Cronache di gente senza speranza 14


Sono stanco di parlare di migranti, di rom, di reddito di cittadinanza, della scorta di Saviano e delle navi delle ONG. Vorrei parlare per un attimo di quello che in questo momento mi fa più paura: il futuro.
Sono un uomo ancora valido, sano, autosufficiente. Posso difendere, sostenere e proteggere chi, fra quelli che mi sono vicino, ne ha bisogno.
Eppure, qualche giorno fa, ho sognato di essere vecchio. Più vecchio di quello che già mi sento dentro. Indebolito nel corpo, nella determinazione e nella lucidità. Ho sognato di essere solo, in una stanza, incapace di provvedere ai miei bisogni ed a quelli delle persone che, sarebbe troppo lungo spiegare perché, dipendono completamente da me.
E’ stato un brutto sogno.
I giovani, anche quando vivono in un paese come il nostro, hanno più strade da percorrere. Molte sono impervie ed estremamente faticose. Sono sicuro che nemmeno per loro è facile, ma man mano che il tempo passa, le numerose strade che si aprono davanti a un ragazzo che diventa uomo e poi anziano, si riducono e si stringono fino a diventare un sentiero stretto che non consente scelte e che bisogna percorrere anche se non se ne ha la voglia.

Ecco, il vero inganno è questo. Un paese che non prepara il futuro perde progressivamente la fiducia dei suoi cittadini. Molti di noi dormono male la notte quando nella cassetta postale trovano l’avviso di una raccomandata inesitata e devono attendere due giorni per sapere di cosa si tratti, come se incombesse una minaccia: una multa? Una cartella fiscale? Un avviso di mancato pagamento? Quanti uffici e quante persone bisognerà girare come mendicanti col foglio in mano per risolvere il problema?
Il paese nel quale viviamo non ci fa sentire accolti, protetti, inseriti in una comunità solidale e partecipata. Il nostro paese è un’insieme di solitudini prigioniere di migliaia di leggi, regolamenti, censimenti e schedature dove molti di noi continuano a vivere con difficoltà e sospetto. Possibile che il nostro sogno si sia ridotto a sperare di smantellare i campi Rom o di prendere un sussidio di disoccupazione?

La gestione dei problemi correnti non è politica, è amministrazione e chi amministra non è un politico è un amministratore, come quello del condominio. La politica deve fornire un obiettivo a cui lavorare tutti insieme per sentirsi una squadra che sa di poter contare su sé stessa. Se questo non avviene, se nessuno è in grado di comunicare questa sensazione, che si chiami Di Maio, Salvini o Renzi, si tratta solo di gente di passaggio, destinata a finire nelle scritte in piccolo dei libri di storia futura, se mai saranno scritte. Quelle dove si racconta dei piccoli fatti, dei briganti di passaggio e delle miserie che ogni paese è costretto a subire quando è solo un pezzo di terra con una bandierina colorata piantata sopra.


14 commenti su “Cronache di gente senza speranza

  • doxaliber

    Io sto invecchiando peggio di quanto sperassi, fisicamente parlando. Comunque ho smesso di sognare la “rivoluzione” molto tempo fa, ma ancora oggi ogni tanto sogno di poter fare qualcosa di utile e concreto, anche se poi i sogni finiscono all’alba e rimangono solo i problemi del quotidiano vivere.

    La penso come te:

    La gestione dei problemi correnti non è politica, è amministrazione e chi amministra non è un politico è un amministratore, come quello del condominio. La politica deve fornire un obiettivo a cui lavorare tutti insieme per sentirsi una squadra che sa di poter contare su sé stessa.

    questo è ciò che manca davvero.

  • fma

    In democrazia la qualità del governo del paese va di pari passo con la qualità della gente che ci abita. Il futuro del paese viene di conseguenza.
    La democrazia non contempla il governo dei migliori, che può immaginare il futuro che più gli aggrada, per esempio il sol dell’avvenir. Va benissimo il coglione che ha raccolto il maggior numero di consensi. Naturalmente più la gente è scadente più è facile che scelga dei coglioni. Della qual cosa quella stessa gente, poco più avanti, s’indignerà moltissimo sospettando dei poteri oscuri.
    Io ho smesso di credere alla Politica dei grandi progetti. Mi basterebbe non dover attendere due giorni per una raccomandata inesitata, magari dovendomi recare in un ufficio postale distante una quindicina di chilometri perché il servizio lo hanno centralizzato.
    Naturalmente dico così perché son vecchio e il mio futuro è basso. Fortunati i giovani che ci pensa Di Maio.

