Criminalità, Immigrazione e Lorazepam
26 gennaio, 2009 - 12:09 di Gianalessio Ridolfi Pacifici
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Prima di tutto voglio ringraziare per l’ospitalità che mi viene concessa su MenteCritica. Spero che il mio lavoro possa tornare utile a tutti.
I recenti fatti di cronaca nera hanno riaperto il dibattito sull’immigrazione, la sicurezza ed i metodi necessari per contrastare la dilagante criminalità.
La dilagante criminalità
La criminalità è veramente aumentata? O meglio: è veramente aumentata di tanto da giustificare misure così drastiche come lo schieramento di ?
A leggere e i il quadro che emerge non è così chiaro. Alcuni parametri sembrerebbero confermare l’impressione che stampa e classe politica vogliono lasciare passare, altri sono in decisa controtendenza.
Se la criminalità ha raggiunto livelli così preoccupanti, questo non deriva chiaramente dai dati statistici e sembra essere più il frutto di una percezione probabilmente indotta.
L’Immigrazione
L’immigrazione è un fenomeno complesso e, per certi versi, necessario. Essa è funzionale ad una redistribuzione della ricchezza che, per sua natura, tende a rimanere nelle mani di chi la possiede. E’ evidente che, come tutti i fenomeni complessi, essa può evolvere differentemente a seconda del fattore di controllo che si decide di applicare.
Un’immigrazione disordinata, non regolata e sostanzialmente delegalizzata comporta l’immissione sul mercato del lavoro di una forza debole contrattualmente che è disposta ad accettare retribuzioni ancora più basse di quelle che sarebbe lecito attendersi da chi ha un concetto di qualità della vita più modesto.
E’ chiaro che questo offre all’imprenditoria un consistente vantaggio che viene pagato in solido dalla società civile con la diffusione sul territorio di realtà fortemente disagiate ed incapaci, spesso per mancanza di mezzi, di integrarsi correttamente con chi, volente o nolente, fornisce ospitalità.
E’ questo fattore, probabilmente, più che la visione razzista di predisposizione culturale, a causare un coefficiente di criminalità così alto tra la popolazione immigrata. Aldilà di ogni considerazione “culturale”, come sempre sono il bisogno e la miseria che spingono a delinquere, non necessariamente la provenienza geografica.
Lorazepam
La sicurezza della propria vita, della propria salute e dei propri beni è il principale “servizio” che uno stato moderno offre ai propri “azionisti”, i cittadini. Una specie di “dividendo” che tutti si attendono per convincersi di aver fatto l’investimento giusto.
Volendo proseguire sulla metafora società per azioni, è chiaro che il consiglio di amministrazione della società (il governo), ha un enorme potere nella gestione di questo dividendo. Può decidere se attribuirlo o no e stabilirne l’entità. In pratica l’ansia di sicurezza è una modalità di controllo dell’azionariato che viene esplicitata attraverso la collaborazione dell’informazione ufficiale che contribuisce a creare il giusto clima.
Il clima si stabilisce alternando a , stabilendo un’atmosfera di confusione e di aspettativa che si concretizza nell’approvazione di qualsiasi decisione purché una decisione qualsiasi sia presa. Una specie di benziodiazepina politica che dopo aver creato l’ansia mediatica la calma ottenebrando le capacità di giudizio.
Il volto delle cose
Probabilmente il vero problema in Italia è l’assenza della certezza che chi commette un reato riceva una rapida e giusta punizione. In assenza di un automatismo di questo tipo le questioni relative alla criminalità e gli strumenti utilizzati per combatterla rimangono solo oggetti di sterile discussione finalizzata ad un’efficace controllo dell’opinione pubblica.
Purtroppo una macchina della giustizia efficiente, severa ed implacabile sembra essere un vero e proprio problema per il consiglio di amministrazione la cui preoccupazione maggiore appare quella di disinnescare i meccanismi attualmente funzionanti e di sottrarsi ad ogni forma di controllo in una ricerca del potere esclusivo ed assoluto che assume aspetti patologici.
In assenza di un sistema sociale di salvaguardia e punizione, inizia a farsi strada l’idea che ciascuno è solo di fronte alla violenza. Idea che non può che portare alla convinzione che la vendetta, concetto pratico e tangibile, si debba sostituire alla giustizia (che sembra non esistere).
