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Contro Berlusconi non per Politica, ma per Cultura

9 maggio, 2008 di mc  
Archiviato in Accademia DFC



Si dice spesso che l’antiberlusconismo sia un atteggiamento viscerale e motivato da una sorta di negazione del personaggio e della sua storia. In realtà credo sia necessario segnare la differenza che, secondo me, rende impossibile condividere l’idea di sviluppo legata al messaggio che il personaggio trasmette.
E’ per questo che la mia avversità al personaggio Berlusconi ed al berlusconismo non è politica, ma essenzialmente e quasi esclusivamente, culturale.
Secondo quello che si legge in giro, per aumentare la qualità della nostra vita, ci vuole un orologio che ci aiuti ad esprimere la nostra personalità, un’automobile che ci faccia vivere il primo giorno della nostra nuova vita, un plasma 42 pollici Full HD per entrare dentro lo spettacolo, un tapis roulant per mantenerci in forma per le sfide quotidiane.


Io non voglio fare il francescano, non me lo posso nemmeno permettere, però ho una diversa idea della qualità della vita. Per me avere una buona qualità della vita risiede semplicemente nel poter scegliere.

Io preferirei non essere costretto ad affidare ad un orologio il compito di esaltare la mia personalità Preferirei aver ricevuto un’educazione e possedere una cultura che mi consentissero di potermela cavare da solo, senza mettere in mezzo orologi con o senza oblò.
Preferirei non aver bisogno di una macchina perché, nella mia città e nel mio paese, treni e mezzi pubblici fossero precisi, puliti e comodi. Se poi mi venisse la voglia di correre in macchina per esaltare la mia virilità, preferirei farlo in un circuito e non essere costretto a battermi all’ultimo sangue con un TIR a Barberino del Mugello.

Vorrei non aver la necessità di avere un televisore da 42 pollici perché la sera sarei troppo impegnato ad andare al cinema, al teatro, a cena con gli amici o semplicemente a passeggio per le strade della mia città, pulita e sicura.

Vorrei non aver bisogno di un tapis roulant perchè a scuola mi avrebbero insegnato ad amare lo sport e a mangiare correttamente e, per fare jogging, userei un parco verde e tranquillo vicino casa mia.

Insomma, in linea di massima, quello che vorrei, e che nessuno cercasse di convincermi che per migliorare la qualità della mia vita io devo spaccarmi in due di lavoro per comprare la merda che loro producono e passare il tempo rinchiuso in casa a guardare la loro televisione cretina o blindato in macchina con il mio orologetto con l’oblò ad accendere i tergicristalli quando tentano di lavarmi il vetro.

E tutto questo, come si vede, non c’entra nulla con destra, sinistra, centro, la politica, Craxi, le leggi ad personam e la P2.

Vorrei vivere in un paese dove la gente non abbia vergogna del fatto che si sappia che guadagna poco. Vorrei vivere in un paese dove la gente, ma non la gente senza volto, i singoli, quelli che hanno un nome, un cognome, una storia da raccontare, si fossero ripresi il diritto di essere se stessi e non le copie sbiadite, ingrassate ed imbruttite di quelli che vedono in televisione.

E’ per questo che, secondo me, la “cultura” che Berlusconi ha contribuito a creare lo rende impresentabile come statista, come politico e come uomo.

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Comments

13 Risposte a “Contro Berlusconi non per Politica, ma per Cultura”
  1. mattions scrive:

    Sono d’accordo. Tuttavia Berlusconi è troppo piccolo. Il problema è la cultura consumistica che, insieme ad una amministrazione inefficiente e miope, crea le non condizioni per una buona qualità della vita.

    Su questo, il libro Economia della felicità di De Biase è molto interessante.

    La decrescita felice e lo slow food sembrano essere una delle varie risposte.

    La testardaggine di tenere su un blog e continuare a parlarne sembra un’altra reazione.

    Il punto fondamentale è: come si organizzano tutte queste persone che vogliono qualcos’altro e lo rendono possibile?

    Secondo me è un’azione a livello locale. Nei comuni.
    I comuni sono il primo passo per avere la possibilità di avere un’incidenza di tipo pratico nella vita reale delle persone.

    Un esempio di comuni che hanno aumentato la qualità della vita delle persone lo trovate qui http://www.comunivirtuosi.org/

    A livello nazionale queste cose si potranno risolvere, ma in maniera più lenta.
    Inoltre, se fosse vero che venisse attuato un federalismo radicale, i comuni e le realtà locali dovrebbero acquistare molto più potere.

