Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Corpi di Ragazza
La Donna e il Sesso nell’Immaginario di un Intellettuale " è stato scritto da Daniela Tuscano .
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Questa volta avrei evitato qualsiasi intervento, lasciando spazio o, meglio, parola alle fotografie e soprattutto ai video. Del resto, blog come Il corpo delle donne (da cui attingo anche per il presente post) e, più modestamente, la mia rubrica DadonnAdonna già svolgono un ruolo. Qualche appunto, però, si rende necessario.
L’estate scorsa giunse a “Repubblica” la lettera piccata di Antonio Ricci, l’ex-preside più giovane d’Italia ormai affermato e spumeggiante autore di moltissimi programmi di enorme successo, da Drive In a Striscia la notizia, da Paperissima a Emilio, a L’Araba Fenice (che destò scandalo per la partecipazione nuda di Moana Pozzi, le cui “gesta” verranno presto celebrate in un film), all’impareggiabile Velone, e via di seguito.
Offeso dall’accostamento, fatto da diversi commentatori, tra le soubrette del suo Drive In e la successiva, dilagante subcultura delle escort, Ricci ha rivendicato invece l’importanza della sua trasmissione “libera e libertaria degli esagerati anni ’80, osannata all’epoca da tutti gli intellettuali”, definendola “comica e satirica”. E a proposito delle ragazze “Fast Food”, ha aggiunto: “…come allora ebbi modo di dire, erano iperboli: figure retoriche viventi, caricature parodistiche al pari del paninaro, del bocconiano, del Dott. Vermilione”. Ricci ha pure ricordato come, in quegli stessi anni (un po’ prima, in verità: si trattava di trasmissioni dei tardi ’70) la Rai mandasse in onda le nudità di Rosa Fumetto, Ilona Staller e Barbara D’Urso.
C’è del vero nelle sue affermazioni: la più vera sembra essere la prima: che Drive In fosse uno spettacolo comico e satirico. E’ stata un’autentica fucina di talenti, credo che tutti i maggiori comici del tempo siano passati di lì. Ed è vero che anche in Rai si era tentato qualche azzardo. Ma il paragone, in tal caso, non regge: la mia precisazione “dei tardi anni ’70″ non era oziosa. Negli show cui allude Ricci, accanto a qualche bellezza piccante – per usare un termine desueto, ma caro al nostro premier – si esibivano anche Amanda Lear, Grace Jones, Patty Pravo: donne irrequiete e, nel bene e nel male, simboli non solo di sensualità, ma anche di un’epoca che sfidava il puritanesimo, la censura, le convenzioni piccolo-borghesi. E rischiava grosso.

Ci fu un tempo, in Rai, in cui ogni tanto, per strane e miracolose alchimie, simili esperimenti erano possibili: ricordo vagamente talune inchieste dell’ultimo Pasolini (ripescate e assaporate oggi grazie a Youtube), persino servizi sulle “minoranze” sessuali che oggi non troverebbero posto nemmeno in quindicesima serata.
Negli anni Ottanta, invece – come ricorda efficacemente Tommaso Labranca – la bizzarria era codificata, a tempo, girava a vuoto per le vie centrali della città cercando inutilmente di sbalordire i turisti o di spaventare qualche vecchietta. Ma non si trattava più di épater le bourgeois: erano invece gli stessi figli della nuova borghesia che, improvvisamente sazi e avidi di materia, cercavano un antidoto alla noia che li opprimeva.
Drive In rifletteva appieno lo “spirito” di questa “materialità”. Non era dunque uno spettacolo libertario, ma soltanto esagerato.
La comicità, anche quando diventava autentica satira (e accadeva spesso, va riconosciuto) e non semplice sfottò, seguiva ritmi veloci (fast, appunto) ma scontati. Soprattutto nella rigida differenziazione dei ruoli maschile e femminile. Ricci avrà parlato anche allora di “iperboli, parodie, figure retoriche” ecc. a proposito delle sue Fast Food, è un insegnante di lettere e il suo vocabolario ricco e fiorito, furbo – mica per tutti… -, benché ridondante (iperboli e parodie sono già figure retoriche: attento alle tautologie, prof. Ricci). Io ricordo bene che dichiarò: “Il pubblico vuole le donne? E noi diamogli le donne!”. E il ruolo delle donne di Drive In era quanto di più antico il suo scapigliato autore voglia far credere oggi; tanto è vero che da quel programma non emerse praticamente nessuna attrice comica di qualità. Perché il genio folle, l’attore vero, insomma la testa pensante, anche se matta, era l’uomo, come nella più classica delle tradizioni; di là da iperboli e parodie, e anche prescindendo dalle ultime notizie secondo cui alcune di loro servivano come svago per i potenti di turno, compito delle Fast Food era invece, molto più semplicemente, eccitare.