Per certi versi l’ansia di vendicarsi , anzi minacciata, sembra essere l’unica opzione disponibile al momento.
Prima di giudicare, bisognerebbe sapere cosa si prova nel subire un torto gravissimo ed irreversibile e nel percepire che nulla accadrà per ripianare i conti. Cosa che, sinceramente, non auguro a nessuno.
Criminalità, Immigrazione e Lorazepam è di

Ottima analisi.
Purtroppo se provi a dire queste cose, gran parte delle persone ti guardano come se avessi detto che gli asini volano. Per non parlare di quelli che ti etichettano subito come “amico dei neri”.
C’è troppa voglia di sentirsi superiori.
“amico dei neri”
Io ho un difetto alla vista che mi impedisce di apprezzare certe differenze di colore.
Il tuo articolo mi sembra fotografare abbastanza la realtà delle cose. Il problema che si pone è sulla certezza della pena o addirittura più a monte. Il fatto stesso che dei disadattati senza lavoro e magari con precedenti possano proliferare sul territorio, che qualche teppistello possa impunemente darsi al vandalismo, vedi lo sgombero di Milano, o qualche dopopartita in tutta Italia, dimostra che qualche cosa è da rivedere. I militari sul territorio sono forse una piccola soluzione, (la vera sarebbe rimandare a casa tutti gli immigrati che delinquono e in galera senza pietà gli italiani che li imitano) ma piuttosto di tenerli in caserma pagandoli, che almeno facciano un effetto di deterrente.
Per alcuni giorni sono stato assente. Ritornato ho trovato MC tutta cambiata con “impaginazione nuova” e nomi nuovi. Non vorrei sembrare stupido, ma credo che abbia un significato. Poichè non so a chi rivolgermi per avere spiegazioni scrivo in questo commento per avere una risposta. Devo continuare a leggere e inviare i miei post? Ho più spazio? Se è no, me lo si faccia sapere. Grazie e saluti.
Puoi continuare ad inviare proposte. Ti preghiamo, cortesemente, di limitarti a quelle che, secondo il tuo giudizio almeno, contengano un messaggio innovativo ed originale. Possibilmente molte domande e poche risposte. A quelle ci dovrebbe pensare chi legge.
grazie
Giusto ma anche un lavoro in nero, ricattatorio, sottopagato e privo di ogni diritto é cosa da non augurare a nessuno.
Un gentile saluto.
L’alternativa è delinquere (furti, rapine, spaccio).
E ti assicuro che è un’alternativa allettante.
Almeno per gli schiavi che accettano di lavorare senza scendere a compromessi, sopportando condizioni indegne, dovremmo avere più rispetto.
Caro staff, non ho capito bene. I miei articoli, di solito, sono una sorta di riflessione sull’attualità con qualche eccezione quando mi riferisco a me stesso. Nel post possono esserci domande chiare o sottese, ma anche qualche risposta. Per esempio, mi sembra legittimo esprimere il proprio pensiero e le proprie idee su di un argomento di qualsiasi natura esso sia.
Se non va bene così, caro staff, basta dirmelo. Sempre con la solita stima.
La cosa più semplice è inviarci l’articolo. Poi noi valuteremo caso per caso. Non inviarci tutto ciò che scrivi, soltanto le cose che ti stanno più a cuore e che ritieni particolarmente valide. Se l’argomento non è troppo inflazionato (o non è stato già trattato da un articolo) ancora meglio. A rileggerci.
Faccio un altro esempio. Il post che stiamo commentando, se l’ho letto bene, non mi sembra che ci siano solo domande, ma anche considerazioni e risposte. A me non pare che sia cambiato nulla rispetto al passato…
Giacchè mi trovo desidero commentare brevemente il post in questione. Anche a me sembra che l’autore abbia evidenziato bene la situazione in cui ci troviamo: è emblematica, ma anche difficile da risolvere in un mondo globalizzato e globalizzabile come il nostro.
