Da Kant a Monti (via Scilipoti)

Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Da Kant a Monti (via Scilipoti)" è stato scritto da rosso malpelo

Assistevo in televisione ai contorcimenti del potere sulle decisioni da prendere. Si sfogliano i petali della margherita: Monti o non Monti. Monti da solo o con il presidio di figure nuove e intonse, quali Amato e Dini. Chi tutela meglio la casta, chi va alla Giustizia ecc. ecc.
Intanto i pensatori castali pensano: ci conviene appoggiarlo?, ci conviene l’appoggio esterno? , guai a lui se si permette di scegliere i ministri senza consultarci. Ne va della dignità del partito!!.
Del centro destra non parlo. Non ho tempo da perdere. Non parlo del Centro e neanche del PD parlo perché la sua scelta l’ha fatta da tempo, molto prima che l’Europa imponesse, via Napolitano, il Professor Monti, uomo senz’altro dabbene a dispetto delle accuse lanciategli ieri sera da un tizio nella trasmissione di Santoro.La scelta del PD è stare con l’Europa, con questa Europa.
Tornerò su Monti. Ora mi preme sottolineare le posizioni dei vari sinistri.

Di Pietro (sinistra ??) , la cui utilità marginale, caduto il Cavaliere, è prossima allo zero, si oppone, ovviamente. Vuole le elezioni perché pensa di salvare le chiappe per i prossimi cinque anni, scegliendosi, con questa legge elettorale, i parlamentari più abili (Scilipoti, De Gregorio, ecc.)
Si oppone anche Rifondazione (Diliberto, Ferrero ed altri cinque) perché sa che la sua totale irrilevanza sarà definitivamente certificata da un governo non troppo delinquenziale con ulteriore prosciugamento delle fonti vitalizie per i suoi piccoli professionisti, anche locali.
I Verdi sono patetici (ed è un peccato per le tematiche di riferimento). Il loro segretario ha fatto fare le primarie fra i simboli (sic !!) ed era contento perché 20.000 persone avevano scelto fra due o tre stendardi . Il furbacchione non dice che dietro i vari simboli si celano gruppetti noti, con modeste figure di seconda o terza fila, pastasciuttari d’accatto.

L’uomo orecchinato ed inanellato ha detto una cosa sorprendentemente (dato il personaggio) concreta e responsabile: “se non si può fare a meno di questo Monti, almeno si faccia una patrimoniale, si riducano le spese militari e governi il più breve tempo possibile”. Programma auspicabile , nel solco dell’equità, ma, temo, poco praticabile visti i rapporti di forza tuttora presenti in Parlamento.
Sentendo tutti i fiumi di dichiarazioni di questi giorni, le banalità, vedendo i triti riti, non posso fare a meno di pensare che il pensiero, l’analisi, il progetto,  l’idea per qualcosa che non siano i prossimi cinque minuti, la prossima comparsata televisiva, se ne sono andati . Forse, come ha detto un amico, se ne sono andati insieme all’essere onesti e seri, alle generazioni allevate in una scuola, in una società che non era appestata dal berlusconismo e da questa cultura da quattro soldi.

Da qui bisogna ripartire.
Bisogna riordinare l’analisi. Bisogna discernere.
In concreto: la sinistra non sbaglia quando dice che la ricetta di Monti sarà la ricetta dei grandi gruppi economici e finanziari.
Ma questo è il punto. Quale analisi dei processi si mette in campo?
Quali conti si fanno oggi con il capitalismo nella sua forma estrema, a turbo trazione? Quali strategie si vogliono mettere in campo? Quali priorità si devono e si possono ragionevolmente sostenere. Priorità che non mettano però in campo i vecchi contro i giovani, i salariati garantiti contro le partite iva del precariato. Come fare per ridurre un po’ l’evasione fiscale che da sola varrebbe 100 miliardi di euro all’anno?
Quali campi devono essere lasciati all’iniziativa economica del pubblico. Campi che pure sono infiniti atteso che il privato non può fare quelle grandi infrastrutture che servono allo sviluppo. In questo caso, quanta quota di deficit annuale, rispetto al PIL, è opportuno programmare per consentire un traino alla ripresa economica?

Cosa fare per abbattere lo stock di debito pubblico accumulatosi in tanti anni, col suo fardello di interessi e che rapporto c’è tra il debito pubblico e la ricchezza privata enormemente cresciuta in parti non irrilevanti del Paese? E, prima ancora di tutto, che idea abbiamo di noi stessi e del nostro rapporto con il nostro passaggio terreno e degli altri.
Monti non farà nulla in tal senso ovviamente. E, ovviamente, non si porrà quasi nessuna di queste domande. Anzi penso che forse faticherà non poco anche solo nel compilare la lista dei ministri.
Ma non è a lui che bisogna chiedere queste cose. Monti ci darà un po’ di serietà che, di questi tempi non è poco e che , suppongo, vale da sola una mezza manovra economica. Per il resto, ci cucinerà una ricetta nota.
Ma sono gli altri, quelli che per anni abbiamo votato, anche , in passato, con un pizzico di passione, che ci fanno arrabbiare e deprimere insieme.
Siamo arrabbiati e depressi perché i nostri soggetti politici di tradizionale riferimento sono muti di fronte al nuovo che erompe, insteriliti nella difesa di privilegi di casta e, quando va bene, delle svariate corporazioni.

Dobbiamo smettere di essere arrabbiati e pensare a fare da noi.
Cominciare a pensare da noi, anche in piccoli gruppi, anche solo per il piacere di non sentirci dei vuoti a perdere.
E se non vogliamo farlo non per noi, facciamolo almeno in spirito di servizio.
I nostri figli ce ne saranno grati.

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