Dall’Alitalia, alla Scuola, al Precariato. Tempi Duri per Tutti 4


Finalmente Berlusconi ha risolto la spinosa vicenda dell’ALITALIA. Ha formato la cordata di imprenditori italiani, ha fatto un prestito all’azienda aerea in grave difficoltà economiche, ha ridato certezza ai suoi lavoratori (con qualche piccolo, ma proprio piccolo, anzi trascurabile sacrificio: circa tremila licenziamenti), risolvendo in un baleno la “vexata quaestio”. La sua straordinaria capacità di risolvere i problemi dell’Italia l’ha dimostrata senza essere ancora presidente del consiglio. Miracolo dei miracoli! Che poi si sia prelevato 300 milioni di euro dalle tasche degli italiani, che forse non saranno mai più restituiti, che conta? Bisogna guardare in faccia la realtà e agire di conseguenza. Questo è l’imperativo categorico di chi comanda!

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da un’idea di Doxaliber

Come sono contenti gli italiani! E’ sceso dal cielo il nostro salvatore e…signore. Da oggi siamo protetti da un paracadute divino, non per niente ce l’ha fornito “l’unto”. Poi, passato l’entusiasmo, sorge qualche dubbio: ma in seguito saranno considerati alla stessa strega dell’Alitalia e dei suoi lavoratori gli operatori scolastici e gli altri disoccupati?

Nella scuola i precari superano le centomila unità. Sono lavoratori che ogni anno ottengono l’incarico annuale o suppliscono per l’intero anno scolastico. Per esperienza personale, derivante dal mio passato lavorativo, maestro elementare e sindacalista, ho sempre saputo che gli incarichi venivano assegnati su posti vacanti sul cosiddetto organico di fatto, che spesso non coincide con l’organico di diritto, nel senso che i posti dell’organico di diritto sono di meno di quelli dell’organico di fatto.

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Che strana ed ingarbugliata storia che credo si verifichi solo in Italia. Su questi posti vengono nominati insegnanti che hanno superato uno o più concorsi e non solo, ma che hanno prestato anni e anni di servizio, quello poi che conta di più perché, come si dice e si sa, la capacità di insegnare, la cosiddetta professionalità, si guadagna con l’esperienza, sul campo. Il governo Prodi qualche passo avanti stava compiendolo, timido timido a dire il vero, ma significativo per certi versi: aveva ridato un po’ di speranza a tantissimi precari della scuola. Ma un altro passo andava fatto subito e va fatto, a mio modesto avviso: la formazione delle classi.

Oggi ci si lamenta che l’Italia è scesa nella graduatoria di merito, a livello europeo e mondiale, delle capacità di apprendimento e di conoscenze degli alunni e degli studenti. E credo sia vero, ma ci si dimentica che la distribuzione di alunni per classe, che viene fatta ragionieristicamente, è fondamentale nell’attività educativa e didattica. Come avviene? Molto semplicemente: si tiene conto del numero complessivo di alunni e studenti di ciascuna provincia. Ovvero se nella provincia di Salerno, per dire, il numero degli alunni delle scuole elementari (non dico primarie, come sarebbe più corretto dire oggi sempre per le modifiche linguistiche che sono state apportate nel settore scolastico. Per esempio, oggi non c’è più il direttore didattico o il preside, ma il dirigente. Non c’è più il segretario dell’ufficio, ma il direttore amministrativo) è 1000, si divide 1000 per 25, a seconda della presenza o meno degli alunni diversamente abili, e le classi diventano 40, senza tenere conto che la presenza degli alunni nei piccoli centri è di gran lunga inferiore a quella delle città, per cui si assiste alla formazione di classi numerose nei grandi centri e di classi con un numero alquanto ridotto nei comuni dell’hinterland salernitano.

