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Critica della Liberazione

25 aprile, 2009 di Comandante Nebbia  
Archiviato in Storia e Memoria, latest



Da alcuni anni la ricorrenza del 25 aprile è occasione per aspri dibattiti. In realtà, secondo la mia opinione, gran parte delle argomentazioni sono superficiali, sterili, pretestuose ed hanno l’unico scopo di trasformare ogni discussione in polemica, l’unico sistema retorico che il pubblico italiano è in grado di capire e di apprezzare.


Il fulcro della controversia dovrebbe ruotare intorno alla “paternità” della festa e a chi in quegli anni ebbe “ragione” e chi “torto”. Che l’argomento sia all’attenzione è evidenziato anche dal revisionismo di una certa parte della sinistra italiana che incomincia ad ammettere eccessi ed arbitri nei mesi che precedettero la fine delle ostilità e in quelli successivi da parte dei gruppi partigiani che, nell’iconografia collettiva, hanno sempre fatto la parte dei “buoni”.

A questo punto anche io voglio proporre una lettura dell’anniversario che, mi auguro, troverete alternativa e stimolante.

Negli anni che andarono dal 1939 al 1945 il mondo nel quale tutti viviamo corse il rischio di essere notevolmente diverso da quello che conosciamo.
Ovviamente non mi riferisco al fatto che oggi, invece di accedere a Internet, ci saremmo collegati a InterNetzwerk, ma alla certezza che, se il nazismo avesse trionfato militarmente, fra razzismo, eugenetica e riduzione in schiavitù delle genti slave, vivremmo in un mondo dove l’odio sarebbe stata l’etica di riferimento.

Probabilmente non si riflette mai troppo su quale terribile malattia sia stata il nazismo per la nostra storia. A differenza di altre ideologie, come il comunismo ad esempio, la sua esecrabilità non è solo nei metodi che in suo nome sono stati utilizzati, ma anche nei suoi stessi principi fondanti. Perdete due minuti a leggere il sunto che segue:

Il cuore dell’ideologia nazionalsocialista era il concetto di razza. La teoria nazista ipotizzò la superiorità della razza ariana come “razza dominante” su tutte le altre e in particolare sulla ‘razza ebraica’. Il concetto di “razza” è l’essenza della dottrina pseudoscientifica nazista: per il nazionalsocialismo una nazione è la più alta espressione della razza, quindi una grande nazione è la creazione di una grande razza.

La teoria dice che le grandi nazioni crescono con il potere militare, e ovviamente il potere militare si sviluppa da culture civilizzate e razionali. Queste culture naturalmente crescono da razze dotate di una naturale buona salute e con tratti di aggressività, intelligenza e coraggio. Le nazioni più deboli sono quelle la cui razza è impura: sono perciò divise e litigiose, e quindi producono una cultura debole. Le nazioni che non possono difendere i loro confini erano quindi definite come le creazioni di razze deboli o schiave.

Le razze schiave erano ritenute meno meritevoli di esistere rispetto alle razze dominanti. In particolare, se una razza dominante necessitava di “spazio vitale” (“Lebensraum”), si riteneva avesse il diritto di prenderlo e di eliminare o ridurre in schiavitù le razze schiave indigene. Come conseguenza, le razze senza una patria venivano definite “razze parassite”: più gli appartenenti a una razza parassitaria erano ricchi e più virulento era considerato il parassitismo. Una “razza dominante” poteva quindi, secondo la dottrina nazista, rafforzarsi facilmente eliminando le “razze parassitarie” dalla propria patria.

Questa era la giustificazione teorica per l’oppressione e l’eliminazione fisica degli ebrei e degli slavi. L’uomo che riconosce queste “verità” era detto “capo naturale”, quello che le negava era uno “schiavo naturale”.

