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Comuni Virtuosi. Cambiare il Mondo Facendo Politica e non Chiacchiere



comuni_virtuosi1.jpgIl “Comune virtuoso” ama il proprio territorio, ha a cuore la salute, il futuro e la felicità dei propri cittadini. Adotta tutte quelle buone prassi amministrative orientate alla sostenibilità ambientale, alla partecipazione dei cittadini e alla cooperazione dal basso. Il Comune virtuoso pensa globalmente ed agisce localmente: partendo dalle piccole realtà, attraverso la prassi quotidiana, avvia grandi processi di trasformazione e di innovazione. Imprime un nuovo modello di società basato su autoproduzione e dono, sobrietà e buon senso, abbattendo ogni giorno mattoni di quel muro apparentemente insormontabile del consumo all’ennesima potenza e a qualunque costo.

Certo sarebbe un bel salto di qualità per le amministrazioni comunali, soprattutto per quelle che versano in una situazione di dissesto economico, se si adoperassero per incentivare i cittadini all’introduzione di nuovi stili di vita che consentano il risparmio di risorse, di energia, la riduzione dei rifiuti e degli inquinamenti, consentendo contemporaneamente anche un risparmio economico ed un miglioramento della qualità della vita.

Tutto questo è possibile e ce lo testimoniano i comuni di Monsano (AN), Colorno (PR), Melpignano (LE) e Vezzano Ligure (SP) che hanno fondato l’Associazione dei Comuni Virtuosi (www.comunivirtuosi.org). Si tratta di proposte e progetti a costo zero portati avanti con coraggio e ingegno da amministratori locali illuminati che hanno adottato politiche e scelte quotidiane amministrative orientate a diminuire l’impronta ecologica degli enti locali e, più in generale, della pubblica amministrazione.

Le tappe principali di questo percorso, ben individuate da Marco Boschini, Coordinatore Associazione Comuni Virtuosi nonché Assessore del Comune di Colorno (Parma), si concretizzano, in primo luogo, nel rendere efficiente da un punto di vista energetico la “macchina comunale” (pubblica illuminazione, immobili come scuole, musei, impianti sportivi, biblioteche, municipi, ecc.) attraverso il coinvolgimento delle ESCO (imprese che sviluppano, finanziano e attuano progetti volti al miglioramento dell’efficienza energetica e alla riduzione dei consumi).

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La seconda tappa si muove sul piano regolatore nel promuovere una gestione del territorio che miri a razionalizzare gli spazi già occupati, introducendo per le nuove edificazioni criteri di bio-edilizia, eliminando inutili e insostenibili speculazioni edilizie, invertendo un’ormai consolidata tendenza all’occupazione di suolo e alla cementificazione selvaggia.
Il terzo passaggio è quello relativo all’introduzione degli acquisti verdi (si intende l’introduzione di criteri ambientali nelle politiche di acquisto di beni e servizi da parte dell’ente pubblico caratterizzati da una minore pericolosità per la salute umana e l’ambiente) nella pubblica amministrazione riducendo la propria “impronta ecologica” attraverso l’acquisto di arredi, lampade, computer, fotocopiatrici, tessuti per divise, mezzi di trasporto, materiali da costruzione, carta, ecc.

Il passaggio successivo riguarda la gestione dei rifiuti con l’introduzione del sistema porta a porta per spingere la raccolta differenziata oltre il 70%, con l’eliminazione dei cassonetti stradali e il passaggio da tassa a tariffa con forme di riconoscimento e premio per i cittadini più virtuosi. Parallelamente al sistema di raccolta, smaltimento e riciclaggio dei rifiuti si interviene affinché la produzione di rifiuti pro-capite diminuisca di anno in anno attraverso percorsi concreti di autoproduzione, riutilizzo e riuso.

L’altro grosso capitolo riguarda la mobilità del territorio e la gestione dello stesso per quanto concerne l’ubicazione dei servizi e delle strutture pubbliche, la gestione e distribuzione delle merci, l’esistenza di un trasporto pubblico efficiente affiancato a nuove progettualità (car-sharing, autobus a chiamata, taxi collettivo, percorsi ciclo-pedonali, ecc.).

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E’ esplicativo, a questo punto, riportare le esperienze di alcune amministrazioni comunali italiane che si sono attivate in merito.
Che dire ad esempio dell’esperienza di Carugate, un paese che primo in Italia ha adottato un regolamento edilizio all’avanguardia in Europa: da loro chiunque voglia costruire un edificio o ottenere un permesso per ristrutturarne uno già esistente ha l’obbligo della certificazione ambientale, una piccola ma efficace norma che permette a chi acquista un’abitazione di sapere quanto e come consumerà da un punto di vista energetico (ad ogni classe corrisponde un grado di efficienza come per gli elettrodomestici).
E il Comune di Trezzano Rosa che ha messo a norma e azzerato gli sprechi su tutti i punti luce del paese, rivolgendosi alle società ESCO e senza spendere un euro per gli investimenti strutturali necessari.

Il Comune di Follonica è, invece, intervenuto sui rifiuti con il progetto Ecomondo: i rifiuti riprendono vita grazie ad un mercato a cui tutti i cittadini possono partecipare con una tessera magnetica che registra ogni transazione in dare e avere. Il punto di riferimento di tutta l’operazione è la stazione ecologica del posto: un cittadino può conferire oggetti che non usa più (giocattoli, biciclette, mobili, ecc.), sulla tessera vengono accreditati punti con i quali potrà recuperare oggetti di suo gradimento lasciati da altri, in un gioco di scambio in cui chi ci guadagna è ancora l’ambiente.
Il Comune di Bressanone ha sostituito le lampade ad incandescenza dei semafori con quelle a LED che hanno una durata media di centomila ore (contro le duemila di quelle tradizionali) ed un risparmio energetico che si aggira intorno all’80%.
Gli amministratori del Comune di Rosà hanno pensato bene di distribuire pannolini ecologici alle neomamme del paese, convincendole a smettere di comprare quelli usa e getta che inquinano e costano un sacco di soldi (ogni bambino ne consuma in media 5000 nei primi anni di vita).

