Con i DRM i Vostri File Diventano Come il Latte, Dopo un pò Scadono e Sono da Buttare.
27 marzo, 2007 di doxaliber
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L’altro giorno, navigando sul web un pò a casaccio, la mia attenzione è ricaduta su questo post pubblicato su Pandemia:
Da qualche giorno stavo pensando di scrivere un post sulla positiva esperienza di acquistare un libro in formato elettronico (ebook) e di poterne disporre subito, senza problemi di spedizione, soprattutto in caso di un libro in lingua originale proveniente dall’estero.
Purtroppo l’esperienza positiva si scontra oggi con un’altra altrettanto se non più negativa: l’impossibilità di leggere un libro già acquistato e pagato regolarmente!!
Vado ad aprire il file del libro e Adobe Digital Editions mi chiede di procedere ad un aggiornamento del software, in assenza del quale non posso aprire più i miei libri. Seguo il link e aggiorno il programma. Vado a riaprire il libro elettronico e cià che mi accoglie è un messaggio di errore relativo al DRM (Digital right management – gestione dei diritti digitali). Vado sul sito Adobe a cercare di risolvere il problema è ciò che trovo è soltanto un messaggio nel forum, con gli stessi problemi, senza una risposta pubblica, a distanza di un mese. [...]
Oggi i file protetti dai DRM non sono tantissimi, la maggior parte delle persone estrae gli mp3 dai CD o scarica i file musicali dalla rete attraverso il P2P, in buona sostanza sono poche le persone che si ritrovano a maneggiare file protetti, quei pochi che lo fanno utilizzano piattaforme software ed hardware integrate e molto recenti, che ovviamente non presentano alcun problema di interoperabilità.
Ad esempio, moltissime persone utilizzano l’iPod per ascoltare musica protetta dai DRM scaricata da iTunes music store.
L’iPod è una periferica realizzata da Apple, che è anche proprietaria di iTunes, in questo modo è facile per l’azienda integrare l’hardware dell’iPod con il sistema di DRM presente in alcuni files scaricati da iTunes music store, ed è quindi normale che l’utente non riscontri alcun problema nell’usufruizione dei file scaricati.
Ma le cose non sono affatto così semplici, ciò che oggi sembra naturale domani potrebbe trasformarsi in uno scoglio insormontabile
Il DRM è una combinazione di hardware e software, ed è basato su protocolli e standard chiusi, ovvero solo un limitato numero di aziende conosce pienamente lo standard di funzionamento di un determinato DRM, ed il modo in cui tale DRM deve essere implementato nell’hardware e nel software.
Per banalizzare vi farò un esempio pratico.
Prima dell’avvento di Word il programma di videoscrittura più diffuso era WordStar, erano gli anni ’80, il personal computer non era diffuso quanto lo è oggi, ma era comunque utilizzato da alcune categorie di professionisti, tra questi i giornalisti e gli scrittori che, per l’appunto, utilizzavano Wordstar per redigere i loro scritti.
Wordstar è stato utilizzato per anni, ed è stato per lungo tempo lo standard de-facto per la scrittura di documenti, ad un certo punto però la concorrenza si è fatta più agguerrita e, dopo qualche anno di transizione, Microsoft Office ed il suo Word hanno scalzato la leadership di Wordstar, il quale, lentamente ed inesorabilmente, è scomparso dal mercato.
Ma quando si diventa “schiavi” di uno standard chiuso è difficile liberarsene. Così, per lungo tempo, molti professionisti hanno continuato ad usare il buon vecchio wordstar ed a non rinnovare le loro vecchie macchine, fino a quando il gap tecnologico non è diventato tale da richiedere una necessaria e dolorosa transizione.
Così gli utenti iniziarono una lenta e faticosa opera di conversione del formato.
Naturalmente le prime versioni di Office fornivano delle utility per la “conversione” dei file wordstar (che però non era sempre perfetta, un pò come oggi avviene con i file .doc ed Openoffice), con le successive versioni tale possibilità iniziò a scomparire.
Coloro che avevano assoluto bisogno di recuperare i loro documenti scritti in Wordstar spesero soldi, tempo e fatica per poter riavere i loro file in un formato gestibile; purtroppo il formato “proprietario” del Wordstar, commercialmente, non interessava più a nessuno, quindi era difficile trovare un adeguato supporto tecnico che agevolasse nella transizione, per questo non pochi si accontentarono di conversioni senza formattazione, ottenute con copia-incolla manuali, ed altri ancora, semplicemente, rinunciarono per sempre ai loro file.
