La maggioranza è in frantumi. Il governo ormai boccheggia. Prodi resiste, come da copione, ma sembra l’unico ancora a crederci (per responsabilità o solo per orgoglio?). Le truppe dei piccoli partiti sembrano interdette: questa crisi rischia di tagliarli fuori. Forse però capita a fagiolo, evita il referendum elettorale, concede ancora loro spazi di manovra, vendersi al migliore offerente.

Prodi incasserà la fiducia alla Camera, non c’è dubbio. Lo scoglio è al Senato, come sempre. Cadrà al Senato la settimana prossima? Il suo ottimismo assomiglia a quello che dalle mie parti si chiama “tigna”, una tenacia disperata. Ma questo è l’uomo, l’esperienza del 1998, sfidare i numeri, sfidare la sorte, non gli ha insegnato molto. “Resistere, resistere, resistere”: è il suo credo, e in culo tutto il resto.Se ci fosse una logica Prodi dovrebbe passare la mano prima del voto, senza sottoporre quello che resta del Governo del Paese ad un’inutile passerella di invettive e difese d’ufficio dette a mezza bocca. Dovrebbe lasciare spazio a scenari nuovi, a chi se la sente di lavorare (Veltroni? Casini?…) per un’intesa bipartizan su alcuni, pochissimi, valori condivisi dalla maggioranza degli italiani.
Se ci fosse una logica, se ci fosse amore per il nostro Paese, Berlusconi dovrebbe accontentarsi di aver mandato via Prodi, il suo antagonista diretto degli ultimi 14 anni, e proporre (oggi, da probabile vincitore di elezioni prossime e non da perdente delle elezioni trascorse) a Veltroni e a chi ci sta quella “grande coalizione” che, come in Germania ha consentito alla Merkel di guidare un Paese che aveva espresso un voto altrettanto incerto, potrebbe, anche da noi consentire di trovare un’intesa su alcuni punti urgenti: il governo dell’economia in questo delicatissimo passaggio di crisi mondiale delle borse, il sostegno all’opera di ricostruzione dell’immagine dell’Italia fatta a pezzi dalle ecoballe, il recupero del potere d’acquisto delle famiglie in difficoltà, eccetera, eccetera. E anche, non da ultimo, per rifare una benedetta legge elettorale che salvaguardi alcuni principi di democraticità e di governabilità.

Ecco, se ci fosse una logica ci si dovrebbe dimenticare per un attimo delle faide interne alle coalizioni, ci si dovrebbe riunire intorno al tavolo della pace e dare una mano a salvare un Paese alla deriva.
Ma c’è questa voglia? E’ sentita questa logica? Io temo di no…
Ah, aspettate un momento… Forse un argomento “logico” per salvare la legislatura esiste: è che molti degli attuali parlamentari resterebbero a spasso se si andasse a votare e sarebbe un vero peccato perché mancano appena 9 mesi alla maturazione del “loro” diritto alla pensione.
Forse, in questa triste, cara Italia, è l’unica logica politica sulla quale ormai si può fare affidamento.
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Tag: berlusconi, italietta, legge-elettorale, partito-democratico, politica, prodi, veltroni
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23 Gennaio, 2008 a 12:36
ilBuonPeppe
Oltre alla questione “pensioni per i parlamentari”, che giunge al traguardo ad ottobre, ce ne potrebbe essere anche un’altra di logica nel rimandare le elezioni.
Se si vota in primavera, tra cinque anni (sempre che la nuova legislatura duri) si ripresenta il nodo dell’affollamento istituzionale: parlamento e presidente della repubblica che scadono più o meno insieme. E, con ogni probabilità, si ripeterà quello che è avvenuto nel 2006, con la nomina del presidente rinviata al nuovo parlamento; cioè, nell’ipotesi, non a quello che si eleggerebbe ora ma al successivo.
Posto che se si va alle elezioni adesso il berlusca conta di vincere a mani basse, lui vorrebbe che fosse questo il parlamento incaricato di eleggere il prossimo presidente: cioè lui. Aspirazione di cui non ha mai fatto mistero.
