Come il Padrino nel Giorno del Matrimonio della Figlia 6


Come i più tristi luoghi comuni da film americano raccontano, il padrino nel giorno del matrimonio della figlia non può rifiutare un favore a nessuno.

A ciascuno di noi almeno un giorno è capitato di trovarsi con la stessa disposizione, e di raccogliere un qualche appello, di quelli che ci arrivano dalla televisione o nelle cassette della posta.
Dopo averlo fatto – che si trattasse di iniziative religiose, della ricerca scientifica, della lotta a tutela dei diritti umani, della salvaguardia ambientale, di una casa per i bambini abbandonati o di aiutare mamme africane in difficoltà – vi sarete sicuramente accorti che i vostri dati sono con buona probabilità stati rivenduti a un enorme network della beneficenza, da quel giorno infatti la vostra casella postale è stata sommersa da ogni genere di richieste, tra le più disparate, con una frequenza allarmante.

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Ora, senza voler togliere il diritto di farsi pubblicità a qualsiasi tipo di associazione benefica e/o impegnata nella tutela dei diritti civili, religiosi, ambientali, alla salute, dopo aver ricevuto sempre più numerose richieste, alcune delle quali includevano alcuni “omaggi”, quali cartoline illustrate, calendari, segnalibri, la domanda mi è venuta spontanea : “ma quanto spendono questi enti solo ed esclusivamente di promozione e personale ?
Se faccio una donazione di 50 euro, quale parte andrà a coprire lo spreco sconsiderato di carta e spese postali, quanto alla tipografia, e quanto invece realmente “alla causa” ?

Così mi sono messo un po’ a indagare, a raccogliere informazioni, dati pubblicamente disponibili e a fare qualche proiezione (azz,all’università mi staranno mica insegnando qualcosa) e mi sono reso conto che a volte certe associazioni sembrano avere il proprio principale scopo sociale nell’auto mantenimento.

E’ ovvio che in taluni casi (ricerca scientifica ad esempio) questo è del tutto lecito e ragionevole (in quanto tenere in vita l’associazione stessa, pagare gli stipendi ai ricercatori, ecc, è la destinazione desiderata per i fondi), mentre in altre situazioni questo è semplicemente disdicevole e ci si aspetterebbe che certi costi accessori fossero contenuti al massimo.

Leggere certi bilanci e/o raccogliere certe informazioni e fare due conti, è stato per me abbastanza avvilente. In parecchi casi – secondo le mie stime – metà almeno di quanto raccolto è speso tra promozione, spese amministrative, ecc.
In pratica stiamo pagando gli stipendi, le tipografie e la posta, piuttosto che fare del bene : a rendere più difficile la scoperta di certe “verità”, il fatto che – sebbene in molti bilanci e statuti le spese amministrative vengono limitate a una certa percentuale che viene ovviamente rispettata – poi le spese di promozione e altri tipi di spesa che non contribuiscono direttamente alla causa vengono contabilizzati a parte in vari modi.

E allora, sarà mica che il vecchio adagio di mia nonna (quando voglio fare del bene do direttamente a chi ne ha bisogno) sia ancora applicabile ? Onestamente credo che questo ragionamento non sia necessariamente valido, una grande associazione puo’ ottenere dei risultati molto significativi, puo’ agire in realtà dove noi personalmente non possiamo dare un contributo, puo’ ottimizzare gli sforzi di migliaia di persone.
Ma certo bisogna fare attenzione quando diamo dei soldi in beneficenza, a “chi” li diamo, perchè sicuramente il nostro scopo è sostenere la causa, non il carrozzone.

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Ad esempio ho guardato i bilanci di alcune associazioni che si occupano di sostegno a distanza dei bambini (la famosa “adozione a distanza”), facendo qualcosa di concreto (creazione di istruzione e sviluppo economico reale, fatto pagando persone del posto, e non semplice invio di aiuti) per lo sviluppo di certe realtà, e ci possono essere delle differenze notevoli.
Tra le più famose la più “efficiente” per così dire, dichiara che non useranno più del 20% delle donazioni per attività amministrative, promozionali, o di qualsiasi altro genere ( e infatti guarda caso non ho mai ricevuto materiale promozionale da loro) , mentre altre parimenti importanti dichiarano un 30% di solo budget amministrativo più le spese di promozione contabilizzate a parte : su una donazione mensile di 30 euro, alla fine dell’anno c’è una bella differenza su quanti soldi vanno realmente alla causa, e quanti invece sostengono il carrozzone!