Ricci se la pigliava poi con l’architetto Fuksas, colpevole, secondo lui, di aver confuso le sue “parodie” con le ultra-disinibite Ragazze Cin Cin di Colpo grosso. Sarei curiosa di sapere quanti, in tutta onestà, ne sappiano cogliere la differenza; in ogni caso, le une e le altre si ricomposero proprio a Paperissima, in una puntata dedicata, chissà come, agli errori delle procaci figliole. (Consiglio pure, in particolare per il link appena citato, di leggere alcuni commenti a questi filmati, tutti redatti da uomini. Alcuni raggiungono il sublime: “questo e [senza accento] il ruolo vero per le donne”, “anche le più feroci femministe depongono le armi: la freschezza e l’ingenuità di quei tempi fanno solo sorridere”, “Ti guardano con quelle acconciature e ti salutano ammiccanti! T***e! Le amo”, “grazie a questa trasmissione ho scoperto il ruolo della donna… erano le prime volte che mi veniva duro…”).
Per concludere con Ricci, la sua autoperorazione suona tanto scomposta e patetica quanto quella delle spogliarelliste che si difendevano argomentando: “No, io non sono una pornostar. Io faccio il burlesque”.
Su Non è la Rai forse non è neppure il caso di soffermarsi molto, però questa versione de Lo shampoo di Gaber (!!!) magistralmente interpretata da Antonella Elia (con “piuma” al posto di “schiuma”) una sbirciatina la merita. In tal caso concordo con l’anonimo commentatore che, rivolto alla bionda starlette, ha concluso: “Beh, quella una voglia ce l’ha”.
Sempre in Scherzi a parte edizione 2009, condotta dal “sinistro” Claudio Amendola, ecco la nuda Belen circondata da maschi vogliosi e vestitissimi. Da notare l’espressione di Paolo Brosio, recentemente miracolato – come ha reso noto lui stesso.
L’umiliazione del corpo femminile viene pertanto da lontano e, benché più marcata sulle tv commerciali, si ritrova ormai dappertutto, sia sulle reti private sia su quelle pubbliche. E son tutti programmi di prima serata, alcuni (Non è la Rai) destinati a un pubblico di giovanissimi/e. Non delle eccezioni, ma la regola. L’amnesia della morale cui accenna Edmondo Berselli ha radici antiche.
Tuttavia, il vero emblema di questa amnesia a me sembra una trasmissione di cui mi occupai qualche anno fa: La pupa e il secchione. Anche qui il giochetto non cambia, Il pupo e la secchiona sarebbe stato improponibile, il maschio, benché sfigato, è comunque il cervello, la femmina il corpo. Mica un corpo da nulla. Lo testimonia l’esibizione delle “pupe” (dalle fattezze, con ogni probabilità straniere) qui sotto:
Sono consapevole del fatto che agli uomini piacciano molto, hanno palesato cosa in realtà desiderano da noi, ma può darsi che qualcuno capace di guardare oltre le… fessure esista pure, da qualche parte. I commenti sono irripetibili, ma uno, in ogni caso, vale la pena di menzionarlo, perché nella sua crudezza dà l’esatta misura di quel che accade di questi tempi, in giro: “Nora è da stupro violento”. E quinci sian le nostre viste sazie.
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Ecco un buon motivo per trovare tempo per MC.
Grazie Daniela.
Pur considerando che i commenti che citi vengono, probabilmente, da ragazzini che non sanno quello che dicono, sono d’accordo con te che la visione della donna che abbiamo noi uomini è spesso alterata e degenere.
Per una sorta di sofisticato contrappasso, la cosa mi è ora più evidente e mi segna dolorosamente perché sono padre di una bimba.
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Ragazzini non direi, Comandante: a chi “veniva duro” al tempo delle ragazze Cin Cin tanto di primo pelo non può essere. E, comunque, io ho l’impressione che gli scriventi, piccoli o grandi che siano, sappiano perfettamente quello che dicono. Eccome, se lo sanno.
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è vero. hai ragione. non ci avevo pensato.
certi (maschi e femmine per la verità) non crescono mai. in ogni caso, l’immaturità non è una giustificazione.
