Cronaca di un Giovedì Inutile

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Oggi sono a casa per decreto ministeriale. Una dozzina di cazzoni strapagati hanno temporaneamente interrotto le loro attività trombatorie e profittatorie per riunirsi e decidere che oggi è festa e devo essere felice, per legge. Ovviamente a spese mie, con un mio giorno di ferie, perché mica i loro amichetti imprenditori ci potevano rimettere per farmi stare a casa in un giorno di merda come questo (non lo sapevi? Leggi qui stronzo, leggi)
Grazie, soprattutto da parte della mia bambina. Magari potevo usare questa giornata di ferie in estate, per farla stare con i nonni che sono vecchi e non possono viaggiare o magari ficcarmi cento euro in tasca (lordi) che male non fanno.  Ma La Russa & Co. mi hanno inculato per l’ennesima volta e quindi me ne resto qui in mezzo al nulla, a mille chilometri di distanza, in una giornata piovosa e fredda, mentre a casa mia è già estate. Fottiti e zitto e non cacare il cazzo, vecchio stronzo di merda. E zitto. E non cacare il cazzo. Vecchio di merda, non cacare il cazzo. Vecchio. Di merda.

Se devo dire la verità, un po’ di festa l’ho fatta, ma ieri sera, da solo. Ho trincato tutta di un colpo una mezza bottiglietta di vodka ricordo di vecchi viaggi. Aperta e scolata, senza manco togliere la polvere dalla bottiglia, senza nemmeno commuovermi per un istante pensando alla mia perduta gioventù, al posto dove la comprai trent’anni fa. Senza provare a ricordare gli occhi chiari e tristi della ragazza che me l’aveva venduta in una bottega fredda e disadorna di Leningrado. L’ho bevuta di nascosto, come si conviene ai vecchi che non possono bere, non possono mangiare, non possono fumare senza correre il rischio di essere sgridati dalla donna che si è abbracciata la croce e gli fa da badante. Di nascosto. Come uno stronzo.

A me l’alcol fa male. Mi deprime, mi immusonisce. Divento ancora più scorbutico e silenzioso di quanto lo sia da sobrio. E non è cosa da poco, garantito. Ma dopo aver bevuto, nemmeno dieci minuti dopo, ho potuto pensare con serenità a quegli stronzi che hanno sprecato la loro pelle per permettere a noi di fare la nazione di merda che siamo oggi. I coglioni che sono crepati con quelle ridicole camicie rosse. Quelli che si sono beccati una palla austriaca in piena fronte per fare di Venezia un supermarket per turisti a caccia di gondole di vetro. I fessi che sono affogati nella merda delle trincee convinti di passare alla storia per aver vinto una guerra di cui nessuno più ricorda nulla, i cazzoni che si sono fatti trucidare a Napoli per cacciare i tedeschi e quelli che si sono fatti fucilare a Milano prima di poter celebrare la festicciola di piazzale Loreto.
Che stronzi. Che coglioni. Che teste di cazzo. Avrebbero potuto rimanere a casa, imboscarsi, arricchirsi con la borsa nera come hanno fatto tanti altri, farsi fottere mogli, figli e figlie da eserciti di passaggio e ricavarne un aggio, che fa pure rima. Al caldo, nel letto, sotto le coperte. Invece si sono fatti fregare dalla propaganda e se lo sono presi nel culo alla grandissima. Sic transit gloria mundi. Fottetevi fessi, dovunque voi siate.

Stamattina mi sono risvegliato male, di cattivo umore. Ombroso, triste. Non è solo per colpa delle transaminasi alte che non dovrei bere. Cerco disperatamente un sistema per sfuggire all’immensa ipocrisia di questa festa artificiale, delle bandierine sventolate a cazzo di cane, dell’antipatia per quelle facce di culo che si riempiono la bocca di tricolore, mentre dovrebbero aprirla solo per inghiottire la quota di merda di  loro spettanza. Merda nella quale affoghiamo inconsapevolmente tutti. L’Italia? Te la do io l’Italia avrebbe detto Grillo se non fosse troppo occupato a mangiarsi il danaro accumulato facendo il profeta per quattro stronzi di bocca buona.

