D’Alema o Amato: Non provate a fregarci di nuovo! 103


La volontà degli italiani non conta un cazzo, questo è poco ma sicuro. In anni di disattenzione, distrazione e delega in bianco hanno perso il diritto di dire la loro. Ora non hanno più opinioni, il massimo che gli è concesso è recitare a memoria o condividere sui social network i titoli de “Il corriere”, “libero quotidiano”, “repubblica”, “il fatto” o “Il giornale”. I titoli, però, che gli articoli sono troppo difficili da leggere, roba da cervelloni.
Se poi qualcuno ha difficoltà a leggere e capisce solo le figure, non c’è problema. Accende la televisione di sera e trova Floris, Santoro, la Gabanelli, Formigli o la D’Urso che gli spiegano per filo e per segno cosa pensare e cosa dire la mattina dopo al bar con gli amici o facendo l’intellettualone su facebook. Ormai, l’unica funzionalità ancora attiva nel cervello dei discendenti dell’antica Roma è il copia e incolla. Come se fossero 60 milioni di mouse.

Detto questo, che è verità ineluttabile, indiscutibile e di per sé evidente, Giuliano Amato e Massimo D’Alema sono e rimangono due candidature impresentabili per la carica di presidente della repubblica. E’ vero: questo paese non premia il merito, ma la capacità tutta mafiosa di costruirsi una rete di protezioni e complicità con le quali da una parte si fa finta di bisticciare e dall’altra ci si mette d’accordo come compari, però se si vuole evitare un’epidemia nazionale di diarrea accompagnata da nausea e vomito, è imperativo non far assurgere questa competenza malavitosa a requisito qualificante per diventare capo dello stato. Inoltre, l’ultimo settennato ha dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio che il presidente della repubblica non è più solo quello che bacia bambini e taglia nastri. L’interpretazione “elastica” della costituzione gli attribuisce un potere che non è compatibile con un’elezione consociativa ed elitaria quale quella attuale. L’Italia sta diventando una repubblica presidenziale, senza che il presidente riceva il mandato dall’elettorato.

Sarà difficile fare peggio di Napolitano e del suo triste congedo. Probabilmente nemmeno una dilettante come la Gabanelli ci riuscirebbe, ma se si piazza Massimo D’Alema o Giuliano Amato sulla poltrona di presidente della repubblica, l’ennesimo stupro con “eiaculatio in ore” di quel che resta della malconcia attitudine democratica di questo paese è assicurato.

Non è mia intenzione esporre qui il cursus dishonorum di Massimo D’Alema e Giuliano Amato. La spesa non vale l’impresa, perché chi passa su queste pagine legge il titolo, le prime tre righe e poi, al primo aggettivo difficile, passa sulla gazzetta dello sport o sulla pagina delle Amiche di MC. Ovviamente, non prima di aver lasciato un commento a cazzo di cane su un pezzo che non ha letto e che se avesse letto non avrebbe nemmeno capito. I due tizi hanno rimestato per talmente tanti anni nel calderone pieno di merda nel quale si sono verminosamente rivoltati i parassiti che si sono mangiati l’anima di questa nazione da averne assorbito totalmente il puzzo. Tanto è vero che le pagine di wikipedia che li riguardano, per quanto abbondantemente e professionalmente candeggiate, non riescono a nasconderne la macchie indelebili che rimangono come aloni sullo sfondo di cariche ed incarichi ricoperti da quando c’era ancora l’Unione Sovietica ad oggi.

Se il Partito Democratico, con tanta gente per bene che, nonostante tutto, c’è ancora in Italia, ha solo questi due nomi da proporre, allora non c’è più niente da dire. Tengono più al culo di Silvione che alla loro faccia. E’ a questo, cari connazionali elettori del PD, che dovreste pensare, non a quelle facce di cazzo di Grillo e Casaleggio. La natura odia il vuoto e loro si sono semplicemente infilati in quell’immenso vuoto che ha creato la mancanza di un vero partito di opposizione.
Pensateci e ripartite, questo paese ha bisogno di voi. Ma per favore, mandate affanculo Santoro, Formiglie compagnia bella. Lasciate stare il copy e paste e riprendete la tastiera.
Grazie.


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