Cosentino e Legge Elettorale: La Necessità di Disubbidire 17


Oggi, per una strana occorrenza del fato, l’oligarchia che governa questo paese, inquietante mescolanza di legittimi interessi, ambizioni personali e criminalità organizzata, ha fornito una doppia dimostrazione della precipua volontà di perpetuare se stessa. Senza la minima considerazione per nessuno dei principi continuamente enunciati e perennemente abusati di cui si inondano le pagine dei giornali e l’etere, impedisce l’arresto di Cosentino e cancella i referendum sulla legge elettorale.

In ogni nazione gli interessi delle singole parti si concretizzano in gruppi di potere che finiscono per controllare la politica e i mezzi di comunicazione di massa. Quello che è anomalo in Italia è che tali gruppi, pur combattendosi per perseguire i propri obiettivi, fanno cartello per difendere “il sistema” che consente la loro sopravvivenza.

Chiedo a chi legge, perché io non sono stato in grado di darmi una risposta, se esiste un metodo democratico per modificare un sistema che protegge se stesso da ogni cambiamento imprigionando il voto e imponendo il suo veto sui procedimenti giudiziari lasciando il paese cristallizzato come una mosca nell’ambra.

La mia impressione è che a una vera e propria occupazione militare non sia possa reagire con l’alzata di mano.  Si può sperare in un commissariamento internazionale che usi la crisi per scardinare il blocco, ma la mia opinione è che se vuoi fare bene un lavoro devi fartelo da solo.

Disubbidire e scardinare il sistema. Una strada difficile, lungo la quale bisogna stare attenti a non eccedere. Ci sarà da ragionarci su sperando che il destino non ci riavvolga in quella bambagia ovattata nella quale ciascuno persegue il suo piccolo interesse contingente e perde di vista lo schema globale e il futuro di tutti i nostri bambini.


17 commenti su “Cosentino e Legge Elettorale: La Necessità di Disubbidire

  • fma

    Io distinguerei, lo so che rompo i coglioni, tra:
    – Parlamento (che ha detto di no all’arresto di Cosentino),
    – Consulta (che ha ritenuto inammissibili i quesiti referendari)
    – Oligarchia che governa in senso stretto questo paese, in questo momento, che non c’entra nulla né con Cosentino, né con i referendum.

    Il fatto Cosentino, a mio parere, dice tre cose:
    – che il parlamento è fatto dalla stessa gente che c’era prima. Mi sarei stupito del contrario. Come fare per mandarlo a casa? Non lo so Qualsiasi soluzione efficace va bene. Anche la tua. :mrgreen:
    – che non è affatto disintegrato l’asse Bossi/Berlusconi . Echissenefrega.
    – che non è affatto risolta la questione della leadership all’interno della lega Bossi vs Maroni. Echissenerifrega.

    Consulta: non mi sento assolutamente in grado di dare un parere motivato sul giudizio della Corte Costituzionale, ma siccome ha fatto incazzare Di Pietro, penso che qualcosa di buono contenga.
    Non bisogna scordare che è pur sempre il Parlamento che deve fare la legge elettorale, mica la Consulta, o i Referendum.
    Si torna sempre al punto uno, sono gli eletti il vero problema. Se penso che tra un anno torneremo a vota mi sento niente bene.

    • Comandante Nebbia L'autore dell'articolo

      Hai ragione, razionalizzare è necessario, ma oggi ho subito una colonscopia il che mal predispone a certe attitudini.

      Non so se le cose siano così separate come le immagini tu. Il riduzionismo è uno strumento cognitivo potente, ma a volte fa perdere la visione del contesto.
      Viceversa, indulgendo nell’olismo, si rischia di elevarsi a livelli orbitali entrando in una percezione distorta dalla distanza.

      Diciamo che il male principale è, oltre alla scarsa qualità dell’elettorato che è disinformato, acritico e, complessivamente ignorante, l’assenza totale di un’opposizione politica e culturale al “sistema”.

      Appena si inizia a diventare dei personaggi pubblici si viene catturati dal gruppo e razionalizzati entro confini di comportamento che possono prevedere anche comportamenti estremi. Si vedano Grillo e Di Pietro (che giustamente citi tu). La loro opposizione è puramente istituzionale, come quei pesciolini che tengono pulite le pareti dell’acquario mangiando la merda degli altri pesci.

      In Italia, per rimanere fuori dal sistema occorre essere dei sociopatici. Qualità di cui, grazie ai miei geni, ho ampia dotazione.

      • fma

        La qualità degli elettori è quella che è, non la possiamo modificare nell’immediato.
        Ma la qualità degli eletti, io credo che su questa potremmo lavorarci un po’.
        Non potremmo inserire una serie di vincoli all’eleggibilità, tali da tagliar fuori gli Scilipoti, le Minetti, i Cosentino e compagnia bella?
        Non vedo altra strada per migliorare la qualità complessiva del Parlamento e dunque delle istituzioni che hanno a che fare con esso.