L’Italia? L’Italia è il paese dove una metà dei contribuenti non paga le tasse “perché sono troppo alte” e l’altra metà le paga per tutti. L’Italia? L’Italia è il paese dove quelli che vivono più vicini al circolo polare artico sono convinti di mantenere quelli più vicini all’equatore e quelli più vicini all’equatore sono convinti di essere stati derubati delle immense ricchezze borboniche dai nordici conquistatori. L’Italia? L’Italia è la nazione di quelli che fottono le puttane di colore, sfruttano gli operai di colore, si mettono in casa le badanti dell’est e poi dicono sporco negro, sporca puttana negra e brutta ubriacona russa. L’Italia? L’Italia? L’Italia è il paese dei cattolici che condannano i trans e la condotta di Berlusconi, poi alla prima occasione cercano di farsi inculare da un brasiliano con le tette e al pensiero di scoparsi Ruby, la sedicenne tettona e labbrona,  si lisciano il cazzo con golosa inquietudine. L’Italia? L’Italia è quella dei padri che quando arriva una telefonata da un call center, mandano a fanculo chi li chiama e poi, il giorno dopo, cercano la raccomandazione dell’amico per far entrare il figlio in un call center. L’Italia? L’Italia è il paese dove gli unici servizi che funzionano con puntualità svizzera sono quelli di chi passa a ritirare il pizzo il sabato mattina e quello di Equitalia. Che poi, più o meno, sono la stessa cosa. L’Italia? L’Italia è un agglomerato casuale di gente che pensa ai cazzi suoi. Se domani arrivasse un terremoto come quello del Giappone (tanto di cappello a quella che merita di essere chiamata Nazione con la N maiuscola) questo paese si squaglierebbe come un gelato al sole d’agosto.

Troppo qualunquismo? Sicuramente è così. Ogni volta che in Italia uno racconta quello che succede si trasforma automaticamente in un qualunquista. Se uno non vuole essere qualunquista deve generalizzare, teorizzare, spersonalizzare. Si può parlare della qualità del cibo, ma non della merda che da esso deriva, della globalizzazione come fenomeno epocale, ma non del cazzone di Pomigliano che si ciba una minchia di venti centimetri nel baricentro esatto del culo,  della politica, ma non del fatto che un signor qualunque diventa ministro perché, al momento giusto, ha salvato il culo a Berlusconi.

Qualunquista. Sì, sono un qualunquista e non me ne vergogno. Se non lo fossi, scriverei sul Corriere o su Repubblica invece che su questo blog di merda. Sì, no? No, sicuramente no. Perché per scrivere sul Corriere e su Repubblica bisogna lavorare di bocca oltre che di di dita e io sono troppo vecchio, grasso e sgradevole per poter fare un lavoretto di bocca. Ecco.  Sono ripiombato nel qualunquismo.

Diciamoci la verità, Qui, nel paese do sole siamo capaci di coalizzarci solo dietro un pallone. Dobbiamo sperare che non accada mai di dover dar prova di unità, coesione d’intenti, supporto reciproco, perché potremmo scoprire che siamo maledettamente soli e che l’unico modo per relazionarci con il nostro vicino passa attraverso una canna da sei pollici correttamente orientata.

No, oggi non è giornata. Al diavolo questa stronzata dell’anniversario, in culo alle bandierine del cazzo. Siete soli, stronzi, non fate parte di niente. Non siete niente. Davanti avete un binario morto e intorno un mucchio di ipocriti pronti a fare gli amichetti del cuore su facebook, ma solo lì.

Andatevene a fanculo, tutti, italiani di merda.  E anche voi padani del cazzo che credete di essere diversi solo perché vi fate inchiappettare da uno che parla con il vostro stesso accento, ma che prima di tutto si è preoccupato di sistemare i figli, come se fosse un qualsiasi faccendiere di Roma ladrona. Andate a fanculo e sperate di non aver mai bisogno che io stenda una mano per tenere la vostra bocca di cazzo fuori dalla merda.

Lasciatemi in pace con i vostri straccetti colorati e le vostre canzoncine da coglioni. Lasciatemi in pace e girate al largo. Via da me. Lontano. Vi disprezzo e mi disprezzo per non essere stato capace di tirarmi fuori da questo porcaio pieno di merda che voi chiamate Italia.

Domani questo giorno di cazzo sarà passato. Voi cambierete i vostri stupidi avatar tricolori su facebook, i leghisti capitalizzeranno i consensi raggranellati non partecipando alle celebrazioni, Confindustria incasserà 15 milioni di giornate di lavoro smonetizzate e tutto verrà rapidamente dimenticato.

Nel 2061 io sarò morto e l’unico aspetto positivo della faccenda è che non mi toccherà mai più sorbirmi questa melassa disgustosa e ipocrita.  Se ci fosse un dio, lo ringrazierei.

 

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Avrei voluto essere Rocco Siffredi. Mi consolo scrivendo cazzate.

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