Dalla Lega In Canottiera Alla Lega In Giacca E Cravatta 13


Chi si fosse illuso che con Maroni avremmo avuto una Lega meno eversiva e più civile, è bene che si ricreda. L’adunata bergamasca del cosiddetto “orgoglio leghista” andata in onda martedì 11 aprile ha dimostrato ancora una volta in modo lampante che nulla di sostanziale è cambiato nel mondo allucinato del nord-leghismo. Le buffonate pseudo celtiche a base di corna, spade di latta e ampolle di acqua inquinata, il celodurismo e la signorile gestualità dell’ormai ex Capo a base di diti medi, pernacchie e vaffanculo saranno sostituiti da riti meno ridicoli e imbarazzanti, più “politically correct”. Ne abbiamo avuto un assaggio proprio ieri alla fine dei comizi a Bergamo: sembra che ora vada di moda il bacio della bandiera, quella “padana” ovviamente. Nuovi riti, dunque, ma niente di più.

I discorsi di Maroni e di Bossi hanno segnato definitivamente il passaggio del testimone: dalla Lega della canottiera, buffonesca e familistica, alla Lega della giacca e cravatta, seriosa e altrettanto rivoltante. L’uscita di scena di Bossi, con la sua autocritica pubblica, è stata grottescamente patetica, quasi commovente, stando almeno ai criteri di giudizio dell’ineffabile Mentana, se non si ricordasse che il personaggio in questione è colui che ha dedicato la propria vita a rendere la società italiana più feroce con i più deboli.

Il discorso di Maroni, invece, è stato assolutamente politico. Con una prima parte dedicata alla secessione, pudicamente chiamata indipendenza, e dai toni decisi di chi conferma che questo è l’obiettivo strategico della Lega, con tutto quello che ne discende quanto a pratica politica quotidiana. Senza dimenticarsi di fare due brevi ma significativi passaggi di stampo razzista, giusto per la chiarezza. Innanzi tutto la critica al governo e all’establishment istituzionale che a suo dire minacciano l’identità “padana” favorendo l’immigrazione, invenzione fantasiosa che amenamente qualcuno dalle parti di Pontida ha definito come genocidio culturale. E l’auspicio che il Sinpa, il sindacato “padano”, attualmente niente di più di una sigla, guidato da Rosi Mauro, diventi un “vero sindacato padano” guidato da un “vero padano”. Sottinteso: e non da una che è pugliese.

E poi la seconda parte del discorso di Maroni, dedicata alla “pulizia” interna. Cioè alla resa dei conti finale con il Cerchio magico e l’uccisione simbolica di alcune comparse come Belsito, Renzo Bossi e Rosi Mauro. Sorvolando con la massima faccia tosta sul fatto che la finanza creativa alla Tremonti di Belsito, gli stili di vita del Trota e i maneggi della badante sono stati coperti e favoriti per anni proprio da chi oggi invoca l’epurazione, Maroni in testa. Una serata quindi all’insegna non del ritorno alle origini, come sostiene l’ometto leghista, ma all’insegna della massima continuità.

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Maroni ha concluso dicendo che ha un sogno nel cuore. Non la pace fra i popoli, non un pianeta ambientalmente sostenibile, non la sconfitta della fame nel mondo. No, tutto questo è banale e risaputo, anzi: chi se ne frega? Il sogno di Maroni è vedere alle prossime elezioni la Lega diventare il primo partito della “padania”. Prendiamolo sul serio. Sta a noi, solo a noi impedirlo.


Informazioni su Bruno Carchedi

Mi chiamo Bruno Carchedi. Sono nato ad Alessandria, città piemontese un po’ ligure. Mi sono laureato in ingegneria e ho sempre lavorato in grandi aziende dell’informatica. Mi sono buttato a capofitto nelle grandi lotte operaie e democratiche degli anni '70. Ho sempre fatto il sindacalista di base. In quanto sindacalista non ho mai fatto carriera in azienda. In quanto di base non ho mai fatto carriera nel sindacato. Il risultato è che adesso ho una pensione di sopravvivenza, anche se mi ritengo abbastanza un privilegiato. Cosa farei se potessi tornare indietro? Esattamente quello che ho già fatto. Ho due grandi passioni. Il buon vino (degustato in modiche quantità) anche se costa parecchio e la musica, che invece è alla portata delle mie tasche. Mi piacciono le danze etniche e popolari, e la musica classica (tutta). Ah, dimenticavo. Credevo che la Lega Nord fosse la più grande disgrazia capitata dopo il fascismo ... ma poi è arrivato Monti. Arrivato su MenteCritica grazie a questa opportunità

