Come ti Uccido la Fidanzata 7


amore-e-psiche3.jpgSabato 17 marzo. Dopo una cena con amici, siedo sul divano di casa in attesa di “archiviare” carboidrati, proteine e libagioni a favore di un sonno che si preannuncia difficile.
Su Rai Tre, seconda serata, va in onda “Amore criminale”, programma condotto da Camila Raznovich, volto noto ai telespettatori di MTV per “Loveline”, spazio serale in cui sesso e amore sono detti con parole spicce.
Con espressione compresa e tono asciutto, seppur velato da un’ombra di sconcerto ad hoc, la conduttrice afferma che in Italia, ogni tre giorni, una donna viene uccisa da un uomo.
La Polizia di Stato, nel 2006, ha contato 112 omicidi di donne morte per mano del proprio (amato o ex amato) compagno. E questo spiega il titolo della trasmissione.
Stasera si parla di Silvia De Paolis, psicologa, uccisa all’età di 29 anni, a Bologna, il 26 gennaio 2005, dall’ex fidanzato pakistano. Attraverso ricostruzioni, materiale documentaristico e di repertorio (tra cui alcuni video che la riprendono in piacevoli situazioni quotidiane), testimonianze dirette di amici, delle forze dell’ordine e dei legali delle due parti, la vita di Silvia viene impietosamente illuminata, scandagliata, commentata. La sua morte ricostruita nei dettagli.
Non è più solo un episodio di cronaca nera. Ma la bieca spettacolarizzazione del crimine, impietosamente sezionato nelle sue più misteriose ed inspiegabili fibre. Una trasmissione senza altro fine che quello di sciorinare davanti allo sguardo rapace di emozioni forti, in bilico tra la curiosità e l’orrore, una vicenda drammatica che solo di rispettoso silenzio ed umana pietà avrebbe bisogno.
“Amore criminale: storie di donne che attraverso l’amore, sono andate incontro alla morte”, recita ad arte , dopo la ripresa postpubblicitaria, la conduttrice.
A ennesima riprova che il binomio “”amore/morte” tanto caro a mister Freud, è una collaudata ed universale formula per suscitare fascino, catturare l’attenzione e garantire l’audience.
Alla fine, spengo la televisione e provo solo una grande pena.
Che l’amore talvolta renda ciechi, in questo caso è stato drammaticamente vero. E che una psicologa, che immaginiamo consapevole di sé e del mondo, attenta ai moti dell’anima propri ed altrui, si sia consegnata vittima nelle mani dell’amato carnefice è cosa che mi appare inspiegabile e mi parla di una vulnerabilità verso cui non posso che sentire il bisogno di fare silenzio.
Auspicando fortemente che, almeno su queste vicende, i riflettori restino spenti.
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7 commenti su “Come ti Uccido la Fidanzata

  • spes74

    E' vero, bieca spettacolarizzazione del crimine…

    Chi non vuole vedere può spegnere ma ci sarà sempre gente che guarderà e purtroppo anche chi emulerà quello che ha visto.

    D'altronde si sa, gli interessi prima di tutto!

  • miriam

    @ MC: grazie, amico mio…

    @ evacarriego: …non so. Dipende da che guardi.

    @ spes: …l'audience prima di tutto!

    @ lameduck: …così, lasciando insoddisfatte le varie perversioni, ci si garantisce comunque la presenza anche per la prossima puntata…

  • Laura Costantini

    Non ho visto il programma della Raznovich, però non sono del tutto d'accordo con Miriam. E vado a spiegare: è vero che i casi di donne assassinate dal proprio ex si stanno moltiplicando in misura esponenziale. Al punto che se ne parla tra colleghe giornaliste (gli uomini non sembrano interessati all'argomento) e più volte abbiamo pensato all'opportunità di una specie di manualetto intitolato L'ULTIMO APPUNTAMENTO per invitare le donne a soprassedere a quella richiesta, classica e oggi particolarmente inquietante. "Ti prego, voglio vederti un'ultima volta…"

    Di solito una donna, quando lascia, non è mai spietata come sanno essere molti maschi. Non se la sente di non evadere quell'ultima preghiera. A me è successo, ho concesso l'ultimo appuntamento. Non è successo niente di trascendentale, tranne che il mio ex mi è saltato addosso pretendendo anche l'ultimo bacio in dono per i suoi 40 anni. Lo ha avuto e buon pro gli faccia. Ma molte donne sono state meno fortunate e forse parlarne, anche se con il compiacimento di certa tv e di certa cronaca, non può fare male. Perché le donne sono istintive, spesso ascoltano la voce del cuore invece di quella del cervello. E muoiono. Pugnalate, colpite con una pistola, con una pietra, sotterrate vive. Parlarne è giusto. Può far male alla sensibilità individuale, ma il tema degli ex assassini va affrontato. E se lo spazio è quello di un programma della Raznovich, ben venga. Magari ti ha lasciato una sensazione di pensa, Miriam, ma non possiamo sapere, né tu né io, se una sconosciuta, seguendo quella trasmissione, ha poi trovato la forza di dire no alla richiesta di un ultimo appuntamento. E di salvarsi la pelle.

    Laura

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