Come se Dio Esistesse 95


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Non posso dire di credere fermamente in Dio. Se Dio esiste, nel momento in cui mi ha fornita del suo kit esistenziale si è dimenticato di aggiungere l’optional della Fede. Ma poiché, nel riservarmi il resto, è stato più che generoso nei miei riguardi, Lo perdono volentieri.

Il bello è che tutti coloro che, come me, non hanno avuto il miracoloso dono della Fede, poi cercano lo stesso di comportarsi come se Dio esistesse. Cercando quindi di distinguere il bene dal male, dando un significato morale alle azioni e ai comportamenti umani, credendo in valori universali da tramandare a chi viene dopo.
E questa è la Sua forza. Perché se, al contrario, Lui non esistesse, allora vorrebbe dire che il Caso (o il Caos) che ci governa è un fenomenale Houdini, così bravo da illuderci che valga davvero la pena vivere come se Dio esistesse.

Pur non credendo nella natura divina di Gesù Cristo riconosco che è dal Cristianesimo che derivano quei valori su cui la civiltà occidentale è basata. Valori che abbiamo fatto nostri, credenti e non credenti.

Anche se, ufficialmente, la mia confessione è quella luterana, devo dire che nei miei privati tentativi di addentrarmi nella comprensione di ciò che ci guida dall’alto ho sempre trovato, nell’approccio dei protestanti, una sorta di freddo intellettualismo, come se si potesse razionalizzare ciò che la Ragione non arriva nemmeno a sfiorare. E questo, me ne sono accorta, anziché avvicinarmi mi ha allontanata ancora di più dal punto in cui tendevo.

E’ nella confessione cattolica che ho trovato maggiore ascolto. Più semplicità forse, ma anche richiami più forti e profondi verso ciò che è essenziale. L’ho sentito in maniera dolcemente prepotente nelle parole, negli sguardi e infine nella grandiosa sofferenza di Papa Wojtyla. Lo percepisco oggi nella tenacia quasi solitaria con la quale Papa Ratzinger si mette di traverso alla deriva relativistica in corso.

Mi ha fatto persino tenerezza quando ha sostenuto che l’inferno esiste. Una dichiarazione che, sui giornali, è stata battuta come fosse una curiosità un po’ retro. Chi si preoccupa più dell’inferno e del paradiso, diventate ormai due locations da barzelletta o da spot pubblicitari?

Poi, in quei giorni, capita di essere investiti dall’onda d’urto di quanto capitato a Blacksburg. E allora ti viene da pensare che, forse, l’inferno esiste per davvero e quello ne è un assaggio, un preview trailer di quelli che ti lasciano a bocca aperta. Perché c’è qualcosa capace di dilaniarti l’anima più ancora del fuoco e delle fiamme ed è l’estraniamento, il vuoto interiore, il nulla. Lontananza da Dio, incapacità a comunicare con Lui, perdersi su una strada che non porta da nessuna parte. Questa è la dannazione eterna. L’inferno.

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Curiosamente la parola inglese che definisce l’inferno (hell) ha la stessa derivazione etimologica dei termini adoperati per indicare un buco (hole) e una cavità (hollow). L’inferno è dunque un buco vuoto.

Nel quale è precipitato il killer di Blacksburg. Quella sua gestualità da kamikaze invasato è mutuata dalla triste videografia del fondamentalismo islamico, ma la sua esaltazione apparente non è che un misero guscio vuoto nel quale ha riposto tutto il suo nichilismo e il suo odio.

Ho ricevuto alcune mail in quelle ore, da amici e conoscenti, che mi pregavano di “stare attenta”. E, sì, io sto attenta, non sono facile a concedermi alle attenzioni di chi non conosco più che bene. Mi guardo intorno, osservo le persone, sono inevitabilmente streetwise.
Ma per quanto si possa essere “rotti” ad un tipo di società che è obbiettivamente dura, avere tutto sotto controllo è qualcosa d’impossibile. Come scrisse John Lennon in una delle sue ultime canzoni, pochi giorni prima di essere ammazzato in mezzo alla strada: “Life is just what happens to you while you’re busy making other plans“.

Il guaio è che in America tutto è esageratamente grande. Sono esagerate le reazioni, esagerate le liti, le violenze. Esagerata la solitudine e la follia. Che scoppia improvvisa e ti travolge…Tuttavia si tratta quasi sempre di follie solitarie, estemporanee. Sono l’espressione di inferni privati, piccole costruzioni abusive di singole menti, non l’impalcatura solenne di ideologie mirate alla cancellazione del concetto divino.

E’ in Europa che, in più occasioni, si è arrivati a stravolgere le proprie origini culturali e storiche, entrando in processi di scristianizzazione che sono sempre finiti in disumanizzanti orrori ideologici. Il nazionalsocialismo ed il comunismo sono stati esperimenti culturali che miravano a distruggere le tradizioni cristiane, sostituendole con forme di odinismo neopagano in un caso e di ateismo di stato nell’altro. Il tentativo premeditato di assassinare Dio e di farlo sparire dalla storia dell’Occidente ha reso l’Europa del secolo scorso la rappresentazione barbarica dell’inferno in terra.

E nonostante gli orrori del passato c’è un Europa, quella ufficiale, quella burocraticamente laica, che si comporta come se volesse disfarsi del complesso di Dio. L’Europa che, nel suo documento, si ostina a non riconoscere le proprie tradizioni cristiane è come un albero che venga strappato dalle proprie radici. Destinato a seccare e poi morire.

Stavolta a farsi religione di sé stessa è il laicismo dei governi europei nel momento in cui esso nega alla rappresentanza cristiana la possibilità di dare voce alle proprie credenze.

C’è un che di paradossale, se non di patologico, nel constatare come in Europa si invochino il multiculturalismo, il rispetto e la tolleranza verso le altre religioni e le altre culture (segnatamente l’Islam) e nello stesso tempo non ci si preoccupi affatto di salvaguardare e proteggere le espressioni del cristianesimo che sono la base del nostro vissuto. Anzi, in questo caso, si manifesta sempre più spesso insofferenza, dileggio, intolleranza.

Tutto questo rischia di portare ad un Occidente sempre più inconsapevole della propria identità e sempre più debole di fronte al relativismo, all’odio nichilista, all’aggressività di credenze fanatiche.

Al di là delle interpretazioni utilitaristiche legate alla celebre scommessa pascaliana, vivere come se Dio esistesse oltre ad essere conveniente è anche una necessità specifica. Per credenti e non credenti.