Cossiga l’Emerito e l’Ossessione dei Ragazzini
29 ottobre, 2008 di Daniela Tuscano
Archiviato in Cronache Italiane
“Vi dico che non abbiate paura: non siete una bambina, e dovete capire che noi non vogliamo farvi male. Non vedete che avremmo potuto ammazzarvi cento volte, se avessimo cattive intenzioni? Quindi state quieta”
(I Promessi Sposi, cap. XX, 284-86).
Lucia è appena stata rapita per ordine dell’Innominato, si trova nella “bussola” in compagnia (poco piacevole) di alcuni ceffi da galera, coi visi abbronzati, i baffi irti, gli occhiacci (“…che sembravano dire: fargli la festa a quel prete?”, ibid., cap. XXIII, 481-82). L’intenzione resta sempre malvagia, anche se non vogliono ammazzarla, ma per quei ceffi, abituati a nefandezze ben peggiori, rapire una persona non è farle del male.

Ora. Il presidente emerito della Repubblica italiana, sen. Francesco Cossiga, è rimasto vittima d’una bufala colossale. La solerte Agenzia Italiana Notizie, la stessa che oggi ci relaziona sull’ennesima bufala della sinistra (il Circo Massimo contiene al massimo 750.000 persone, il restante milione e mezzo ‘ndo sta? E ancora, possiamo deliziarci leggendo che Striscia è un avamposto di “rossi” nelle tv del povero Silvio…), ha precisato che no, l’emerito non ha mica dichiarato che gli studenti vadano “picchiati a sangue”. Né ha mai utilizzato la parola “massacrare”. Scherziamo? La strategia della tensione – spiega l’implacabile smascheratore di sinistri mendaci, si fà (con l’accento) anche manipolando i testi delle interviste.
L’emerito, da buon cristiano e democristiano, aborre il sangue. Dunque picchiati sì, come “fà”, o meglio faceva, il vecchio, rimpianto Capofamiglia d’un tempo nei confronti del figlio mariuolo. L’A.I.N. ci rinvia dunque al reale contenuto dell’intervista, nella quale, sembra suggerire, non si trova alcunché di censurabile.
Uno scappellotto, insomma, non “fà” male a nessuno, anzi può risultare addirittura salutare. E non solo per i mocciosi. Ma anche, forse soprattutto, per quegli impertinenti dei loro maestri, anzi, delle maestre; le maestre “ragazzine” che, in preda a isterici furori, hanno dimenticato il loro ruolo, e anche la loro femminilità.

Povero emerito. In fondo l’ha sempre pensato, che si stava meglio quando si stava peggio. Che il mondo, da quando hanno capovolto i ruoli naturali, è andato a ramengo. Bei tempi, quando le femmine facevano le femmine. Buone buone, a casa, a ricamare, o al più, pie e miti, dietro la cattedra sulla piattaforma rialzata, ma solo per comunicare l’abbecedario e le buone maniere, ad amare la Patria e il Re. Quelle pie e miti figure, quelle suorine laiche che poi, nelle classi superiori, nella scuola “seria”, scomparivano, per lasciare il posto ai “veri” docenti, i maschi. L’emerito li rimpiange certo, i tempi in cui alle femmine non era lecito rivestire il ruolo di Preside. Tempi d’oro, in cui non si poteva tramutarsi in sovversive virago. Ecco cosa accade, a voler raddrizzar le gambe ai cani (ibid., cap. I, 375). Il debole cervellino delle femmine si “fà” travolgere dall’istinto sensuale e infido che sempre cova in loro, se si lasciano a briglia sciolta.
Dunque una bella legnata. Lo proponeva anche per l’integrazione di certi immigrati, anni addietro: si accetti la sharia. Dopo tutto, doveva aver pensato, anche se esageravano un po’ i barbuti si attenevano alla legge naturale: ai maschi il compito di comandare, alle donne quello di obbedire. Uno schiaffetto ogni tanto non era così grave, le donne non sono che delle bimbe cresciute e poi… lo dice anche il proverbio: tornato a casa, picchia tua moglie. Tu non sai perché, ma lei sì.
Sì, sante sberle. Ma senza sangue, per carità. Forse è per questo che un consiglio così sensato non ha avuto risonanza alcuna sui grandi media. Dove starebbe infatti lo scandalo? Il fine giustifica i mezzi; compresi i facinorosi da infiltrare tra le file degli studenti, perché sobillino i medesimi consentendo alle forze di Polizia di redarguire con qualche paterna bastonata le testoline calde di monelli e streghette. Una strategia di successo, l’ha vantato l’emerito stesso, rimembrando le sue prodezze quando agli Interni sedeva lui, e quando in piazza si trovava una certa Giorgiana Masi…

