Cosa Vuol Dire Essere Gay? Te lo Sei mai Chiesto?

La risposta è semplice se dovessi dare la mera definizione: provare attrazione sessuale e affettiva verso altri del proprio sesso; come concetto sembrerebbe semplice, e per me che sono gay lo è. Nell’affrontare questo argomento mi trovo quasi spaesato, non perché non abbia argomenti da discutere, ma proprio per l’esatto contrario.

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C’è chi mi invidia perché sono il cosiddetto ragazzo trentenne che si è laureato bene, ha subito trovato un lavoro, ha avuto la fortuna di avere già una propria casa che volendo è “per tutta la vita”, brutto non sono. Ho un fidanzato, che amo con tutto me stesso. Sapete quando sin da piccoli uno guarda i film, quelli mielosi sulle storie d’amore e uno sogna e si chiede “ma arriverà anche a me quella persona così speciale? Come farò a riconoscerla?”. Passano gli anni e eccolo, subito mi cambia tutto, vengo rapito completamente da quella persona. Forse chi ha trovato l’amore riesce a capire quello che intendo, ossia quando una persona riesce a diventare più importante della tua stessa vita, quando un suo malessere diventa più sentito che se fosse un proprio malessere, quando ogni giorno ti alzi col suo pensiero e ti addormenti con il solito pensiero, quando preferisci far a meno te stesso di alcune cose per darle alla persona che ami, quando aspetti solo un suo complimento, quando ti senti solo se non c’è quella persona.

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E così son tre anni che ho questa fortuna. Se fossi eterosessuale sarei uno come tanti, o forse neppure, visto come va l’Italia oggi sarei un fortunato direi. E di fatto lo sono. Però il punto dolente è l’esser gay. Dolente non tanto per come io vivo il mio essere perché io sto bene così e trovo la mia completezza in questo status. È la società il problema. L’omofobia. La gente si diverte tanto a fare la caccia al gay, un po’ come una caccia alla strega, alla ricerca di quella persona su cui poter sfogare le proprie depressioni additando nei gay, il pervertito, il malato, il debole, la persona da escludere, da tenere lontano o da usare come giullare sfogando più o meno palesemente le proprie cattiverie.Già il termine stesso, “gay”, che viene usato con accezione negativa. Forse non è un’offesa dire “sei un frocio”? quante volte al giorno viene detto? Se non lo sapete ve lo dico io, molte, troppe. E chi è lì, chi è gay, che si nasconde, fa finta di nulla, ma dentro soffre. Pensate di essere in un posto di lavoro, di vedere che uno ha a che fare con omofobi, tu gay, che faresti? Lo dico io: sopporti, perché il pane serve. Non solo però: sopporti e ti nascondi perché la probabilità che la situazione peggiori se i colleghi scoprono ciò che sei è forte. Poi arrivano le domandine fatidiche: ma sei single? Poi la gente piano piano si fa avanti, insinua, magari ridendo, magari godendo nel metterti in imbarazzo di fronte a tutti i colleghi. E cosa mi rimane? Dire “no, assolutamente, figurati se son gay!” ossia devo rinnegare me stesso. Oppure abbozzare una battuta, consapevole che ora ho superato la tassa del giorno in attesa della prossima. Poi magari accendi la televisione e ti ritrovi il Papa che si diletta a difendere la “famiglia” additando nel gay il “contro natura”, quindi un qualcosa che non è nella Strada segnata da Dio, ma una deviazione, una perversione. Poi magari senti i politici: Forza nuova magari, che – riportando il manifesto forse abusivo della mia città diceva “ partecipate al family day contro i froci”. Sapeste come è bello camminare e leggere queste affermazioni. Oppure leggere i ricordi di Andreotti, di quando la sua mamma si raccomandava a lui bambino di non andare in un certo posto perché c’erano dei ragazzi malati, ossia gay.

Ma basta anche andare in rete, vedere un qualunque forum su tematiche che in qualche maniera si ricollegano all’omosessualità e lì leggere frasi tipo “froci di merda”, “pervertiti”, “bruciate froci”, sono ben frequenti. E la famiglia? Sapeste come si gode a sentirsi dire “non sai quello che stai compiendo” alludendo chiaramente a difficoltà di vita nella società. Ma fosse mal di questo forse sarei già ottimista, perché se alcune famiglie riescono ad accettare il figlio, altre no. Come nel mio caso, in cui io da ormai otto anni sono un estraneo in casa mia. Io posso parlare di tutto ma non di chi sono, con chi esco, cosa desidero. Non mi addentro sulle specifiche vicende avvenutesi ma il mio status mi ha costretto ad andarmene di casa a meno di volermi sentir ogni giorno ripetere che dovevo andare dall’ennesimo psicologo, oppure dover subire i ricatti subdoli tipo trovare impedimenti improvvisi quando sapevano che sarei uscito dal mio nuovo compagno. Il movente finale della mia uscita di casa è l’esser stato additato più di una volta come motivo della morte di una persona di famiglia, “perché tutti sanno che il dolore porta alla morte”.

