Cronache di Saturno 2


Non è difficile arrivare su Saturno, sempre che non ci si affidi ai metodi tradizionali a base di razzi a propellente solido, fionde gravitazionali e lunghe traiettorie di avvicinamento disegnate nello spazio profondo come pennellate scure su fondo nero. Su Saturno si arriva per una deviazione maligna del destino che aggancia la spina dorsale e la spinge lentamente ed inesorabilmente verso la stratosfera. Poi, con un viaggio lento, lungo, ma quasi impercettibile, si scopre di essere giunti su un altro pianeta e che Terra e la sua gente sono solo un puntino luminoso indistinguibile dai mille altri che si scorgono oltre i colorati anelli che circondano il pianeta.

Saturno è un luogo ostile. Il tuo peso aumenta e il vento, implacabile, ti strappa gli abiti dal corpo. Così che ti trovi solo in un Altrove che nessuno ha mai descritto e che, tu stesso, non sapresti raccontare. Su Saturno si arriva, ma da Saturno non si parte. I gas che lo compongono formano una nebbia fitta che ha il potere di farti perdere la strada. Così, immerso in quella luce lattiginosa, senza nessun riferimento, per una strana distorsione, le usuali coordinate perdono di significato e passato, presente e futuro si appiattiscono insieme in uno spazio tempo dove non ci si muove in nessuna direzione e tutto sembra destinato a compiersi secondo un disegno che si è chiamati solo a guardare.

Quando si arriva su Saturno si diventa membri di un altra specie che nulla ha più a che fare con quella nella quale si è stati concepiti. Perciò si cammina tra la gente senza capire quello che dice, senza comprendere perché ridano o per quale motivo certe cose gli appaiano importanti. Si arriva su Saturno, ma è un viaggio che si compie internamente, così che il corpo rimane su Terra e lo spirito si separa a milioni di chilometri di distanza.

E non essere più corpo e spirito cosa unica è forma sottile di oscura solitudine. 


La voce degli amici: Questo post letto da BoBa


2 commenti su “Cronache di Saturno

  • Antonello Puggioni

    Qui su Saturno, ormai, quasi nessuno sa come trovare dentro di sé il significato della vita.
    Ma l’umanità non è sempre stata cosí sfortunata. C’è stata un’epoca in cui gli uomini e le donne avevano dimestichezza con le scatole di rompicapi che sono dentro di loro.
    Tutti sapevano nominare uno per uno i duecentocinquantacinque portali dell’anima, la solitudine era un concetto sconosciuto e le religioni, di qualunque tipo fossero, non facevano grossi affari.
    Invece oggi l’umanità, totalmente ignara delle verità che giacciono entro ogni essere umano, guarda solo verso l’esterno, spinge sempre verso l’esterno, schiava della voglia di essere ciò che non si è e in cui la sola matematica conosciuta è sottrarre al prossimo, aggiungere e moltiplicare per sè, non dividere con nessuno o dividere male.
    Ed io sono rimasto fregato, non ce l’ho fatta.
    Mica me ne vergogno, un sacco di brava gente, là fuori, non ce la fa.
    Mi sarei stupito del contrario.

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