Gli schiavi, soprattutto quelli intelligenti, si riteneva cercassero sempre di ostacolare i padroni promuovendo false religioni e dottrine politiche. Per iniziare a diffondere questo pensiero e farlo assimilare dalla popolazione venivano mostrati filmati di tedeschi deformi, fisicamente o mentalmente, fatti giungere adagio adagio da tutta la Germania in alcuni centri di raccolta, mettendo in evidenza i loro problemi fisici e mentali; furono questi i primi esseri umani bruciati nei forni dai nazisti.

fonte

Probabilmente questo testo non riesce a trasferire pienamente l’orrore insito nel concetto di superiorità razziale e la barbarie della selezione per eliminazione dei deboli. Il nazismo ha codificato ed applicato alcuni degli incubi più vergognosi del lato oscuro dell’uomo, li ha uniti in un esercito e li ha sparsi per il mondo con l’intento di dominarlo. Il nazismo è stato male assoluto.

Se oggi siamo qui a scriverne lo dobbiamo principalmente alla caparbietà di pochi milioni di uomini che, asserragliati nella loro isola, hanno resistito fino a fiaccare la bestia che si era scatenata.

churchill1

Pensando a questo terribile rischio che abbiamo corso, bisognerebbe chiedersi: ma noi, come paese, da che parte stavamo in quegli anni?

La risposta è una sola: dalla parte sbagliata. I nostri uomini hanno combattuto a fianco delle SS. Divisioni italiane hanno aggredito la Francia, la Grecia e la Russia. L’Italia ha promulgato ed applicato leggi razziali.
A poco vale la considerazione che la persecuzione non sia stata applicata con la stessa ferocia dei tedeschi. C’è stata e in Italia non si poteva fare a meno di sapere cosa accadeva a chi veniva mandato “all’Est”.

La resistenza che, in fin dei conti, ha riguardato 300.000 italiani e una parte ristretta del territorio nazionale, non può essere utilizzata, come si è fatto fino ad oggi, a mo’ di foglia di fico per nascondere la grande responsabilità storica del nostro paese.
Da chi sarebbero stati liberati gli italiani il 25 aprile se non da se stessi?
Gli italiani sono stati fascisti (ed entusiasti alleati dei nazisti). Lo sono stati per convinzione, per pigrizia, per ignoranza, per disinteresse, ma lo sono stati.
Quando si dice che il 25 aprile è la festa della Liberazione dal regime nazifascista, bisognerebbe ricordare che di quel regime, fino a pochi mesi prima, ne aveva fatto parte la totalità degli italiani.

mussolini-hitler

Se il 25 aprile deve unire gli italiani lo dovrebbe fare intorno all’accettazione di questa colpa che la breve stagione della Resistenza non può emendare.
Capire ciò che siamo stati capaci di essere in un tempo che non è lontano è necessario per comprendere il rischio di ciò che potremmo diventare in un futuro prossimo.

La Germania ed il Giappone, compagni dell’Italia in quella avventura disgraziata, lo hanno fatto e ne hanno tratto grande giovamento. Noi no.
Sarebbe tempo di farlo.

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Comandante Nebbia
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Comments

28 Risposte a “Critica della Liberazione”
  1. Sofia scrive:

    “Se oggi siamo qui a scriverne lo dobbiamo principalmente alla caparbietà di pochi milioni di uomini che, asserragliati nella loro isola, hanno resistito fino a fiaccare la bestia che si era scatenata.”

    Condivido in pieno la riflessione, specialmente la frase que ho riportato sopra.

    Il problema è farlo cpaire ai vari la russa e compagnia bella.
    ancora non hanno capito (o non volgiono farlo) che anche loro, possono esprimersi liberamente proprio grazie a quelle persone caparbie.

    Gli italiani non affronteranno MAI la storia come hanno atto Germania e Giapppone….meglio diemnticare e fare finta di nulla, scorarsi il passato , qualsiasi cosa pur di non assumersi nessuna responsabilità.
    questo è il carattere italiano

    • Non so se La Russa conosca la storia. In fondo per fare il suo mestiere la cultura è superflua.

    • ilBuonPeppe scrive:

      Gli italiani non affronteranno MAI la storia come hanno atto Germania e Giapppone….meglio diemnticare e fare finta di nulla, scorarsi il passato , qualsiasi cosa pur di non assumersi nessuna responsabilità.
      questo è il carattere italiano

      Anche perchè gli italiani sono fascisti oggi come lo erano allora: “per convinzione, per pigrizia, per ignoranza, per disinteresse“. Ancora oggi.

