Cosa è la Class Action?

bilancia_dossier.jpgLa seccia, giusto per restare in tema, ha fatto fetecchia. Ieri il senato ha approvato la legge finanziaria. La cosa ha la sua importanza, ma noi vi vogliamo parlare di un provvedimento che, come è d’uso nelle leggi finanziarie di questi ultimi anni, è stato infilato a tradimento nel dispositivo ed approvato per sbaglio. Con questi auspici, merita tutta la nostra attenzione.
Il senatore di Forza Italia che, sbagliando a premere il pulsante, ha sconvolto il gioco delle parti facendo passare un provvedimento che il centrosinistra fingeva di presentare e poi non avrebbe sostenuto completamente, piange. Confindustria fa una levata di scudi. Bersani, giusto per far capire che la cosa verrà ammorbidita, parla di “provvedimento migliorabile“. La Class Action, più che l’intera legge finanziaria, ha gettato nel panico lo schieramento trasversale dei sostenitori della casta che domina questo paese. Prova ne è che i giornali vicini ai grandi gruppi industriali derubricano la faccenda nei fatti minori.

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Ma cos’è la Class Action e perché fa tanta paura a Confindustria ed all’80% della classe politica italiana che, aldilà delle vuote parole, ne difende a spada tratta gli interessi?
E’ bene saperlo, perché così ci potremo rendere conto di cosa saremo privati quando Bersani migliorerà il provvedimento.

Immaginate che una grande azienda metta in atto un abuso. Per esempio un’azienda di telecomunicazioni, sfruttando le larghissime maglie delle leggi vigenti, attiva una serie di servizi non richiesti a migliaia di clienti.

Allo stato attuale delle cose, ogni cliente che ritiene di essere stato truffato, è costretto a procurarsi un legale, anticipare le spese e far partire un’azione giudiziaria singola nei confronti dell’azienda. Considerando che non tutti sono in grado di sostenere certe spese, probabilmente su 5.000 clienti coinvolti, solo un migliaio si prenderanno il disturbo di attivarsi. Questo vuole anche dire che partiranno mille cause civili distinte che intaseranno il foro di competenza allungando a dismisura i tempi di risoluzione della vicenda e facendo lievitare le spese per i querelanti a limiti insostenibili.

L’azienda, dal canto suo, forte di mezzi e di relazioni, incaricherà il suo dipartimento legale che centralizzerà e gestirà agevolmente tutte le istanze giudiziarie. Come risultato, dei mille iniziali, probabilmente solo la metà sarà così caparbio o motivato per andare fino in fondo. Allo stato attuale delle cose, fra cittadino e aziende esiste uno squilibrio giurisprudenziale. Non sono eguali di fronte alla legge.

Con la Class Action, invece, i cittadini possono promuovere un’azione comune contro l’abuso. In pratica, uno o più studi legali, si possono candidare a promuovere l’azione risarcitoria per tutti i cittadini lesi. Gli studi legali provvedono a raccogliere istanze e prove e a individuare le testimonianze più significative. Redigono la documentazione e promuovono un’unica azione legale nel foro di competenza. La cosa più bella è che non ci sono spese legali da anticipare. Quando l’abuso subito è plateale, e quando sono migliaia i consumatori coinvolti quasi sempre lo è, i legali che patrocinano la Class Action, provvedono ad anticipare le spese in proprio visto che ci sono tutti gli elementi per ottenere un congruo risarcimento al quale attingere per coprire gli investimenti effettuati. In caso di sconfitta della Class Action, il consumatore coinvolto non dovrà versare nessuna parcella, in quanto i legali che patrocinano l’azione si assumono in proprio il rischio di un fallimento.

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Tratta da Moneta Album

No, non è fantacronaca. Negli Stati Uniti la Class Action è operativa da sempre. Solo tramite la Class Action è stato possibile perseguire grandissime multinazionali e costringerle a versare risarcimenti miliardari alle persone danneggiate da farmaci non sicuri, e questo è solo un esempio. Molti studi legali hanno fatto fortune immense patrocinando Class Action con risarcimenti stellari.

