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Cristo si è Fermato a Pomigliano



Non è difficile prevedere che il prossimo 22 giugno gli operai di Pomigliano sconfesseranno la posizione intransigente della FIOM per accettare l’accordo proposto dalla FIAT.
E questo, plausibilmente, non perché siano intimamente convinti che si tratti di un investimento per il futuro, ma più semplicemente per la consapevolezza che l’alternativa è la dissoluzione di una fonte di reddito necessaria ed insostituibile in un contesto sociale dove anche la criminalità organizzata ormai preferisce investire sugli immigrati. Impiegati meno cari, più ricattabili e, all’occorrenza, eliminabili senza che nessuno faccia domande.
L’alternativa non è, quindi, tra sviluppo e stagnazione, ma tra sopravvivenza o estinzione. Non serve essere Jucas Casella per indovinare il futuro di questa vicenda.


La realtà dei fatti è che chi detiene il controllo della produzione ha anche il controllo politico. Questo in Italia come in ogni altro paese del mondo. Un tale monopolio di potere è una conseguenza piuttosto ovvia del capitalismo la cui componente liberista è rimasta cristallizzata come quei grandi ideali che è bello sbandierare, ma che subito dopo vengono riposti in vetrina a prendere polvere.

Il campo di gioco per l’impresa è il mondo, nella sua totalità. Si produce dove il rapporto tra competenze-mezzi-infrastrutture/costi è il più conveniente. Punto. Non c’è nessun altro criterio. Il campo di gioco per gli operai di Pomigliano è Pomigliano. Non c’è partita.

Qualcuno, ragionevolmente, dice che un paese occidentale non può competere con i cinesi sul terreno della produttività di scarpe o magliette. Si dovrebbe competere con gli americani, per esempio, nel campo della progettazione di componenti elettronici o della biologia molecolare. Il ragionamento non fa una grinza. Peccato che la produzione, anche in questo caso, preferisca comprare brevetti piuttosto che investire nell’infrastruttura sociale ed educativa necessaria per crearli. Risultati immediati a costi più bassi. Chi non farebbe altrettanto?

La sostanza delle cose è che, se l’unico fine è il profitto immediato, non c’è spazio per nessun investimento perché i manager misurano i risultati nell’arco delle loro vite professionali e non hanno nessun interesse a seminare per le generazioni future.
Questo è un compito che spetterebbe alla politica, se questa non fosse organica alla produzione. Un sistema imperniato esclusivamente sul profitto non investe sul futuro, si limita a divorare il presente.

A Pomigliano l’accordo passerà e si creerà un precedente che consentirà alla FIAT di estendere le condizioni a tutti i suoi stabilimenti in Italia tracciando una sorta di sentiero maestro per tutto il mondo produttivo italiano. Sentiero che conduce ad una condizione di “delocalizzazione a domicilio” che unisce il vantaggio economico a quello inestimabile di godere di infrastrutture avanzate e condizioni politiche stabili. L’Occidente, invece di esportare civiltà e cultura, importa condizioni umane e sociali degenerate.

La storia insegna che se non c’è governo del cuore, la mente conduce inevitabilmente alla sopraffazione. La politica è stato il tentativo laico di imporre regole morali alla vita naturale. Una vera e propria religione illuminista, per coloro che amano gli ossimori. L’estremizzazione di questa tendenza religiosa si è concretizzata nei vari regimi sociocomunisti che, almeno teoricamente, hanno tentato di imporre il primato delle esigenze umane su quelle del capitale. L’esito di questo processo è sotto gli occhi di tutti. La Cina, il più grande paese comunista del mondo, è in prima fila nella corsa alla realizzazione di una società antitetica a qualsiasi considerazione di questo tipo.

Cristo si fermerà a Pomigliano. Non c’è da dolersene. Così è questo mondo, così siamo tutti noi, così è la vita.

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Comandante Nebbia
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Comments

10 Risposte a “Cristo si è Fermato a Pomigliano”
  1. fma scrive:

    Ragionamento convincente, salvo quando sostiene che la produzione preferisce “comprare brevetti piuttosto che investire nell’infrastruttura sociale ed educativa necessaria per crearli.”, e la politica fa lo stesso, in quanto “organica alla produzione”
    Non mi pare.
    Basta guardare l’enorme incremento di laureati che s’è tirato dietro, nei rispettivi paesi, lo sviluppo economico di Cina e India negli ultimi vent’anni.
    Il mondo delle imprese non è certo mosso da principi spirituali, ma non è neppure così ottuso da non vedere che la base della sua prosperità risiede nella scienza, nella ricerca e nella tecnologia.
    Certamente non investe in filologia romanza. Ma questo è un altro discorso.

