Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Dalla Crisi Del Cinepanettone Un Nuovo Immaginario?" è stato scritto da redazione .
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Un benevolo lettore mi ha chiesto, in riferimento alla crisi del Cinepanettone che si è avuta nello scorcio finale del 2011, se ciò potesse rappresentare la crisi di un certo tipo di immaginario collettivo e/o la riproposizione di uno nuovo. La domanda merita una risposta approfondita. Perché è del cinema la facoltà di evocare quegli scenari della fantasia, fatti di immagini, situazioni, personaggi/personalità che incarnino, in maniera più o meno approfondita e coerente; in modi più o meno consapevoli idee collettive “vissute”, su cui si “ritrovino gli spettatori, come testimoni del loro presente storico; di cui facciano propri nei loro comportamenti quotidiani, più o meno conseguentemente, i valori da quelle immagini sottese. Quello che chiamiamo Immaginario collettivo.
Un esempio storico: il cinema Western. Esso ha rappresentato l’epopea, la “vestizione” epica della costruzione degli Usa, come nazione, avvenuta nell’800, ma anche come insieme di valori incardinati nel sentire comune del popolo Usa: quelli recepiti talvolta acriticamente, che ne compongono anche i pregiudizi e le storture culturali. Una vera e propria mitologia dei tempi moderni. Epperò lo stesso esempio ci dice pure che tale immaginario, pur se presente ancora nella “cultura profonda”, gramscianamente nazional-popolare Usa, è praticamente scomparso dal suo cinema. Ma è che l’immaginario si evolve, tras-mutando le sue forme come un camaleonte/terminator, in grado di sopravvivere a tutti i costi: non sono forse dei Western mascherati la grandissima parte degli action movies contemporanei, in qualunque genere narrativo codificato essi si presentino? In realtà sono identici i valori e le ideologie sottostanti.
In Italia, mutatis mutandis, c’è sempre stato pochissimo spazio per l’epica. E non è solo un fatto produttivo: ma di concezione. La narrazione epica implica una visione possente, dinamica e complessiva della società; una capacità di leggere unitariamente le vicende narrate, come visione di un insieme tra le storie e la Storia. Il cinema di Sergio Leone obbediva a queste caratteristiche: a mio avviso è stato il più grande regista epico del nostro cinema e tra i più rilevanti di quello mondiale. Ma è rimasto nel nostro immaginario collettivo? Solo in parte; proprio perché la sua creazione obbediva ad un gioco intellettuale, nonostante le apparenze “ingombranti”, raffinato e complesso.
Mentre invece, ad esempio, “Il Camorrista” di Giuseppe Tornatore (86), è entrato nell’immaginario collettivo: è da sempre, e continua ad essere, uno di titoli più piratati e riproposti in streaming; come anche “Scarface” di Brian De Palma (83), con Al Pacino, o tutta la saga del “Padrino” di F. Ford Coppola, o il recente “Gomorra” di Matteo Garrone (08). E’ chiaro che si tratta di “eroizzazioni” di malavitosi, il cui fascino sinistro oscura la loro negatività. Ma è una forma di mitizzazione che rispecchia una qual forma di rassegnata impotenza civile, piuttosto che di passività culturale, da parte degli strati popolari meno avvertiti e consapevoli. Mentre è il versante della Commedia quello che risulta sicuramente più equamente diffuso presso tutti i segmenti della società. Basti pensare a Totò, che soprattutto (ma non solo) nelle parti del sud è indubbiamente parte dell’immaginario collettivo, con una forza e una vivacità che vengono dal suo puro genio; ma c’è la saga del Ragionier Fantozzi che è addirittura diventata una delle poche Maschere (tipo Pulcinella, Arlecchino ecc.) dell’epoca moderna. Paolo Villaggio ha creato una figura non solo sociologicamente attendibile, ma che riflette comportamenti psicologici individuati con sintetica efficacia, sublimata dalla comicità originale. In tutti noi c’è del Fantozzismo…
Così i Cinepanettoni, quando furono creati, nel 1983, individuarono alcune componenti in sviluppo della nostra società; in forma satirica, diedero voce ad alcuni comportamenti che incominciavano a caratterizzare in peggio il nostro vivere collettivo. E, in micidiale e squassante sinergia con la tv commerciale, diventarono un amplificatore di massa di valori consumistici volgari e aggressivi. Oggi tale spinta si è infiacchita; e né per il momento è stata sostituita dal giovanilismo preadolescenziale o da questi eterni quarantenni ancora “guaglioni” di molta commedia cinematografica attuale.
di Ciccio Capozzi su segnalazione di Eduardo Quercia
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