  2. Quello che tu dici si presta a due differenti interpretazioni.
    L’una sembra quella, che condivido totalmente, di non dimenticare quanto precede la resistenza, e cioè il regime fascista che ha retto per più di un ventennio, incluse leggi razziali, tribunali speciali, squadracce fascista, e così via dicendo. Su questo concordo: non basta ricordare solo l’ultima puntata della nostra storia, cioè soltanto la resistenza.
    Però, non so se inconsapevolmente, il post finisce per ignorare la resistenza. Io non ho cifre precise su quanto siano stati i partigiani. Bisognerebbe in ogni caso tenere conto che la resistenza iniziò quando già una parte dell’Italia era già stata liberata: ad esempio, è noto che in Sicilia, la prima ad essere liberata, non vi fu resistenza, e ancor’oggi ne paghiamo le conseguenze. Quindi, il numero di partigiani va riferito a una popolazione più ridotta. Infine, un’altra accortezza sarebbe quella di considerare le complicità: i vecchi e quasi tutte le donne non presero direttamente parte alla lotta armata, ma svolsero egualmente un ruolo essenziale, fornendo appoggio logistico, alimentare, e molto altro, ai veri e propri combattenti.
    Ora, aldilà della percentuale di italiani coinvolti nella resistenza, questa è quella che ci distingue dalla germania e dal giappone dove resistenza non vi fu. La resistenza cioè, aldilà del suo valore, comunque non trascurabile, su un piano specifcamente militare, assunse e assume ancora oggi un valore simbolico perchè rappresenta la redenzione di un popolo.
    Non credo che sia nè corrispondente al vero nè utile sottovalutare quanto le sofferenze e le morti che accompagnarono la resistenza abbiano un valore di riabilitazione di un popolo. Del resto, anche in Francia la cosa andò in maniera simile. Certo, la Francia stava dall’altra parte, ma dopo l’occupazione tedesca, molte furono le complicità nel popolo francese , soprattutto tramite la repubblica di Vichy. Fu anche lì la resistenza a definire dove era collocato il popolo francese nel conflitto, aldilà dello schieramento iniziale, che fu tutto sommato un evento di durata piccola (la Francia fu invasa molto presto dai tedeschi).
    Come fanno i buoni retorici, per sottolineare la ferita che il fascismo rappresenta nella nostra storia, tendi a sottovalutare la valenza di riscatto e di riabilitazione che la resistenza ovviamente ha.

    • Hai in parte ragione perché ho escluso ogni riferimento alla resistenza per concentrarmi su un aspetto che in questi giorni mi tormenta.
      Sto leggendo l’ennesima storia della seconda guerra mondiale. Ne ho lette tante. Come ho letto tanto del fascismo e dell’Italia di quegli anni.
      La descrizione fredda e numerica che fa Gilbert della strage di bambini fatta nei campi di concentramento ed il riciclo bestiale dei loro abitini e dei loro giocattoli mi ha colpito molto di più, stavolta, perché ho una bambina piccola.

      I partigiani in Italia sono stati circa 300.000, ma non è il numero che conta. Come dici tu, giustamente, è stato un fenomeno ristretto geograficamente e, ripensandolo, somiglia sempre più ad una guerra civile che alla rivolta di un popolo verso l’oppressore.

      fai bene a citare la Francia. La sua posizione nella seconda guerra mondiale è assolutamente incoerente. Non so quanti sanno che la Francia ha combattuto anche contro gli alleati e che le sue basi navali in Africa sono state più volte sotto attacco degli inglesi. In ogni caso, in Francia non ci sono stati scontri tra le truppe di Vichy e la resistenza e questo rende diverso il suo caso.

      Alla fine il fatto che Giappone e Germania siano stati coerenti fino alla fine si rispecchia nella terribile forza di volontà di quei popoli, mentre una lettura crudele dei fatti italiani lascia trasparire un certo opportunismo tutto italiano.
      Il Giappone e la Germania, sempre con coerenza, hanno ammesso i loro torti. Noi, opportunisticamente, no.

      Comunque, oggi sono stati in tanti a suonare il violino della resistenza. Qui vi volevo offrire una lettura diversa. Spero di esserci riuscito.

