Crime in the City
11 dicembre, 2007 - 9:00 di Lexi Amberson
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Avanti di questo passo, qui finisce che si muore di noia.
Pare infatti che, a meno di improvvise recrudescenze dell’ultimo momento, il numero degli omicidi commessi quest’anno a Los Angeles non supererà quota 400. Così come si parla di circa 1100 stupri. Non di più.
La tendenza che emerge da questi dati è piuttosto chiara e dice che, da qualche anno a questa parte, il crimine in città è in drastico calo.
Sembrano lontani i tempi (anni ’90) in cui, in una peraltro meno popolata Los Angeles, si arrivava a contare 1000-1200 omicidi all’anno, facendone una delle città più violente e pericolose degli Stati Uniti, insieme a New Orleans, Philadelphia, Washington, Houston, Baltimore, la New York pre-Giuliani.

Dieci anni dopo il crimine è stato ridotto di un terzo, in buona parte riguarda scontri con e tra gangs (ce ne sono oltre un migliaio) e viene ricondotto a specifiche aree della città (South Central, la zona di guerra prediletta tra le bande dei latinos e dei neri). Negli ambienti del LAPD si attribuisce gran parte del merito di questi buoni risultati all’utilizzo di CompStat, un programma computerizzato che svolge una sistematica e puntuale “mappatura” del crimine e rende più mirati e meno dispersivi gli interventi della polizia.
L’artefice dell’introduzione di CompStat nei metodi di lavoro del Dipartimento è William J.Bratton, che del LAPD è il comandante da ormai cinque anni.
In precedenza Bratton aveva rivestito la stessa carica nella polizia di New York e proprio questa metodologia di lavoro aveva fortemente contribuito al debellamento del crimine nella Grande Mela, nell’ambito dello zero-tolerance program voluto da quello che sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti, ossia Rudolph Giuliani.
C’è anche da registrare un riavvicinamento della cittadinanza nei confronti del Dipartimento, dopo la brutta (e brutale) immagine che di sé diede negli anni ’90 con l’episodio di Rodney King.
Oggi, al di là del fatto che l’Accademia di Polizia registra un aumento di richieste di ammissione, il LAPD può contare sull’aiuto di 3000 volontari (da adolescenti a ultrasettantenni) che, in base alla zona di residenza, all’età, alla competenza, vengono inquadrati in programmi specifici.

I compiti svolti dai volontari sono svariati e possono comprendere la sorveglianza di luoghi e persone, controlli e segnalazioni su vicini sospetti, l’organizzazione di centri per adolescenti o di aiuto verso l’infanzia o le donne maltrattate e in difficoltà, lavori d’ufficio come archivista, operatore radio, centralinista…
Molto spesso viene chiesto il contributo dei cittadini nei casi ancora da risolvere, dal furto di un cane all’uccisione di un bambino, e per questo vengono diffusi video e fatte distribuire le fotografie di ricercati o sospetti.
Questo rinato spirito collaborativo si è visto in occasione dei recenti incendi che hanno riguardato la zona. Sia nel lavoro dei volontari che si sono dati il turno per cogliere sul fatto gli eventuali piromani. Sia nel trovarsi fianco a fianco con i detenuti che, in gran numero, sono stati impegnati nelle opere di spegnimento, di sradicamento di alberi, di soccorso.
Al miglioramento della situazione di Los Angeles corrisponde invece un aumento dell’azione criminosa nel resto della California che, fino a qualche tempo fa, era in questo senso uno degli Stati più sicuri.
In particolare si registra un’impennata del livello del crimine nella Bay Area, Oakland e San Francisco su tutte.
A quanto pare, secondo alcuni criminologi locali, un motivo non secondario per cui molti delinquenti hanno “traslocato” a nord è rappresentato dall’alto costo della vita e dai prezzi delle case a Los Angeles.