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Come vivreste? Io cosa faccio di male? Lavoro come tutti, pago le tasse come tutti, ho fatto anche volontariato, sono fedele. Il mio scopo sarebbe solo di poter vivere con chi amo e fare quella vita da cani come tutti gli esseri di questa terra. Un giorno magari il mio compagno mi dice che è giunta l’ora di vivere insieme, io arrivo all’ennesima potenza di felicità e poi magari accade qualcosa e offusca tutto. E io mi ritrovo di nuovo solo, in casa mia. Alcuni, tra i pochi che sanno di me, mi dicono che lui è più debole, e con ciò? Io amo lui, non un altro. Se fossimo accettati, se esser gay fosse una cosa normale, io già abiterei con lui, sarei finalmente felice, avrei già iniziato la mia vita a due. E invece magari quando sono a lavorare mi arriva un sms dove capisco che qualcuno si è divertito con il mio compagno. E lì la mia giornata cambia, perché aspetto di poterlo sentire, di poter capire. Magari poi ci sentiamo, ma non sempre si risolvono subito le situazioni e così, anche dopo aver concluso la telefonata mi trovo una giornata intera davanti, a sperare che in qualche maniera accada qualcosa o riesca a fare qualcosa che lo faccia tornare più leggero.

Quante volte penso a questa ingiustizia. Non faccio male a nessuno, ma non posso vivere in santa pace. Non solo non ho un minimo diritto convivendo col mio compagno, ma ho la società contro. La stessa società che però pretende da me le tasse come una qualsiasi altra persona. Spesso mi domando: cosa pensa un eterosessuale dei gay? Di sicuro c’è chi pensa che siano macchine da sesso sfrenato, orgiastici, depravati. Tutto questo perché magari esistono gay che sono tali. Eppure esistono le prostitute, esistono i privé, gli scambisti, ma pare che gli eterosessuali, ossia come esistono eterosessuali ossessionati dal sesso, non vedo perché non debba accadere nei gay. Poi c’è che confonde gay e pedofilo. Mi domando se le bambine stuprate siano gay a farlo. Oppure sono malati, peccati che per pagare le tasse malati non sono mai. quasi mai invece sento dire: sono come noi. Neppure l’Europa che ha affrontato a livello medico l’argomento e ha dichiarato che l’omosessualità è solo una questione di gusto è riuscita a debellare l’italiana omofobia.

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Ma nessuno si chiede mai chi mi ripaga la mia vita. Chi mi ridà le giornate passate soffrendo? La gente si alza, magari va a lavorare, si diverte col giullare, e poi magari torna a casa bello sfogato, va a farsi la sua partitella al bar, torna a casa, cena, si riposa e così via. Il gay invece si alza, va al lavoro, come tutti lavora e cerca di scherzare finché poi viene attaccato, cova rabbia e depressione, esce da lavoro e non ha quella serenità dell’eterosessuale, e questo non per colpa sua. E il giorno dopo al lavoro non torna più con la serenità di prima. Quella persona che ha offeso neppure conosce chi sono veramente i gay, neppure si è mai posto il problema di chiedersi perché torturare una persona, neppure si pone il problema di chiedersi quanto fa star male quella persona. Lo fa semplicemente, perché altri lo fanno. Ma anch’io ho diritto a vivere come tutti. Esser giudicato per le mie capacità. Scrivo a MenteCritica, in chissà quale speranza. Mi dico che se non faccio nulla per cambiare non posso neppure lamentarmi. Ma io e il mio compagno così come tutti gli altri gay abbiamo bisogno ora di esser lasciati in pace. Abbiamo bisogno ora di vivere serenamente. Io vivo ora.

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Bello l’ultimo capoverso. Ma non è secondo me un problema che affligge solo gli omosessuali. Si può essere diversi per tanti motivi, io ad esempio non ho mai guardato una partita di calcio, non ho la TV, ascolto musica classica, da giovane preferifo leggere piuttosto che giocare. Sembrerà stupido, ma tanto basta per fare di qualcuno un diverso, la cui vita viene rovinata giornalmente da bulli di tutte le età. Schernire i gay non è differente, è solamente più facile in quanto esistono insulti stereotipati. Schernire un individuo che non inquadrabile immediatamente in una categoria richiede più lavoro e immaginazione; ma non temere che ci sarà sempre qualcuno sufficientemente determinato da trovare gli insulti giusti per l’occasione.

