Come sono cattivi i ricchi

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Chiunque li abbia conosciuti fin da piccoli, abbia giocato con i loro figli, li abbia avuti come vicini o, ancor peggio, come parenti, riconoscerà che i ricchi sono cattivi. Odiano i poveri, tranne quelli che risaltano così bene sui loro bianchi manti, come i bambini negri.

Sono convinta che il ricco pensi che il negro che muore di fame in Africa sia stato creato solo per titillargli quel minimo sindacale di compassione che serve a distinguerlo dal coccodrillo ed evitare di essere inavvertitamente riciclato in forma di borsetta. Odiano i poveri e dedicano la loro vita a perseguitarli.

La zia di Chucky
Questi ricchi soloni che ci governano, ad esempio. Devono essersi chiesti: “Come facciamo a far loro sputare quei quattro schei che insistono a volersi tenere in banca? E quelle case? Cosa credono, pidocchi di merda, di potersi permettere ancora l’appartamentino al mare comperato con il TFR di una vita di lavoro?”
E’ evidente che ci odiano, soprattutto noi che non siamo più poveri come i nostri nonni ma nemmeno ricchi come loro. Noi che non siamo proprio pezzenti – ai quali invece possono anche regalare la loro roba vecchia – ma media borghesia creatasi grazie al duro lavoro, con proprietà immobiliari e qualche soldo in banca per la vecchiaia, senza particolari vizi se non quello antico del risparmio. Qualche BOT, BTP, CCT, al massimo un  portafogliuccio in finta pelle di valuta estera: dollari, franchi svizzeri, sterline. Robetta ma che, per noi, è anche troppo, secondo loro.
Non si spiega se non con la cattiveria la decisione di minacciare i nostri risparmi con i più sporchi giochi finanziari, di tassarci la casa fino all’ultima goccia di sangue. Di fottersene bellamente di ogni concetto di progressività della tassazione, così da affondare il coltello nelle nostre carni e fare solo un graffietto ai loro simili.
Perché il ricco non sopporta che la ricchezza si estenda oltre il famigerato 1%. A quel punto fa di tutto per ristabilire le debite proporzioni tra lui e il resto del mondo pezzente e cercare di far rientrare anche i più riottosi wannabe rich nel 99%. Non c’è cosa che lo faccia più imbestialire dell’idea di un benessere su larga scala, condiviso. E la vera ricchezza risalta meglio sullo sfondo della povertà generalizzata, ora globalizzata.

L’avete sentita Christine la macchina da soldi infernale, Lagarde, la maitresse del FMI, dire che prova più compassione per i negretti (vedi sopra) che muoiono di fame in Africa, soprattutto per colpa sua, che per i greci strangolati dai suoi sodali della finanza d’alto bordo. “Non si aspettino compassione”, ha detto. Ma si figuri, madame, se ci saremmo permessi di aspettarcela da lei.
I neri, del resto, portano fortuna alla Lagarde. E’ stato per merito di una cameriera di colore che ha potuto portar via la sedia da sotto al culo del suo predecessore Dominique Strauss-Kahn.

Piccolo inciso. Scordatevi che le donne, quando scendono in politica e si ritrovano con il potere in mano, siano migliori degli uomini. Sono sempre, prima di tutto, femmine di ricco. Se devono applicare la crudeltà istituzionale del neocapitalismo lo faranno con grande passione. Ricordate la cazzutissima Signora Thatcher, che ancora provoca polluzioni notturne ai fanatici del neoliberismo, che è il loro mito assoluto assieme al presidente demente? Pensate che, quando ”Milk Snatcher” morirà, sarà ricordata come grande statista? No, passerà alla storia per essere stata quella che tagliò i fondi per il latte nelle scuole, da qui il nomignolo, per un atto di pura cattiveria, da vecchia strega cotonata più adatta a dirigere con sadismo un collegio di proletari brufolosi che la Gran Bretagna.
Anche la callipigia Merkel non sta offrendo un gran esempio di presunta superiorità politica femminile. Meno male, benvenute signore, ben ritornate sulla Terra. Chiudo l’inciso.
Lagarde e la sua Vuitton in pelle umana (di puro maghrebino).

Di questa cattiveria istituzionale i ricchi sono molto fieri, soprattutto se sono riusciti, con l’addestramento, ad  unirla ad una straordinaria ottusità mentale.

Come scrive Giulio Sapelli nel suo saggio “L’inverno di Monti”:

” La conseguenza di questo rifiuto della soluzione politica è stata non soltanto l’aumento della sofferenza sociale, ma l’emergere di una crudeltà istituzionale sino a oggi inusitata. Prodotto del potere dimidiato (per fortuna!) dei professori italici, i quali, come quelli europei e di tutto il mondo, vivono nell’iperuranio dell’astrattezza. In primo luogo gli economisti, che troppo spesso sono solo professori e non intellettuali, con conseguenze ancor più umanamente devastanti: concepiscono i soggetti umani come cavie e non come persone. Non si tratta, infatti, di piangere, ma di chiedere scusa, di pentirsi e di avere un attimo di coscienza e non di autostima illimitata di sé. Si tratta di capire che le decisioni politiche – perché tutto è aristotelicamente politico quando si è nella polis – hanno conseguenze sulle persone. Le persone, non bisogna mai dimenticarlo, non solo soffrono, ma si ribellano e dilaniano il loro essere se colui che decide non le ascolta, non le consulta.”

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Sono nata quando c'era un solo canale televisivo e in bianco e nero. Sono nata a Genova ma nel mio DNA ci sono geniacci livornesi, pisani e romagnoli. Ho studiato pianoforte al Conservatorio ma la mia passione è sempre stata la medicina. Vivo in Romagna da 29 anni e sono laureata in Psicologia Sperimentale.

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