Non so se sia vero ma come spiegazione mi piace molto. L’idea che i cattivi vadano a rompere le palle a quei finocchi che stanno a San Francisco e che hanno goduto dei favoritismi fiscali voluti da Nancy Pelosi, lo confesso, mi mette abbastanza di buon umore.
NdR:
del dipartimento di polizia di Los Angeles.
dedicata ai volontari civili.
a partire dalla quale è possibile ottenere le statistiche criminali della città in tempo reale.
di Peace Reporter sulle gang losangelene.
dedicata a Rodney King (in inglese).
Crime in the City è di

Non voglio nemmeno immaginare le polemiche che nascerebbero in Italia se la polizia utilizzasse la collaborazione attiva dei cittadini.
L’iniziativa, invece, mi sembra eccellente. La cosa responsabilizza i cittadini chiamandoli a difendere per primi la propria incolumità e aggirando l’abitudine a delegare terzi su questioni fondamentali.
Un rapporto cittadini/polizia migliore è anche una tutela per democrazia.
Veramente molto interessante anche se mi sembra un atteggiamento molto distante dalla nostra cultura.
"a quei finocchi che stanno a San Francisco"
@Paolo
Nessun problema, fidati. Sono cero che la persona che ha scritto questo pezzo non ha nessuna acrimonia nei confronti delle persone omosessuali.
Credo si tratti solo di un riproporre qualche modo di dire locale. Un po' come "terroni" o cose del genere.
Io credo che ognuno deve fare il suo mestiere. Se la polizia ha bisogno dell'aiuto dei cittadini vuol dire che non ha le persone ed i mezzi sufficienti per fare il proprio lavoro.
giusto qualche link:
un altro link
"un motivo non secondario … è rappresentato dall’alto costo della vita e dai prezzi delle case a Los Angeles"
Bene, allora è semplice.
Facciamo aumentare il costo della vita nelle nostre città e la criminalità è debellata…
confermo
pezzo interessantissimo
qui non esiste ne cultura ne strutture. quindi lasciamo perdere.
Però, carino l'aereo robocop
Non per andare sempre controcorrente, ma certi mezzi mi ricordano la STASI.
Come sempre ogni sistema funziona passabilmente bene fintanto che i suoi componenti fanno quello che si suppone debbano fare.
L'idea di usare cittadini come osservatori e testimoni oculari sarebbe buona di per se, ma non e` applicabile in societa` ove il 99% delle persone aspira solo a farsi i fatti propri e a chiudere gli occhi davanti ai misfatti degli altri, confidiamo pero` in quell'1%.
Per quanto riguarda la diminuzione della criminalita` a L.A. concordo sul fatto che i problemi li creano e li risolvono le singole persone o gruppi di persone e che a parita` di condizioni avverse una persona puo` decidere di vivere in dignitosa poverta` (anche estrema) pur dandosi da fare per uscirne, mentre un'altra non si pone neppure il problema morale di rapinare e fare del male ad altri esseri umani.
Sui motivi per i quali questo avviene si potrebbe scrivere un trattato, nel frattempo sarebbe interessante chiedere qualche notizia in piu` all'autore, ad es. qual'e' la composizione della popolazione a L.A., suddividendola in varie fasce sociali e se ha qualche idea o ipotesi sulle cause che generano o favoriscono la criminalita` a L.A., ovvero se basta nascere nel quartiere sbagliato per diventare un criminale o altro.
Una volta ho sognato che nella societa` americana delle grandi citta` ci sono: 20% di brave persone, 30% di persone un po' troppo "furbe" e spregiudicate, 20% di poveri dignitosi e 30% di tagliagole ma sono sicuro che come tutti i sogni era un po' troppo in bianco e nero.
buone notizie per me che vivo in LA
Se la società non è totalitaria può anche funzionare, de gustibus.
Quando Rudy Giuliani, grazie alla versione 3.0 dei brogli elettorali diventerà il nuovo presidente USA e vi sfornerà la Patriot Act 2.0 allora ci sarà da piangere. Chiedere ai vicini di controllare i vicini è già stato fatto, si chiamava Gestapo. Hasta la vista, baby.