Cosentino, Cosentino, Cosentino 25


Stamattina, mentre leggevo il pezzo di Marino sulle elezioni regionali tedesche, ho sentito, riga dopo riga, salire l’inquietudine.
Non che abbia un particolare trasporto per la Germania. Quel che rimane dei miei palpiti notturni è già overbooked. E’ che leggendolo mi è ritornato in mente un concetto a cui sono disabituato: la politica è si questione di individualità, rappresentanze, alleanze e personalità, ma è anche aggregazione intorno a progetti reali, condivisione di obiettivi a medio e lungo termine, strategia di sviluppo, politica economica, salvaguardia dell’ambiente, innovazione. E’ intorno a concetti come questi che un aggregato casuale di persone, ognuna presa dai casi suoi, si trasforma in nazione.


Ed è proprio sul concetto di nazione che il paragone tra Germania e Italia non regge. Può essere vero che i tedeschi stiano cercando di fare quattrini alle spalle dell’Europa debole, è sicuramente vero che la Germania è un paese che tutela in primo luogo i suoi interessi, può darsi che su certe produzioni siamo in competizione, ma non c’è paragone tra la “nazione Italia” e la “nazione Germania”. E’ un po’ come confrontare un aquilone e un elicottero. Volano entrambi, è vero, ma le somiglianze finiscono qui.

Così, mentre in quel paese ci si divide sullo sviluppo di qui a un secolo della politica energetica, a Roma, nelle stanze delle consorterie del potere, si brigherà fino alle 20.00 di stasera per redigere le liste di quelli che diventeranno senatore o deputato per via del “posto sicuro” che riusciranno a guadagnarsi con la blandizie o la minaccia.

Fra tutti voglio ricordare il signor Cosentino. Non che lui sia più speciale degli altri, in fondo certi casi sono diventati una regola più che l’eccezione, ma per la meccanica attraverso la quale si è esplicitata la sua presenza o meno nelle liste del PDL. Da prima estromesso come “impresentabile” dallo stesso Berlusconi, poi esortato a “fare un passo indietro”, infine nuovamente “in pista” come lo definisce il Corriere della Sera.
Sembra che il signor Cosentino, potentemente radicato elettoralmente su un territorio sotto il controllo assoluto e totale della criminalità organizzata, abbia ripetutamente minacciato di far cadere diverse giunte sulle quali, evidentemente, esercita un potere trasversale e non trasparente che poco ha a che fare con la politica, la rappresentanza o la democrazia e somiglia maggiormente al controllo territoriale esercitato dalla camorra.

Le giunte, il potere, gli appalti, il controllo del territorio. Se si va oltre il parolone, se si riesce a non farsi stordire dalla retorica, si capisce immediatamente che è questo a fare il potere, il governo, l’equilibrio. Ma questo, come dicevo prima, non è nazione, è banditismo.
Forse, se tra 50 anni ci sarà ancora una Germania e non un’Italia, non si sarà consumata un’ingiustizia, ma una semplice ed asettica selezione naturale.


25 commenti su “Cosentino, Cosentino, Cosentino

  • Vittorio Mori

    Lo dicevano anche alla radio: a questa “epurazione” berlusconiana i boss resistono. Non è politica, è guerra tra bande. Il berlusconismo è il cancro che ci ha afflitto per 20 anni, e non parlo delle vicende di fregna – delle quali non me ne può fregare di meno – ma parlo dei delinquenti al potere. Adesso siamo in stato cachettico/terminale, se non si cambia rotta,ma di brutto, siamo destinati al fallimento come nazione civile.

  • fma

    Sono convinto che siano questi i motivi reali per cui poi, come risultato, salta fuori lo spread. Vorrei vedere il contrario. E’ da qui che dobbiamo partire.

      • fma

        Sento l’obbligo d’informarti che lo spread (differenza di rendimento tra titoli di stato Italiani e Tedeschi a parità di cedola e di data di scadenza) esisteva anche prima che tu ne venissi a conoscenza.
        Aggiungo che, tra alti e bassi, è comunque sempre stato favorevole ai titoli tedeschi. Nel senso che, a parità di condizioni, gli interessi pagati sui titoli del debito tedesco erano inferiori a quelli pagati su quelli italiani. Segno che i creditori si sentivano più tranquilli prestando soldi a loro anziché a noi. Una piccola ricerca in rete, se ti senti di farla, te lo potrà confermare.

        • Gilda

          Trovo comunque anomalo il fatto che sia diventato un problema di punto in bianco: in un modo o nell’altro, qualcosa continua a non essere chiaro in tutta questa storia. Beato te che sai cosa pensare.

  • ilBuonPeppe

    Tutto vero, ma non confondiamo due aspetti che sono invece distinti: un conto è la situazione interna, su cui c’è molto da fare a molti livelli, altro i rapporti con l’estero, economici e non, con la Germania e tutti gli altri.
    In altre parole, d’accordo che l’Italia è un aquilone, ma questo non autorizza i tedeschi a spararci addosso.
    La confusione porta a dire boiate come quella secondo cui lo spread dipende dalla credibilità del governo.

  • Adriana

    Apprezzo l’ironia e ricambio con un sorriso 🙂

    Invece, per le cose serie: lo spread è un fantoccio i cui fili vengono tirati dove e come fa comodo. Per colpa anche dello spread, sto vivendo “al di sopra delle mie possibilità” (di sopportazione degli inganni). Per penitenza, smetterò di essere una meridional-pastasciuttara (non mandolinara, ohimé), mangerò lische di aringa, diventerò una beghina, proprio di quelle storiche, sotto i brumosi cieli del laboriosissimo Nord.
    Ma mentre per là lavoreranno assai produttivamente e non obbligheranno la Grecia ad acquistare sottomarini da guerra (per la guerra ancora in atto tra Micenei e Cretesi ), mentre le riforme Harz non terranno artatamente bassi salari e contributi a cittadini tedeschi, mentre non verrà conferito alcun NO-bel per la pace (sic) all’Unione Europea nella quale si manganellano poveri proprio nel senso di POVERI di tutti gli stati e colori, mi dedicherò oziosamente alla contemplazione del creato, alla preghiera e all’ ascolto di Bach.
    Il tutto, of course, con un altro sorriso, perché è bello scambiare idee. 🙂

    • Adriana

      Il mio ultimo commento è di risposta a fma. Chiedo scusa di non averlo precisato subito.

      • fma

        Penso che quella che hai descritto sia una parte della verità e non la più importante.
        Continuo a pensare che il differenziale dei tassi d’interesse non sia un’invenzione dell’Oligarchia Mondiale. Sono convinto che il sistema paese abbia il suo porco peso. Libera di pensare altrimenti, di dedicarti alla preghiera e d’ascoltare Bach. Piace molto anche a me.

        • Adriana

          @fma
          Certo che ci presentiamo proprio male, questo sì, a cominciare dai politici che, peraltro, eleggiamo noi e che sono il primo dato evidente, cioè che proprio si nota, e in negativo, del sistema-paese. Sob.

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