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Si bello e triste.
@Claudio
molto intelligente il tuo intervento. Grazie.

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Concordo con il comandante.
Articolo bello e triste, ottimo commento di Claudio.
Ci sono talmente tante persone vittime di discriminazioni più o meno gravi che mi chiedo dove siano i “normali”, chi sono, ci sono?

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Francesco Orsenigo

Francesco Orsenigo’s avatar

Bell’articolo.

Cosa pensa un etero di un gay?
A me i maschi non piacciono tanto, non hanno le tette, quindi i gay non li capisco.
Non capisco neanche le femmine, se e’ per quello.
Mi spaventerebbe dover cercare l’anima gemella nel 5% della popolazione invece che nel 95% ecco, questo si.
E mi dispiacerebbe non avere figli miei.

Una volta sono uscito con un mio amico gay.
Abbiamo passato la serata io a lamentarmi di una che non ci stava e lui a lamentarsi di uno che non ci stava.
Penseresti che almeno li’ i gay se la passino un po’ meglio, invece non cambia proprio un cazzo.

Sono stato al Dali’ a Milano un paio di volte, un covo di finocchi pauroso.
All’inizio mi faceva un po’ impressione vedere due uomini che si baciavano, dopo un po’ non ci ho fatto piu’ caso.

Verra’ un giorno, in cui i gay non saranno piu’ discriminati e saro’ libero di odiarli e disprezzarli come merita la gggente normale.

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Io credo che il punto sia uno solo: siamo tutti esseri umani a prescindere dalle nostre attitudini sessuali ed affettive e quindi tutti meritiamo eguale rispetto.

Bel post, toccante in alcunni passi.

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“Verra’ un giorno, in cui i gay non saranno piu’ discriminati e saro’ libero di odiarli e disprezzarli come merita la gggente normale.”

Senza fraintendimenti, ma è la parte che preferisco.

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Bellissimo post. Credo che tutti avremmo il dovere di leggerlo e meditarlo ogni volta che prendiamo in giro un amico e gli diamo del “frocio” così, tanto per scherzare. Ho un amico gay, ci siamo trovati più volte a confrontarci sui sentimenti, sulle difficoltà, sulle sofferenze. Ed eravamo uguali, io donna etero e lui uomo gay. Sinceramente non riesco a capacitarmi di come una società evoluta (?) abbia bisogno di trovare gente da tormentare, nemici da additare. Certo, questo Papa, questa chiesa non aiuta. Le religioni, le dittature, gli estremismi non hanno mai aiutato ed è triste, triste come l’ultimo passaggio di questo articolo, pensare che gli esseri umani non riescono ad evolvere e a riconoscersi. Perché io credo che siamo tutti un po’ uomo e un po’ donna e, soprattutto, io non capisco perché si debba giudicare una persona per ciò che fa nel suo privato, per chi ama. Ci sono grandissimi amori etero e grandissimi amori gay, ci sono affamati di sesso in tutte e due le categorie (forse più tra gli etero, mi viene da pensare). Apparteniamo tutti alla stessa razza di persone che cercano la propria affermazione, la propria realizzazione. Tu Alessandro l’hai trovata nel tuo compagno. Andate a vivere insieme, non perdere questa occasione. Non sai quanto vorrei avere la tua stessa fortuna, perché un amore come quello che descrivi abbatte qualsiasi difficoltà. Ed è un amore vero, puro e senza genere sessuale, come l’amore deve essere.
Laura

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Volevo aggiungere una cosa al mio post…ossia, chi ha capito che è un errore discriminare i gay, lo faccia presente a chi gli sta intorno. Chi non lo fa, beh, come dirvi, sarebbe come dire ad uno che muore di fame “lo so, fa male morir di fame”. Io non ce l’ho con nessuno, ma non sono io che devo cambiare, ma è la società. Non sono io da psicoterapia, ma è la società che avrebbe bisogno di psicoterapia. Perchè è nel sentimento che prova che non è sano. E vi assicuro che se un gay dice ad un eterosessuale che sbaglia a trattarlo male, spesso ha poco successo ma anzi viene anche preso per i fondelli. Se è un eterosessuale che dice la stessa cosa ad un altro eterosessuale, allora magicamente il discorso viene ascoltato. Forse appunto, per certa gente noi siamo minorati mentali, mentre sentirsi parlare da “un proprio simile” allora tutto va bene. Costa poco a chiunque di voi far crescere le persone quando ve se ne dimostrasse l’occasione, ma la società cresce così.
grazie