Quindi dal suo punto di vista, potrebbe essere preferibile rimandare le elezioni di almeno sei mesi. In effetti è da un po’ che si limita a dichiarazioni di facciata, senza nella realtà spendersi troppo per mandare a casa il governo Prodi e raggiungere nuove elezioni.
23 Gennaio, 2008 a 12:43
ilBuonPeppe
Quanto al comportamento di Prodi, non credo che il voler passare in parlamento vada considerato solo un modo per resistere qualche giorno in più. Anzi.
Posto che in questa maniera si è preso qualche giorno di tempo per cercare di ricomporre le file, il parlamento è la sede istituzionale per verificare l’esistenza della crisi. Io non credo fosse opportuno dimettersi in seguito alla dichiarazione di un partito che revoca la propria fiducia sui giornali o in TV; soprattutto considerata la scarsa affidabilità dimostrata da certi soggetti.
Ben venga quindi un percorso chiaro ed istituzionalmente corretto. Che poi tenti in tutti i modi di rimettere le cose a posto e andare avanti, non mi sembra di per sè un fatto negativo: io non so che farci di un governo che alla prima difficoltà si dimette.Hanno delle responsabilità per il voto ricevuto, ed è giusto e doveroso fare il possibile per portare avanti gli impegni presi.
Poi io non credo che domani al senato otterrà la fiducia, ma questo è un altro discorso…
23 Gennaio, 2008 a 13:14
mc
considerando che Berlusconi è del 1936, ha un invidiabile fiducia nelle sue capacità si sopravvivenza. E non solo politica.
Diciamo che io, al suo posto, ci metterei la firma ad essere trombato alle future elezioni presidenziali.
23 Gennaio, 2008 a 13:28
ilBuonPeppe
Nel 2013, al momento dell’ipotetica elezione, avrebbe 76 anni. Quanti anni ha Napolitano?
23 Gennaio, 2008 a 13:37
Fully
@Peppe.
Come darti torto? Il passaggio parlamentare è corretto, sul piano formale. Sul piano politico merita una riflessione in più. Tra qualche ora sapremo l’esito di questo ennesimo braccio di ferro parlamentare.
Ipotesi uno: Prodi ottiene la fiducia alla Camera e va sotto al Senato. Dimissioni. Ma con un ulteriore violento strappo tra maggioranza ed opposizione, da cui maggiori difficoltà per un’intesa bipartizan.
Ipotesi due: Prodi ottiene la fiducia anche al Senato grazie al sostegno dei senatori a vita. Con quale faccia governerà, dopo?
Attenzione: io non ne faccio una questione di legittimità del voto dei senatori a vita: il loro voto è perfettamente legittimo. Ne faccio una questione di coerenza politica col corpo elettorale del Paese. La defezione di Mastella e dell’Udeur sfila alla maggioranza l’apporto “politico” di 300.000 voti, e ricordo a me stesso che la vittoria di Prodi avvenne per 24.000.
P.S. Sulla durata fisica del Cavaliere non sarei così preoccupato: il potere logora chi non ce l’ha… e rende arzillo chi lo riconquista.
23 Gennaio, 2008 a 14:17
Emanuele
In italia le cose brutte durano a lungo. Il vaticano ha centinaia di anni, il fascismo ha passato il ventennio, la dc ha regnato 40 anni, andreotti ha 798 anni. Non mi stupirei di sentire il nome Silvio ancora per moooolto tempo
23 Gennaio, 2008 a 14:46
mc
ovviamente i miei sono solo auguri di buona salute. Mi piacerebbe che questo paese si liberasse di Berlusconi senza l’aiuto di forze superiori.
23 Gennaio, 2008 a 23:35
Adetrax
Il problema vero e` che ci sono troppe logge massoniche a cui importa solo il proprio giardinetto d’azione; per questo i loro esponenti hanno il chiodo fisso di sostituire tutti gli uomini delle parti avverse con i loro; il fine ultimo e` sempre quello di poter diramare in maniera fluida ed efficace le direttive di potere per rafforzarlo ed espanderlo.