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Crisi Economica, Come Proteggersi: I Consigli Banali che non Troverai Altrove

13 maggio, 2010 - 9:44 di  
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Riceviamo e pubblichiamo le “banali” considerazioni che ci ha affidato una nostra lettrice. Non ci risulta che abbia competenze tecniche particolari, ma molte delle sue affermazioni ci appaiono piene di buon senso. E il buon senso, di questi tempi, è già qualcosa.

Anche se i giornali se ne ricordano a singhiozzo, in Europa si sta vivendo una crisi economica senza precedenti. Attenzione, quando si parla di crisi economica non si intende la perdita di valore di titoli azionari, derivati o obbligazioni. Quella è una crisi finanziaria in atto ormai già da anni e la cui analisi non è oggetto di questa breve riflessione. Per crisi economica intendo il rallentamento o la cessazione delle attività produttive o di servizio (fabbriche, terziario, ecc.), il licenziamento o il sostegno per mezzo di ammortizzatori sociali dei dipendenti (cassa integrazione, contratti di solidarietà, mobilità), l’impoverimento generale delle persone che vivono del proprio lavoro e non di speculazione finanziaria.




Incapace di interpretare i dati macroeconomici, la mia sensazione è che le difficoltà siano superiori a quelle rappresentate dai media che continuano a fornire consigli su dove investire il capitale per “proteggerlo”, come se tutti avessero un capitale da proteggere e come se esistessero veramente strumenti finanziari sicuri al 100%.

Al di là di ciò che dicono i radio, giornali e televisioni la cui proprietà è riconducibile a Confindustria, banche o potentati politici, quelle che seguono sono delle mie personali considerazioni senza pretese sulle quali vi invito a riflettere.

Le banche italiane sono salde, i conti correnti sono garantiti fino a 103.000 euro. Mezza verità raccontata bene. Esiste, infatti, un Fondo di Garanzia Interbancario(1) ma

Concretamente SOLO il 20% della cifra DEVE essere messa a disposizione dal Fondo interbancario ENTRO 3 MESI.
I mesi possono arrivare a NOVE, nel caso di situazioni ECCEZIONALI e previa autorizzazione da parte della Banca D’Italia.
Il RESTO, ovvero l’80 % DEI VOSTRI SOLDI, viene liquidato solo quando comincia la liquidazione della banca, quindi con tempi che possono essere ( e di fatto lo sono SEMPRE) LUNGHI.
Inoltre il fondo si attiva nella misura in cui ( lo so è un tipico sessantottismo, perdonatemelo) ha liquidità disponibile.
Quanto è grande questa liquidità?
Dallo 0.4. allo 0.8 % dei fondi rimborsabili delle banche associate, ovvero, in pratica dell’intero sistema bancario.
Basta quindi il fallimento di una banca i cui conti correnti corrispondano spannometricamente allo 0.8 del totale italiano e questo fondo di garanzia cesserà di esistere, di fatto, per mancanza di disponibilità.(2)

Insomma, meglio non tenere troppo denaro in banca.

L’oro è un bene rifugio. Secondo me no. Comprato a 100, appena usciti da un cambiavalute vale già 80. Senza contare la liquidità di monete da investimento e lingotti. In genere, se serve danaro, si è costretti a svendere. Io lascerei perdere.

I titoli di stato sono un investimento sicuro. Non lo so. Bisognerebbe chiedere a greci, argentini, islandesi e, fra un po’, a spagnoli e portoghesi. Loro ne sanno più di me.

Consumare rimette in moto l’economia del nostro paese. Falso.
L’unica cosa sicura quando si compra l’ultimo televisore al plasma da 52″ è la dipartita di un migliaio di euro dalle nostre tasche. Le televisioni le fanno in Cina, un po’ come tutto, e spendendo si arricchisce solo chi le importa. E’ un discorso che vale in generale, non solo per gli apparecchi televisivi. Io ho ridotto tutte le spese superflue. Non ho intenzione di spendere per cose di cui posso fare a meno. Preferisco investire in salute sul mio territorio, magari comprando prodotti alimentari che  costano un po’ di più, ma fanno bene ai miei bambini e finanziano le attività di persone che, volendo, potrei conoscere.

Il mattone è un bene rifugio. Vero, come si fa a dire di no? Non so se con gli immobili si guadagna veramente, ma mi sono convinta che non si perde mai. Se avessi i mezzi comprerei una casa non troppo grande e impegnativa, magari da rimettere a nuovo. Parte delle ristrutturazioni cercherei di farle “in famiglia” valorizzando la proprietà con il lavoro. Meglio così che tenere i soldi nel cassetto, o peggio, in banca.

I fondi di investimento, gli ETF, le obbligazioni. Non so. Se devo giocare d’azzardo preferisco una settimana a Montecarlo.

Comprare dollari, franchi svizzeri e sterline. Perché no? Non è un investimento secondo me. Fatto senza esagerare è solo un sistema per suddividere il rischio.

Investire in pietre preziose, gioielli, oggetti d’arte, francobolli. Stupidaggini.
Bisogna essere estremamente competenti o servirsi di un consulente. In genere si fa un investimento solo se si compra cose non recenti di grandissimo valore che hanno un loro mercato di nicchia. Se non si può comprare un Matisse, io lascerei perdere. Specialmente quella roba fatta in serie e spacciata per capolavori che si compra in TV.

