Crisi Economica: Lacrime, Sudore e Sangue, ma non per Tutti
5 marzo, 2010 - 10:50 di Comandante Nebbia
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La mia competenza di economia è minima. Non potrei sostenere un discorso serio. Mi limito a chiacchierare come se fossi al bar a prendere un caffè con gli amici. Perdonatemi.
Iniziamo con un racconto, reale.
X ha poco più di cinquant’anni. Suo padre, un contadino lucano si trasferì a Napoli negli anni cinquanta per combattere l’estrema indigenza nella quale versava la sua famiglia. Nella città trovò un lavoro fisso ed ebbe sei figli. Il papà di X, poi, sì ammalò gravemente, perse il lavoro e la famiglia fu sostenuta dalla madre che faceva la sarta. Ciò nonostante, X oggi ha due figli che studiano, è un bravo musicista, ha una importante laurea tecnica ed un lavoro dignitoso equamente retribuito.
Nel 1990 X fu assunto in un’azienda come “impiegato di concetto” con una retribuzione di circa 30.000.000 di lire annui lordi. Per quelli che avessero perso familiarità con la lira, approssimativamente 16.000 euro. A quel tempo, l’amministratore delegato di quella società percepiva intorno ai 300 milioni all’anno di stipendio, 155.000 euro (sempre lordi), dieci volte lo stipendio di X.
Non stiamo parlando di una società finanziaria, ma di una consolidata realtà industriale che dal 1990 ad oggi ha perso la posizione di monopolio che deteneva, è stata depredata di gran parte delle sue proprietà immobiliari e la cui azione in borsa, nel giro di 13 anni, si è sostanzialmente deprezzata fino a un quarto del valore di prima collocazione, in termini assoluti, senza contare l’inflazione intervenuta nel frattempo. X ora è un quadro e guadagna circa 45.000 euro all’anno, sempre lordi. L’amministratore delegato della stessa società percepisce oggi circa 4.000.000 di euro all’anno. X deve lavorare 88 anni per mettere insieme quello che il suo amministratore delegato percepisce in un solo anno di vita.

Nell’Italia di un paio di qualche decennio fa, X, uno dei sei figli di una sarta e di una persona malata senza lavoro ha avuto la possibilità di prendere una difficile laurea tecnica, di imparare a suonare professionalmente uno strumento musicale e di mettere su una bella famiglia. Certo, come dice un valido collaboratore di MenteCritica, l’economia è cambiata, la posizione dell’Italia nell’ambito dell’economia mondiale è diventata più marginale, non ci si può attendere cose diverse.
E’ vero. Non c’è nulla da discutere. Sono fatti.
Tornando al raccontino da bar con il quale ho aperto questa mia (superficiale) riflessione, noto, però, che negli ultimi venti anni, lo stipendio di X è aumentato di 2,5 volte. Inflazione, passaggi di livello, scatti, ecc. Lo stipendio dell’amministratore delegato della società di X, invece, è aumentato di venti volte. Per l’amministratore delegato della società di X, la crisi industriale ed economica della nostra nazione non è mai arrivata, anzi.
Non sono stato in grado di trovare statistiche a riguardo(1), quindi non posso fare della storia di X e della sua azienda un archetipo di riferimento. Devo dire, comunque, che la sensazione che ho interpolando i segnali che quotidianamente ricevo è che chi tiene il timone della nostra nazione non pensa nemmeno lontanamente di farsi carico di parte del peso della crisi.
Attenzione, non si tratta di una faccenda esclusivamente italiana. Si guardino le misure anti crisi varate dalla Grecia(2) che ci precede leggermente nella lieta passeggiata verso un futuro splendente:
tagli a tredicesima (-30%) e quattordicesima (-60%) dei dipendenti pubblici, nuova stretta sulle indennità salariali (-12%), congelamento pensioni, aumento dell’Iva (dal 19% al 21%) e nuove imposte su benzina, alcol e sigarette.
