Craxi 13


Il prossimo 19 gennaio saranno passati dieci anni dalla morte di Bettino Craxi.
Da uomo del Sud provo sempre un certo imbarazzo a parlare di morti “freschi”, come si dice dalle nostre parti.
La morte è suprema punizione. Il suo stesso avvento, nell’antica cultura nella quale sono stato allevato, assolve da ogni peccato.
Un morto non può più difendersi dalle accuse né saldare i propri debiti. Infine, ci sono figli, coniuge e nipoti che, a prescindere da tutto, probabilmente ricordano con affetto e struggimento. Soprattutto per rispetto di queste persone è dovere di gentiluomo procedere con cautela.
Il tempo, e non ne è ancora passato abbastanza, chiarirà ogni cosa. La Storia condanna, assolve e, molto più spesso, dimentica. Per un giudizio più netto, riparliamone qui tra quarant’anni.

Craxi il Grande Statista
Certe affermazioni vanno sempre riferite ad un termine di confronto. Se si paragona l’opera e la cultura politica di Craxi ad un qualsiasi rappresentante dell’attuale classe dirigente, non c’è partita. Il degrado culturale collettivo ed il golpe silenzioso della partitocrazia hanno selezionato una generazione che non ha più nessuna necessità di confrontarsi con gli elettori. L’unico scopo è guardare le spalle del boss. Rispetto a questa gente, Bettino Craxi e gli uomini del suo tempo sono come creature di un altro pianeta.
Sarebbe più onesto e scientifico paragonare l’opera di Craxi a quella dei capi di governo che, negli stessi anni, hanno retto le sorti di altri paesi. Se si prova a riflettere e a farsi venire in mente qualche nome, si dispone di una risposta netta e non certo generosa per la memoria di Craxi. Per rispetto ai vivi, mi fermo qui.
Resta poi, incancellabile, la questione della grandissima ingiustizia con la quale, con un atto d’imperio, si consentì ad un privato di colonizzare selvaggiamente, gratuitamente ed in regime di monopolio una risorsa nazionale come l’etere. Quella decisione, dettata esplicitamente da motivazioni personali e priva della sia pur minima aliquota di terzietà, ha cambiato la storia del nostro paese. Secondo me, se è lecito, non lo ha fatto in meglio.

Craxi il Mariuolo
Craxi, secondo alcuni, avrebbe pagato da solo la corruzione di un intero sistema. Probabilmente, secondo chi esprime questa opinione, i giudici di allora avrebbero dovuto ignorare i suoi reati o condannare l’intera classe politica di allora.
E’ meglio sorvolare sulla logicità di certe affermazioni. Ora, che è passato tanto tempo, chiunque può dire le sciocchezze che vuole. Allora, le cose apparivano diverse. Io c’ero e lo so.
Fatto sta, che Craxi è scappato. Condannato con sentenza definitiva, si è sottratto alla pena.
Molti, oggi, insistono sulla liceità di detto comportamento sottolineando come si trattasse di condanne politiche di un vero e proprio regime. Condanne dalle quali un uomo ha sempre diritto di sfuggire riparando, esule, all’estero.
Costoro, però, dimenticano che nelle stesse aule dove furono pronunciate le condanne a Craxi, pochi anni prima si erano emesse sentenze ben più severe, queste sì esplicitamente politiche, nei confronti di uomini che, in molti casi, si dichiaravano parimenti prigionieri politici.
Se quelle contro Craxi furono sentenze “di regime”, non possono che essere definite nello stesso modo anche le altre perché se, come abbiamo avuto modo di imparare, è possibile fare una legge ad personam, non mi risultano principii su misura per i singoli. Un principio è un principio e, come tale, assoluto.
Se fu lecito il comportamento di Craxi che si giudicò, lui da solo, innocente e perseguitato, è lecito anche quello di Cesare Battisti che, lui da solo, si è giudicato innocente e perseguitato.

Una Piazza per Craxi
La questione, confesso, mi è del tutto indifferente. Sono uomo di discreta educazione, eppure il settanta per cento dei nomi delle strade si riferisce a uomini e donne della cui vita ed opere so pochissimo o nulla.
Come già detto, la storia condanna, assolve e, nella maggior parte dei casi, dimentica. Già oggi si potrebbe titolare una strada a Craxi ed essere certi che parte della gente che ci passa non saprebbe di chi si sta parlando. Figuriamoci tra trent’anni. Corso Craxi incrocerà via Settimio Mobilio e probabilmente nessuno saprà nulla né dell’uno né dell’altro.

Le vere strade si tracciano nel cuore delle persone a cui si è fatto del bene o in quelli dei connazionali grati per il lavoro e la dedizione alla causa comune. E così che dentro ciascuno si estende una città dove piazze e strade portano i nomi di uomini famosi accanto a quelli di illustri sconosciuti la cui memoria, però, rimane in noi per sempre.
Che si intitoli pure una strada a Craxi. A me non importa nulla perché non cambia la toponomastica del mio cuore.

