Un Fiume di Informazioni 4


Sono sotto controllo. Stavolta sono certo di aver fatto mangiare la polvere a tutti i miei amici. Anche a quello coinvolto in una misteriosa vicenda di cronaca perché omonimo dell’autista del bancarottiere di riferimento. Persino al mio amico che si è portato a letto una modella: evento chimico scatenato dalle sostanze stupefacenti che albergavano nel di lei organismo, venute a contatto con le medicine per le mucche che lui si iniettava, con un ago da ippopotami, tra muscoli guizzanti e fegati in lacrime. Nessuno sa esattamente che cosa successe quella notte. Lui, uomo d’altri tempi, tace, per dignità e rispetto. Concede ogni tanto un gesto eloquente o un’espressione mista, tra il godereccio e l’incredulo, giusto per mantenere viva in noi l’ammirazione e spremere fino all’osso il ritorno sociale di cotanta impresa.

Ho stracciato tutti, posso affermare non senza una punta di sintomatico mistero, che il mio blog è tenuto sotto controllo niente sedere di meno che dalla presidenza del consiglio in persona! Diversi accessi al mio sito, giungono dritti dalle sale del potere, la stanza dei bottoni, il tempio della politica vera, quella che conta. I miei amici sono impalliditi. Quello della modella, sconvolto dalla notizia, ha cercato di riguadagnare terreno dicendo “non vi ho mai detto che la modella aveva due gemelle e che si sono infilate nel letto con noi?”, ma è stato zittito a colpi di melanzane in faccia. Ora io sono il depositario dell’invidia generale. Io sono ciò che gli altri vorrebbero essere….
Certo ho dovuto tacere un piccolo particolare: grazie a semplici strumenti tecnici a disposizione di tutti, ho rilevato gli accessi dalla rete denominata “presidenza del consiglio dei ministri”, ma ho potuto anche verificare che cosa stavano cercando. In particolare, qualcuno ha cercato con google “fiume bottego” ed è finito sul mio post sull’enigmistica. In pratica c’è un tizio negli uffici del primo ministro, che fa le parole crociate e non è neppure bravo. E imbroglia.
D’accordo, questo ridimensiona un’anticchia il mio quarto d’ora di celebrità, ma sicuramente posso fregiarmi di un’informazione riservata: so che cosa fanno gli impiegati d’alto livello durante l’orario di lavoro e so anche qualcosa delle loro nozioni di geografia. Che ci faccio ora con queste informazioni? Niente ovviamente. Principalmente per motivi etici: per esempio la paura di finire in Siberia a coltivare lime dei caraibi. Però questo mi ha fatto pensare.

Si sente dire spesso, tra la gente che pare saperne, che l’informazione è potere. Il fatto che migliaia di persone socialmente influenti vengano controllate e spiate, avallerebbe questa informazione, che quindi ci rende un po’ potenti. La domanda che nessuno si pone è: perché carpire informazioni è così importante? Perché qualcuno è disposto a rischiare, a spendere ingenti somme di denaro per sapere che dice Vieri a Muccino? E’ evidente che la realtà che noi percepiamo attraverso gli organi di informazione, non rappresenta minimamente l’effettivo svolgersi degli eventi. Altrimenti che senso avrebbe? Se ciò che succede, come succede e perché succede, fossero informazioni alla portata di tutti, a nessuno verrebbe in mente di tenere sotto controllo centomila telefoni. Non ci sarebbero reti di spionaggio, talpe, cimici e altre bestie varie. Tutto ciò porterebbe a pensare che tutti quei sospetti, quelle ipotesi di complotti e macchinazioni nell’ombra, possano trovare sostegno nella ricerca affannosa e illegale, di informazioni private. Se queste informazioni sono così importanti ed è così importante tenerle nascoste, è concesso pensare che esista una realtà politica, sociale, economica e via discorrendo, che noi, massa volgare, ignoriamo o siamo costretti a ignorare.

La privacy: bella parola. Bel casino. Ormai chiunque sventola la bandiera della privacy. Il tizio che usa risorse pubbliche per fatti privati, i criminali i faccendieri. Pare che qualsiasi reato sia un furto di caramelle di fronte alla violazione della privacy. Se ci fosse un piano per gabbare milioni di consumatori o milioni di malati con i polmoni un tanto al chilo, lo vorreste sapere? O in nome della privacy preferireste continuare ad essere ciurlati nel manico? Se sto commettendo un crimine, il minimo che mi aspetto è che qualcuno stia facendo di tutto per impedirmelo. Ma se non ho niente da nascondere? Altro bel problema. In un contesto di legalità sociale, è ovvio che io possa e debba pretendere il rispetto della mia privacy. Ma a guardarci bene in fondo, la privacy è una necessità scaturita dalla stupidità umana.