Ma poi, subentrando un’altra disposizione che stabilisce che gli alunni per classe non possono superare un certo numero fino a 28, 29, 30…, giocoforza ogni scuola determina il suo organico che spesso supera quello di diritto per non formare classi troppo numerose (di qui anche la difficoltà di immissione in ruolo dei precari oltre a salvaguardare le casse dello Stato). Ci si dimentica anche che gli alunni dell’hinterland hanno diritto come gli altri ad avere i propri docenti. Come ci si dimentica che gli alunni delle classi numerose non possono essere “seguiti” con la dovuta attenzione come richiede la didattica e la pedagogia o, forse meglio, “la filosofia ministeriale” là dove stabilisce che l’insegnamento deve essere personalizzato, ossia individualizzato, perché ogni alunno-studente possiede una individualità propria che va “curata” singolarmente.

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Tertulliano scrisse una massima straordinaria, ma oggi sembra che nelle alte sfere della politica e del Ministero dell’Istruzione se ne siano dimenticati: “Maxima reverentia puero debetur!”. Sarei curioso di sapere come un docente riesca a “individualizzare” il suo insegnamento in una classe formata da oltre venticinque alunni-studenti, soprattutto in considerazione delle sollecitazioni diverse che a loro arrivano da fonti diverse, in primis TV, internet, mass media in generale. Lo posso affermare a titolo personale per aver “sperimentato” fino al duemila, anno di pensionamento, tutte le riforme scolastiche succedutesi durante le mia lunga carriera: dal maestro unico alla pluralità degli insegnanti e alla divisione per area dei cosiddetti “saperi”, ritenendo arcaico un docente tuttologo in una scuola in continua trasformazione. I ragazzi vanno seguiti molto da vicino, per cui non possono essere moltissimi in una classe: la lezione spesso “si disperde” per cercare di placare animosità, indisciplina, vivacità diffusa. Di qui “le stranezze” cui si assiste nelle scuole come è avvenuto in una classe di scuola media di S. Antimo di Napoli, in cui alcuni alunni “si misuravano” il pisellino senza che l’insegnante se ne accorgesse. E questo vale per tutti gli ordini di scuola.

Tra l’altro la presenza dei precari nella scuola, anche se su posti vacanti, è una presenza comoda per le casse dello Stato. Forse pochi sanno che i docenti nominati a tempo determinato costano molto di meno di un insegnante di ruolo, perché la loro nomina parte da settembre, non sempre il primo del mese, e dura fino a giugno. Luglio e agosto sono mesi di vacanza per tutti. Per i precari è vacanza anche di stipendio. Proprio così, non lo percepiscono! E lo stipendio dei mesi retribuiti non subisce aumenti, se non in presenza di un contratto di lavoro: è sempre lo stesso, quello iniziale per ogni ordine di scuola! E’ un guadagno e un risparmio per lo Stato, mentre il docente precario “riceve” sempre gli stessi contributi pensionistici, ma non per luglio e agosto, se non l’indennità di disoccupazione, che non raggiunge la cifra di un solo stipendio se va bene, altrimenti nulla.

Questi sono gli effetti della precarietà! Con in più un’incertezza che pesa non solo sull’economia familiare, ma ancora di più sulla psiche del povero precario che verso la fine di agosto si domanda: “Quest’anno avrò l’incarico?”

A tal proposito voglio raccontarvi una telefonata avvenuta all’inizio di questo anno scolastico. Avendo fatto il sindacalista della scuola (non dico in quale sindacato se non che è confederale), ho continui contatti con docenti che da diversi anni sono precari. Un giorno mi arriva una telefonata di una collega: “Sai, sono stata immessa in ruolo nella scuola elementare”. “Sono contento per te. Finalmente ci sei riuscita”. “Quando mi sono seduta davanti a due dipendenti dell’Ufficio scolastico provinciale per firmare il contratto, mi sono sentita dire: ”Signora, ha il volto triste. Non è contenta di essere finalmente entrata nella scuola a pieno diritto?”. “Sono contenta eccome, ma avrei voluto sedermi su questa sedia vent’anni fa quando superai il concorso. Adesso ne ho 52 di anni. Che cosa posso aspettarmi?”. Lì per lì non seppi cosa rispondere e la collega continuò: “Tutto sommato io mi posso ritenere fortunata (!?), perché subito dopo di me è stata chiamata a firmare il contratto un’altra collega che ha 58 anni. Bella soddisfazione!” La telefonata finì lì, senza commenti da parte mia: il mio cuore era solo colmo di tristezza e di rabbia!