L’informatica è piena di storie simili a quella del Wordstar, la portabilità dei dati nel tempo è uno dei talloni d’achille dell’era digitale e questo tallone è lasciato ancora più scoperto dall’uso sconsiderato dei formati proprietari e dai Protocolli chiusi che spesso le software house, anche di piccole dimensioni, adottano per i loro programmi.
I DRM non fanno altro che aggiungere un ulteriore strato di complicazione verso l’interoperabilità tra periferiche e sistemi operativi, e tra sistemi operativi diversi.
Se consideriamo il DRM come un software, e precisamente come dei software chiusi, basati su standard chiusi (esattamente come il Wordstar dell’esempio), allora possiamo facilmente comprendere quanto sia plausibile aspettarsi che, tra qualche anno, tutti i file basati su un particolare DRM non saranno più utilizzabili dall’utente che li possiede.
Cercare di aprire un file protetto con un DRM “obsoleto”, equivarrebbe, in parole povere, a cercare di infilare un mouse USB in una porta PS2.
Tornando all’esempio dell’iPod e dell’iTunes: se un domani l’iPod fosse rimpiazzato da un iPod Ver2, e nel frattempo iTunes si fosse anch’esso evoluto, implementando un sistema DRM più efficace e diverso da quello attuale, gli utenti si ritroverebbero con un sacco di file mp3 protetti con il DRM versione 1, che funzionano solo sull’iPod1, e che quindi sono completamente da buttare.
Se quei file fossero stati dei semplici MP3 non potretti da DRM, sarebbe stato ancora possibile ascoltare tali file con un qualsiasi software o lettore mp3 in commercio, ma l’implementazione del DRM rende tutto ciò impossibile, ed all’utente finale non rimane che buttare via tutti i suoi mp3 regolarmente acquistati o sperare che qualcuno sia così clemente da implementare un’utility per convertire i file in un formato nuovamente usabile.
Non si tratta di semplici elucubrazioni basate su previsioni pessimistiche, è ciò che già succede, anche se, tali spiacevoli sorprese, sono per ora riservate a pochi sfortunati utenti, tra questi gli sfortunati possessori dello Zune Player, di Microsoft, il giornalista che ha provato su Windows Vista un file protetto da DRM, e il povero Luca Conti di Pandemia, che ha acquistato regolarmente un Ebook protetto da DRM, che adesso non riesce più ad aprire.
Acquistando un prodotto protetto da DRM abbiamo scelto di spendere i nostri soldi per un prodotto destinato a scadere, esattamente come avviene per il latte, ma con una sostanziale differenza: in tutti gli alimenti una scritta ci avverte che sono “da consumarsi preferibilmente entro il….”, mentre nei prodotti software le aziende si guardano bene dall’informarci sui rischi che corriamo, ed anzi, c’è sempre qualcuno pronto a convincerci che “il digitale è per sempre”.
Per questo motivo è necessario boicottare qualsasi prodotto digitale protetto da DRM, solo un fiasco commerciale potrà decretare la fine di questi sistemi di protezione e restituire all’utente la libertà di fare, con ciò che ha acquistato, ciò che gli pare.
Bisognerebbe evitare di acquisare MP3 da iTunes, o da altre piattaforme che vendono file musicali protetti con i DRM, ed evitare anche lettori mp3 che implementano sistemi di protezione (come iPod e Zune Player), ed è necessario evitare l’acquisto di Ebook digitali protetti da DRM, evitare l’acquisto di DVD-VIDEO protetti (al massimo noleggiateli), di CD musicali protetti (poi non lamentatevi se qualcuno installa rootkit a vostra insaputa sul vostro PC), evitate di acquistare televisori HDTV, boicottate i decoder SKY (società che decide per voi cosa potete vedere e cosa no!), i lettori HD-DVD e Blu-ray, e per questi stessi motivi, dovete boicottare Windows Vista.
A proposito di Windows Vista, ho avuto una pacata discussione con Max, un blogger che gestisce uno spazio web in cui si parla degli aspetti tecnici di Vista, non voglio tediarlo ulteriormente con le mie idee (e vi chiedo di fare lo stesso), però alcuni passaggi della nostra discussione sono curiosi.
Ad esempio, nell’ultimo commento mi scrive:
Questa idea che la pirateria favorisce i produttori del software mi ha sempre lasciato perplesso. Se copiano un software della mia azienda la danneggiano economicamente. Perchè per gli altri dovrebbe essere diverso?
Chi ha letto questo mio articolo sa come la penso a proposito. Di certo la mia opinione non rappresenta la verità assoluta, ma forse qualche spunto nella giusta direzione c’è.