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Comunque non tutti siamo così. Almeno spero.
Grazie Alessandro

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Ce ne sono tanti. Pensate alla stessa politica, un solo straccio di Dico non è stato ammesso. Forse neppure avete sentito il sindaco di Milano che ha parlato di “depravati”, dei vari discorsi dell’on. Binetti e così via. Per non parlare del Papa, ma lui lo lascio fuori, non è un sito religioso questo. Alla gente di fatto arriva il messaggio del “frocio” e non del ragazzo a cui piace un ragazzo. Ovviamente non tutti sono così, ma vi assicuro, in Italia e sottolineo in Italia, ce ne sono ancora davvero tanti. Per me è diventata una quasi normalità dover avere due identità, ma non è normale.

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Comunque guarda, io credo che il frocio detto da etero ad etero non indichi tanto un offesa quale “tu vai con i maschi” ma piuttosto “tu non vai con le femmine (in questo caso serve femmine e non donne, sia chiaro)” che è ben altra cosa. Con persone di questo tipo la tua relazione anche se fosse etero, ti farebbe passare in ogni caso come un mostro che non pensa a fare sesso ogni minuto della giornata con chiunque ci sia nell’arco di due metri.

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Ciao Alessandro, il tuo post mi lascia sensazioni contraddittorie.
Tu vivi ora, e vivi anche qui.
Ovvero: hai mai pensato a trasferirti all’estero? Non è che avrai una vita perfetta come per magia, ma quello che ti fa soffrire sarà molto di meno. O comunque avrai la possibilità di stigmatizzare e selezionare chi ti va a genio e chi no. Gli omofobi sono ovunque, ma all’estero puoi fare in modo che ti rovinino la vita.
Qui in Italia no.

Dal tuo post sembra che deideri che le persone cambino. Eh, fosse facile.
Dici anche che la terapia non devi farla tu. Non sarei così d’accordo, ma è bene che mi spiego a dovere per evitare che l’incomprensione possa ferire.
In terapia non ci vanno solo i matti (leggi: omofobi). Ci vanno anche (o soprattutto?) quelli che si rendono conto di avere bisogno di aiuto per affrontare situazioni difficili e ingrate.

Te lo dico perché per me è stato così. E, se mi permetti, dalle tue parole mi sembri un po’ demoralizzato, e ti senti vittima, impotente, cerchi una ribellinoe frustrante che non si adatta a te.

Io ho fatto una scelta.
Ho smesso di dire “no asolutamente non sono fidanzato”.
Ho smesso di dare per scontato che gli altri hanno modo di mettermi in ridicolo e trattarmi male, almeno non in faccia a me.
Ci sono mille modi per dire e far capire alla gente.

Questo mi ha cambiato la vita. In meglio e in qualcosa che non so dire se è peggio o no. Nel senso che sono più libero. Sono più risspettato. E che certe paure non ci sono più e ho visto quanto fossero tutte nella mia mente e basta.
Eppure da quando questa decisione l’ho presa, non riesco più ad essere inerte a ciò che accade. Sono sempre più attivista, sempre più mi impegno affinché qualcosa cambi veramente. Non so fino a che punto è sano. A volte rimpiango quei periodi noiosi, inerti, passati a non fare e non pensare a niente.
Ma ora credo che il mondo non lo posso cambiare. Ma mi impegno ogni giorno sul modo in cui interagisco con esso.

Secondo me dentro di te c’è un grande coraggio. E’ il senso della tua frustrazione. Vedi, tanta gente subisce quello che subisce, anche cose aberranti, ma pensa sia normale e gli passa sopra (vedi il mio fidanzato).
Tu pensi che non sia normale e questo non dipende dal fatto che sei più debole. Dipende dal fatto che hai un coraggio che non sai come gestire, e per ora si manifesta in rabbia, frustrata dal vittimismo.

Io ho la fortuna di avere un uomo che mi aiuta a mantenere un equilibrio tra il godermi l’affetto privato e intimo e il buttarmi dell’impegno personale e civile.
Poi ognuno trova la sua strada.
Buona fortuna.

http://www.famigliafantasma.it

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io sono una di quelle che ha problemi e necessita di psicoterapia rispetto all’omosessualità, ma solo da quando il mio ex mi ha tradita con un uomo.
Prima ero apertissima, facevo le lotte e m’incazzavo per l’omofobia.
Poi ci sbatti e ti rendi conto che tante cose sono facciata.