  2. tenebra scrive:

    Io sto con la FIOM, l’intransigente.
    Sto con la FIOM non per ragioni “nostalgiche” o “sentimentali” ma perchè se vogliamo che le condizioni di vita dei lavoratori dipendenti non scendano sotto il livello della decenza ( e ci sono pericolosamente vicine) bisogna porre un argine all’importazione della delocalizzazione che passa, in primo luogo, per la cancellazione dei diritti.
    Non c’è “poesia” in tutto questo nè una astratta riaffermazione di principi che dal 1789 in avanti, passando attraverso la Costituzione ritenevamo (ritengo) inviolabili ma la prosaica consapevolezza che attraverso lo smantellamento dei diritti c’è un ulteriore spostamento dei rapporti di forza tra lavoro e capitale che avrà come conseguenza necessaria un ulteriore spostamento di ricchezza dal lavoro al capitale.
    Non c’è una “necessità” storica in tutto questo, già in passato sono avvenuti processi di questa natura ma c’è stata una capacità di risposta, proprio nei paesi capitalisti, che ha riequilibrato i rapporti di forza nè è una novità la presenza di sindacati “gialli” , dei quali la Fiat ha il copyright ( Torino , anni ’50): la Fabbrica Italiana Automobili Torino traccia il solco ( ingrassata o tenuta in vita a seconda dei periodi dalla fiscalità generale), il resto delle truppe confindustriali seguirà.
    Non sono un vetero marxista mi preoccupo solo del mio ( non lungo) avvenire, delle mie condizioni materiali di vita, per questo sto con la “ragionevole” FIOM e per questo lotto, la sconfitta storica di una fase è già avvenuta nel 1980 con la marcia dei 40.000 ( ancora la FIAT !) ma la mia vocazione di salmone mi spinge a tentare di risalre la corrente cercando di evitare gli orsi sulla riva e le reti degli affumicatori.
    Io ci provo.

    • fma scrive:

      Fai bene. Ne hai il diritto.
      Il che non esclude che ciò che avviene accada per “necessità” storica.
      Perché, altrimenti?
      Per trame oscure ordite da una qualche loggia coperta?

      • tenebra scrive:

        Nè trame oscure nè logge coperte o scoperte, una volta si chiamava lotta di classe, oggi possiamo chiamarli interessi che confliggono: i miei interessi, e gli interessi del lavoro dipendente sono in contraddizione non con l’”oggettività” delle leggi economiche ( anche perchè chi è al timone sono gli stessi che ci hanno trascinato in una crisi senza fondo e , dunque, non possono vantare grandi titoli) ma con gli interessi, altrettanto corposi, di Marchionne o meglio di quelli che Marchionne ( che è solo un grand commis) rappresenta.
        E’ una questione di rapporti di forza e di potere e, in questo momento, chi è più debole è il lavoro. ma non c’è niente di “oggettivo” in tutto ciò.

        • fma scrive:

          Che sia una questione di rapporti di forza è evidente.
          La domanda è se i rapporti di forza, così come sono, siano il frutto di una “storia” che ha le sue radici altrove, oppure la ricaduta della banale cupidigia di coloro di cui Marchionne sarebbe solo il grand commis.
          Se Marchionne rappresenta solo se stesso e quelli come lui, la scelta della FIOM sarà vincente.
          Se invece la “storia” va da un’altra parte la FIOM avrà compiuto una scelta, magari alta e nobile, ma del tutto inadeguata all’interesse dei suoi rappresentati.
          Basterà aspettare per saperlo.

  3. trailblazer scrive:

    L’impostazione dell’articolo del Comandante e di alcuni commentatori è di tipo sociale e volutamente “a-storica” (non voglio affermare “anti-storica”).
    Premesso che la FIAT non è un agnellino (scusate il gioco di parole :-) ) avendo ricevuto miliardate di aiuti a fondo perso dallo Stato, compreso le casse integrazioni in seguito a strategie industriali errate, dobbiamo domandarci perchè oggi Marchionne può fare la voce grossa.
    Come affermo da tempo stiamo vivendo ai confini di una transizione storica epocale che porterà il mondo occidentale ad non essere più la forza motrice del mondo: l’impatto sulle sue popolazioni sarà un impoverimento economico costante e graduale, un impoverimento culturale e tecnologico (basti pensare come ormai le menti eccellenti vengano sempre più spesso dalla parte orientale del mondo).

