#csxfactor,primarie centrosinistra: Il Vuoto Oltre la Siepe


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Beppe Grillo ha assolutamente ragione quando vieta ai suoi di partecipare ai talk show. Non è censura, ma il netto rifiuto di un modello culturale basato esclusivamente sulla personalità dell’”ospite” e la capacità di tenere la scena piuttosto che sui contenuti. Non a caso, alla fine, nessuno sa veramente cosa pensino Favia e Salsi, si sa solo che “lottano per la democrazia del movimento”, tipica idea di plastica, da scaffale di hard discount delle opinioni dove, per decenni, sono state esposte in bella mostra le ideologie del berlusconismo. Roba fatta in serie in Cina, a bassa tecnologia e di infima qualità, ma con una scatola colorata e il prezzo stracciato.

Ieri sera, nel corso del confronto tra i cinque candidati alle primarie del centrosinistra, l’abbandono del modello culturale basato sul talk show dove più che il concetto conta l’esibizione muscolare, la vetusta tetta siliconata o la barba tagliata in stile luciferino, ha provocato in gran parte degli spettatori un’inquietante spiazzamento intellettuale. I cinque candidati, dietro il loro banchetto trasparente, appollaiati sulla pedana che ne incrementava artificiosamente l’altezza, non sono degli “ospiti” pronti a sfoderare il bon mot o l’aggressione verbale dell’avversario, ma dei quarti di bue appesi al gancio, esposti alla valutazione dell’avventore.

Nonostante i curatori del programma non abbiano avuto il coraggio di infierire – domande alla camomilla, inesistente contraddittorio col conduttore – il modello è tale che, svestiti della loro corazza da “ospiti”, i cinque quarti di bue mostrano senza infingimenti la loro clamorosa insipienza, la totale inadeguatezza ed il dilettantismo tipico di chi crede di essere uno statista solo perché becca un appannaggio da favola e gira nella macchina blindata con la scorta.

Noi dobbiamo tanto a Sky e ad alla ingenuità del partito democratico che, sopravvalutando la sua profondità culturale, ci ha consentito di capire veramente con chi abbiamo a che fare. Il talk show non era una piattaforma che nascondeva le qualità degli “ospiti”, ma una specie di maschera di cera che copriva il nulla totale ed assoluto di una classe dirigente selezionatasi attraverso il servilismo e l’adulazione verso il ras di turno.

Nonostante la blandizie insita nelle insipide domande, i candidati latitano intellettualmente per l’intera durata del confronto. Al cospetto di un paese che brucia nella crisi economica e culturale più prepotente della sua storia, nessuno dei soggetti intervistati, nemmeno i più estremisti, esprime opinioni in deviazione dalla linea. Se si volesse paragonare il confronto ad un pasto, è come se fossero state servite tutte le portate della dieta di un malato di gastrite: riso in bianco, pollo lesso, patata bollita e mela cotta come dolce. Se esiste una linea dirompente per ridare vigoria ad una nazione che affonda, ieri sera era altrove.

In un’atmosfera che ricorda un gioco televisivo condotto da Gerry Scotti, ma senza Gerry Scotti che sicuramente è più incisivo del conduttore spacciato da Sky, si è assistito ad una successione infinita di “ma anche” culminata con la citazione di Papa Giovanni e del Cardinal Martini come modelli culturali fatta da quelli che dovevano rappresentare l’area più laica dello schieramento.

Quando, infine, il confronto è cessato, è rimasta la consapevolezza che, a meno di una vera rivoluzione scatenata nella cabina elettorale, la prossima legislatura sarà un prolungamento del commissariamento della BCE sotto il controllo del suo Quisling piazzato al Quirinale per rilevare la torpida poltrona golpista del peggior presidente della Repubblica che questo paese è stato capace di tollerare.

I debiti si pagano, in un modo o nell’altro, e venti anni di totale distrazione e di assoluta inconsapevolezza civile sono un debito enorme che tocca risarcire, fino all’ultimo centesimo e con tanto di interessi.

Buona fortuna a tutti.



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