Da quando si discute di Di.Co ho scelto di dire le mie perplessità e l’ho fatto per provocare tutti quelli che non lo fanno, che manifestano solidarietà di facciata, perché credo che per cambiare sia necessario quello che dice Alex: siamo noi ad aver bisogno di psicoterapia.
Non dico tutti, ovvio, ma molti sono come me: concedono di esistere, mi faccio schifo da me, non infierite se potete.

Vi segnalo una sentenza da brivido nazista che equipara l’omosessualità all’incesto, che in Italia è reato. Che significa che si è andati veramente oltre e tutti siamo in pericolo, non solo Alex, anch’io che non permetterei mai che le mie resistenze mentali significassero la perdita di dignità di qualcun’altro.

sentenza n. 7208 del 14 febbraio scorso

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Ah, ero assente e mi ero perso questo bellissimo post. Sul quale mi sento di dire una cosa, essenziale: dobbiamo tornare ad essere più “naturali” sotto questo punto di vista. Perché se andiamo a vedere, nella cultura in cui vivo, una donna che per provare piacere si fa ammanettare dal marito è vista anch’ella in un certo modo. I cosiddetti “gay” sono come quella donna, solo che hanno un disperato bisogno di autodefinirsi. Ebbene, cari amici gay. Non mi voglio più definire “etero” per colpa vostra. E’ una definizione che odio e forse la odio solo poco meno di “straight” in inglese. Per me è puro turpiloquio. L’amore Amore non distingue tra maschi e femmine e non conosce canoni, così pure la sessualità. L’unico argomento di discussione in merito dovrebbe essere la riproduzione, ma la mia mente critica mi dice che i “froci”, esattamente come gli altri, hanno la stessa necessità di diventare genitori e nonni. Poi si scherza sui “froci” quando li si rende protagonisti di scene divertenti quanto un mangione che si sbrodola sul maglione ogni volta che mangia, o uno con i denti tutti cariati, o con l’alito che puzza, o che puzza in generale, o uno che ha la “esse moscia”, la “erre moscia” e dice la “n” al posto della “l” tutto contemporaneamente.
Verrà, come già ha detto Francesco, il giorno in cui i gay non saranno discriminati. Io aggiungo: non saranno discriminati per il fatto di essere gay. Il che vuol dire che sarà un altro, il motivo della discriminazione subita. Fortunatamente per tutti noi, verrà anche il giorno in cui nessuno di noi si sentirà discriminato.

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Claudio in apertura diceva che ci sono molti modi di essere diversi. Vero.
Anche io sono “diverso”. Non seguo il calcio (peccato mortale in Italia), ho lasciato un impiego fisso in banca (da psichiatra!), evito di usare l’auto.
Quando si chiacchiera vengo regolarmente etichettato come “strano”, e spesso preso per i fondelli. Non parliamo poi di quello che ho subito durante l’adolescenza a causa del mio carattere.
Ma sono sicuro che non ci sia paragone con quello che può passare un omosessuale; anche perchè è uno status che non è destinato a cambiare.
La frase può sembrare paradossale, ma non tutti i diversi sono uguali.

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Hai perfettamente ragione su tutto perchè descrivi il vissuto interiore di ciascuno di noi. Eppure credo sia necessario anche guardarsi indietro, ricordare sempre ciò che era,la storia passata, ripensando a quanti ci hanno preceduto vivendo situazioni ben più difficili e complesse di quelle che noi lamentiamo oggi. Lentamente, faticosamente la società si evolve anche culturalmente e noi oggi comunque possiamo vivere la nostra realtà quasi alla luce del sole, tra tutte le difficoltà che ben descrivi. Lo testimoniamo noi che siamo andati “oltre” la coppia (che è il prodotto della tradizione culturale giudaico-cristiana che non vede altra possibilità di realizzazione dell’amore), vivendo insieme da tre anni la meravigliosa realtà della troppia. E’ vero che negli ultimi tempi le crociate omofobiche dei poteri forti che temono di perdere il controllo della situazione e perciò del proprio potere, hanno complicato la condizione degli omosessuali, ma ci sembra si tratti del disperato colpo di coda di chi si è già reso conto di non poter fermare l’evoluzione culturale e storica del Paese ( e del mondo).Si tratta perciò di stringere i denti, forti del cammino che è già stato fatto,assumendo in prima persona la responsabilità delle scelte che la democrazia ci offre. Basta con le deleghe cieche ed irresponsabili a politici e movimenti che pretendono di rappresentarci: tocca ad ognuno di noi scegliere ciò che riteniamo più giusto e buono per favorire l’evoluzione culturale del Paese.Ora che pretendiamo giustamente di essere accolti a pieno titolo come cittadini con uguali diritti e doveri, si impone al nostro interno di superare “usi e costumi da clandestinità repressa” che difficilmente sarebbero accolti e tollerati socialmente. La clandestinità esiste anche tra gli etero, ma con forme e modi tacitamente (e ipocritamente) tollerati. Anche noi dovremo adeguarci in questo senso.Non è negativo, perchè favorirà la crescita di autentici rapporti d’amore non condizionati dalla disperata solitudine.