La matematica è spietata. Dimezzare lo stipendio di dieci super dirigenti del calibro dell’amministratore delegato della società di X porterebbe ad un risparmio di soli 20 milioni di euro. Diminuire del 12% lo stipendio di milioni di nullità, viceversa, comporta un risparmio molto più consistente. Ovviamente la matematica non tiene conto del fatto che chi prende 1000 euro al mese e poi si ritrova con meno di 900, mangia, beve, defeca, si muove e si veste così come uno che da 4 milioni all’anno passa a due. Per la matematica è indifferente, ma .
La sensazione che sia un disegno di classe (giusto per ripescare qualche vecchia definizione) e non solo un’onda politica temporanea è rafforzata da altri segnali.
L’altro ieri è stato approvato il disegno di legge che introduce l’arbitrato in luogo della magistratura per la risoluzione delle controversie di lavoro. L’opposizione e la CGIL . La Repubblica, si vanta di aver lanciato l’allarme sulla questione.
Diversi esponenti politici e sindacali avevano rilanciato stamane l’ sull’attacco del governo all’articolo dello Statuto dei lavoratori che tutela i dipendenti rispetto al licenziamento del datore di lavoro, attraverso la norma contenuta nel ddl lavoro, che allarga il ricorso all’arbitrato, da alcuni ritenuto un tentativo di aggirare, appunto, l’articolo 18.(3)

La legge, in realtà, non è stata scritta ed approvata nel corso di una notte, ma era al quarto passaggio parlamentare ed in discussione da due anni. Perché i sindacati e l’opposizione ne hanno parlato solo dopo l’approvazione? Dove stava Treu mentre si discuteva la legge? Perché l’allarme di Repubblica ci è pervenuto solo il giorno precedente l’ultimo passaggio in aula?
Perfino questo sito, gestito e condotto da quattro dilettanti, si era interessato della questione e l’aveva proposta ai suoi lettori più di due mesi fa.
E’ vero, anzi è verissimo. Siamo di fronte ad un mutamento epocale delle nostre aspettative di vita. I nostri genitori hanno visto migliorare l’istruzione e la condizione dei figli rispetto a quella dalla quale loro stessi erano partiti. Noi ci accingiamo a lasciare i nostri figli più poveri e con meno prospettive di quelle che ci sono toccate. E’ colpa dei mutamenti mondiali, della crisi delle risorse, di tutto quello che volete, però c’è una cosa sulla quale occorre riflettere: l’animo umano non dà il meglio di sé quando è sottoposto a prove difficili e forti privazioni. Una nazione è un insieme di persone che, volenti o nolenti, sono costrette a sostenere insieme i grandi mutamenti della storia. Se sacrificio e dolore deve essere, si deve avere la certezza che essi siano sulle spalle di tutti. Viceversa è facile prevedere che quando la misura sarà colma e si perverrà alla definitiva consapevolezza che il futuro dei figli è definitivamente compromesso, nessuna auto blu sarà sufficientemente blindata da proteggere i propri occupanti.
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Ammesso che possa essere un valore considerare il trend valutando queste statistiche relative ad un solo anno, e che i dati siano oggettivi, riguardo alla nota 1 ho trovato questo:
—-
La corsa contro l’inflazione. Nell’ultimo anno la crescita media dell’inflazione, misurata
dall’indice NIC dei prezzi al consumo (fonte ISTAT), è stata del +3,1%. Questo dato
permette di leggere in modo critico la crescita retributiva che risulta al di sopra
dell’inflazione per i dirigenti (+2,5% al netto dell’inflazione) e per i quadri (+0,9%),
mentre è al di sotto dell’inflazione per impiegati (-0,3%) e operai (-0,2%) che perdono
così potere d’acquisto. Considerando invece l’inflazione dei beni ad alta frequenza di
acquisto1 (+5,0% nell’ultimo anno, fonte ISTAT), le perdite rispetto al carovita si
ampliano. Impiegati e operai sono penalizzati ulteriormente: rispettivamente –2,2% e –
2,1% in busta paga. Anche l’effetto della crescita retributiva dei quadri è ridimensionata:
al netto dell’inflazione riportano una perdita dell’1%. I dirigenti rimangono gli unici a
resistere all’aumento dei prezzi. La loro busta paga cresce, rispetto all’inflazione dei beni
ad alta frequenza di acquisto, del +0,6%
—-
Qui:
Io non è che sono un tecnico, ma vorrei trovarlo un tecnico che mi spieghi queste differenze di aumenti di retribuzione.