Questa mattina al giornalista Marcello Sorgi della Stampa è stata posta questa domanda: “L’emigrazione è un fenomeno evitabile o inevitabile, perchè a seconda del caso le risposte sono molte diverse”. Sorgi ha risposto, forse ragionevolmente, che il fenomeno, oltre che essere inevitabile, deve essere regolabile. Mi fermo qui.
parto dal basso.
ammesso che in italia vi sia un problema di certezza della pena, questo è un problema politico e non di giustizia.
entro subito nel merito: la custodia cautelare non è un’anticipazione della pena, sarebbe una pratica medievale. la custodia cautelare è un’esigenza interna al procedimento penale e afferisce soltanto al pericolo di fuga, reiterazione del reato, pericolosità. soltanto la pena, che interviene (ed è grave doverlo specificare) dopo un equo processo (equo, non “rapido” o “giusto”), può contenere la “retribuzione” per la società prima e la vittima poi.
un incensurato reo confesso che collabora con la procura è senza dubbio un soggetto meritevole della custodia domiciliare (a prescindere dal reato). senza tener conto del fatto che un gip non può che accordargli questo trattamento perché praticamente obbligato dalla legge (non dalla sua libera e scellerata iniziativa).
rendere, come ho sentito, la custodia in carcere obbligatoria per taluni reati è impossibile nel nostro sistema processuale, che si basa (si basa) su garanzie fondamentali coperte dalla costituzione prima ancora che dai codici.
vogliamo tornare all’inquisizione? lo si dica chiaramente: processi sommari e pena di morte, perché no.
mi disturba profondamente sentire i commenti dei sedicenti politici riguardo le scelte della magistratura in casi simili (vedi delitto reggiani); sono commenti-banderuola, vanno dove tira il vento.
infatti, quando si tratta di avere a che fare con la magistratura, la politica si erge a “vittima” perseguitata dai rossi/neri di turno, si inviano ispettori, si denigrano giudici, si perturba l’ambiente politico e sociale del paese.
condivido la rabbia e il dolore delle vittime di questi lerci reati, se mai mi trovassi nei loro panni sarei probabilmente più intransigente; ma non possiamo fare eccezioni caso per caso, perché la giustizia non solo deve essere imparziale, deve anche sembrare tale.
alimentare, come si sta facendo ovunque sui mezzi d’informazione (oddio, informazione…) questo clima di scontento-malumore-assenza di giustizia è – e sono d’accordo con l’autore – semplicemente un mezzo per elevare l’insicurezza percepita, in modo da poter elevare la repressione e in qualche modo accettarla.
ricordo a tutti che dopo l’11/9 gli americani (per i quali la proprietà e la libertà individuale sono sacre) sono riusciti ad approvare prima e ad accettare poi, una schifezza liberticida e fascista (oltreché inefficace) come il patriot act.
dimenticavo:
minacciare vendetta non è al momento l’unica opzione disponibile, e se lo sembra è perché non si guardano le cose con la dovuta angolazione; questo (ed anche l’altro di guidonia) episodio di stupro è stato risolto tutto sommato in breve tempo e i responsabili subiranno processo e relativa condanna.
è così che funziona.
la vendetta è roba di mille anni fa, in questo continente non ha cittadinanza e non deve averne.
forse è vero che non siamo una nazione pienamente sviluppata, anzi barbara, sotto molti aspetti; ma da qualcosa bisognerà pur cominciare per risollevarsi.
almeno finché ci sarà un’alternativa al fucile, essa va ricercata e perseguita con convinzione
Un’analisi per molti versi condivisibile, sia quando evidenzia i tratti salienti di un’immigrazione non regolamentata e delegalizzata, sia quando individua in coloro che l’impiegano, imprenditori ma anche privati, penso al fenomeno delle badanti, i fruitori del lato vantaggioso della cosa.
Poi ci sono le controindicazioni. Che possono essere strumentalizzate fin che si vuole, che tuttavia è difficile negare, a meno di non volerle deliberatamente ignorare.
Mentre sono restio a credere che l’immigrazione sia fuori controllo per una bieca manovra del “consiglio d’amministrazione”, tesa a mettere fuori servizio la macchina della giustizia, al fine di “sottrarsi ad ogni forma di controllo in una ricerca del potere esclusivo ed assoluto”, come sembra pensare l’autore.
Mi sembra più probabile che la cosa sia più banale e più grave al tempo stesso, e che per risolverla non basti cambiare il “consiglio di amministrazione”. Penso che sia l’esito di un’alluvione in un paese in cui nessuna misura é stata predisposta per tempo e nessun servizio funziona.
Ognuno per sé e Dio per tutti. Si concluderà quando smetterà di piovere. E solo allora conteremo i danni.