Confessioni di un Vigliacco 1


Un giorno, tanto tempo fa quando ancora i valori in cui credevo non erano solo quelli bollati, una zingara mi predisse che sarei morto nel giro di un anno, in battaglia, trafitto da un proiettile che nessun elmetto sarebbe riuscito a bloccare.
Io, che non sono mai stato molto coraggioso, decisi che mi sarei tolto la stella dal braccio il prima possibile, ma che nel frattempo avrei sparato con la massima attenzione, cercando di tenere lontani i proiettili e rigorosamente orizzontali quelli che i proiettili, poco gentilmente, mi avrebbero potuto spedire. Per essere veramente sicuro, ripromisi a me stesso che mai, da allora, sarei stato superstizioso.
Alla fine ha funzionato. Dopo la stella ho portato sul braccio la bandiera di Capitan Uncino e ho fatto fuori un bel po’ di Peter Pan. Peggio per loro che pensavano solo a svolazzare allegramente. La zingara? Non l’ho vista più. E’ scappata con i miei quattrini quella stronza. Forse diceva la stessa cosa a tutti e con molti, devo ammettere, ha sicuramente indovinato.

Un’altra volta mi trovavo di notte per mare, insieme a dei tizi a cui piaceva pescare. Pescare mi ha sempre annoiato e stavo seduto a bere birra sulla poppa della barca che dondolava leggermente. Il mare era calmo e non c’era Luna. Dopo un po’, forse per la birra o solo per il mal di mare sentì il bisogno di stendermi. Là, lontano dalla costa, alzai gli occhi al cielo e vidi cento milioni di stelle. Dietro di loro c’era il buio infinito e profondissimo che si apriva come una bocca misteriosa pronta ad inghiottirmi. C’è da dire che avevo fumato trenta Marlboro e non so se, alla lunga, anche quelle danno visioni, ma ebbi paura, anzi terrore. Allora io, che non sapevo nemmeno cosa fosse un tensore, decisi di diventare uno scienziato perché il cielo era così grande che mi serviva una gabbia per chiuderlo dentro.
Poi, nemmeno troppo tempo fa, mi sono ritrovato con questa cosa bagnata e unta in una scatola trasparente. Era più lunga di quanto mi aspettassi, gonfia e terribilmente brutta. Mentre prendevo, senza emozione, il telefono per scattarle le prime foto, la cosa si è mossa e ha pianto. Allora, senza un cazzo di motivo, ho avuto la paura più grande del mondo. Io che, nel frattempo avevo imparato cosa fosse un tensore, non sono stato più in grado di usare il telefono e ho incominciato a piangere silenziosamente, tenendo la testa bassa, cercando di non farmi scorgere perché nessuno mi ha più visto piangere dopo mia madre.
Lei, invece, mi ha guardato e ha sorriso. Ora mi aspetta a casa vestita da principessa. Lei mi crede il suo re, anche se sono un vigliacco. Va bene così.


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