Cuba 188 – USA 3. 1


Il 14 Novembre, per la ventunesima volta consecutiva, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite si è riunita per votare la risoluzione che prevede l’interruzione dell’embargo a cui Cuba è sottoposta da ormai più di 50 anni.

Dal 1963 è proibita l’esportazione di tutto quanto prodotto negli Stati Uniti a Cuba, sia direttamente che attraverso Stati terzi, e l’importazione di prodotti cubani, eccezion fatta per opere d’arte con valore inferiore ai 25.000 dollari. Sono stati inoltre congelati i patrimoni cubani negli Stai Uniti e limitati i viaggi da Cuba verso gli States con permessi speciali solo in caso di Emergenze Umanitarie.
Si sa che gli Americani hanno terribilmente a cuore la democrazia al punto tale da preferire affamare un popolo ‘oppresso da una dittatura’ piuttosto che averci a che fare. Questo quando, ovviamente, non può direttamente bombardare, esattamente il caso Cubano con alle spalle l’Unione Sovietica in piena guerra fredda.  Così, per questione di coerenza di atti e di pensiero, nel 1996, una nuova legge di stampo americano ha inasprito maggiormente l’embargo.
Allo stato attuale Barack Obama ha provveduto ad allentare la morsa, con l’idea di di rendere la popolazione cubana meno dipendente dal regime che ancora continua a resistere, ma al di là di allungare la lista di oggetti da poter esportare legalmente, ha fatto ben poco per migliorare tanto i rapporti quanto le condizioni dell’isola.
Dopo questo riassunto mal fatto di vicende molto più lunghe e complesse, arriviamo al dunque, a quello che i giornali e le televisioni non vogliono dire per non-si-sa-bene-quale-motivo: l’Assemblea Generale dell’Onu ha per la ventunesima volta approvato una risoluzione che prevede l’interruzione dell’Embargo  con 188 voti a favore, 2 astensioni e 3 contrari, nello specifico Stati Uniti, Israele e Palau (che non ho ancora ben capito cosa sia e dove si trovi).
Ovviamente la risoluzione non è vincolante di modo che gli USA possano permettersi di fare orecchio da mercante anche la ventunesima volta, nonostante l’opinione contraria al suo operato da parte di praticamente tutti i paesi delle Nazioni Unite.
Sfortunatamente l’Assemblea Generale è priva del potere esecutivo, motivo per cui può prendersi il lusso di votare apertamente contro il pensiero statunitense senza colpo ferire, certa di non avere alcuna possibilità di imporsi, cosa che garantirà nei secoli coscienze pulite e rapporti diplomatici tutto sommato tutelati.
Mentre i rappresentanti degli stati giocano al piccolo diplomatico votando fino alla nausea qualcosa di inutile, a Cuba le risorse alimentari diminuiscono e la gente comincia a sentire lo stomaco che brontola.
 Prendere il topo per fame, una strategia non da poco che molti altri paesi hanno imparato dagli Stati Uniti (o che questi hanno insegnato?)
Aspettiamo pazientemente che organizzazioni come Emergency o Amnesty International decidano che sia il caso di mobilitare l’opinione pubblica facendole sapere che a Cuba è in atto una quasi emergenza umanitaria.
Fino ad allora accontentiamoci di sapere che 188 paesi, pur pensando che la superpotenza di Obama abbia torto marcio, non hanno intenzione di dire né fare nulla per modificare lo stato delle cose: guai a rompere i giocattoli nel cestone americano, troppi interessi smetterebbero di essere tutelati e ognuno dovrebbe sul serio iniziare a pensare per sé senza dietro “The Godmather” a stelle e strisce.

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Un commento su “Cuba 188 – USA 3.

  • ilBuonPeppe

    “Le attività economiche principali di Palau sono il turismo, l’agricoltura di sussistenza e la pesca. Il governo rappresenta il principale datore di lavoro nel paese, che dipende fortemente dagli aiuti statunitensi.”
    Fonte: wikipedia

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