Potrei fare degli esempi pratici a proposito del dove io abbia deciso di “investire”, ma penso che non sarebbe giusto nei confronti di tante altre associazioni che non conosco e che magari sono molto corrette su questi aspetti, quindi lascerò voi all’auto-informazione e alle conclusioni.


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6 commenti su “Come il Padrino nel Giorno del Matrimonio della Figlia

  • MenteCritica

    Ripeto quello che ho già scritto nel bel blog di Jhonny:

    <blockquote >

    Ottimo lavoro Johnny.

    Hai evidenziato senza troppi peli sulla lingua quello che molti, io per primo, abbiamo pensato senza dire.

    A volte la paura di essere politicamente scorretti impedisce di denunciare situazioni del genere.

  • Johnny

    Grazie 😉

    L' auto-censura effettivamente al giorno d'oggi è una cosa abbastanza diffusa, anche io in un certo senso ne sono stato vittima quando ho evitato di parlare nello specifico di alcune associazioni religiose, altrimenti si sarebbe aperto il vaso di Pandora 😛 (e anche perchè in verità non mi pareva giusto nei confronti di altre dove so per certo che usano fino all'ultimo centesimo di donazione).

  • Demetrio De Sio

    Ho smesso da un (bel) po' di dare contributi ad una nota associazione per la lotta contro il cancro.

    Ho fatto due più due elevato due:

    – con tutta la carta che mi arriva a casa (una copia per ogni donazione: ma la pulizia dei database sanno cos'è? Sono sempre io: stesso nome, stesso indirizzo, 4 copie!);

    – con tutti i gadget attira-soldi: piante, frutta & C.;

    – con lo strapotere delle case farmaceutiche che incassano questi soldi per la "ricerca" che in decenni e decenni (nel frattempo siamo quasi arrivati su Marte…) non riesce a dare risultati appena decenti nella lotta ai tumori (se non "in media", come per il pollo di Trilussa), e poi brevettano i risultati;

    – con le cifre false e tendenziose (arivedi il pollo) che vengono diffuse sulla guaribilità dai tumori (a patto di bombardarsi di pestifere miscele chimiche dalle quali si esce raramente vivi – e che vengono fatte passare per un "male necessario", in quanto "unica cura");

    – con la guerra che viene fatta a tutti i ricercatori non "inquadrati" (Di Bella, chi se lo ricorda?), invece di investigare se ci sono metodi meno invasivi e costosi, e quindi sponsorizzati, di risolvere il problema, magari, magari!, andando alle fonti (inquinamenti vari, dalla monnezza al petrolio agli OGM alle antenne radio-tele-cellulari), invece di limitarsi ad affrontare le sole conseguenze…;

    con tutto ciò… perché dovrei buttare via quei quattro soldi che mi rimangono dopo il salasso fiscale?

    Come dice giustamente la nonna di Johnny, meglio aiutare direttamente chi so che i miei soldi li impiega bene (vedi 5×1000 et similia, di cui parlammo tempo fa).

    Ciao a tutti.

    P.S.: A proposito di "alternative". Avete mai sentito parlare di un certo dottor W. Bates? Un oculista statunitense di fine '800 che invitava a togliere gli occhiali per curare la vista, invece di metterli.

    Certamente un eretico della medicina (il suo metodo è stato sempre osteggiato, soprattutto attaccandolo nelle sue varianti non "ortodosse", che distorcevano – invalidandole – le sue tecniche).

    Ma forse solo la sua teoria spiega il fatto che nella mia famiglia io sia l'unico che – pur lavorando oltre 10 ore al giorno al computer – non porta gli occhiali (vedendoci perfettamente, naturalmente 😉 ).

    Sarà forse perché qualche decennio fa ho buttato nel cestino la prescrizione fattami di "occhiali da riposo" che in tutti i miei colleghi dell'epoca si sono col tempo trasformati in fondi di bottiglia… e denaro per i produttori di occhiali.

    Mai messi gli occhiali: mai acquisita la "dipendenza".

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