      • Non trovo corrispondente alla verità storica dire che fare la resistenza sia stata una scelta opportunistica. Vedo che il revisionismo storiografico ti ha contagiato. Che tu creda davvero che la gente sia andata per monti e per boschi rischiando la vita per puro opportunismo, e che a quanto pare sono l’unico che obietto a queste tue tesi stravaganti, ci dice quanto è grave la crisi della nostra società. Avevo creduto che tu avessi estremizzato a scopo retorico. Mi ero sbagliato, il tono del tuo commento è ancora più esplicito.
        Adesso, sarà il caso di sputare sulle tombe dei partigiani e rendere piuttosto onore alla coerenza dei soldati delle SS che hanno coerentemente ucciso milioni di ebrei: bene, siamo giunti a questo, altro che Storace!

        • mah.
          io con le persone che si inalberano non riesco a ragionare. con te è già successo e la cosa mi irrita notevolmente. ti prego di riflettere prima di lasciare di nuovo un commento su mc dove non tollero la polemica fine a se stessa.

          lo dico esplicitamente:
          non penso che chi ha fatto il partigiano abbia fatto scelte opportunistiche e non ho l’abitudine di sputare su tombe. penso che i milioni di italiani che fino a tre mesi prima vestivano la camicia nera e se ne fottevano di quello che capitava ai loro vicini ebrei, comunisti o omosessuali, quando sono scesi per strada ad applaudire gli americani potevano apparire opportunisti.

          il nazismo ha segnato profondamente e tragicamente la storia della mia famiglia. io odio il nazismo, odio le ss e inorridisco al pensiero di ciò che è accaduto. non posso fare a meno di notare, però, che nessuno in germania o in giappone è sceso per strada ad accogliere i russi e gli americani.

          ti prego cortesemente di non usare più certi toni. quando non si capisce si fa prima a chiedere.
          grazie

          • Se scrivi ciò che non pensi, non vedo perchè prendersela con me. Io ho solo letto quello che hai scritto, che in alcuni punti ho addirittura citato.
            Trovo comunque infantile prendersela con l’interlocutore per i propri errori, ed anche usare quel tono supponente che, ti assicuro, non ti compete.
            Tu sbagli su di me pensando che faccia polemica gratuita: non potevo tollerare che uscisse della resistenza il quadro che tu ne davi. Per me, ci sono cose serie in questo mondo, valori che non si possono mettere sotto i piedi magari per fare il pezzo anticonformista a tutti i costi. Questo tono da polemiche e discussioni fini a sè stesse, MC ce l’ha. Ho sbagliato oggi a voler ritentare di intervenire, qui ci sono regole del gioco stringenti da rispettare…
            Mi congedo quindi qui da MC. Se posso dare un consiglio a te e agli altri, e mi permetto di farlo perchè probabilmente sono il più anziano, è quello di utilizzare la vostra indubbia intelligenza, arguzia, perspicacia, per qualche scopo. Questa nostra povera Italia è diretta da poveracci che hanno dalla loro solo una chiara volontà di contare e fare soldi. Se chi è più dotato, disperde la propria intelligenza a costruire finte discussioni, ogni speranza di redenzione per l’Italia è definitivamente persa.
            Addio!

            • internet non la capirò mai.
              è una fatica inutile.

              ti auguro ottime cose.

              • Charlie scrive:

                non potevo tollerare che uscisse della resistenza il quadro che tu ne davi.
                polemiche a parte, trovo interessante come l’intolleranza non si sia mai sopita in questo nostro “popolo”.
                tutto. tutto quel periodo e ciò che ne è seguito è basato sull’intolleranza, ancora oggi.

                c’è da dire, però, che il fascismo ha fin dall’inizio incontrato della resistenza, anche a livello parlamentare. purtroppo la politica del terrore che instaurò fin da subito, unita alla scelleratezza del re nano, alla fine ha in qualche modo pagato; se c’è qualcosa che rimprovero ai nostri avi è l’abuso di indifferenza.

