Bene abolire l’articolo 18 8


Giovedì 15 marzo 2012, ore 15,00.

Presso la sede di un importante gruppo industriale italiano, che chiameremo azienda 1, un dirigente e un collaboratore della stessa incontrano il presidente e il responsabile commerciale di un importante gruppo occidentale che sta cercando di lanciarsi sul mercato UE, che chiameremo azienda 2.

Da alcuni mesi il collaboratore dell’azienda 1 segue questo progetto con il responsabile commerciale dell’azienda 2: le prove hanno avuto esito positivo e l’accordo commerciale è stato trovato con condizioni particolarmente vantaggiose per l’azienda 1, con tanto di contratto a lungo termine.
A giochi ormai fatti, durante quello che dovrebbe rivelarsi poco più di un evento di p.r., il dirigente dell’azienda 1 osserva probabilmente per la prima volta le condizioni raggiunte, si gira dubbioso verso il presidente dell’azienda 2 e con consumata arroganza gli domanda: “Ma come fate a fare prezzi tanto bassi? Siete sicuri di poter mantenere queste condizioni?”.

Lunghi istanti di silenzio. Il presidente volge la testa verso il suo commerciale e non commenta; il commerciale rivolge uno sguardo sorpreso al collaboratore dell’azienda 1, a sua volta imbarazzato e soprattutto stupito. Ha sentito bene: un dirigente del gruppo per cui lavora ha appena affermato che il prezzo ottenuto è troppo basso rispetto al mercato, proprio di fronte alla controparte.
Il presidente accenna a un sorriso e risponde con educazione alla domanda del dirigente.

Non vi sono commenti ulteriori. L’incontro si chiude poco dopo in grande cordialità.



Mercoledì 28 marzo 2012, ore 9,00.

Il responsabile commerciale dell’azienda 2 telefona al collaboratore dell’azienda 1.
“Sai, il presidente ha riflettuto molto sui prezzi che vi avevamo proposto. Il vostro dirigente aveva proprio ragione, non possiamo mantenere quelle condizioni, dobbiamo rivedere l’offerta. Ti mando subito l’aggiornamento via email.”.
Il collaboratore se l’aspettava. La mail segue poco dopo. La apre già rassegnato e scopre come l’azienda 1 abbia bruciato circa 300.000 € di opportunità già acquisite per ciascuno dei prossimi 2 anni.
In altre parole, 600.000 € di perdita secca.

Nella visceralità del momento, fa per dirigersi con le due offerte dal funzionario cui quel dirigente riporta. Vorrebbe spiegargli le ragioni di quella differenza. Lungo il breve tragitto valuta la situazione.
Il funzionario possiede la maggior arroganza del grado più alto ma competenze anche minori del dirigente, non è detto che possa cogliere quanto accaduto. Tra l’altro quel dirigente l’ha pur sempre scelto lui, risponde dei suoi errori, ed entrambi sono stati scelti dall’imprenditore, che risponde dei loro errori di fronte al CdA. Per difendersi potrebbero addirittura volgergli contro, col falso ma facile pretesto d’aver valutato male l’affidabilità dell’azienda 2 e perso un sacco di tempo con essa. Ci sono tutte le condizioni per prendersi del coglione.

Il collaboratore torna alla sua postazione, straccia l’offerta vecchia e prepara una giustificazione plausibile per il prezzo più alto, da presentare alla prossima riunione di progetto. Un aumento energetico, un problema tecnico, una specificità nell’applicazione, quoi qu’il soit. Tanto nessuno ne capisce un cazzo e, quantomeno, non saranno problemi.

L’azienda 1 non sta andando benissimo. Il calendario da tavolo è sulla scrivania, i giorni di cassa integrazione a lui assegnati sono cerchiati in rosso. C’è la crisi, dicono. Si chiede per quanti giorni lui e i suoi colleghi debbano stare in cassa per consentire all’azienda di racimolare 600.000 €.
Poco più in là c’è la foto del suo piccolo capolavoro. Il collaboratore pensa al tempo che potrà trascorrere con lei. In un attimo ogni sua preoccupazione diviene più leggera.


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Qué culpa Tiene mi corazón? Si la niebla se esfuma Qué otra pasión me espera? Será tranquila y pura? Si mis dedos pudieran Deshojar a la luna! https://vianuova.wordpress.com/

8 commenti su “Bene abolire l’articolo 18

  • Gianalessio Ridolfi Pacifici

    Modificare la cultura di una nazione per decreto legge e senza modificare contemporaneamente l'infrastruttura che serve a sorreggere il cambiamento è un approccio nazista o comunista, decidete voi e questo anche se "lo vuole l'Europa".
    Ringrazio personalmente l'autore di questo e dell'altro articolo di oggi per averci esposto con chiarezza cristallina due aspetti di un cambiamento epocale che non siamo chiamati a condividere, ma a subire. Ho la presunzione di pensare che politici e "professori" abbiano un grosso limite comune. Vivono nel loro mondo fatto di teoria, privilegio, acqua minerale leggermente frizzante e uffici silenziosi ed ampi che non hanno nulla in comune con la nostra vita.
    L'effetto a lungo termine della legge elettorale attuale è questo. Nessuno più deve usare le orecchie per fare politica, basta la lingua, ma non per parlare.

    • Emanuele Maccio'

      assolutamente d'accordo, basti pensare anche all'infelice uscita di Catricalà a ballarò dove (magari con le migliori intenzioni) affermava che capiscono i cittadini normali perchè anche loro lo sono stati (!)

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