Altro non saprei dire perché quel che ho detto mi sembra abbastanza.


13 commenti su “Craxi

  • Giovanni Volpe

    L’analisi approfondita e ben ponderata espressa in questo articolo, è un vero esempio di informazione di qualità, libera ed indipendente.

    Tra i molteplici insegnamenti, la possibilità che possa scaturire in tanti tra noi il desiderio di un maggior impegno per il bene comune.

    In particolare, dedicare tempo ed energie per individuare e sostenere un politico con la potenzialità di diventare uno statista di alto livello.

    http://www.giovannivolpe.it

  • fma

    Abito in via Giustiniano e, dico la verità, mi dispiacerebbe se domani mi dicessero che é diventata d’imperio via Bettino Craxi. Non perché abbia l’esatta cognizione di chi e cosa furono i due, o mi voglia avventurare in giudizi di merito, ma semplicemente per le immagini che i due, a evocarli, destano in me.
    Se penso all’Imperatore mi viene in mente il Corpus Iuris Civilis e Teodora, se penso al Segretario Socialista il nuovo concordato e Ania Pieroni.
    Dunque a chi mi proponesse il baratto direi che mi sembra una stronzata. Nel senso che attribuisce al termine Harry Frankfurt, nell’omonimo aureo libretto: “Chi racconta stronzate non rifiuta l’autorità della verità, come fa il bugiardo, e non si oppone ad essa. Semplicemente non vi presta attenzione alcuna. Per questa ragione le stronzate sono un nemico della verità più pericoloso delle menzogne.”
    La condizione minima, prima di procedere, mi parrebbe quella di sottoporre la proposta al giudizio condizionante degli abitanti della strada.
    Altrimenti, quando la Moratti di turno proporrà di intolarne una alla propria zia, o al proprio cavallo, come ci difenderemo?

    • Comandante Nebbia L'autore dell'articolo

      :mrgreen:
      Bella strada. Ci ho fatto un giro con google street view.
      Mi sembra adattissima per Craxi. Fossi in te, inizierei a creare un comitato di quartiere 🙂

    • Comandante Nebbia L'autore dell'articolo

      Non chiedermelo.
      Da quelle parti ci sono: via Vinciprova, Via Silvio Baratta, via Donato Trani, via Luigi Guercio e via Gelsi Rossi.

      Spero che almeno l’ultimo non sia il nome di una persona.

  • lembo11

    Ho abitato in molte case, di cui a fatica ricordo i nomi delle strade. Ma 2 le ricordo bene: Via Caduti di Superga e Via Brodolini. In Via Caduti di Superga ci sono nato, mi piace ricordare quella strada, i bambini malati di calcio orgogliosi di fare in qualche modo parte della leggenda del Grande Torino. Prima della cantilena Sarti, Burgnich, Facchetti…i bambini di Via Caduti di Superga impararono Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Grezar, Rigamonti, Castigliano, Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola. A Via Brodolini ci ho abitato da adulto, sapevo qualcosa di lui, altro ho appreso da un anziano sindacalista. Pertini, Brodolini, Aniasi, Lombardi, Lussu, erano socialisti. Quelli che vennero dopo usurpavano questo nome. Non mi piacerebbe abitare in Via Craxi. Ma ci sarebbe di peggio, anche Brunetta rivendica orgogliosamente di essere socialista. Gli auguro di vivere più a lungo di me.

  • lembo11

    Non sono tanto sicuro che dedicare una strada a Craxi sia una cosa trascurabile. E non mi riferisco alle ovvie strumentalizzazioni del compagno di martirio Silvio. Tante le ho dimenticate, 2 strade in cui ho abitato le ricordo bene. Sono cresciuto in Via Caduti di Superga e ricordo questa sorta di orgoglio che accomunava noi bambini quasi partecipi della leggenda del Grande Torino. Prima della cantilena famosa Sarti, Burgnich, Facchetti…noi conoscevamo Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Grezar, Rigamonti, Castigliano, Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola. Il giovedì sera era l’unico giorno della settimana in cui le mamme non dovevano disperarsi per farci rientare a casa. Tutti davanti alla televisione ad aspettare Carosello:” Pirelli presenta: una pagina del calcio italiano” e tutti a sognare davanti a quelle immagini in bianco e nero dei nostri miti.
    Da adulto ho abitato in Via Brodolini, qualcosa di lui sapevo, altro ho appreso da un vecchio sindacalista che l’aveva conosciuto. Di recente mi è capitato di assistere all’intemerata di Brunetta contro una conduttrice televisiva che ne aveva storpiato il cognome in Brandolini, dimentico di aver lui fatto carne ‘e puorco degli insegnamenti di Brodolini. Pertini, Lussu, Brodolini, Aniasi, Lelio Basso erano socialisti, tanti di quelli venuti dopo ne usurpavano il nome. Non mi piacerebbe abitare in Via Craxi, peggio ancora in Via Brunetta, socialista anche lui. Non credevo di arrivare a tanto:lunga vita a Brunetta, almeno mi sopravviva.

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