                dici bene scrivendo che gli italiani hanno liberato sé stessi, ma forse sarebbe stato meglio se gli italiani si fossero liberati di sé stessi, cosa che non è avvenuta.
                sono sempre più convinto, per entrare nel merito dei commenti qui sopra, che la pressoché totale mancanza nell’immediato dopoguerra di un processo di riconciliazione nazionale (duro ma necessario) proroghi i suoi effetti fino ad oggi.
                se nessuno è disposto, a più di sessant’anni dal conflitto, a riconoscersi nei valori di un’italia repubblicana ed antifascista (ma non necessariamente intollerante verso i nostalgici) ed anzi rivendica il proprio orgoglioso appartenere a formazioni politiche di indubbia ispirazione fascista (cambiano soltanto sigle e colori), questo conferma ciò che hai scritto nel pezzo, che mi permetto di citare attualizzandolo:

                “Gli italiani sono fascisti. Lo sono per convinzione, per pigrizia, per ignoranza, per disinteresse, ma lo sono.”

                ebbene; come, mi chiedo, possiamo superare il nostro passato dal momento che lo stiamo ancora vivendo? ontologicamente non si può parlare di passato da superare perché non si può parlare di passato, ma di vissuto. viviamo ancora in quel clima; è stato passato in lavatrice, steso e stirato, ma è ancora quello.

                sono convinto anche che il momento della resistenza sia stato il più alto – nella sua tragicità – toccato dal misero e poco unito popolo italiano. superato soltanto dal periodo costituente. accetto, ed anzi sostengo con vigore, che non basti la resistenza a redimere gli italiani; anzi mi sembra che gli italiani tutto volessero meno che essere redenti, e che lo scontro fratricida (com’è stato autorevolmente definito) si protragga ancora oggi quotidianamente.

                oggi, come allora, siamo in pochi a resistere; ma a differenza di allora, mi pare di capire che non abbiamo grosse speranze di tornare utili al nostro paese.

  3. Sofia scrive:

    “Odio gli indifferenti” di Antonio Gramsci

    “Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
    L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E’ la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare.”
    Antonio Gramsci, 11 febbraio 1917

  4. davide scrive:

    Caro Comandante Nebbia,

    anche se sono di destra condivido tutto quello che hai detto.

    Ciao Davide

  5. mario albrizio scrive:

    “Negli anni che andarono dal 1939 al 1945 il mondo nel quale tutti viviamo corse il rischio di essere notevolmente diverso da quello che conosciamo.”

    In realtà, le forze in campo erano talmente impari che questo rischio non c’è mai stato. (http://it.wikipedia.org/wiki/Seconda_guerra_mondiale#Principali_paesi_coinvolti). Il rischio poteva esserci, sia pure solo teoricamente, se la guerra fosse rimasta solo europea.
    Cosa di per sé impossibile perché uno dei contendenti (l’Inghilterra) controllava il più grande impero mondiale, e tutti gli altri grandi o così detti avevano a loro volta un impero extracontinentale; senza contare gli Stati Uniti, wera war-key, da sempre interessati ad entrare nel grande gioco mondiale (vedi la Prima G. M.) per prendere il posto degli Inglesi.

    “Se oggi siamo qui a scriverne lo dobbiamo principalmente alla caparbietà di pochi milioni di uomini che, asserragliati nella loro isola, hanno resistito fino a fiaccare la bestia che si era scatenata.”

    Anche questo non risulta storicamente, ed è piuttosto da ritenersi una delle tante ricostruzioni imposte a posteriori dai vincitori. L’Inghilterra era la nazione dominante AL MONDO, con l’impero di gran lunga più esteso per territorio, popolazione, ricchezza e risorse – e del quale si è servita abbondantemente, sistematicamente, strategicamente, efficacemente, per resistere e poi essere tra (solo tra) i vincitori.

    Per esempio nel Mediterraneo, ben fuori dalla loro isola, gli Inglesi sono riusciti a manternere per tutto il conflitto il controllo di Malta, pur avendo una flotta sulla carta inferiore a quella italiana, e per di più divisa in due tronconi (Gibilterra e Alessandria), e combattendo a un passo dall’Italia, la “gigantesca portaerei sul mare” come la definì scioccamente Mussolini.

    Superiorità strategica, certo (p. es. le portaerei, stupidamente snobbate dal fascismo); ma anche superiorità tecnologica (p. es. il radar) a sua volta frutto dell’impero e delle possibilità di sviluppo che esso offriva all’industria britannica. E superiorità industriale, e (gigantesca) superiorità di scorte: ovvero la consapevolezza che una nave affondata sarebbe stata sostituita, p. es. spostandola dall’India, mentre gli Italiani la loro flotta dovevano farsela bastare come tutto il resto.