Il Comune di Castellarano ha attivato un progetto per l’installazione, da parte dei privati, di pannelli solari per il riscaldamento dell’acqua. Il cittadino non deve far altro che rivolgersi all’ufficio ambiente del Comune, dove troverà un albo degli installatori convenzionati con l’amministrazione, i modelli della ditta che ha firmato un accordo pluriennale a prezzi convenzionati con l’ente locale, e le indicazioni per accedere a finanziamenti agevolati da parte dell’istituto di credito coinvolto dal comune nel progetto.
In alcuni condomini di edilizia residenziale pubblica, l’amministrazione provinciale di Ferrara ha pensato bene di sperimentare sul campo l’introduzione di nuovi stili di vita, attivando un progetto semplice e al tempo stesso rivoluzionario: attraverso incontri pubblici, corsi e laboratori manuali, consigli e opuscoli informativi, visite e uscite di gruppo, le famiglie residenti nei palazzi sono state coinvolte nello studio dello stile di vita e delle sue ripercussioni sulla natura e sugli equilibri socio-economici tra Nord e Sud del mondo. Nella fase successiva si sono illustrate le possibili strade da percorrere per introdurre nella vita quotidiana comportamenti sobri e sostenibili. Infine sono stati incentivati i comportamenti più virtuosi con la distribuzione di piccole tecnologie ecologiche di impatto immediato (riduttori di flusso per il risparmio dell’acqua, detersivi alla spina, lampade a basso consumo energetico, ecc.).

I Comuni virtuosi hanno dimostrato che intervenire a difesa dell’ambiente e migliorare la qualità della vita è possibile.
Attraverso uno sviluppo sostenibile un altro mondo è possibile.

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Chiara Castagna
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Comments

5 Risposte a “Comuni Virtuosi. Cambiare il Mondo Facendo Politica e non Chiacchiere”
  1. Vortexmind scrive:

    Bell’articolo. Io sono convinto che la strada giusta per cambiare le cose sia partire dal basso, perchè se aspettiamo che facciano qualcosa i grandi politici stiamo freschi. Le amministrazioni locali sono un’ottimo punto di partenza, perchè sono quelle più vicine al cittadino e soprattutto perchè sono quelle i cui risultati si possono toccare (o meno, se assenti) con mano e quindi premiare (o non premiare) direttamente con il voto.

  2. VOLTaire scrive:

    Bello Chiara! Complimenti per il tuo articlo.
    Un altro mattoncino per il pianeta che ride!
    Che bella notizia, ne ero completamente all’oscuro.
    Quoto Vortex.
    D’altronde l’unica politica che può funzionare è quella dei cittadini ed i Sindaci sono i primi cittadini e in genere lavorano e sodo.

    Non come a Roma… Dove le uniche preoccupazioni sono quelle di restare al potere e le azioni sono confuse in un “marasma” dove molti sassi volano e molte mani si nascondono…

    E’ un buon punto di partenza. Speriamo che un giorno, non troppo lontano, tutte queste iniziative siano applicate nel medesimo Comune.

    Chissà cosa ne pensa il nostro Ministro dell’Ambiente… Se pensa… :D

  3. FranzZen scrive:

    I comuni virtuosi sono, per loro fortuna, abitati da poche migliaia o addirittura centinaia di abitanti. Spesso sono governate da liste civiche in cui le persone hanno potuto spendere la propria faccia e credibilità a prescindere dai partiti che vanno per la maggiore. Senza alcun riferimento ai comuni menzionati, vorrei far notare che spesso c’è però una operante ipocrisia da parte di alcuni abitanti di queste zone: ricordate, come racconta Saviano, le carte utilizzate nei piccoli comuni dell’Emilia Romagna/Veneto/Lombardia per pulire le mammelle piene di pus e sangue delle mucche con la mastite, prima della mungitura, e poi sversate, con notevole convenienza economica per l’allevatore, dalla camorra nelle campagne del casertano? Casa propria pulita, casa degli altri una pericolosa discarica.
    Quando si legge dei comuni virtuosi e poi si pensa ai piccoli comuni campani, dove sulle montagne di rifiuti tossici scaricati dalla camorra la stessa ha costruito villette a basso prezzo vendute a giovani coppie che iniziano ad ammalarsi di tumore, ci si rende conto che la scala delle priorità è molto diversa da zona a zona in Italia.
    Comunque l’articolo di Chiara è molto interessante è fornisce dati e informazioni utilissime. L’unico appunto è sulla chiusura: come sostengono i cultori della Decrescita (www.decrescita.it) “lo sviluppo sostenibile” è un ossimoro che prima o poi “esploderà”.

  4. marco il buono scrive:

    FranzZen, condivido quel che dici, ma se ad alcuni italiani non andava bene il loro territorio avrebbero potuto alzare il culo dalla sedia e manifestare, fare casino se questo non è avvenuto e non avviene…ci sarà un motivo.

  5. nino scrive:

    ….La seconda tappa si muove sul piano regolatore nel promuovere una gestione del territorio che miri a razionalizzare gli spazi già occupati….

    dalle mie parti ogni volta che c’è il piano regolatore alle elezioni comunali si presentano sempre una percentuale maggiore di ingegneri e architetti, chi sa perché :-D

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