    • Franz

      Son d’accordo con fma

      Su Cosentino han votato i soliti personaggi pagati dal CettoLaQualunque di Arcore, tipo gli irriducibili Radicali.
      L’unica novità casomai era rappresentata dalla spaccatura nella Lega.

      Sul referendum invece ho conslutato vari amici & parenti legulei e sembra prorpio che la cazzata l’abbia fatta Di Pietro al momento di formulare il referendum.
      I dettagli non mi sono chiari ma a quel che ho capito la Consulta in passato si era già espressa bocciando quesiti formulati in una forma simile a quella dei quesiti respinti oggi. Insomma l’IdV strilla per coprire un suo errore

    • ilBuonPeppe

      Parlamento, consulta e oligarchia di governo sono certo tre cose diverse, ma sicuramente sono strettamente relazionate, per cui rimane assai difficile analizzarle separatamente.

      Su Cosentino i due elementi determinanti mi sembrano la lotta interna alla Lega e le sue dimissioni che, evidentemente, hanno fatto da merce di scambio. Per il resto è la solita musica.

      Quanto a Di Pietro sono tentato di darti ragione: se si è incazzato qualcosa di buono devono averlo fatto. Temo però che abbia ragione, che questa decisione sia frutto di pressioni che arrivano a minacciare il governo e che il capo dello stato non ne sia affatto indifferente. Comunque, anche se questo fosse vero, non la racconta tutta: lui fa la verginella ma sotto sotto questa legge piace anche a tutti (loro).

    • Doxaliber

      Concordo su tutto tranne su questo:

      sono gli eletti il vero problema.

      A mio parere l’unico vero problema sono gli elettori.

      • fma

        Gli elettori sono sicuramente IL PROBLEMA, il guaio è che non possiamo fare molto per risolverlo nell’immediato. Nel senso che quando l’elettorato sarà maturo noi saremo tutti morti.
        Da questo punto di vista io proverei a spostare l’attenzione sugli eletti.
        L’idea è quella che non sia impossibile progettare un percorso ad ostacoli per selezionare gli ELEGGIBILI.
        E’ chiaro che se gli elettori sono degli stronzi alla fine sceglieranno i peggiori tra gli eleggibili, ma se tra questi avremo preventivamente escluso i cani e i porci è altrettanto chiaro che il risultato sarà comunque migliore rispetto ad oggi.
        Che è poi quello che ci interessa ottenere.

        • Doxaliber

          Caro FMA, francamente invidio il tuo ottimismo. Non vedo davvero cosa possiamo fare per impedire l’elezione di certi personaggi. L’unica soluzione possibile è ancora una volta il referendum, in particolare quello che impedisce la candidatura di persone, ma passerà sempre tra le mani dell’attuale classe dirigente. L’altra soluzione sarebbe quella di votare le liste di Grillo. Mah.

        • Luca Petrolati

          A mio avviso, una selezione dei candidati contiene almeno due problemi irrisolvibili.

          Il primo problema risiede nella definizione dei criteri secondo i quali eseguire tale selezione. Infatti, si supponga di dover definire dei criteri per la valutazione dei candidati atti a stabilirne l’idoneità. Allora si dovrà prima stabilire chi avrà il diritto di definire tali criteri, ma per fare ciò bisognerebbe stabilire altri criteri per l’individuazione degli aventi diritto. Pertanto, in quanto il ragionamento può essere reiterato all’infinito, risulta chiaro che la definizione dei criteri in questione è un processo impossibile, eccetto che per mezzo di una scelta arbitraria da parte di una supposta élite.

          Il secondo problema, invece, risiede nella valutazione vera e propria dei candidati ed è successivo al primo. Infatti, si supponga, per assurdo, di aver definito dei criteri di valutazione dei candidati e di dover stabilire se un candidato rispetta tali criteri. Allora si dovrà prima stabilire chi avrà il diritto di valutare il candidato secondo i criteri precedentemente definiti definendo nuovi criteri, ma ciò riporterebbe al primo problema.
          Tuttavia, si obietterà che saranno gli stessi che in precedenza hanno definito i criteri di cui al primo ad eseguire la selezione. Ma poiché essi non possono essere altri che una supposta élite autodefinitasi tale, la selezione in questione verrà eseguita da una ristretta cerchia di individui, giungendo così a un’oligarchia, se non a una tirannide.

          In ultima analisi, una “democrazia selettiva” o una “aristocrazia allargata”, quest’ultima intesa nell’accezione originale di “governo dei migliori”, non è realizzabile seppur auspicabile.

