In tempi di sistemi elettorali indiretti dove a scegliere sono i partiti stessi, di voto elettronico con tanto di brogli nazionali ed oltremanica, di notizie pilotate ai limiti della sfida all’intelligenza, mi chiedo come sia possibile parlare ancora di Democrazia. Per come la vedo io, viviamo solo un’illusione di ciò che dovrebbe essere la democrazia: ad esempio possiamo scegliere cosa vedere in TV perché abbiamo tot canali da selezionare con il telecomando, potremmo addirittura tenerla spenta.
Si, solo in teoria, perché nella pratica la scelta si limita a palinsesti imposti dal network televisivo di turno che, di fatto, si limita a soli 3 grandi attori. Con i loro 7 canali e gli interessi in comune. Non è forse vero che la RAI è lottizzata dai partiti? Che Mediaset (e buona parte del resto dei media) è di un imprenditore che sta contemporaneamente in politica e gestisce gran parte dell’editoria? Che una porzione di La7 è comunque in mano a Mediaset, mentre l’altra è in mano ad un altro losco individuo che non si sa come, riesce a rimanere equivicino alla politica quanto Vespa e La Rosa, infatti non lo tocca nessuno, o quasi.
Che i media siano lo strumento per perseguire e conservare il potere è cosa nota da tempo, nonostante tutto, è molto facile dimenticarlo. I media sono importanti perché veicolano informazione, se controlli i primi, vuol dire che controlli anche ciò che le persone possono (e devono) sapere.
Chiedendo ad un qualsiasi giornalista, attore o altro personaggio dei media (non basta riferirsi solo alla TV) quanto è libero di fare il proprio lavoro risponderà che non ha ricevuto nessuna forma di pressione o censura da parte dei suoi superiori. È vero quanto il fatto che se qualcuno prova a produrre informazioni scomode alla posizione dominante non arriverà mai ad una visibilità di primo piano.
In altre parole, la selezione è a monte: i vari Biagi, Santoro, Luttazzi e Guzzanti Bros. sono solo una testimonianza attuale. Che dire anche di Giorgino? Simpatizzante di destra, rimosso immediatamente dal suo incarico perché decaduto il rapporto di fiducia tra lui e Mimun, altro losco figuro conosciuto per i suoi panini, una rielaborazione del concetto propagandistico: l’ultima parola è quella che rimane più facilmente nella testa delle persone.

Alla luce di quanto detto, sembrerebbe di trovarsi in un regime di stampo totalitario, ma in realtà c’è qualcosa di molto più pericoloso perché subdolo: nei regimi totalitari viene dettata una linea e chi non vi si conforma va incontro ad una repressione, invece nelle società democratiche la linea è sottintesa, mai esposta esplicitamente. Non conformarsi conduce comunque ad essere etichettati, isolati: una forma di repressione meno violenta ma altrettanto efficace. Basti pensare ai termini moderato e radicale che negli ultimi anni, almeno nel nostro Paese, sono (ab)usati rispettivamente per promuovere politiche antipopolari ed isolare chi si oppone a tali scempi. Chomsky è molto più chiaro di me in merito:
“[...]insinua la linea direttrice come l’aria che si respira. Non ce ne accorgiamo, tanto che a volte ci sembra di assistere a un dibattito particolarmente vivace. In fondo è infinitamente più efficace dei sistemi totalitari1“
Ma non è tutto, occorre un altro fattore affinché il potere possa operare efficacemente: far credere che la dominazione è per il bene del dominato. La storia insegna che tutte le forme di dominazione (dittatoriale, coloniale, familiare) si autolegittimavano con questa giustificazione. Nessun deterrente, nemmeno la violenza, sono sufficienti da soli per imporre un potere. Un esempio abbastanza attuale è l’idea, condivisa senza riserve da tutti gli schieramenti politici, che per risollevare il paese occorre mettere nelle migliori condizioni gli imprenditori (Montezemolo docet).
Eppure, nonostante gli sgravi fiscali, la diffusa ed inarrestabile precarizzazione del lavoro, la recente proposta Bersani di svincolare le aziende dal proteggere i dati personali, la condizione della cittadinanza non accenna a migliorare, quella delle imprese è invece sempre più rosea. Mi sembra evidente che ci sia qualcosa di sbagliato che riesce a passare inosservato.