    • Emilio

      I vecchi non si tirino fuori, me compreso. il presente è la somma degli elementi del passato. Il coglione che ha raccolto il maggior numero dei consensi ha qualcosa a che fare con le spinte profonda della specie. Se al momento ci sono un numero esorbitante di coglioni, questo non si può addebitare al decadimento della specie bensì alle azioni dei “migliori” che forse tanto migliori non sono e forse non hanno agito al di fuori della inestinguibile ed umana “pro domo sua”. Anche.

      • fma

        Nell’opera utopica “La Repubblica” Platone teorizza uno stato ideale con un regime aristocratico (aristoi= i migliori), partendo dall’idea che chi deve fare il bene collettivo deve essere prima di tutto capace di identificarlo.
        È un’idea che nasce per rimediare al principale difetto della democrazia che consente ai demagoghi, forti del consenso popolare, di accedere alla stanza dei bottoni anche se privi delle conoscenze necessarie, con danno di tutti. L’idea è stata ripresa innumerevoli volte nel corso della storia, a dimostrazione che il problema è concreto.
        John Stuart Mill propose un sistema in cui un voto extra era concesso ai colti. Jason Brennan propone l’epistocrazia come alternativa alla democrazia. Non più il governo del popolo (demos) ma il governo dei capaci. Episteme, conoscenza certa e fondata.
        In questo senso, in Italia, che io sappia, non c’è mai stato un governo dei migliori, ai quali dunque non può essere imputata la qualità (scadente) del popolo che vive oggi in Italia. Negli ultimi settantanni i governi sono stati scelti tutti dal popolo e non sono mai stati un granché, anzi, alcuni sono stati assolutamente ridicoli.
        Aggiungo una nota di costume: imputare ad agenti esterni la responsabilità delle scelte del popolo, specie quando queste sono sbagliate, vuol dire non riconoscere al popolo la capacità di analizzare i fatti e di farsi un’idea da sé. Cioè dare ragione a quelli che sostengono la necessità di un governo dei migliori. 🙂

        • Dario Ultracrepi

          Due cose… se da mò sapevamo che la democrazia comporta il rischio da te descritto, a che scopo fare tanto di WWII resistenza e bla bla bla… e poi, se gli agenti esterni non sono la causa della rivolta dei coglioni, in entrambi i sensi, perché ce stanno a insegnà e le rivolte del pane… e le ‘nngiustizzie alle quali er popolo sse ribbellato. La Storia come aria fritta? O peggio come falso indottrinamento?

  • kahhhtt

    In altre pagine, in altri tempi, qualcuno diceva: “Una nazione è tale se: ha un proprio esercito di leva, batte moneta, difende i confini. Altrimenti è una colonia”
    Non facciamo niente del genere.
    Altri dicevano: “La realtà se la capisci è quella che è, altrimenti è quella che è”.
    Condivido completamente la preoccupazione per il futuro. Per questo sono convinto che, al momento, se c’ è qualche possibilità di soluzione essa sia esclusivamente individuale, magari resa difficilissima da circostanze quali età, condizioni fisiche, responsabilità verso altri, ma tuttavia esclusivamente dipendente da scelte personali.
    Non so se questo paese diventerà di nuovo una nazione. Potrebbe farlo se i suoi cittadini smettessero di giocare a fregarsi gli uni con gli altri, riuscissero a separare la percezione della realtà dall’ ideologia, imparassero che, in presenza di un problema, è più utile cercare una soluzione piuttosto che dei colpevoli.
    Mi sembrano tutte condizioni utopiche…

    • Comandante Nebbia L'autore dell'articolo

      le nazioni non nascono da uno sforzo di volontà, ma si formano in un progressivo storico di tradizione, orgoglio, compattezza e cultura condivisa. Mi dica lei se riconosce questi elementi nel nostro paese.

      • kahhhtt

        Le fondamenta di cultura condivisa, quantunque mascherate da mille dialetti, mi pare ci potrebbero essere. L’ orgoglio c’ era. La compattezza si è difesa sul Piave. Da allora molto è cambiato. Mi dica: Lei si vergognerebbe di chiamarsi Italiano ?

        • Comandante Nebbia L'autore dell'articolo

          Lasciamo stare il Piave. La compattezza nazionale non si misura nelle operazioni militari, specialmente se successive a ritirate disastrose e decimazioni effettuate sui reparti. Ci sono altri episodi degnissimi della storia militare di questo paese che non si possono citare perché avvenuti sotto il regime sbagliato e quindi non degni di ricordo. Per una questione di giustizia, lasciamoli da parte tutti.
          Alla sua domanda diretta rispondo direttamente: sì.

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