Contro Ogni Pena di Morte
20 dicembre, 2007 di Fully
Archiviato in Democrazia e Diritti, Diritto di Replica, La diversa Opinione
C’è stato, ieri, l’evento che attendevamo da tempo in molti. La moratoria sulla pena di morte è una realtà, sancita dalla risoluzione dell’Assemblea Generale dell’ONU a grande maggioranza. Passaggio storico, con grande merito dell’Italia che ha portato avanti la proposta e l’ha spuntata, dopo ben 13 anni di lotte, soprattutto dei Radicali italiani. Bene, benissimo… Standing ovation, e per una volta lasciatemi essere orgoglioso di essere italiano.
E’ inutile nascondersi che quello della moratoria è solo il primo passo sulla lunga strada che dovrebbe portare all’abolizione della pena capitale, ma si sa che i lunghi viaggi partono sempre dal primo passo.
Per una strana associazione di idee, mi viene di pensare che di pena di morte non c’è solo quella comminata da un tribunale. Ce ne sono altre, contro le quali a mio parere si sta facendo troppo poco.
C’è in primo luogo la guerra, nelle sue forme più moderne ed ipocrite, che vanno dal terrorismo alle “azioni di pace”, che non si premurano neanche più di risparmiare le popolazioni civili, anzi sempre più spesso le rendono parte ed ostaggio di strategia: la guerra, questo cancro che sembra essere nel DNA della stirpe umana, tanto che c’è sempre stato nella Storia qualcosa che ha provato a “giustificarla”, mai riuscendoci.
C’è poi una pena di morte non sancita, ma tollerata: quella dei morti sul lavoro e sulle strade: persone, esseri umani che la mattina escono di casa magari per guadagnarsi da vivere, o anche solo per andare a comprare il latte, e che invece ritroviamo la sera schiacciate tra le lamiere di un’auto, bruciate vive da una vampata o spezzate in due per la caduta da un ponteggio. Di queste “pene di morte” si parla molto, ormai sono all’ordine del giorno, ma cosa si fa, di concreto, perché non accadano più?
C’è infine un’altra pena di morte, la più subdola, la più amara di tutte, forse: quella a cui si destinano centinaia di migliaia di feti umani, colpevoli talora del solo fatto di essere prodotti “imprevisti” di un atto sessuale. Le sacrosante lotte fatte in nome del diritto all’aborto hanno prodotto questo “mostro”: l’aborto, anche nella più moderna formulazione della “pillola Ru-486″, è sempre di più un mezzo anticoncezionale, si sta perdendo quasi del tutto la sensibilità del valore immenso insito nel “creare” una nuova vita. Ormai la prima domanda che si fa ad una donna che si scopre incinta non è “quando nasce?” ma “che fai, lo tieni?”.
Questo giorno gioioso per la buona notizia che il boia dovrà aspettare, credo sia una buona occasione per riflettere anche su tutte le altre pene di morte per le quali sembra non esserci moratoria.
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né le morti sul lavoro né la guerra né l’aborto sono pene di morte.
Che confusione! Che assurdità!
Ciao.
Concordo con Vaaal.
L’aborto un metodo anticoncezionale? Dove? Quando? Hai mai parlato con una donna che ha abortito? E con una che ha provato la famigerata pillola RU-486? Hai dei dati ufficiali sull’andamento degli aborti in Italia? Hai dei dati sulla sofferenza delle donne costrette a rinunciare alla vita che hanno concepito? Mi dispiace, ma affiancare l’aborto agli altri argomenti di questo post mi sembra altamente inopportuno.
Laura
fully come ti permetti di paragonare una donna che abortisce ad un boia?
sarete anche liberi di esprimere le opinioni e sarete anche liberi di pubblicarle, ma bisogna rendersi conto che esistono dei limiti : spero che qualche dormiente associazione dei diritti delle donne veda questo articolo e reagisca .
vergogna
@antonella
“fully come ti permetti di paragonare una donna che abortisce ad un boia?”
Attenzione, nell’articolo, le cui conclusioni personalmente non condivido, non c’è scritto questo.
Ho già notato numerose volte la sua tendenza ad esasperare il confronto attribuendo alle persone con cui discute affermazioni frutto della sua fantasia.
Questo è palesemente un atteggiamento provocatorio che trasforma le discussioni in rissa ed uno strumento retorico puerile e rozzo.
La prego di limitarsi ad esprimere le sue opinioni senza prendersi la briga di trasformare quelle degli altri.
Se, invece, intende insistere con questo atteggiamento, sappia che disponiamo di strumenti tecnologici adeguati per fare in modo che la discussione rimanga ad un livello adeguato al pubblico di MC.
@ mc:
se mi può contattare avrei da dirle in privato una cosa.
Il mio indirizzo ce l’ha .
grazie
Se ha delle comunicazioni private da fare, può utilizzare il form a questo link.
Non tocca a me fare da interprete, ma credo che Fully, paragonando i morti sul lavoro e gli altri ai condannati a morte, non volesse semplicisticamente mettere tutti in un unico calderone, ma affrontare il problema nell’ottica più ampia del “diritto alla vita”. Almeno lo spero.
Mi piacerebbe invece vedere un approfondimento sul tema degli aborti. Quando dici che “è sempre di più un mezzo anticoncezionale”, a cosa ti riferisci? Io non ho dati per valutare questo aspetto e mi piacerebbe che qualcuno possa fare chiarezza.
Per il resto condivido con gli altri l’opinione che l’aborto sia un trauma per gran parte delle donne (non tutte) e che quindi non possa essere trattato come un crimine a priori.
Peppe,
hai posta. Grazie.
Mi dispiace MC ma io concordo con Antonella (forse per questo i potenti mezzi della tecnologia del sito hanno fatto sì che…)
Comunque questo è una palese dimostrazione dell’immobilismo dell’Italia e del fatto che la laicità (altro mostro, forse?) non apparterrà mai all’animo italiota…
(non critico a prescindere questa posizione che è tenuta anche da docenti di filosofia con cui ho avuto modo di chiacchierare ma per me rimane uno dei giganteschi freni dell’Italia)
che l’aborto sia un trauma è ovvio…ma questo è un altro ordine di problemi, individuali, soggettivi e non decisivi sul piano di diritto…