Nello stesso articolo citato1, Chomsky dedica alcune critiche alle grandi imprese che, rispetto allo Stato, unica ancora di salvezza per una popolazione, sono strutture rigide e totalitarie che operano indisturbate senza rendere conto del proprio operato, tirannia appunto. In Italia, come già detto, la situazione è simile, considerando che le imprese ottengono carta bianca su qualsiasi richiesta; la differenza è che neanche lo Stato risponde ai propri cittadini.
A questo punto, credo che il nostro Paese stia peggio della controparte statunitense solo apparentemente. Il sistema democratico americano è molto più maturo, direi marcito ormai: la politica rappresenta il volere delle grandi imprese senza grandi distinzioni. In Italia siamo ancora in tempo per fare qualcosa, le persone stanno imparando ad usare la rete per comunicare ed organizzarsi seriamente, oggi un V-DAY, per domani c’è da aspettarsi qualcosa di meglio.
[1] Noam Chomsky: Lavaggio di Cervelli in Libertà, Le Monde Diplomatique di Settembre 2007. (estratto)
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22 Novembre, 2007 a8:56
Pingback da Deborah Bergamini, Intercettazioni RAI Mediaset » MenteCritica
29 Gennaio, 2008 a15:46
Pingback da Il valore della rete: il web può davvero influire sulla politica italiana? » Doxaliber - Lo strillone del web
4 Ottobre, 2007 a 11:22
tusaichi
Aggiungi anche i vari oppii, tra calcio e religione, e vien da sè che la speranza è lontana.
La gente non è incazzata. Gli scioperanti del 26 ottobre passeranno la giornata a casa a ripulire e poi la sera sul divano davanti all’isola dei famosi.
Se invece approfittassero e tutti insieme occupassero strade ed aeroporti allora sì che sarebbe uno sciopero con i controc.
Ma la gente non è incazzata. Delusa sì. Ma rassegnata.
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4 Ottobre, 2007 a 12:04
teknux
non posso darti torto, è vero. ho tralasciato i *contenuti* dei programmi perchè alla fine potrebbe esserci spazio per tutti, il problema è che poi la gente parla dei contenuti che i media hanno trasmesso (il cosìddetto fenomeno dell’ Agenda Setting) e si fa fregare di nuovo.
Io non ho l’antenna TV a casa da 1 anno, sto benissimo con la rete e qualche giornale, eppure riesco a sentire quello che succede in TV! Le cazzate televisive, Garlasco & Co mi circondano comunque, anche se sul “quotidiano comunista” non ne parlano (ecco perchè lo compro :P).
c’è uno sciopero anche il 20 ottobre, di quello non ne parlano i media eh? forse perchè più di qualcuno l’ha definita una manifestazione antigovernativa, visto che tratta di welfare, programma non rispettato e di sinistra finta ed asservita.
infine se la gente fosse davvero incazzata, dovrebbe scendere in piazza senza che qualcuno lo autorizzi. È quello che è successo in Argentina, Brasile e Birmania. la rassegnazione fa il gioco dei potenti, perchè è ciò che vogliono: “TU STAI ZITTO E SUBISCI” è il loro senso.
prima di organizzare, occorre avere le idee chiare, è questo che molte persone non hanno per N motivi. volantini/adesivi e sabotaggi magari potrebbero essere una strada da provare.
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4 Ottobre, 2007 a 12:36
MenteCritica
Piano.
Qualsiasi azione politica civile non passa per il sabotaggio.
Sono parole che non mi pace leggere o ascoltare.
Dopo anni ho capito che quando si arriva alle mani si è già sconfitti.
Io credo nel potere del NO. No al voto fatto in questo modo, no alle trasmissioni televisive di un certo tipo, no alla lettura di certi giornali, no al gioco sporco di cui ci vogliono far diventare plaudenti spettatori.
Queste persone per me non esistono più. Non li nomino nemmeno più per soprannome.
Per me sono già consegnati all’oblio. Se tutti insieme, invece di fermare i treni che ci portano al lavoro che fa andare avanti quel che resta di questo paese, ci decidessimo ad ignorare per sempre le loro dichiarazioni, le loro comparsate televisive e a disobbedire civilmente alle norme liberticide che ci impongono, non ci sarebbe bisogno di sabotare nulla perché il loro potere esiste solo in funzione del fatto che glielo riconosciamo noi.