Invece sui sistemi di protezione dei contenuti la mia posizione è più netta: non mi piacciono (ma come fermi i pirati?). Ma non penso che boicottare Vista sia la risposta.
Chi segue il mio blog saprà che Blu-Ray ed HD-DVD non sono ancora diventati uno standard diffuso, eppure i loro sistemi di protezione sono stati già craccati. Di fatto qualsiasi sistema di protezione (i codici di attivazione di alcuni software, i DRM, persino le chiavi hardware) non hanno mai fermato la diffusione pirata di un software. I DRM non servono per combattere la pirateria, se le Major sperano questo sono davvero gestite da un branco di sprovveduti. Anche su questo argomento ho già detto la mia in questo post, vi invito a leggerlo.
Sulla frase finale di Max, ” non penso che boicottare Vista sia la risposta“, faccio un esempio pratico:
Mettiamo che un domani un’ipotetica fabbrica di automobili, diciamo la FIAT, diventi monopolista del mercato e decida, non si sa se per fare un favore a se stessa oppure ad altri produttori di componenti, di inserire in tutte le sue auto il pilota automatico.
Suppongo che tale scelta provocherebbe le ire di tutti gli appassionati di guida, i quali promuoverebbero un movimento di protesta contro l’imposizione del pilota automatico su tutte le automobili.
Se gli automobilisti, in massa, non volessero l’introduzione del pilota automatico nelle auto, ma la FIAT decidesse comunque di lanciare quest’auto sul mercato, decantandone le doti di sicurezza e le qualità costruttive, l’unica scelta logica da parte degli automobilisti non sarebbe forse boicottare il nuovo modello a pilota automatico della fiat al grido di: decido io dove deve andare la mia macchina?.
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Bella spiegazione.
La storia è piena di questi casi, in ogni campo: per esempio ogni automobile è comunque a scadenza, essendo la casa produttrice obblicata a commercializzarne i ricambi solo per 10 anni dalla cessazione della produzione del veicolo. in questo caso però il tempo è commisurato sulla base di quello che potrebbe essere l’effettivo ammortamento del veicolo, ovvero il tempo in cui si presume che qualsiasi esemplare dello stesso abbia potuto essere sfruttato fino in fondo.
La stessa cosa, probabilmente, potrebbe essere applicata ai files: assegnare un lasso di tempo adeguato in cui gli stessi possano essere convertiti GRATUITAMENTE nei nuovi formati utilizzati.
Per quanto riguarda invece protezioni e quant’altro, vero che la rete è attualmente quanto di più comunista passi il convento ma vero anche che non è possibile applicare un criterio di condivisione su così larga scala: ci sarà sempre chi presta ore di lavoro per determinate problematiche, come non garantire a costui l’adeguata retribuzione? Se non si mette una protezione, per quanto limitata (o limitabile), si rischia veramente di mandare un sistema ko (vedi quest’articolo che non sottoscrivo appieno ma il cui senso generale è corretto).
Bell’articolo! hai centrato il punto. Purtroppo troppo spesso gli interessi economici vengo celati dietro fantomatici diritti d’autore.
E l’accessibilità alle alternative non è semplice
Il problema alla radice è il solito: o fai le cose per conto tuo o ti affidi agli “altri”, ma è naturale che prima o poi dovrai fare i conti con i loro interessi.
L’esempio di questa ipotetica FIAT nei confronti di Vista è chiaramente fallato. Il pilota automatico (il DRM) può essere usato o non usato. L’utente può scegliere dove andare (se comprare o no contenuti protetti).
Ad esempio io acquisto CD musicali non protetti e li ascolto sul mio PC con Vista oppure sul mio Home Theatre o sull’impianto della macchina. Vista non mi limita di certo.
@Max:
Il discorso di MC è: per ora, puoi scegliere. Ma se domani tutti i CD saranno protetti e tutti i file conterranno i DRM, cosa sceglierai?
Steve Jobs (Apple) ha fatto un discorso interessante proprio sui DRM che lui non vorrebbe usare su iTunes e iPod (si sa che è un po’ più intelligente della media dei lobbisti), ma purtroppo è costretto dalle major discografiche ad usarli, altrimenti non gli rilasciano i titoli che pubblica su iTunes.