          So bene che le conclusioni tratte in questo commento non sono di certo brillanti, risultando perfino banali in alcuni passaggi, ma essere originale non è nei miei scopi. Al contrario scrivo per dare un contributo, nei limiti delle mie possibilità, alla chiarificazione di alcuni scenari proposti sopra da altri utenti

          Luca

          • fma

            Sì.
            E’ lo stesso motivo per cui Achille non riesce a raggiungere la tartaruga.
            In realtà il problema non è nuovo, né mancano i tentavi pratic, cioè politici, di soluzione. Alcuni dei quali sono stati applicati a lungo e con buoni risultati, a dimostrare che qualcosa si può fare.
            Mai sentito parlare del Cursus Honorum praticato nella Roma repubblicana?
            La tua obiezione è che ci voglia un’elite per scegliere i migliori: perché adesso, secondo te, i peggiori chi li sceglie? noi?
            Secondo Pareto il potere è sempre in mano a una elite.
            Grazie in ogni caso del contributo. Il tuo spirito di servizio è encomiabile.

          • Luca Petrolati

            In primis, grazie del tuo riconoscimento. Passando ai punti che hai toccato nel tuo commento, rispondo per ordine.

            Il ragionamento che ho esposto che nel precedente commento è più simile a una sospensione di giudizio che a un paradosso, come quello di “Achille e la tartaruga”. Ammetto che un tale processo cognitivo conduca inevitabilmente a derive scettiche, che sfociano a loro volta in immobilismo, eppure è utile a puntualizzare che un sistema elettorale equo nel vero senso della parola è irrealizzabile senza suffragio universale.

            Secondo la mia personalissima opinione il cursus honorum, per quanto possa essere efficace in quanto a selettività dell’elettorato passivo, rende il sistema meno fluido e meno incline al ricambio generazionale. Inoltre, mentre il sistema attuale è più debole nei confronti della demagogia, sempre a mio avviso, il cursus honorum favorirebbe pericolosamente favoritismi e corruzione. Infine, la sospensione di giudizio, seppur in misura minore, si applicherebbe anche a un sistema del genere, ma come del resto a tutti quelli che contemplano una selezione dei candidati.

            Sì, il mio ragionamento richiede un’élite per individuare l’elettorato passivo, ma presupponendo le tue considerazioni che la massa dell’elettorato attivo attuale non è in grado di decidere. Altrimenti, eliminato tale presupposto, potrebbe essere la massa stessa a scegliere i migliori; ma poiché ciò è quello che accade già adesso con l’aggiunta di un ulteriore passaggio superfluo, tale sistema è banale.

            Per quanto riguarda i <> ,invece, concordo con te sul fatto che esistano delle restrizioni (vd. cause di ineleggibilità e di incompatibilità) necessariamente decise da un’élite che, seppur credo condivise dalla maggioranza, limitano la libertà assoluta di candidatura. Per quanto mi riguarda, tuttavia, tali restrizioni non dovrebbero essere ampliate con l’aggiunta di altri requisiti, ma proprio per le considerazioni del commento precedente, mi auguro al contrario che vengano inibite.

            Per concludere, penso che nel caso di una democrazia diretta il potere si possa dire non appartenente a un’élite. Infatti, per quanto possa essere improbabile e difficoltosa la realizzazione di una tale forma di governo, essa non è pur sempre escludibile del tutto.

            Spero di essere stato chiaro. In caso contrario mi scuso.

  • Giovanni Volpe

    Noi italiani, continuiamo ad essere considerati e trattati come sudditi, da una classe politica di nominati.
    Il nostro impegno civile, per essere a tutti gli effetti un giorno cittadini della nostra patria, della nostra Italia, è necessaria una piena consapevolezza dei fatti, una riflessione ed una conseguente partecipazione a iniziative, manifestazioni pacifiche, dibattiti,… con grande risolutezza pretendere come nostro diritto una riforma elettorale.

    “Il Blog di Giovanni Volpe”
    Blog lavoro.
    http://www.giovannivolpe.it

  • serpiko

    @fma:
    ti darei ragione se, nell’ambito di un rinnovo delle singole istituzioni che tu frammenti, si ottenesse una modifica profonda ed attuale al sistema.
    Se invece un’elezione di un nuovo parlamento non portasse alcun mutamento sostanziale, come sospetto, il problema vero sarebbe altrove.
    Credo invece che l’analisi debba andare oltre, dove scardinare non significhi sostituire ma spostare il polo magnetico, variare l’inclinazione dell’asse. La bussola deve individuare altrove il suo Nord, deve indicare una direzione diversa.

    Il discorso non si esaurisce però nel “cosa”.
    Entra nel “come”. E quando lo fa, rende difficile non essere viscerali.
    Il che, nel paese del cazzopropriofacendo, al momento di prendere la mira potrebbe rappresentare un grosso problema di tiro multiplo incrociato.

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