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4 Ottobre, 2007 a 13:18
nino
nei regimi totalitari viene dettata una linea e chi non vi si conforma va incontro ad una repressione, invece nelle società democratiche la linea è sottintesa, mai esposta esplicitamente
sono completamente d’accordo e consiglio di leggere questo articolo di antonella randazzo
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4 Ottobre, 2007 a 14:02
teknux
@DFC: ops, forse ho usato un termine fuorviante con *sabotaggio*, sono un non-violento convinto.
slogan a parte, il problema più serio è che è quasi impossibile metterlo in pratica massivamente, chi ci ha provato ha sempre fallito, la massa è drogata di consumi, nessuno escluso. soprattutto manca una motivazione *abbastanza incazzosa* per convincere le persone ad un gesto simile.
anche le tue proposte sono una forma di *sabotaggio civile*, volendo. se ignori/disobbedisci hai comunque inceppato un meccanismo (sociale).
potrebbe essere una buona idea promuovere qualcosa di più *dannoso* del VDAY con uno sciopero che si può eseguire anche seduti a casa: basterebbe appunto smettere di consumare per un giorno. Non uno *sciopero della pasta*, ma uno GENERALE nel vero senso della parola! niente TV, telefonini, acquisti vari, benzina e se ci scappa anche una manifestazione. un giorno di silenzio per fare più rumore
la questione rimane appesa. non cerco la via della salvezza immediata, ma dovrà pur esserci un modo migliore per diffondere dissenso. qui su MC c’è gente con le palle, anche i lettori probabilmente hanno un’opinione vicina alla posizione critica di molti articoli, ed è sempre meglio dello starsene zitti. ciò non toglie che occorra qualcosa che favorisca anche un po’ di atto pratico; anche a questo dovrebbero servire gli articoli e lo scambio di opinioni. credo.
ciao a tutti,
tek
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4 Ottobre, 2007 a 14:20
MenteCritica
OK Tek
chiarita la natura pacifica del tuo sabotaggio non posso che condividere le tue opinioni.
Vedi, io credo che MC e gli altri siti come MC, servano per aggregare le persone per bene che, normalmente, si sentono un po’ sole.
L’azione erosiva di un meccanismo di questo tipo è lenta, ma potente.
Io ti capisco, tu vorresti vedere la soluzioni di questi problemi, se non istantaneamente, in un tempo ragionevolmente vicino.
In passato i contadini piantavano alberi che avrebbero dato frutti e ricchezza solo ai propri nipoti. Questa è una concezione del tempo e della continuità della vita che non ha più cittadinanza nella nostra società.
Il primo atto rivoluzionario è riappropriarsi del senso di continuità del tempo e del significato di semina, rifiutando chi ci propone un modello di consumo pret a porter pure in politica.
Vedi Grillo. Ha agglomerato intorno a se centinaia di migliaia di persone. In cosa si è concretizzato il suo messaggio rivoluzionario? In tre proposte generiche e senza profondità.
Se lui continua ancora a credere nella legittimità di questo sistema e del suo parlamento al punto di voler proporre delle leggi perché non ha chiesto ai suoi di limitarsi a votare solo i primi quattro partiti che ci sono in Italia?
Perché non ha chiesto di punire chi governa male con un voto contrario a prescindere dall’inutile colore delle bandiere?
Sono solo due fesserie, ma per chi crede ancora alla validità dell’arma del voto in questo confronto politico, sarebbero state rivoluzionarie.
Io credo di essere ormai oltre Grillo ed oltre tutto questo. La mia rivoluzione interna mi ha portato ad un rifiuto totale di certi meccanismi ed alla convinzione che l’unica strada per cambiare parte da noi stessi.
Fin quando ciascuno di noi appena sale su una macchina blindata si trasforma in un ultracorpo come loro, non ci sono Grilli che tengano.
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4 Ottobre, 2007 a 16:09
teknux
@DFC: … quando scrivi queste cose non capisco se sia un semplice commento o poesia per i neuroni
@nino: davvero interessante l’articolo che hai linkato. ho ritrovato molti argomenti studiati e/o comunque condivisi
sarebbe bello pubblicarlo anche qui
caio a tutti,
tek
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8 Ottobre, 2007 a 8:18
Demetrio De Sio
Quotone per articolo & commenti!
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