Ma, su tutto, spicca quel falso vezzeggiativo, quello sprezzante “ragazzine”. Così ricorrente sulle labbra dell’emerito. Perché ci sembrava d’averlo già udito, molti anni fa. Al maschile, quella volta. Si parlava di giudici, quella volta. Di giudici ragazzini.
L’emerito poi spiegò che, per carità, non intendeva offendere quei poveri, inesperti e inconsapevoli eroi.
Ma i ragazzini non esistevano più, le ragazzine erano di là da venire. La vecchia iattanza dell’emerito, che ragazzino non è mai stato, perdura invece da sempre. Per il nostro bene.
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Bell’esempio di cristianità, di solidarietà e di democrazia. Anzi bell’esempio di mascolinità!
Forse sarebbe meglio dire che “il picconatore” cosiddetto non ha mai avuto alcuna considerazione degli altri: ha solo pensato a se stesso, anche da presidente della Repubblica.
Perchè mai? E’ ben spiegato nell’articolo.
Bene!
A questo link http://www.senato.it/notizie/RassUffStampa/081023/jmsra.tif
c’è la copia dell’intervista cartacea pubblicata su QN. E’ consigliabile salvare il file e leggerlo con un visualizzatore perchè con il browser può non funzionare.
A me non pare tanto softcore.
In effetti io non ho capito perchè alcuni siti abbiano modificato l’intervista: non ce n’era alcun bisogno. Quello che ha detto Cossiga è di una gravità tale che basta leggerlo così com’è per inorridire. Non c’è bisogno di aggiungere niente.
Una falsificazione che poi non cambia minimamente la sostanza, in quanto va solo ad aggiungere qualche parola qua e là per rendere il tutto ancora più grave; ma era già gravissimo di suo.
A meno che… la versione manipolata non sia stata fatta ad arte da chi sostiene quelle stesse posizioni ma, comprendendo come non sia accettabile dichiararle impunemente, ha deciso di alzare un polverone per spostare l’attenzione dal contenuto alla falsificazione.
Ma io sono un dietrologo e non faccio testo.
Sarò io fissata, ma mi viene in mente il protagonista di 1984 di Orwell. Chi ha letto sa che lavoro faceva…
Per chi non lo ha letto, lavorava in un’azienda con il compito di modificare registri, testi storici, interviste in modo che non andassero mai in contraddizione con quello che il Partito affermava al momento.
Di questi periodi mi sembra un paragone molto adatto.
quindi ne consegue che il ministro della paura era lui
Basta dare una lettura alla pagina di Wikipedia su Cossiga in particolare la sezione Gladio
http://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Cossiga
Comunque le dichiarazioni di Cossiga a me sembrano un avvertimento a chi ha le orecchie per ascoltare “Attenti, so quello che volete fare, vi tengo d’occhio se fate cazzate”.
Con Cossiga però non si è mai certi di cosa e a chi vuol parlare, sicuramente quelli a cui era rivolto il messaggio l’hanno captato vedremo cosa succederà.
pier!
Mi fa vergognare di essere sarda! Lui e tutte le sue bugie su Gladio & C. peccato che oggi sia un vecchietto perchè io, sono stata educata a non picchiare nessuno ma visto che sono una delle “ragazzine” potrei fare x lui un’eccezione. Speriamo che il Signore lo tenga in Gloria. E so bene che non è morto. Ancora. Ma anche a lui toccherà..
Ora c’è di peggio, e spero il sito dia alla notizia la giusta rilevanza: il ven. Licio Gelli torna in tv, con un programma intitolato “Venerabile Italia”, dove fra l’altro s’intessono le lodi di Berlusconi, del decreto Gelmini… Incredibile? Ma vero: http://it.notizie.yahoo.com/4/20081031/tts-licio-gelli-programma-tv-ca02f96.html
STO MALE.
siamo alla restaurazione.
ne riparleremo su MC. Magari, se ti riprendi, puoi farlo tu.
Certo, ma mi ci vuole un po’ di tempo. Intanto vi ho mandato una cronaca – fotografica, ma non solo – della bella manifestazione milanese di ieri. Spero vi sia piaciuta.