Anna Granati

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Note
  1. vedi qui la FAQ []
  2. Fonte Crisis []
Fine delle Note

Comments

3 Risposte a “Crisi Economica, Come Proteggersi: I Consigli Banali che non Troverai Altrove”
  1. trailblazer scrive:

    E’ assolutamente corretto puntualizzare la differenza tra crisi finanziaria ed economica: è vero come dite nel vostro intervento che i media si soffermano sulla crisi finanziaria, perché spesso interessa i loro editori (banche, assicurazioni, finanziarie…).
    La crisi economica riguarda invece gli asset materiali del sistema economico: il declino della forza economica dei paesi occidentali in generale è un processo già avviato da tempo e irreversibile.
    Ogni tanto penso ad un parallelo con la Repubblica di Venezia che iniziò il suo lento ma inarrestabile declino con la scoperta dell’America: anche noi immersi nella globalizzazione non ci rendiamo conto di ciò che è iniziato pensando a effetti transitori.

    Basti pensare a quante industrie italiane hanno da tempo trasferito i loro stabilimenti all’estero e non in conseguenza di una crisi: pertanto del valore aggiunto della produzione non ne godrà l’Italia ma il paese in cui si produce.
    La riduzione di imprese manifatturiere in un paese comporta poi una serie di rischi che in parte stiamo già vivendo: in una situazione di ristrettezze economiche si tenderà a tralasciare gli investimenti alle infrastrutture per le industrie, perdendo competitività e ulteriori posti di lavoro; viene meno la necessità dell’industria di base (siderurgica, petrolchimica) che si è già tutta trasferita nei paesi emergenti, con la conseguenza che si deve comprare tutto all’estero (vedi Cina); passo successivo è rinunciare al potenziamento energetico del Paese: è troppo costoso, inquinante, pericoloso produrre (dal carbone, passando per gli idrocarburi arrivando al nucleare) meglio comprare anche l’energia all’estero.

    Abbiamo deciso (noi! non la politica!) di voler essere un Paese che vive di attività commerciali e di servizi, dimenticando che bisogna generare però la ricchezza per potersi permettere di comprare beni provenienti dall’estero. Fino ad oggi si è provveduto percorrendo la via dell’indebitamento, ma i fatti odierni ci dicono che non si può andare avanti così per sempre. E i primi scompensi sociali iniziano già a vedersi, ma con vero terrore (non è un eufemismo) temo il futuro.

    • fma scrive:

      Condivido, come mi capita spesso.
      Un solo piccolissimo appunto.
      La crisi di Venezia, secondo me, non è stata determinata dalla scoperta dell’America, ma da altri due fatti che si sono verificati in quello stesso periodo. La presa di Bisanzio da parte dei Turchi ottomani (1453), e la circumnavigazione dell’Africa da parte di Vasco de Gama, Lisbona-Calicut-Lisbona (1497-1499. Il primo bloccava di fatto l’antica strada dei commerci tra oriente e occidente, via terra, intercettata da Venezia; il secondo la sostituiva con una via mare economicamente più vantaggiosa.
      Sono anch’io convinto che stiamo vivendo qualcosa di simile.
      Frutto in parte delle nostre azioni, in parte di ciò che una volta si chiamava Storia; che oggi, passato di moda il termine, potremmo chiamare Caso.
      Non nel senso che non dipende da noi, ma in quell’altro, che non dipende interamente da noi, dunque ci sovrasta.

  2. manuela scrive:

    Purtroppo i media non fanno il loro lavoro già da un po’e si sa…
    Ma noi gente comune lo sappiamo che la crisi economica che ci tocca veramente è ben altra rispetto alla crisi finanziaria.
    Basta guardarsi intorno, e sicuramente ognuno di noi ha almeno un amico, un parente, o un conoscente senza lavoro e nei peggiori dei casi siamo noi ad essere senza lavoro.
    Quello che mi preme, oltre a denunciare uno stato di cose che è sotto gli occhi di tutti, è cercare una soluzione.
    Come ne usciamo?!
    Dobbiamo smettere di sperare che la soluzione la trovi la classe dirigente perché è palese che se siamo in questa situazione è colpa loro e della loro poca lungimiranza.
    Fatto gravissimo a mio parere per chi ha l’onere e il dovere di guidare il Paese!
    Se le industrie continuano a produrre all’estero perché il costo del lavoro è inferiore, non solo danneggiano noi ma anche loro stessi.
    È ovvio che a un certo punto noi non saremo più in grado di acquistare i loro prodotti, visto che qui non ci saranno abbastanza persone dotate di reddito in grado da assorbire la loro produzione.
    E nei Paesi dove loro producono a prezzi stracciati non ci saranno persone in grado di comprare i loro prodotti perché i loro redditi non saranno abbastanza elevati, proprio per consentire agli industriali di pagare poco il costo del lavoro.
    Ancora una volta: come ne usciamo??
    Siamo entrati in Europa per essere maggiormente tutelati, ma non mi sembra.
    Occorre che ci sia un’equiparazione di stipendi e di diritti del lavoratore in Europa.
    Il libero mercato non può e non deve essere privo di regole, perché questo come si è visto ci danneggia.
    Allora mi chiedo e vi chiedo cosa possiamo fare di concreto nel nostro piccolo per cambiare questo stato di cose?!
    Adesso che il latte è stato versato che possiamo fare?!
    Sono convinta che non può piovere per sempre e che prima o poi ci risolleveremo ma per il futuro, per i nostri figli cosa dobbiamo fare perché tutto ciò non si ripeta?!

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