    Ora se questo potere viene tradotto in azioni e proposte concrete che innalzano la qualità della vita, si potrebbe rintuzzare anche una possibile politica miope fatta a livello nazionale.

    My two cents.

  2. Dal Comandante Nebbia giungono parole di grande saggezza.
    Personalmente devo dire che da tempo sostengo tesi analoghe…ricordo che già ai tempi dell’università (ahimè diverso tempo è trascorso da allora) nei fitti dibattiti con amici e compagni di studio me ne uscivo con queste teorie “rivoluzionarie” e, per questo, puntualmente bersagliato da sfottò (ovviamente amichevoli) e critiche più o meno feroci…spesso tacciato di estremismo e le mie parole marchiate come folli assurdità.
    Mi fa però piacere ritrovarmi in quelle di altri.
    Grazie.

  3. Bufalo70 scrive:

    Stamane ho letto che la Moratti ha dato il benservito a Vittorio Sgarbi, sollevandolo dall’incarico di assessore alla cultura.

  4. Oris scrive:

    Io credo che CN voglia però non avallare l’antiberlusconismo, ma semmai l’esatto contrario: specifica perchè non gli piace berlusconi solo per far chiara la sua visione, non per dargli un attributo assoluto, che ne giustifichi l’uso in qualsiasi campagna politica o anche solo in una discussione, relegandolo a tema secondario come (a parer mio) dovrebbe essere.

    In pratica, paradossalmente, spiega il suo antiberlusconismo per comunicare a coloro che lo leggono in ogni sua frase che stanno guardando il dito e non la luna.

    Mi sbaglio?

  5. ilBuonPeppe scrive:

    Caro comandante, anche io vorrei vivere in un paese come quello che sogni tu. Purtroppo questo desiderio non è condiviso che da una minima parte dei nostri concittadini, per cui escludo che i nostri sogni potranno avverarsi.
    Io ho già abbandonato queste speranze per me; se continuo a lottare è solo per mettere i miei figli in condizione di vivere in un mondo migliore. Qui o (più probabilmente) altrove.

  6. Doxaliber scrive:

    Quoto quanto scritto. Anch’io vorrei un paese così.

  7. Bufalo70 scrive:

    Come smontare questo sistema di valori-cazzata, se non usando il piano orizzontale di internet e rifiutando il flusso televisivo ?
    La vedo in salita …

  8. lupoalburnino scrive:

    Caro Comandante Nebbia, anch’io mi sono cimentato con questo tema: il berlusconismo. Non contro Berlusconi, ma per i valori che trasmette. Mi trattengo dal dire come aspetto culturale. Non saprei trattare l’argomento alla tua maniera. Ma sono lì e quelli che riflettono un pò dovrebbero capirlo. Il berlusconismo è una “filosofia” di vita distruttiva. Non porta che al disfacimento della nostra società. Non è un gran male, a dire il vero, perchè se questa nostra società non cambia tasto il fondo del barile lo raggiungerà in tempi brevissimi. Sono solo preoccupato e penso ai giovani, al lavoro e, guarda caso, ai miei due nipotini. Non piango per “orgoglio maschile”, ma ci sono vicino!

  9. F.Maria Arouet scrive:

    Secondo Marx la storia é strettamente connessa all’economia e il suo corso é determinato dal corso dei rapporti che legano tra di loro i fattori della produzione.
    La storia non é dunque la storia dei re, ma dei soggetti economici.
    Mentre secondo Max Weber lo spirito del capitalismo, così come lo conosciamo, é strettamente intrecciato ad un’etica religiosa e dunque l’economia non ha in sé le ragioni prime che determinano il corso della storia, come dice Marx, perché a monte dello sviluppo economico ci sarebbe una sorta di vocazione (beruf), frutto di convinzioni religiose.
    Anche nell’ipotesi weberiana, tuttavia, la storia non é la storia dei re.
    E questa pare essere anche la tesi di Oris e del Comandante, che concorda con lui.
    E tuttavia io credo che almeno per una parte, non so dire quanto, la storia sia anche la storia dei re. Cioè del caso.
    Credo, per esempio, che se Hitler non fosse nato, a parità di realtà economiche e di beruf varie e assortite, la storia sarebbe stata diversa e magari non sarebbero neppure morti sei milioni di ebrei. Cosa non del tutto trascurabile.
    E la stessa cosa si potrebbe dire per Cesare, Gengis Khan, Federico il Grande, Stalin … e financo per Berlusconi.
    Dio mi perdoni l’arditezza dell’accostamento.
    Voglio solo dire che Berlusconi un po’ é il dito e un po’ é la luna.

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