    In questo contesto l’ammiraglio Cunningham ha spadroneggiato nel “mare nostrum” e umiliato più volte la flotta italiana-fascista: ma, come dire? Non era una partita a scacchi. Le posizioni di partenza non erano affatto pari…

    “Il nazismo è stato male assoluto.”
    Sull’orrore nazista si è ovviamente tutti d’accordo. Ma non credo che definizioni come questa aiutino la comprensione storica di un fenomeno così complesso, e del quadro ancor più complesso sottostante, sociale, storico, politico, economico prima ancora che militare.
    La domanda vera è: come mai un grande popolo come quello tedesco, civile ed evoluto non meno di qualunque altro popolo europeo e mondiale, competitori compresi, si è lasciato sedurre da un uomo più volte allo sbando, psicologicamente fragile e perciò violento, culturalmente primitivo e perciò razzista (cioè convinto di dover credere a cio’ che si “vede”, non a ciò che si “capisce”)?
    Insomma, perché il popolo di Hegel, di Marx, di Beethoven, di Einstein e di mille altri geni “assoluti” non solo per la Germania ma per l’umanità, si è legata mani e piedi al destino di un mentecatto che non molti anni prima faceva il barbone e sopravviveva grazie alla carità pubblica in un ospizio di Vienna? Uno che, tra l’altro, non era neanche tedesco, essendo appunto austriaco?
    La risposta a questa domanda si può ricostruire, ma è troppo complessa per un post, sia pure un post su MC, che è sempre qualcosa di speciale…:-)

    Nell’articolo si fa poi spesso confusione tra popolo (p. es italiani), regime (fascista) e nazione (Italia).
    Questo pure non aiuta.
    I regimi guidano (che Dio ci perdoni l’ottimismo…) i popoli. E NE SONO RESPONSABILI, proprio in virtù del potere che hanno avuto ed esercitato, in questo caso persino senza limiti, tranne quelli imposti dalle potenze esterne e dalla “dialettica” interna (il re, il Duce, l’Esercito, il mondo finanziario, il Vaticano, non necessariamente in ordine di importanza).
    Se un autobus finisce in una scarpata, la colpa è dell’autista, o di un guasto meccanico, magari del contesto (la strada, la pioggia ecc…): mai dei passeggeri, che di quell’autista e di quel pullman si sono fidati, ed ai quali l’autista ha continuamente propinato la favoletta del viaggio tranquillo e indefettibilmente volto alla meta gloriosa.

    Gli Italiani (il popolo nella sua sostanziale interezza, classe dirigente a parte) non hanno colpa del fascismo, che è piuttosto un prodotto storico dovuto alla furbizia senza scrupoli del suo leader, all’ambizione violenta dello stuolo di avventurieri che lo ha sempre accompagnato, spinto, protetto, sfruttato e poi scaricato; e ad una impressionante serie di fattori storico-politici internazionali che qui è impossibile riprendere, a cominciare dall’”emerganza comunismo” (dopo la Rivoluzione sovietica del ‘17) ed alla patologica incompetenza della classe dirigente e dei Savoia, incapaci di dare altra soluzione al “pericolo comunista” che un subappalto del potere alle squadracce violente del fascio.

    In sinstesi, il fascismo è stato voluto dalle classi dirigenti. La farsa della marcia su Roma è stata concordata col re, che avrebbe potuto facilmente schiacciare quel manipolo di velleitari (dal punto di vista militare) ed ha invece preferito cacciare il suo primo Ministro, Facta, che voleva agire, per dare il potere direttamente al capo della banda scalcinata. Più chiaro di così…

    Dopodiché al popolo è stato fatto digerire il regime come ai dissidenti l’olio di ricino. Con un mix di propaganda, violenza, intimidazione, esaltazione del capo e seguente forzata identificazione delle masse ecc…

    I popoli sono sempre innocenti, perchè sono i primi ad essere violentati.

    In questo quadro la disputa su chi siano storicamente i “buoni” mi sembra francamente fluttuare nel nulla.