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Due anni fa scrissi, a proposito del corpo delle donne e di come le donne vivono il sesso, questa cosa qua:
Per sgombrare il campo da eventuali pregiudizi metto subito in chiaro che non sono religiosa e quindi non aderisco alla morale cattolica, che anzi ritengo uno dei motivi cardine del rapporto malato con la sessualità che caratterizza l’Occidente. Inoltre sono una estimatrice del sesso e di tutte le gioie che comporta. E, per finire, sono una sostenitrice del diritto delle donne (e degli esseri umani in generale) ad autodeterminarsi in qualunque aspetto dell’esistenza.
Però… quella che esprimo è una mia personalissima opinione, non cerco proseliti almeno quanto non cerco detrattori. Sto semplicemente riflettendo con le dita sulla tastiera e dico che una donna è profondamente diversa da un uomo e che questa diversità è una ricchezza che va tutelata. L’emancipazione femminile, ad un certo punto, ha imboccato un bivio e questo bivio ci sta portando a imitare pedissequamente degli atteggiamenti maschili che fino a poco tempo fa stigmatizzavamo. Uno di questi è l’approccio con il sesso.
Ogni lasciata è persa
Una scopata non si nega a nessuno
Una botta e via
Tre frasi che appartengono/appartenevano al dialogo tra maschioni al bar. Tre frasi delle quali oggi alcune/molte donne si sono appropriate e lo hanno fatto con un certo orgoglio, come rivendicando un passo avanti verso… verso cosa? Io personalmente non l’ho capito. La sessualità femminile è un pianeta oscuro e misterioso rispetto a quella maschile. Si nutre di stimoli che travalicano il corpo esibito ed erotizzato. Soprattutto la sessualità femminile è accoglienza, è apertura nei confronti dell’altro, è fiducia, ospitalità, generosità, ricovero. Nessuna di noi, credo, aprirebbe la porta del proprio appartamento ad uno sconosciuto, al primo venuto, ad un estraneo. Se lo facesse, metterebbe in pericolo la sicurezza stessa di quell’appartamento, ne danneggerebbe la dignità, si sentirebbe colpita nel luogo in cui si è più inermi ed indifesi: il nido. Ma se siamo disposte a riconoscere una sacralità al nostro rifugio, alla nostra casa, come possiamo negare quella stessa sacralità al nostro corpo?
Leggo di ragazzine impuberi che regalano sesso orale a coetanei scelti a caso nei gabinetti delle discoteche.
Leggo di ragazzine adolescenti che si fanno riprendere mentre, nelle aule scolastiche, si lasciano palpeggiare dai compagni di scuola.
Leggo di bambine che, bombardate di stimoli sessuali da una società che svilisce la donna molto più di quanto possa aver fatto qualunque medioevo, maturano sessualmente come giovani piante esposte a cataclismatichi cambiamenti di clima.
Leggo di una ragazzina di tredici anni che ha dato alle stampe un romanzo autobiografico dove racconta di come un sessantenne amico di famiglia l’abbia iniziata alle più trasgressive pratiche sessuali.
Leggo di una sorta di roulette russa del sesso orale nel bestseller di Melissa P.
Leggo.
E non capisco come tutto questo venga accettato. Non capisco perché le donne non si ribellino a questa ennesima discriminazione che, per farle uguali agli uomini, le vuole superficiali, esibizioniste, immature. Essere donne non è questo, io non voglio che sia questo. Non lo voglio per me, che sento profondamente la dignità della mia persona in ogni sua parte. Non voglio che lo sia per le mie nipoti che presto si affacceranno sulla soglia della sessualità e potrebbero venirne travolte, sconvolte, soprattutto deluse.
Più di qualcuno ha detto di quella ragazza che si è fatta riprendere con tre partners contemporaneamente che era nel suo diritto divertirsi. Ma siamo sicuri che si sia divertita? Non ho visto il video e non lo vedrò. Ho visto tre film porno in tutta la mia vita e tutte e tre le volte il disgusto e il senso del ridicolo mi hanno travolta. Quel genere di fantasie non appartengono alla sessualità femminile che è molto più raffinata di un’ammucchiata caotica, di un dondolio meccanico, di un’esibizione di fluidi corporei. Il sesso è una delle forme di comunicazione più alte che ci siano state date in sorte, una porta verso il trascendente, un’astronave verso mondi che restano sconosciuti a chi non sa come manovrare i comandi. E dovremmo essere noi donne ad insegnarlo agli uomini, non accettarne la guida verso lo svilimento del nostro corpo. E del loro.
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Ho visto solo ora questo commento, ho impiegato tutto il tempo a leggere l’articolo. parole stupende le tue!