Se qualcuno ascolta le mie conversazioni erotiche con il mio pizzaiolo, è sicuro di avere qualcosa su cui far leva per tenermi in pugno (in termine tecnico: mi tiene per le palle). Ma questo è dato dal fatto che io so che in qualche modo avrò un danno sociale dalla diffusione delle mie telefonate sesso prosciutto e mozzarella di bufala. Perché la gente mi giudicherà e, probabilmente, emarginerà per questo. La stessa gente che invece è tranquilla, perché ancora nessuno ha scoperto che si fa frustare da un nano vestito da suora o da un kapò in autoreggenti (soprattutto auto). Lo stesso dicasi per il fatto, per esempio, che ho le ragadi (per ovvi motivi) o che, peggio ancora, sono ateo. La vera mostruosità non è non rispettare la privacy a tutti i costi, ma il fatto che le persone sono sempre pronte a giudicare, etichettare e condannare. Non stiamo difendendo la nostra privacy, ci stiamo difendendo dall’assenza totale di comprensione, di umanità. Questa è la vera piaga.

In assenza di questa disumanità, potremmo tranquillamente avere telecamere ovunque, registrare le nostre impronte digitali e farci ascoltare le telefonate. Saremmo sicuri che a nessuno interessa se metto il perizoma o tradisco mia moglie (magari a lei un po’ interessa), ma saremmo un po’ più sicuri che la realtà che percepiamo, si avvicini molto a quella effettiva. E’ un concetto difficile da assimilare, me ne rendo conto. Siamo abituati a difendere il nostro privato da occhi morbosamente curiosi e ipocriti. Ma se ognuno avesse la propria vita da vivere e non quella degli altri e conoscesse più la comprensione o al limite l’indifferenza, del disprezzo e l’invidia, sarebbe più facile parlare di una privacy umana e non difensiva.

Per il tizio della presidenza del consiglio, il fiume di Bottego si chiama Omo, però la prossima volta niente internet o enciclopedie, arrivaci con gli incroci e memorizza, se no non lo impari mai.


Informazioni su Contributo redazionale

A seguito di un attacco hacker il database degli autori degli articoli di MC è stato compromesso. Questo articolo è stato scritto da un contributore di MC, ma non è stato possibile risalire a chi. L'autore, se lo ritiene opportuno e necessario, può richiedere la ri attribuzione del contenuto via contatti del sito.

4 commenti su “Un Fiume di Informazioni

  • Alessandro

    Ciao 🙂
    Sono costretto a trovarmi in disaccordo per quanto riguarda la privacy, mentre per il resto sottoscrivo assolutamente!
    Nonostante sia certamente giusto che i sospettati – e i corrotti, e i collusi ecc ecc… – possano essere controllati (e, quindi, che li intercettino a tutto spiano!) l’abolizione totale della privacy (come dici tu, telecamere ovunque!) non crea problemi solo per il giudizio della gente. Non trovi che un controllo così totale possa essere rischioso anche per le libertà individuali, e che possa aprire le porte all’instaurazione di uno stato totalitario?
    Lo so che mi faccio le seghe mentali, però..!

  • bneo

    Sarà che la mia vita sociale si riduce a me stesso (e siamo già in troppi così), ma Cruman mi trova (semmai mi cercasse) assolutamente d’accordo con tutto l’articolo.

    P.S. E’ politically correct chiamare un fiume Omo? Mah.

  • cruman

    @alessandro
    non era questa la mia posizione. Io ho voluto descrivere da che cosa derivi la paura dell’invasione della privacy, il che non significa che possiamo farne a meno (della privacy non dell’invasione). La condizione delle telecamere ovunque, come ho specificato, era preceduta da una ipotesi di assenza di disumanità e con questi presupposti uno totalitarismo sarebbe impossibile.

    Come spesso mi capita, non volevo prendere una posizione sul intercettazione sì intercettazione no, ma solo gettare una luce sugli aspetti sociologici della paura, da un lato dell’invasione della privacy, dall’altro del bisogno di giudicare qualcuno peggio di noi.

    @bneo
    quando la vita sociale si riduce a se stessi, si evita un sacco di gente fastidiosa.

I commenti sono chiusi.