    Nessuno era “buono”. Nella Storia i “buoni” non esistono, se non nella interessata ricostruzione dei vincitori, che ovviamente beatificano se stessi. Ce lo ha insegnato Erodoto 25 secoli fa; e da allora nulla è cambiato su questo aspetto.
    La II G. M. non fa eccezione. Tutti cercavano il proprio interesse; e combattevano (o più spesso facevano combattere) per ottenerlo. Fatta eccezione per il solito pugno di idealisti, su entrambi i fronti, minoritari e sostanzialmente impotenti come sempre.

    In conclusione, la resistenza è stata una bella pagina della nostra Storia. Che però non è dipesa dalla supposta particolarità degli Italiani rispetto a Tedeschi e Giapponesi, ma soltanto dalle possibilità aperte dal cambio di fronte del ‘43, e dalla presenza sul territorio nazionale di eserciti alleati (a quel punto alleati anche degli Italiani) chiaramente destinati alla vittoria. Circostanze del tutto assenti sul fronte tedesco e nipponico.

    Circa il valore del 25 aprile oggi, effettivamente servirebbe una lettura alternativa, meno vuotamente celebrativa e più riccamente costruttiva.

    Perché è evidente che la resistenza viene strumentalizzata come elemento di legittimazione da una classe dirigente delegittimata su tutto il resto. Tanto più oggi che persino Berlusconi l’ha capito ed ha agganciato il treno delle celebrazioni.
    Ma mai come in questo caso, celebrare equivale a sfruttare, nascondere (il presente) e persino tradire, lo spirito partigiano.

    Perché c’è da dubitare che, se i partigiani di qualunque colore tornassero a vivere oggi, darebbero la vita o sprecherebbero un solo colpo per difendere questa (se vogliamo chiamarla così) classe dirigente.

    • mah
      su ciò che è stato e, in generale, sulla storia della seconda guerra mondiale esistono numerose interpretazioni storiche. Alcune sono coerenti con le tue posizioni, altre no. Non credo che tu possa pretendere che i tuoi storici di riferimento siano quelli “giusti”.
      Io ho i miei e me li tengo.

      Non credo all’innocenza dei popoli. E’ una scusa che va bene per la riconciliazione. Dobbiamo crederci perché siamo costretti a vivere insieme, altrimenti italiani, tedeschi e giapponesi avrebbero dovuto essere sterminati per ciò che hanno fatto. la resistenza in Italia, il processo di Norimberga e le atomiche sul Giappone sono il sistema attraverso il quale i popoli hanno espiato le loro colpe e sono usciti puliti da quel disastro.
      I forni crematori erano gestiti dal popolo tedesco, non dalla sua classe dirigente. La testa dei bambini di sei mesi veniva schiacciata dagli stivali dei soldati, non da quelli di himmler.

      Troppi ragionamenti. L’ho già detto qualche giorno fa. certe cose, per me, sono sporche e sbagliate, non ho più voglia di trovare una ragione per tutto.

      Dei motivi del nazismo non me ne importa nulla. E’ stata ed è una cosa orribile. Se un giorno dovesse essere necessario combatterla di nuovo, lo farò senza nessun problema e senza nessun dubbio e non con le parole.

      A una certa età ci vogliono dei punti fermi nella vita. Questo, per me, è uno di quelli.

      • mario albrizio scrive:

        Ovviamente non pretendo di conoscere gli storici “giusti”. Né mi accontenterei di dipendere da un gruppo qualunque di storici.

        Come abbiamo discusso in un altro post, anche qui l’oggettività assoluta non esiste; si cerca di approssimarcisi comparando il maggior numero di punti di vista, di entrambi i fronti, valutandoli, pesandoli, e non facendo mai mancare il supporto del nostro lavoro logico.

        Il risultato ovviamente non è la Verità, ma un punto d’appoggio il meno traballante possibile.

        Su alcune cose non sono ancora d’accordo, come per esempio sul fatto che “I forni crematori erano gestiti dal popolo tedesco, non dalla sua classe dirigente. La testa dei bambini di sei mesi veniva schiacciata dagli stivali dei soldati, non da quelli di himmler.”

        Non era il popolo; erano soldati. Soldati allevati nel culto della divinità del leader esattamente come i nostri giovani crescono col mito del reality e della tv.