A questo punto vi dovrebbe essere chiaro perché in parlamento esiste una lobby trasversale che è contraria alla Class Action e perché Antonione ha pianto dopo aver sbagliato a premere il pulsante.

Ora sta a noi vedere se il provvedimento avrà veramente il corso che merita o se sarà migliorato fino al punto di diventare inapplicabile o inefficace. Un altro sistema per capire, una volta di più, da che parte stanno i Principi di Roma.

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eheheh è davvero buffo che si debba ad un errore di un forzitaliota la possibilità di riportare il nostro paese nel pantheon delle civiltà evolute, dove il cittadino da semplice “consumatore scimmia” diviene consumatore pensante e per di più abilitato a difendersi… ahahah a volte il destino è davvero crudele… ;-)

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Vediamo prima che succede in parlamento. Secondo me non passa così liscia …

Poi bisogna vedere le norme attuative.
Insomma, secondo me la cosa la disinnescano.

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Ottimo articolo informativo.
Anch’io credo che comunque riusciranno a renderlo inefficace

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Non passerà… troppo civile.

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L’Italia allo stato delle cose credo non sia pronta a darsi uno strumento del genere. Nel senso che forzando i tempi rischi di fare tanto rumore per nulla e poi gettarlo nel dimenticatoio, mentre si poteva pensare di relizzarlo meglio e proporlo in un tempo giusto, ovviamente non troppo lontano.

Opinione che, sia chiaro, spero venga smentita dai fatti.

Bell’articolo.

P.s. Secondo me il senatore Sodoma l’ha fatto apposta.

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Secondo me la “class action” è sacrosanta. Leggo però che la nostra versione sarebbe una bruttissima copia di quella anglosassone.
Io starei attento prima di giudicare, e vorrei capire bene se non sia il classico specchietto per le allodole, della serie “ora ti do uno strumento, ma lo rendo così difficile da usare che non lo userai mai”. Cornuti e mazziati.

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Vero Fully.
La nostra (presunta) class action è stata introdotta con l’ultima lenzuaolata Bersani, ma ha almeno un paio di difettucci:
- solo alcune e ben individuate associazioni possono promuoverla
- una volta vinta la causa, ogni cittadino interessato dovrà occuparsi personalmente di ottenere il risarcimento

L’emendamento passato per errore (?) non fa altro che allargare il numero dei soggetti qutorizzati a presentarla.
Se questa è una class action… io sono madre Teresa.

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la chiosa di peppe mi vede completamente d’accordo.

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Quer pasticciaccio brutto della Class Action all’Italiana
Data: 19 Novembre 2007

In un recente scambio epistolare con il Presidente di MDC, Antonio Longo, avevo stigmatizzato il formulato, poi approvato per errore al Senato, sull’istituzione della class action che pone una riserva quasi esclusiva alle associazioni appartenenti al CNCU. In poche parole si tradisce lo spirito originario della class action americana che dovrebbe, per i successi che ha ottenuto, essere il modello di riferimento, un modello diffuso sul territorio. Con la class action all’italiana si rischia di creare un sistema ”controllato e diretto” dal Ministro dello Sviluppo Economico, che, per legge (art. 136 del Codice del Consumo), presiede il CNCU.

Le imprese non dovrebbero essere preoccupate più di tanto, salvo che il ministro di turno, alzandosi male una mattina, non decida di convocare le associazioni per invitarle, magari con la promessa di qualche finanziamento, a ”colpire un’azienda per educarne cento”. E’ evidente che i contributi potrebbero essere erogati anche per la ragione opposta! A fronte di tale scenario, le difese “corporative” del provvedimento da parte di Federconsumatori, sembrano surreali come il sostegno, a spada tratta, di Adiconsum e Adusbef, Essendo tutte associazioni appartenenti al CNCU e, guarda caso, strenue paladine dell’indennizzo diretto, comprendiamo benissimo la volontà di sostenere quello che è per loro una specie di ”asso piglia tutto”, come peraltro espresso con alcuni comunicati dall’ADUC (qui, qui e qui) , una associazione fuori dal coro.

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