Cronache della Fine del Mondo


Dio

Dio non esiste. O meglio, se pure esistesse qualcosa assimilabile all’idea di Dio che ci siamo costruiti nelle nostre menti, è posto a un livello percettivo così discosto dal nostro da essere incognito ed estraneo al nostro universo. Per questo, la questione non si pone. L’idea di Dio, concetto complesso proiettato in uno scenario complicato è una semplificazione inaccettabile per chi percepisce l’estrema articolazione del’universo e la subisce come una inevitabile condanna alla cecità.

La Croce

La Croce, o meglio la metafora che si nasconde dietro la sua forma essenziale, innesta la nostra vita come i sottili canali che innervano una foglia. La Croce disegna un destino avverso, affrontato con dedizione, sacrificio, silenziosa sopportazione, anche se la combustione del cuore e del corpo non è indispensabile e mille vie di fuga si aprono scintillanti quando l’ora si fa più scura. La Croce rappresenta la scelta di brillare più di quanto natura abbia deciso. È una forma di ribellione al destino attraverso il quale si definisce sé stessi attraverso la negazione della convenienza, del percorso ottimo, dell’efficienza energetica di una trasformazione. Una combustione non necessaria la cui entropia, finalmente, assume una funzione ribellandosi alla morte termica dell’universo.

Il Senso della Vita

Ho portato la Croce nelle tante vite che ho vissuto. A volte aveva la forma di un fucile, in altre quella delle notti di veglia, in altre ancora ha assunto la forma di lunghi pomeriggi spenti pensando a come fare in modo che le nostre menti si fondessero in un unico grande cuore. Non chiedo perdono per i miei errori perché nessuno sarà mai severo con me quanto so esserlo io con me stesso.

La Fine del Mondo

Silenziosa, si annuncia la fine del mondo. Nella gloria di giornate scintillanti, di notti algide e stelle luminosissime, tra grandi silenzi e scoppi improvvisi, città in fiamme e vite recise. In questa declinazione del destino, dove ognuno di noi dovrà affrontare un cammino di solitudine, l’unico metro che conterà sarà quello che ci portiamo in tasca. La morte, la notte, la dimenticanza, sono inevitabili. L’ultima immagine di noi stessi sarà quella che ciascuno avrà di sé. E questo è.

sai? ti amo ancora. e basta. e basta.