Compagni che Sbagliano 34


In passato ho rischiato seriamente di rientrare nella categoria dei “compagni che sbagliano”. Più che la capacità critica, che a quella età era seriamente compromessa dalla carica ormonale, a dirottare il corso della mia vita fu il caso. Finì comunque a sparare addosso a qualcuno, ma il tutto secondo legge, tant’è vero che ora non sono in carcere (mai mettere limiti alla divina provvidenza) e da qualche parte sono pure una specie di eroe.


Qualcuno vuole convincermi che il partito democratico sia cosa diversa dal partito comunista. A me non sembra, ha ragione Silvione. Gli errori che si facevano allora sotto la falce e martello sono gli stessi che si fanno oggi sotto il tricolore.
Oggi come allora, la cosa più importante per il partito era il partito e, di conserva, il suo segretario. Se, incidentalmente, questo richiedeva l’utilizzo delle “masse”, le “masse” venivano opportunamente mobilitate. Per un po’ ha funzionato. Il più grande partito comunista dell’occidente ha lautamente lucrato del suo duplice ruolo di minaccia (per l’occidente) e di quinta colonna (per i sovietici) e le “masse” ne hanno ricavato vantaggi storici in termini di diritti e opportunità.

Le cose sono incominciate a cambiare negli anni settanta, quando gli interessi del partito e quelli delle “masse” hanno iniziato a divergere. Sempre più organico al sistema il primo, più incerti gli altri che cogitavano di “stato imperialista delle multinazionali” e di “biocapitalismo“. Fra masse e sistema, il partito comunista, partito di “lotta e di governo”, troppo impegnato nella sua tattica di concertazione, preferì inizialmente non scegliere rifugiandosi in un due volte vergognoso “né con lo stato, né con le BR”, ma con il tramonto del Sol dell’Avvenire, non ci fu più tanto da discutere. Se si voleva conservare il partito, qualsiasi nome prendesse poi, la strada era una sola. “Con lo stato” o, meglio, “con il sistema”.

Oggi le cose sono simili, i comunisti di oggi sono quelli che mettono il partito prima dei loro elettori, tenuti buoni e calmi col cioccolatino delle primarie, quando sono stati chiamati a scegliere tra Barabba e Barabba junior.

A Grillo va il merito di aver inventato l’efficacissima perifrasi del Pd meno elle, ma già nel lontano 2006, prima ancora che coniassi il mio “partito demomeopaticoscrivevo:

brodi, ubellusconi, pappino, finito, berchinotti e i loro ridicoli sodali sono morti. Il fenomeno non ha un’evidenza estetica perche’ la putrefazione ha attaccato, per il momento, solo le viscere, trasformandole in un orribile e gelatinoso ammasso organico il cui fetore e’ percepibile da chilometri di distanza. Essi pero’, a causa della cupidigia di cui sono stati schiavi nella vita terrena, sono stati colpiti da una terribile maledizione e, in attesa che il processo trovi orribile compimento e che, per ciascuno di loro, quattro diavoli dai cazzi enormi che quelli dei neri sembrano i modellini della polistil, ne prendano in consegna il corpo per ficcargli un cazzo dietro, uno in bocca e con gli altri giocare all’allegro cottonfioc, sono costretti a vagare per il mondo ed ad infettare, con il loro operato, l’aere dolce che dal sol s’allegra. Sempre pronti a litigare fino allo stremo su questioni di importanza capitale come la giustizia fiscale, il lavoro, le pensioni e cazzi vari, onde prolungare all’infinito i tempi necessari alla risoluzione, essi trovano singolare comunanza d’intenti ed eccezionale sinergia quando c’e’ da decidere su questioni di tasca propria.

E come nel caso dello “stato imperialista delle multinazionali”, la prova che non avevo torto alla fine è arrivata. I n queste ore è abbastanza chiaro che il Partito Democratico ha come primo obiettivo la propria sopravvivenza. Come è chiaro che i suoi elettori, rivoluzionari alla Fabio Fazio che pensano di fare gli eversivi firmando gli appelli di Saviano, continuano a tifare per una squadra dove ai giocatori stanno a cuore solo gli ingaggi e i premi partita. L’impressione è che dopo tanti campionati fallimentari l’elettorato del PD sia composto o da gente che ci guadagna o da quelli che non “tradiscono la casacca” cosa che fa ridere nel calcio, figuriamoci nella politica.

Oggi la lotta si è spostata altrove e rimando sotto le gonnelle del PD, tutto concentrato sui cazzi suoi, si rimane fuori dal tempo, persi fra un programma di Santoro e la costituzione di Benigni. Non fa per me.  Mi sono perso il giro di allora per poco, ora questo non lo voglio mancare. I compagni che sbagliano stavolta siete voi.

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