        Risultano episodi di ribellione, in cui gli stessi soldati hanno pagato con la vita. Eccezioni, certo. E non dimentichiamo che la prima strage i Nazisti l’hanno fatta contro i dissidenti e gli uomini liberi di Germania, non meno numerosi né meno determinati e motivati che in qualunque altro popolo.

        E’ stato un po’ come strappare l’anima libera alla Germania, e sostiturla col fantoccio di un superuomo da seguire.

        Che le conseguenze di tutto questo siano state intollerabili, non c’è il minimo dubbio. Ma mirare genericamente al “popolo” rischia di fare di tutt’erba un fascio e di rendere più difficile la comprensione storica, che è il vero antidoto al ripetersi del male.

        Perché se il nazismo torna, lo combatterò con te e tantissimi altri, senza esitazione. Ma sono sicuro che sei d’accordo che è molto meglio fare il possibile perché non torni.

        Comunque, ho omesso di dire – ma tu dallo per scontato – che ti sono grato per questo ulteriore spunto di discussione, riflessione e confronto.
        :-)

        • purtroppo la prima strage del nazismo non è stata contro gli uomini liberi ma contro i deboli, i malati di mente ed i disabili, il famigerato progetto t4.
          iniziò tra l’indifferenza di tutti nei primi anni 30.
          non è necessario fare per essere complici. basta anche il semplice disinteresse secondo me.

  6. Sofia scrive:

    Lapide ad ignominia
    Lo avrai
    camerata Kesselring
    il monumento che pretendi da noi italiani
    ma con che pietra si costruirà
    a deciderlo tocca a noi.
    Non coi sassi affumicati
    dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
    non colla terra dei cimiteri
    dove i nostri compagni giovinetti
    riposano in serenità
    non colla neve inviolata delle montagne
    che per due inverni ti sfidarono
    non colla primavera di queste valli
    che ti videro fuggire.
    Ma soltanto col silenzio dei torturati
    Più duro d’ogni macigno
    soltanto con la roccia di questo patto
    giurato fra uomini liberi
    che volontari si adunarono
    per dignità e non per odio
    decisi a riscattare
    la vergogna e il terrore del mondo.
    Su queste strade se vorrai tornare
    ai nostri posti ci ritroverai
    morti e vivi collo stesso impegno
    popolo serrato intorno al monumento
    che si chiama
    ora e sempre
    RESISTENZA
    .
    Pietro Calamandrei

  7. Marco scrive:

    Condivido assolutamente.
    Troppo spesso si parla di “occupazione tedesca in Italia”, dimenticando quando, tempo prima, l’Italia seguiva fedelmente la linea di Hitler e combatteva (per) con lui.

  8. Nicu Panaitescu scrive:

    Ciao, comandante! Mi piacerebbe leggere qualcosa di simile sulla storia del mio popolo. Lego e scrivo dalla Romania. Il mio paese e stato, piu o meno,,nella stessa posizione durante la guera, e ha scrito la storia nello stesso modo. Anzi, peggio, durante il comunismo.
    La differenza e che, mentre L’Italia ha godutto del piano Marshall dopo guerra, Romania e entrata nel’ombra del’Unione Sovietica e, con l’aiuto dei scelerati locali, ha percorso il camino infernale dal quale non e ancora uscita.
    Scusate l’ortografia, l’italiano non e il mio punto forte :)

    • Ciao Nicu
      benvenuto su MC.
      il tuo italiano è comprensibile e abbastanza corretto.
      La storia del tuo paese è molto complessa e io non ho la presunzione di dire che la conosco.
      Mi piacerebbe, invece, che ci parlassi un po’ tu del tuo paese oggi.
      Puoi scrivere qualcosa per MC. Lo correggerò personalmente e lo pubblicheremo a tuo nome.

      Grazie per il tuo interessamento.

    • mario albrizio scrive:

      Ciao Nicu.
      Benvenuto tra noi.
      Mi associo al Comandante nell’invitarti a parlare del tuo Paese oggi, dall’interno e fuori dai media “ufficiali”.
      Ne abbiamo proprio bisogno!
      :-)

  9. Bibi e bibo scrive:

    Ormai anche la ” Resistenza” è stata sporcata da Berlusconi….

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