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Risposta a Gianmario: Andare all’estero? e perchè? io devo quindi rinunciare anche a stare vicino ai miei familiari e nei miei luoghi? pure quello? Una sorta di esilio! Poi? devo anche lasciare i miei averi in Italia allo Stato?

Risposta a tast: comprendo che sentirsi traditi già implichi una delusione che, specie se uno è innamorato è complicato. Per di più se uno scopre che nella realtà il compagno era gay, comprendo sia le domande sul vostro passato (penso uno creda di esser stato preso in giro sempre, di non esser mai stato amato etc etc) e poi comprende che non può neppure competere. Ti dico però che se l’omofobia e la ghettizzazione non fosse esistita, con molta probabilità il tuo ormai ex avrebbe compiuto l’inevitabile suo passo forse prima di stare con te o comunque avrebbe fatto assai prima a cambiar rotta. Sinceramente comprendo che tu possa portare rancore per quella tua esperienza, ma pensa anche che il tuo ex stesso è stato vittima, perchè come tante storie che ho sentito spesso ragazzi e ragazze gay si creano una storia eterosessuale pur consapevoli di essere altro perchè non riescono a trovare il coraggio di affrontare chi realmente sono. Ed esistono persone che dalla forte paura che hanno non ci riescono a vita. Però accade anche un’altra cosa: quelle persone che dentro di sè provano attrazione nella realtà per il proprio sesso, magari si sposano, reggono per un periodo nella commedia della famigluola felice, e poi iniziano a ricercare situazioni per soddisfare il proprio intimo. I cosidetti batuage gay da chi credete siano maggiormente frequentati? da quei gay che sono felicemente accoppiati? Quindi si ha il disastro più totale. Ma in effetti, voi etero, pensate ad esempio di dover ribaltare la realtà, ossia foste voi a dover sposarvi con una persona del vostro sesso. Reggereste a lungo?
Credo inoltre che si debba pensare una cosa semplicissima: chi può aver diritto a decidere sulla vita altrui. Nel senso: se una persona con le proprie azioni inficia qualcuno comprendo che debba essere “regolamentato” il rapporto sino a casi estremi in cui l’azione deve essere impedita (vedi i reati). Ma se un gay decide di stare con una persona del proprio sesso, a chi da noia? Chi lede? credo che leda la società esattamente come lede una coppia etero, ossia non lede nessuno. Non pretendo di stare simpatico a chiunque, perche a me per primo non stan simpatiche altre persone! Chiunque è e rimarrà libero di decidere chi frequentare e decidere chi gli piaci e chi no (magari augurandomi che lo faccia non per pregiudizio) ma nessuno può avere il diritto di decidere sulla vita di un’altro essere umano. Se uno ci pensa è aberrante. Ma prendete i Dico….è stato un NO. Quindi ad oggi, io figlio unico, metti caso morissi il mio compagno non ha diritto a nulla da me. ma non solo! Sapete a chi andrebbe la mia eredità? ai miei parenti (zietti o cuginette) che sono i primi a ripudiarmi e che non vedo più da anni. Quindi il MIO sudore, i MIEI sacrifici non andrebbero a chi mi ha amato ma a chi semmai mi ha dato il silenzio. Io non ho neppure il diritto di decidere su ciò che è mio! Perchè se per una parte di mia eredità posso decidere a chi lasciarla, la cosidetta “legittima” (che credo sia il 50%) io non posso toglierla ai parenti. Cioè…assurdità.

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Ammazza…scusate l’italiano…ma a scrivere tra una telefonata e l’altra….