Vado a correre che mi passa.
Grazie per la segnalazione Michele.
Secondo me la cosa si può spiegare per due ragioni:
1) Grandi aziende: gli amministratori delegati bravi (o presunti) sono contesi come calciatori, spesso per fare carriera cambiano azienda e percepiscono emolumenti sempre maggiori. In tempi di crisi poi un amministratore senza peli sullo stomaco che farà grossi tagli di personale e ristrutturerà la società magari portando la produzione fuori o facendo operazioni straordinarie credo sia molto richiesto.
2) Piccole \ Medie (che poi sono le più frequenti): nella stragrande maggioranza gli amministratori sono i soci. E sono i soci ad attribuire il compenso agli amministratori. Va da sè che compensi astronomici altro non sono che ripartizioni di fatto di utili. Quindi la natura di compenso amministratori è spesso drogata da questo aspetto.
Sono ipotesi plausibili.
I Turchi Ottomani prendono Constantinopoli nel 1453. Vasco de Gama circumnaviga l’Africa e raggiunge l’India per la prima volta via mare nel 1498. I due eventi messi insieme soffocano il commercio veneziano nel Mediterraneo e decretano la fine della Serenissima come potenza economica.
Con ovvi contraccolpi sullo status economico dei suoi cittadini.
Non per tutti allo stesso modo, naturalmente.
I primi a risentirne sono i marinai, molti dei quali faticano a trovare un ingaggio e quando lo trovano é solo a condizioni peggiori. Poi tocca ai lavoratori dell’Arsenale, per il quale mancano gli ordinativi.
Poi é la volta dei sarti, dei falegnami, dei fabbri, dei carpentieri, dei bottegai, degli impagliatori, degli osti. Resistono i cambiavalute, i notari, i birri, gli avvocati, i cerusici, gli speziali, i servitori, la nobiltà che s’é arricchita col commercio e s’é impiantata in terraferma. Nievo ne dà uno spaccato di incredibile vivezza ne le “Confessioni di un italiano”.
Siamo alla fine del diciottesimo secolo. L’ultima seduta del Maggior Consigilio é del 12 Maggio 1797. Il Doge, i nobili, i signori, ci sono ancora tutti. Nelle campagne del basso Friuli ce n’era ancora qualcuno, a sentire mia nonna, cent’anni dopo. Mentre i contadini muoiono di pellagra.
E’ vero. Non è certamente la prima volta che la storia chiede un tributo di sangue e di miseria.
Fa specie pensare che in tre secoli non sia cambiato nulla nonostante il fatto che la distanza culturale tra “contadini” e “dogi” si sia notevolmente ridotta.
I contadini di allora erano poco più che bestie da soma e la loro sensibilità alla sofferenza come le aspettative di vita erano commisurate alla condizione. Oggi un “contadino” e un “doge” hanno percezioni ed aspettative molto simili.
e poi continuate a dire che guadagna chi non fa uno scontrino da cinquanta centesimi….
chi?
dove?
secondo me ti metti in una categoria che non è la tua.
Siamo come in Grecia ma la metà degli italiani fa finta di non essersene accorta.
solo la metà?
Il tuo commento da bar, CN, non mi consola ovviamente, ma, se in qualche bar ti trovo, ti pago, volentieri, una bevuta…
Grazie Enzo.
Accetto volentieri