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Già, bella soddisfazione! Chi ha governato e chi governerà conosce queste situazioni che fanno male al cuore? I nostri beneamati politici non se lo pongono proprio il problema per una serie di motivi: la loro appartenenza alla casta, i figli certamente non precari, le spalle coperte economicamente e socialmente.

Solo per inciso. Nessuno vi ha detto che per la scuola primaria passano necessariamente tutti? Si, proprio tutti: dall’operatore ecologico, dall’avvocato, dall’ingegnere, dal medico, dall’imprenditore e su su fino al Presidente della Repubblica! Quasi tutti si ricordano dei loro maestri con affetto, con simpatia, con stima! Ma è cosa da poco per coloro che ci governano e per l’opinione pubblica…

Questi sono i precari della scuola. Ma ce ne sono tanti altri nel settore pubblico e privato! Si, proprio una bella soddisfazione!


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4 commenti su “Dall’Alitalia, alla Scuola, al Precariato. Tempi Duri per Tutti

  • Iniquo

    Situazione emblematica della situazione del mercato del lavoro in Italia, con però l’aggravante che qui si tratta di educatori sottopagati che devono formare i cittadini di domani.
    E già quelli di oggi fanno schifo…

  • lupoalburnino

    Già, la situazione è tragica. Adesso la nuova ministra intende muoversi come una catapulta nella scuola. Potere, potere, potere! A chi? Ai dirigenti. Il potere di assumere, il potere di licenziare, il potere di decidere. Ma “quis custodiet custodes?”. Anche i dirigenti sono tali solo per concorso, non per nomina politica. Solo il dirigente scolastico regionale! Mi piacerebbe sapere quale criterio i dirigenti adotterebbero per scegliere i migliori docenti. La raccomandazione o l’amicizia? E gli insegnanti scelti rimarrebbero nella sua scuola solo con un contratto biennale. E poi? Precari a vita!
    Non vi sembra che sia in vista la scuola privata, in cui tra l’altro le buste paga sono vuote?

  • Cambiamo Pianeta

    Lupoalburnio, tocchi un tasto estremamente dolente…la scuola, come dovrebbe essere chiaro a tutti, è il luogo dove, in teoria, dovrebbe essere fornita la maggior parte degli strumenti necessari alle generazioni future per divenire adulti consapevoli, capaci di ragionare e di maturare un sano spirito critico, di affrontare i problemi e le difficoltà, di fare scelte, prendere decisioni, soppesare le informazioni e prendere una posizione posti di fronte a questa o quella problematica, etc…chi più ne ha più ne metta…mi chiedo, a questo punto, che speranze ci siano di arrivare a raggiungere questi nobili e fondamentali obiettivi con un sistema scolastico come quello che oggi abbiamo…direi, forse con una punta di pessimismo, pochi…anzi, pochissimi…come si può sperare poi che l’istruzione affidata da un lato ad una moltitudine di insegnati precari, demotivati, sottopagati e sempre più abbandonati a se stessi e dall’altra ad una classe di dirigenti sempre più aziendalisti possa risultare efficiente e pregiata.
    Temo anche io che alla fine del tunnel ci sia l’istruzione privata…e ciò sarebbe, oltre che incostituzionale, drammatico!!
    Sinceramente credo che l’insegnante (e io non lo sono) debba essere visto, per dirla in breve, alla stregua del medico e del magistrato, insomma dovrebbe essere considerato come una delle figure fondamentali della società, un patrimonio inestimabile!! La realtà è molto diversa…essi infatti sono sempre più delegittimati.

  • grazia

    I docenti precari sono sfruttati e vessati. Sul fatto poi che i presidi assumano i docenti per chiamata diretta per meriti, ho fortissimi dubbi. Verrebbero assunti solo parenti ed amici.
    Alcuni docenti precari non abilitati hanno costituito un’associazione senza scopo di lucro – ADPNA- che si propone di lottare per i diritti di tutti i docenti precari. Per informazioni :
    http://www.adpna.it
    Ci sarà un incontro nazionale a Roma il 2 luglio 2008.

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