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SCUSATE, CORREGGO UN PO’ L’ITALIANO, NON SI POTEVA VEDERE UNO SCRITTO COSì:
Risposta a tast: comprendo che sentirsi traditi già implichi una delusione e specie se uno è innamorato è complicato accettare la fine di una storia. Per di più se uno scopre che nella realtà il compagno era gay, nascono sicuramente domande sul significato del passato condiviso, sulla veridicità dei sentimenti (penso uno creda di esser stato preso in giro da sempre, di non esser mai stato amato). A questo si aggiunge la consapevolezza di non poter competere, perchè il nuovo amore del proprio ex ha cose che non potrai mai dare o avere.
Ti dico però che se l’omofobia e la ghettizzazione non fosse esistita, con molta probabilità il tuo ex avrebbe compiuto l’inevitabile passo forse prima di stare con te, o comunque avrebbe fatto assai prima a cambiar rotta. Credo sia più che umano che tu possa portare rancore per quella persona, ma pensa anche che il tuo stesso ex è stato una vittima (con dell’egoismo non lo metto in dubbio). Ho sentito tante storie di ragazzi e ragazze gay che si creano una facciata eterosessuale pur consapevoli di essere altro e tutto ciò perchè non riescono a trovare il coraggio di affrontare chi realmente sono e sopratutto ciò che comporterebbe loro. Ed esistono persone che dalla forte paura di avere una società contraria non riescono a cambiar rotta per tutta la loro vita. Però accade anche un’altra cosa: quelle stesse persone che dentro di sè provano attrazione per il proprio sesso ma hanno anche paura, magari riescono a sposarsi, magari reggono per un periodo nella commedia della famigliuola felice, ma poi la natura prende il sopravvento e iniziano a ricercare situazioni per soddisfare il proprio intimo. I cosidetti batuage gay da chi credete siano maggiormente frequentati? da quei gay che sono felicemente accoppiati? Quindi si ha il disastro più totale. Ma in effetti, voi etero, pensate ad esempio di dover ribaltare la realtà, ossia foste voi a dover sposarvi con una persona del vostro sesso. Reggereste a lungo?
Credo inoltre che si debba pensare una cosa semplicissima: chi può aver diritto a decidere sulla vita altrui. Nel senso: se una persona con le proprie azioni inficia qualcuno comprendo che debba essere “regolamentato” il rapporto (sino a casi estremi in cui l’azione deve essere impedita, vedi i reati). Ma se un gay decide di stare con una persona del proprio sesso, a chi da noia? Chi lede? credo che leda la società esattamente come lede una coppia etero, ossia non lede nessuno. Non pretendo di stare simpatico a chiunque, perche a me per primo non stan simpatiche altre persone! Chiunque è e rimarrà libero di decidere chi frequentare e chi gli piaci e chi no (magari augurandomi che lo faccia non per pregiudizio) ma nessuno può avere il diritto di decidere sulla vita di un’altro essere umano. Se uno ci pensa è aberrante. Ma prendete i Dico….è stato un NO. Quindi ad oggi (io figlio unico) metti caso morissi, il mio compagno non ha diritto a nulla da me. ma non solo! Sapete a chi andrebbe la mia eredità? ai miei parenti (zietti o cuginette) che sono i primi a ripudiarmi e che non vedo più da anni. Quindi il MIO sudore, i MIEI sacrifici non andrebbero a chi mi ha amato ( il mio compagno e quelle persone che chiamo famiglia) ma a chi semmai mi ha dato il silenzio. Io non ho neppure il diritto di decidere su ciò che è mio, sui miei guadagni! Perchè se è pur vero che una parte della mia eredità posso decidere a chi lasciarla, la cosidetta “legittima” (che credo sia il 50%) io non posso toglierla ai parenti. Cioè…assurdità.

[Rispondi a questo commento]

@Alex…
soprattutto ti ringrazio per aver risposto in modo pacato e anche mostrando comprensione, non è da molto che riesco a parlare di questa vicenda e come puoi ben capire la discriminazione poi colpisce chiunque, anche la compagna che non ha saputo far “restare eterosessuale” qualcuno. Mi sono presa i miei bei momenti di pietre in faccia dalla sua famiglia e da lui, anche da lui per l’esatto opposto di quel che si può pensare: anche per lui ero io che avrei dovuto trattenerlo… io invece gli dicevo che se aveva questi dubbi doveva affrontarli.