L’attuale modo di essere “femministe accanite” di oggi, mi lascia un po’ perplessa…. Purtroppo di questo voler liberare il mio corpo dal pudore e dai tabù che mi sono pionmbati in dosso, in passato pensavo anche io che per le donne, le vere donne, fosse arrivato il momento di farsi notare….
Ed ho commesso anche io azzardi in adolescenza, una sorta di chioda scaccia chiodo…. Non c’è giorno in cui una qualsiasi situazione che mi fa tornare in mente quei tempi, io provi quasi vergogna! E mi sono ritrovata da tabù e vergogna di cui non avevo colpe, a vergogne di cui le colpe erano tutte mie!
Che strana la vita!
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Molto interessante Laura. Se sei d’accordo lo farei uscire anche qui. Se non hai un titolo lo scelgo io.
In attesa di un tuo riscontro lo carico sul cms.
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Pubblicalo quando vuoi, e’ un onore per me.
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grazie.
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Essendo anche io un ragazzino all’epoca non mi ero mai reso conto di quanto fossero giovani le “giumente” di non è la rai…
Quelli dei commenti, quelli che si smanacciavano con colpogrosso sono miei coetanei ovvero uomini che oggi sono nel pieno delle loro forze, il presente.
Meglio pensare al futuro, direi.
Qualcosa sta cambiando. Ho visto ieri il titolo di un interessantissimo articolo di approfondimento culturale proposto dal Corriere in cui si accennava al fatto che un certo “manzo” di cui non ricordo il nome, ex tronista (sic!), si era dedicato al “cinema hard” con grande “disappunto” della De Filippi.
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[...] l’articolo originale: Corpi di Ragazza La Donna e il Sesso nell’Immaginario di un Intellettuale Tags: Antonio Ricci, Araba Fenice, Articolo, Caricature, Fast Food, Fotografie, Ilon, [...]
Certo però che se anche noi donne, cercassimo di non cadere nelle trappole maschili, e non cascassimo sempre, quasi sempre e non per tutte ovviamente nel credere che una gamba di donna se depilata tonificata e liscia, sia migliore di una gamba non depilata ecc. ecc.
Apprezzare la grazia nella bellezza di un corpo, può essere piacevole, ma il lasciarsi condizionare dalle esagerazioni maschili a volte è troppo deleterio, dannoso e soprattutto costoso!!!
Ho avuto la sfortuna di stare con un uomo che mi puntualizzava sistematicamente e quotidianamente ogni mio difetto, difetto per lui ovviamente, ogni buccetta d’arancia, le mie taglie le mie circonferenze, persino ogni ruga del mio viso, che tra l’altro, quelle della mia fronte, le adoro!
E’ orribile lasciarsi andare al condizionamento totale, guardarsi allo specchio e capire che solo un miracolo o dieci anni di chirurgia esteticha, potranno darti un fisico uguale a quelle poche fortunate che in natura ne sono dotate….
Dico poche solo perchè considero il numero totale di donne al mondo col numero totale di ragazze copertina… Senza o con pochi ritocchi!
Forse la colpa è anche un pochino di noi donne di tutto questo!
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Seeeeee, c’è un esercito di uomini là fuori che spende molto più delle donne in depilazione, botulino e altre minchiate.
Quale donna potrebbe accettare di essere più pelosa del suo uomo?
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io!
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Ovviamente, per il senso del così chiamato pudore, ogni tanto sono quasi obbligata dalla società a depilarmi e più ci si depila più si diventa schiavi di tale pratica….
Spesso al mare si accetta la visione di un tanga magari unito ad un topless, ma guai se ci sono troppi peli sotto leascelle e sui polpacci, poi adesso vanno di moda le depilazioni brasiliane……. quindi attenzione ai baffi…. Quelli di sotto!
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non riesco a dire altro che: grazie, per questo spazio molto intelligente e niente affatto ideologizzato. Siete una boccata d’aria.
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grazie
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Per cominciare, complimenti per l’articolo, che, pur non toccando un tema originale, è riuscito a trasmettermi qualcosa di nuovo.
Mi hai fatto venire voglia di scrivere qualcosa sull’argomento!
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Meglio, meglio. Era appunto a questo che volevo arrivare. Anche perché qui, satira o non satira, si continua a parlare di donne solo come corpi e culi… Basta, basta, basta, basta, basta!
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Cercando su mentecritica con la chiave “donne” si trovano oltre tremila risultati ai quali ti prego di dare un’occhiata
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ti invito a non fare asserzioni così categoriche anche perché è elementare smentirle.
grazie
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