Cosentino e l’Acqua Calda
11 novembre, 2009 di Comandante Nebbia
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Stamattina i giornali aprono ancora una volta parlando del caso Cosentino. Incominciano a spuntare altri nomi (Landolfi e Bocchino, secondo il Corriere della Sera on Line), ci viene proposta una copia dell’ordinanza cautelare (per quei pochi che non ne hanno ancora ricevuta una, incominciate a familiarizzarvi) , La Repubblica on Line, forse in attesa dell’inevitabile intervento dell’immarcescibile Saviano, si mantiene più defilata.
Io non entro in merito. Non so nulla di questa specifica cosa. Non ho notizia di fatti precisi. Non conosco Cosentino. Landolfi e Bocchino sono solo dei nomi per me. Uno dei due nomi mi fa anche un po’ ridere. Mi diverto con poco.
Un po’ mi fa ridere anche questa generale discesa dal pero di giornalisti e politici.
Ammettiamo pure che io sia avvantaggiato. Ho passato in Campania una consistente aliquota della mia vita. Parlo la lingua, conosco gli usi e riconosco il sistema, ma a Roma, a quanto pare, è tutta una segnata novità.
Allora, per chi ignora, forse è il caso di scrivere giusto due righe per dire, senza troppi giri di parole, quale è la situazione attuale in Campania. Lo dico da cittadino campano che ha contezza di questa realtà per percezione diretta.

La politica come iniziativa civica non esiste. Esistono potentati legati a singoli uomini la cui volontà si impone anche a livello nazionale. Costoro, indipendentemente dallo schieramento di appartenenza, gestiscono sterminate clientele elettorali che vengono alimentate attraverso appalti o le centinaia di iniziative ambientali, Eco4, socialmente utili et similia (ve le ricordate le work exsperience?) messe in piedi con i finanziamenti europei e con la crassa elemosina che giunge da Roma.
Questa istituzionalizzazione del vivere parassitario dove fiumi di danaro ingrassano in maniera smisurata chi li distribuisce e dissetano le arse gole delle centinaia di migliaia di questuanti ha il potere di soffocare anche le piccole iniziative locali sorte con intento di vivere con i propri mezzi e secondo le proprie fortune.
Un sistema così articolato ha necessariamente bisogno di una disciplina militare che viene garantita dall’inevitabile connivenza con la criminalità organizzata che distribuisce, governa, sovrintende e strozza chi non si allinea.
La gestione dei rifiuti e la sanità campana sono due voragini nelle quali sono scomparsi miliardi e miliardi di euro. Si è trattata di una pura combustione, perché a parte qualche sporadica eccezione, la regione ha un sistema sanitario inaccettabile anche per un paese del terzo mondo e della storia dei rifiuti è superfluo parlare.
Larghe estensioni del territorio sono degradate, subdolamente avvelenate o selvaggiamente devastate da costruzioni sorte in totale violazione della legge e, prima lungamente tollerate, poi condonate. I prodotti alimentari di eccellenza che, insieme al turismo, potevano fare la ricchezza di questa terra, non esistono più.
Al lavoro dipendente si accede solo “baciando il santino”, entrando nelle grazie dell’amico, dell’amico, dell’amico del boss di turno. Bisogna “conoscere” e, anche se si è qualificati, mordersi la lingua quando ci si vede scavalcati dal “figlio di” o “dall’amico di”.
Il sistema dei trasporti, dietro la facciata scintillante del Consorzio UNICO, fornisce un servizio inaccettabile per un cittadino europeo. Totalmente concepito intorno a Napoli ed alla sua sterminata area metropolitana, continua a bloccarsi completamente alla minima difficoltà. La circolazione nel capoluogo di regione avviene senza legge ed è affidata al senso civico di chi guida. Non vado oltre.
Il Governo delle Cose in Campania non esiste. Esiste la fugacità del potere, la voracità rapinosa e criminale di chi lo gestisce. Il degrado civile e sociale sono la regola e non l’eccezione.
Se ci vuole qualcuno che lo dica, qualcuno come me che non conta nulla, allora lo dico io: se quello che c’è scritto sull’ordinanza cautelare di Cosentino fosse provato in tribunale e se insieme a lui fossero arrestati altri trecento politici campani, io mi stupirei solo del fatto che la giustizia sia riuscita a fare il suo corso senza che le pallottole iniziassero a fischiare.
Non c’è futuro per Napoli, non c’è futuro per la Campania. Fra poco il flusso europeo si esaurirà per dirigersi verso i nuovi membri dell’Unione. L’inevitabile avvento del federalismo in Italia lascerà questa regione in mutande e la metterà di fronte alla responsabilità dei suoi cittadini che hanno creduto a chi gli raccontava che di assistenza si poteva vivere per sempre.
Tutti noi, ogni giorno, paghiamo sulla nostra pelle il prezzo di aver pensato che fosse possibile stringere un patto con il diavolo e fare un buon affare. Il resto del paese ne sia avvisato e, cortesemente, non faccia finta di non sapere.
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Nell’intervista al Messaggero il PG GALGANO, rispondendo a una domanda sull’inchiesta della procura di Napoli sui rifiuti, aveva puntato l’indice contro il “fanatismo” di alcuni pm. A proposito di Nicola Cosentino, Galgano aveva detto: “Allo stato è una persona nei cui confronti non ho nulla da ridire”. Mentre in un altro passaggio dell’intervista aveva detto a porposito dei magistrati: “Il calo di qualità non è nè inferiore nè superiore a quello di tutti gli ambienti professionali: però c’è stato , anche se compensato da alcune eccellenze. È la storia del nostro paese, del Sud in particolare. Gli altri hanno cento cavallucci. Noi dieci stalloni di razza, ma 90 asini”.
Il procuratore generale parla di un’incrollabile «certezza nelle proprie idee» che, spesso, dà luogo a un «fanatismo strumentalizzato dall’esterno per lotte politiche, campagne di stampa, cui la magistratura dovrebbe rimanere estranea». Segnala, poi, l’oggettivo annebbiamento della funzione disciplinare assegnata a un Csm spesso vittima delle logiche corporative.
hai un link a questa intervista?
Credo che l’altra parte del paese ne sia avvisata, nessuno escluso.
Per questo s’è divisa in due partiti.
Quelli che pensano di potersene chiamare fuori in qualsiasi caso e quelli che non credono di poterci riuscire, in nessun caso.
I primi si fanno e si faranno gli affari loro, inutile contarci.
Dai secondi, non fosse altro che per il timore d’esserne risucchiati, può venire una mano. Purché nessuno s’aspetti che possa essere la soluzione del problema,che può venire solo da dentro.
Il resto sono lamentazioni
Mi fa piacere che qualcuno, lassù, abbia capito che trovarsi una versione mediterranea della Colombia ai confini meridionali della Padania non è un grande affare.
Senza contare che non credo sia possibile ricostruire una linea Gustav data l’indisponibilità ormai pluriennale dell’organizzazione Todt.