So bene che non si può far legge da un’esperienza personale negativa, sarebbe assurdo se dicessi una cosa del genere, quello che intendevo è che mi sono scoperta ipocrita dopo quell’esperienza e sono convinta che moltissimi siano come me.
L’unico modo per vincere le proprie ipocrisie è metterle in piazza, dire “scusate ma faccio fatica e voi?” riparlarne senza pregiudiziali, cercare di capire davvero questa volta.
Quello di cui abbiamo paura “noi” etero non è che “voi” ( e la distinzione tra noi e voi è aberrante, mi rendo conto) siate felici tra di “voi” e penso che se fosse una questione di ereditarietà e aspetti legali non ci sarebbero stati problemi di alcun tipo. credimi.
il problema è il riconoscimento sociale. Il problema è accettare che ci siano maestri dichiaratamente omosessuali, che ci siano adozioni per gli omosessuali, il problema è l’omofobia, il resto sono argomenti che deviano l’attenzione.
e credo che solo se noi simpatici e ipocriti etero lo diciamo chiaramente che abbiamo paura del “contaggio” solo allora si potrà cominciare a guarire… “noi”, non “voi”.

…ovviamente parlo solo a nome degli etero ipocriti, non tutti gli etero.

Ancora grazie, Alex.

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@tasti:
Io non posso sapere sin in fondo il pensiero degli etero essendo gay. Ma sinceramente credo poco nell’idea del “contagio”. Sinceramente credo un po’ una cosa diversa. Ti spiego cosa penso: la sessualità viene scoperta in adolescenza e tipicamente avviene in una maniera velatamente omosessuale. Pensate ai maschietti che vanno nei bagni delle scuole a confrontare i loro genitali o alle femminuccie che stanno sempre tra di loro, si prendono per mano, si abbracciano, si baciano… Nella donna per altro questo aspetto rimane più marcato anche dopo l’adolescenza (forse la donna è più libera sotto alcuni punti di vista).
Fatto sta che l’approccio alla sessualità avviene così. Poi la sessualità matura, si evolve e prende nuove indirizzi.
Secondo me l’omosessualità fa quindi paura proprio perchè in fondo in fondo tutti gli esseri umani hanno una aliquota omosessuale nel proprio essere che è semi incoscente. La paura quindi è che possa uscir fuori. Però credo che sia una follia perchè chi ha un’attrazione spinta per l’altro sesso non cambierà certo gusti e chi invece ha attrazione per il proprio sesso…così era e così sarà sempre.

Quanto alla tua storia…sinceramente comprendo che i genitori di lui abbiano dato la colpa a te perchè non sanno come gestire la situazione e la cosa più semplice è dare la “copla” agli altri. Evidentemente sentono di avere LORO una colpa, ma è assurdo tutto…sopratutto è assurdo parlar di colpe perchè colpe non ci sono. Se tu per dire sei nata bionda che colpa è? Quanto al fatto che il tuo ex ti abbia dato colpe…no! Posso anche comprendere come abbia ragionato, posso comprendere che uno nelle difficoltà voglia dare agli altri le proprie responsabilità…ma tu di colpe non ne hai proprio nessuna. Perchè? E’ semplicissimo: se era realmente eterosessuale e non si trovava bene con te…sarebbe andato alla ricerca di un’altra donna. L’uomo l’ha cercato lui, non te per lui. Semmai tu sei stata la cosidetta “fregata”, scusa il termine. Come son fregati tutti coloro che vengono lasciati.
Tornando al discorso del contagio…se fosse vero tu dovresti essere un po’ lesbica adesso. Ma non credo proprio tu lo sia. Non so se mi spiego…

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@Alex… credo che stiamo parlando della stessa cosa: la paura del contaggio avviene esattamente perché si ha paura della propria omosessualità più o meno inconscia, se così non fosse non si parlerebbe di omofobia.

Non ci sarebbe una persecuzione così spaventosa contro un “fenomeno”, contro individui che non scuotono le regole sociali, l’omosessualità invece scuote tutto dalle fondamenta, è consapevolezza della propria sessualità, superamento dei tabù, rivolta contro gli schemi imposti.

E ti sbagli: sempre stata un pò lesbica, consapevole…. altrimenti perché credi che non avessi problemi a invitare il mio compagno a confrontarsi con la sua di omosessualità? …. “Fregata” è la parola giusta.

;-)

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Ti senti il cuore che ti si spezza in due ogni volta che vieni giudicato per come sei, disprezzato solo perchè si è capace di amare e rispettare….Le persone che isolano i gay non possono lontanamente immaginare cosa puo provare un gay vivendo cosi….perchè nella loro mente contorta e limitata non c’è posto per il bene ed il rispetto per gli altri…Nessuno e ripeto nessuno è riuscito a dimostrare che gli etero sono migliori dei gay.percio prima di offendere o discriminare un gay pensate se un giorno vostro figlio vi dirà che sta soffrendo perchè è gay…cosa fareste? ci sarà sicuramente chi come me che capirà…e aiuterà chi come voi che lo giudicherà e lo ucciderà dentro…

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