13 commenti su “Dalla Lega In Canottiera Alla Lega In Giacca E Cravatta

  • Gianalessio Ridolfi Pacifici

    Sono anche io convinto che la Maroni sia più subdolo e furbo dei precedenti "gestori". Anzi, mi spingo a dire che, se ben utilizzato, questo repulisti può trasformarsi in un affare, un'opportunità per la Lega. Tutto sommato, sono stati i "terroni" a tradire, compreso Renzo il meticcio.
    E' chiaro che per guadagnare credibilità verso una base che ora attende conferme, bisognerà alzare il tiro, inasprire ancora di più i toni, magari mettendo da parte l'ampolla del Po e offrendosi alla prima maggioranza disposta ad adottare la Lega.

    • eduardo

      Non so se la Lega di Maroni sarà più “subdola”.
      Confesso che non ho tratto dalla serata bergamasca indizi politici di un qualche interesse: solo un po’ di prevedibile e persino giustificato “teatrino”, sfocato e distante rispetto all’attenzione degli Italiani allo stato concentrata su ben altri problemi.
      La cosa più interessante e degna di nota mi è sembrata il taglio della giacca di Bossi. Alta sartoria, altro che chiacchiere.

    • Emanuele Maccio'

      la lega è sempre stata un collante "democratico" nonostante tutto per frenare spinte indipendentiste più estreme, tanto è vero che adesso quel tipo di formazioni gongola nella speranza di raccattare la "pancia" della Lega: http://www.lindipendenza.com/autonomisti-oltre-la-lega-che-strumento-abbiamo/, quindi alla fine la Lega è in fase di "purga" ma fa assolutamente comodo per degli equilibri nazionali, quindi non sarà fatta morire ma solo ricollocata rispetto ai nuovi equilibri in corso… imho

    • Gianalessio Ridolfi Pacifici

      Emanuele può darsi, anche se non credo che tali spinte indipendentiste siano mai esistite in Lombardia/Piemonte. In Alto Adige, nonostante la SVP, la spinta autonomista c'era, c'è e si è anche concretizzata in azioni violente che, sinceramente, non mi aspetto venire dalla padania. I cinquecentomila fucili di Bossi, forse erano quelli da caccia che i lumbard utilizzano per le pernici.

    • Emanuele Maccio'

      vero, non soni mai esistite ed i fucili forse li userebbero solo allo stadio nei derby… però ultimamente le cose sono cambiate (abito vicino a Varese in mezzo ai posti storici della lega…), la crisi colpisce e spaventa e la fuga è sempre la via più facile anche se irrazionale, gli ultimi sondaggi per un ipotetica richiesta di "annessione" alla svizzera sono alle stelle… (peccato che per gli svizzeri i lombardi sono tutti dei terroni e non ci pensano nemmeno…)

  • fma

    Qualche banale considerazioni, tanto per pisciare controvento:
    Così come la Faac continuerà a fare portoni meccanizzati anche ora che, morto il titolare, è passata in lascito alla Curia di Bologna, la Lega continuerà a fare la Lega: e che dovrebbe fare? rinnegare la sua ragione sociale?
    Il sogno della Lega è di diventare il primo partito della Padania: dovrebbe sognare il contrario?
    Sta a noi impedirlo: e come facciamo? solo i Padani potrebbero, ma noi lo sappiamo che sono troppo stronzi per farlo. Che facciamo, li evangelizziamo?

    • Bruno Carchedi

      Non si tratta di “evangelizzare” i leghisti militanti. Sarebbe impossibile. I fanatici di qualunque colore siano si fanno scivolare addosso qualunque ragionamento, come l’acqua sulle pietre. Si tratta invece di far ragionare chi si colloca nell’area del consenso più vasto, e cioè gli elettori e i simpatizzanti, fra i quali ci sono anche tante brave persone. Per questo occorre che tutti quelli che vedono nella Lega un pericolo mortale per la democrazia si diano una mossa. Non è mai troppo tardi.

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