    Oggi la scelta non è più se vogliamo continuare ad essere un paese industrialmente avanzato (ormai il treno è partito da un pezzo) ma come riconventirci a qualcosaltro nell’arco di non più di una generazione.
    Marchionne afferma, forse anche ipocritamente, che gli stabilimenti italiani se vogliono continuare ad esistere devono migliorare le loro performance: purtroppo è la verità. Figuriamoci se lo dice l’AD dell’impresa più grande riferendosi ai suoi stabilimenti, che qualità devono avere molti sub-fornitori. Le eccelenze produttive in Italia esistono ma sono relative ad aziende specializzate, di piccole dimensioni che nel giro di pochi anni perderanno il vantaggio competitivo acquisito in decenni.
    Domandiamoci se noi come clienti accetteremmo indicatori di efficienza e qualità che pregiudicassero la nostra automobile, frigorifero, computer, televisore, telefonino… Dopo averci pensato chiediamoci dove sono prodotti gli oggetti che comperiamo.

    Cristo non si è fermato a Pomigliano, ma si è fermato agli anni ’70-’80 mentre il mondo è continuato ad andare avanti.

    Al dunque, che fare? Il Comandante ha già detto come a Pomigliano andrà a finire, e io aggiungo per fortuna.

  4. eduardo scrive:

    pubblicato sulla mia bacheca.

    Pomigliano è situata a circa 70 chilometri da Eboli, in direzione Nord. Dunque, si potrebbe dedurre che il percorso di Cristo, in quanto testimone-propagatore di una qualche forma di civile umanesimo, sia segnato da un arretramento, rispetto ai tempi bui del fascismo, affermazione che troverebbe molto probabilmente numerosi contestatori.
    Ovviamente, il collegamento pedissequo fra la narrazione di Levi ed il titolo del commento di Mente Critica è affettuosamente strumentale, considerata la serietà e l’acutezza dell’analisi del Comandante, che condivido con slancio. Salvo che per quanto attiene alle conclusioni, improntate, forse involontariamente, alle lezioni di Heidegger sull’Ermeneutica della Fatticità, intesa, appunto, come “realtà indisponibile e, quindi, non modificabile”.
    Certo, l’accordo avrà il consenso dei lavoratori, proprio per i motivi indicati lucidamente da Mente Critica (ma raggiungerà l’80% richiesto da Marchionne?); certo, l’esito del referendum avrà un poderoso effetto semantico (come fu la marcia dei 40.000) sulle future contrattazioni in Fiat e, più in generale, nel mondo del lavoro non solo industriale. E allora? Che si fa, si sbaracca?
    (diec’ e diec’ vint’, chi ten man ha vint’ – vulgata nostrana del più elegante “artcicolo quinto, chi ha i soldi ha vinto” riproposto recentemente da De Benedetti).
    Non va bene: chi ha una mente critica , volente o nolente, è chiamato ad esercitare il ruolo di “avanguardia della lavoratori” o, per restare in Italia, di “intellettuale organico” e, quindi, ha il dovere di indicare una strada da percorrere, anche perché (giusto per ritornare al titolo) “chi si ferma è perduto” e noi non abbiamo nessuna intenzione di perderci.

    • fma scrive:

      Sta scritto nell’Ermeneutica della Fatticità che chi ha una mente critica debba per forza esercitare il ruolo di “avanguardia dei lavoratori”?
      E quelli che pur avendo una mente critica, mi vengono in mente Carl Schmitt, o De Maistre, se ne sono sempre tenuti lontani, dove li mettiamo? tra le realtà indisponibili?

      • eduardo scrive:

        Non polemica, però. Ma cordialissima.

        1) Si.
        2) Certamente non è obbligatorio. Mi era sembrato, per le cose che avevi scritto, che quello fosse un tuo ruolo del tutto legittimo. Poiché lo ricusi, quasi adombrato, me ne scuso sinceramente.
        saluti.

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