incroci. Oltre alle tradizionali attività di intelligence propriamente dette, sembra che la parte più rilevante dell’impegno dei servizi siano riservate all’ analisi delle fonti aperte ed alla formulazione di scenari possibili. Con fonti aperte intendo il filtraggio di notizie utili da tutto quanto non sia coperto da segreto e quindi stampa, televisioni, pubblicazioni, sondaggi, bilanci di aziende, etc. In questi ultimi anni poi, col diffondersi dei social network non è neanche più necessario violare la privacy di nessuno in quanto gli stessi partecipanti pubblicizzano i propri dati personali, le proprie preferenze estetiche, sessuali, commerciali e politiche in maniera sincera ed approfondita ( vedi chat e messaggi su facebook e skype) . Si parla di milioni di persone che si illudono di vivere in un paese dove si rispetti la privacy. Non è un caso che alla riunione di giugno del Gruppo di Bidelberg in Inghilterra parteciperanno anche il presidente di Google e il fondatore di Facebook.
Invece, per quanto riguarda la formulazione di scenari, è evidente che questi riguarderanno la situazione sociale e politica, le opportunità o i problemi commerciali, i rapporti internazionali e tutto quanto possa essere attinente all’elaborazione di strategie finalizzate. Non è anche qui un caso trovare una contiguità fra politica, grosse aziende, enti internazionali e media.
La vedo dura che un grillino possa essere eletto alla presidenza della Commissione Parlamentare per il controllo dei servizi di sicurezza ( Copasir ). A quel posto ci andrà qualcuno più “duttile” come lo furono Dalema e Rutelli. Ma staremo a vedere. Chissà, forse episodi inspiegati come la violazione della posta dei parlamentari  5Stelle, altri hackeraggi,  o l’attentato a Roma durante il giuramento del governo Letta, non sono riconducibili a situazioni in qualche modo etero dirette; comunque hanno fornito buon materiale di analisi.
Ad esempio possono aver offerto risposte ad alcune domande. Quale è la tenuta anche psicologica dei singoli parlamentari grillini se sottoposti ad una pressione personale diretta? Oppure, sapendo che sottotraccia in alcuni settori dei corpi dello stato cova una certa simpatia per il M5S, colpire un brigadiere dei Carabinieri può sopire questa simpatia? Teniamo nota per il momento, vedremo le evoluzioni. Ed anche se si trattasse solo di uno squilibrato massacrato dalla crisi si può sempre inventare una responsabilità  morale.
6  I rapporti internazionali
Bisogna avere l’appoggio o per lo meno una chiara neutralità di istituzioni internazionali, di alcuni Stati decisivi nel contesto geopolitico dove ci si trova, della finanza internazionale e dei principali partner commerciali. Appena nominato Letta, il nipote, ha preso a girare l’Europa a chiedere sostegni alla singolare grosse koalition all’italiana. Se al tempo della guerra fredda i riferimenti a Mosca ed a Washington erano imprescindibili per gestire cambiamenti istituzionali locali, oggi il quadro è più complesso. L’appartenenza alla Unione Europea impone dei limiti di decenza alle modifiche istituzionali. Altro discorso sarebbe se ne uscissimo a seguito della sua frantumazione.
7   Accordo e coesione dei promotori nell’evitare i problemi veri
Infine e soprattutto bisogna impedire che il dibattito pubblico scivoli sui problemi veri del paese e le scelte alternative possibili ( es la TAV, le spese militari, la conversione ecologica, la connivenza in forme corruttive fra pubblico e privato, fra politica, imprenditoria e sistemi mafiosi). Al momento, per nostra fortuna, la coesione totale  non appare essere compiuta. Un serio rivolgimento istituzionale necessita di una regia coesa e di obiettivi chiari e condivisi. Chi si è raggruppato attorno al Governo Letta appare avere tutti gli strumenti in mano, compresa una maggioranza parlamentare che consentirebbe di aggirare la costituzione anche senza un referendum, ma non appare coeso ed ha ancora alcuni obiettivi a volte divergenti, se stiamo a sentire i personaggi pubblici. Chi sta dietro forse ha le idee più chiare, ma prima che questi escano fuori, bisogna che si inceppi la narrazione in corso e si squalifichino gli attuali portavoce pubblici.

Proprio per  il 29 maggio, nell’inconsapevolezza dei più ( compresi molti grillini che non hanno chiaro di che si tratti), il tentativo di avviare la demolizione costituzionale è stato pubblicamente annunciato ( ovviamente la chiamano “riforma” costituzionale) ; sarà un percorso lungo e tortuoso che può e deve essere fermato: abbiamo ancora il tempo per costruire un’altra narrazione e progettare un’altra Italia. Gli oppositori attualmente non sembrano avere una adeguata comprensione dei pericoli e proposte efficaci  che convincano il paese; urge portare alla luce la discussione.

di Giovanni Chiambretto del Gruppo Cinque Terre

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