Una persona intelligente (Steve Jobs) capisce che è meglio che musica e cultura siano universalmente diffuse e alla portata di tutti (i sistemi operativi di Apple non hanno nessun codice di attivazione, guarda caso… eppure Apple vende, eccome!), inoltre crea computer e software che sono belli da vedere e piacevoli da utilizzare, e soprattutto affidabili; una persona meno intelligente ma molto più “furbetta” (Bill Gates) getta miliardi al vento (tanto è monopolista, se lo può permettere) per inventarsi protezioni invece di utilizzarli per creare un sistema operativo sicuro e utilizzabile al meglio, e magari abbassare i prezzi del software che in tanti si divertono a bucargli.
Purtroppo siamo in mano al secondo, per ora (io no
)
ripeto il mio plauso per questo articolo.
decisamente clap clap
chapeau
@Serpiko
C’è un errore di fondo nel tuo ragionamento. Per quale motivo ciò che è liberamente consultabile non deve essere anche a pagamento?
Facciamo un esempio calzante: internet.
Internet esiste ed è ciò che è in quanto basata su dei protocolli di comunicazione “aperti”, degli standard documentati che tutti possono consultare ed implementare nel loro software ed hardware (lo so, è semplicistico, ma serve a far capire il concetto), il protocollo TCP/IP, che sta alla base della trasmissione dei dati su internet è un protocollo aperto, l’html (il linguaggio di markup con cui sono scritte le pagine web) è uno standard aperto e documentato, il codice di una grandissima parte delle pagine internet è liberamente consultabile da tutti.
Questi standard (che alcuni in passato hanno cercato di “spodestare” o “ritoccare”, creando non pochi problemi sia agli utenti che agli sviluppatori, mi riferisco a Microsoft e a Netscape) oggi consentono a milioni di persone, che utilizzano diversi software, diversi sistemi operativi, diversi dispositivi hardware, di comunicare fra loro senza problemi e senza alcuna difficoltà.
Questo è stato possibile solo grazie alla diffusione di standard aperti, tra l’altro creati da sviluppatori che gravitano intorno al movimento open source, eppure internet ha prodotto ricchezza, moltissima ricchezza. Non solo, ha creato nuove tipologie di mestieri, nuove competenze, nuove possibilità di guadagno.
Non è vero che le “protezioni” servono per garantire lo stipendio di un musicista o di uno sviluppatore software, servono più che altro per alimentare gli interessi di chi si “nutre” in modo passivo delle competenze altrui, creando raramente innovazione, ma aggiungendo troppo spesso barriere e complicazioni.
Tra l’altro non è neanche vero che chi si batte contro i DRM o contro il software proprietario sia contrario al copyright, semplicemente contrappone un’idea di copyright ad un’altra. Il copyright deve avere una durata ragionevole e non deve essere una catena che lega il consumatore.
Le licenze GNU GPL e le Creative Commons sono licenze che tutelano il copyright ed i diritti d’autore, secondo le sue volontà e non secondo le scelte di un editore.
Per inciso: l’auto dopo 10 anni diventa vecchia, il produttore può anche non produrre più i ricambi, ma nessuno ti può impedire di utilizzare l’auto, nessuno viene a toglierti il motore per impedirti di usarla, nessuno crea leggi che impediscano ad un altro produttore di realizzare i ricambi per quell’auto, e nessuno impedisce a te, proprietario, di aprire il cofano motore e fare sull’auto tutti i lavoretti che desideri.
Io però non userei questo paragone, ne farei un’altro ben diverso. Ti piacerebbe acquistare un libro d’autore e poi scoprire che dopo 1 anno un sistema di protezione ne incolla tutte le pagine cosicchè tu non possa più leggerlo? Oppure comprare una stampa che dopo 1 anno si autodistrugge, proprio come i messaggi del capo di “Mission Impossible”?
Ora, mettiamo il caso che il libro non sia opera di un altro, ma sia il tuo adorato diario, quello in cui conservi i tuoi ricordi più belli, oppure un album di fotografie………… ti piacerebbe scoprire che dopo qualche anno queste “tue” cose non sono più accessibili perché qualcuno ha deciso di usare un inchiostro simpatico di tipo “proprietario” che dopo 2 anni diventa invisibile?
Credo di no! Allora perché il problema non si pone con i tuoi benedetti file?
Se ti va, sul mio blog è in corso di pubblicazione un book a puntate che parla di “Internet e le teorie giuridiche nordamericane”, per certi versi si parla di queste problematiche, soprattutto quelle relative al copyright.
Ciao,
Doxaliber
PS Mi perdonerete se il primo commento che faccio in questa sede segue la pubblicazione di un mio articolo, purtroppo la mia situazione con l’ADSL mi impedisce di seguire MC come vorrei.
Scusate anche per la lunghezza di questo commento e per eventuali errori, non ho tempo per rileggere ciò che ho scritto!