Dagli Amanuensi al Web Passando per Gutenberg 44


All’origine dei tempi, la conoscenza si trasferisce attraverso l’esempio. Si impara la tecnica della costruzione delle armi dal branco, l’agricoltura dai propri genitori, l’arte di erigere costruzioni dal Capo Mastro. L’apprendimento deriva dal diretto contatto col maestro. Un buon insegnamento consente di eccellere nella disciplina appresa, ma si è praticamente ignoranti di qualsiasi altra cosa.

Con la codifica della parola scritta prima e con l’avvento della stampa poi, la conoscenza si formalizza e si distacca da chi la crea per divenire autonoma. Essa, una volta trasferita in un manoscritto o in un libro, si muove indipendentemente dall’autore. La sapienza di un uomo può trasferirsi a tanti senza limiti di distanza nello spazio e nel tempo.

E’ evidente che copiare un manoscritto o stamparlo ha dei costi in termini di risorse industriali. Perciò, alla fine si propaga per queste vie solo conoscenza selezionata. Mediamente, la qualità dell’informazione codificata è “migliore” di quella trasferita oralmente. Purtroppo, la considerazione sulla qualità non si riferisce solo alla bontà del contenuto, troppe volte non misurabile in termini oggettivi, ma anche alla sua utilità in termini pratici, politici o religiosi.
La tecnologia per copiare manoscritti o stamparli è monopolio di chi ha mezzi per sostenerla. Per questo, anche se alla pubblicazione accedono contenuti di alta qualità, su di essi è possibile e necessario operare un controllo affinché il testo sia funzionale agli obiettivi dell’editore. Lo stesso autore è consapevole della regola e, molte volte, si adegua per ottenere l’agognato “Imprimatur“.

Anche quando nascono i primi editori puri, gente che della condivisione della conoscenza fa un’industria, il potere esercitato nella selezione del contenuto da trasferire rimane pressoché intatto. Tanto è vero che i diversi poteri (politici e religiosi) si dotano di strumenti per diffondere conoscenza indipendentemente da quella veicolata per tramite dell’industria borghese. Stampare libri è come stampare moneta. In entrambi i casi si distribuisce carta con la quale si acquisisce potere e credibilità E’ evidente che se fra chi stampa si stabilisce un cartello non esiste regola di concorrenza che valga. Il conformismo dell’informazione, la così detta auto censura del contenuto, è uno dei sistemi più efficienti per sedare la brillantezza intellettuale di una comunità. Un’opposizione che non stampa è un opposizione che non esiste. Non ha titolarità. Questo è tanto più vero quando la lingua della conoscenza non è più unica, ma centuplicata nella Babele degli idiomi.  Chi detiene il controllo di cosa si stampa in una lingua, detiene il controllo sulla conoscenza di un popolo.

Con l’avvento di Internet, in molti casi il rapporto diretto tra insegnante e allievo si ristabilisce. Il contenuto perviene direttamente, senza filtri imposti da autorità centralizzate.  All’Imprimatur del Papa, si sostituisce l’indicizzazione del motore di ricerca che può rendere popolare un contenuto o seppellirlo nell’infinita varietà di materiale disponibile, ma il contenuto, salve clamorose censure, è comunque disponibile.

La qualità della conoscenza diffusa in questo modo è mediamente molto più bassa di quella stampata, ma ha l’indubbio merito di poter veicolare idee non conformiste. Inoltre, una nuova lingua comune diventa disponibile. Non più quella dell’Impero Romano, ma quella dei moderni imperi calvinisti. La selezione non è più affidata al controllo del potere, ma alla capacità critica del lettore che deve essere capace di scegliere il contenuto senza darlo per scontato.

Se si tratti di vero progresso è una valutazione che, almeno per ora, si può fare solo sulla base delle percezioni personali. La ricaduta della trasformazione della stampa fisica in stampa digitale potrà essere valutata scientificamente solo tra qualche decennio. E’  mia opinione che un’informazione indipendente, mediamente meno buona, sia più utile di un’informazione selezionata se la scelta non è affidata al metodo scientifico, ma a criteri industriali, politici o religiosi.

I libri, per il modo stesso con il quale sono giunti alle stampe, spesso raccontano bugie perché sono i sopravvissuti ad una lunga operazione di censura esplicitata attraverso l’ammissione alle stampe.  Oggi più che mai, chi ottiene il placet di veicolazione da parte del sistema di potere politico/industriale è persona sospetta perché, almeno nel nostro paese, al guadagno economico dell’industria dell’editoria si è preferito il vantaggio di potere che essa porta con sé. Uno dei motivi di imbarbarimento nazionale è che non si è valorizzata la capacità critica dei lettori, preferendo acquisirne il consenso.  La maggior parte degli italiani non sono svezzati dal punto di vista culturale e continuano a nutrirsi di papponi.

Il vero scrittore di talento o il giornalista in gamba non va cercato esclusivamente sulle prime pagine dei quotidiani, ma nell’enorme e poco selezionato mondo della rete. Non deve essere il critico di Repubblica.it a dirvi chi veramente è un autore valido da leggere, ma la vostra personale capacità di discernimento.

Internet, a differenza dei libri, racconta mediamente la verità (nell’accezione della legge debole dei grandi numeri), solo che non mette la fascetta con il numero di copie vendute. Avere fiducia nel proprio giudizio è l’unica bussola per orientarsi nel mare della conoscenza e per evitare Dan Brown.