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ora, io non so molto di genesi del fascismo, ma se il piddì inizia a concordare su tutto, proprio tutto, quello che dice il piddielle, il prossimo passo sarà la fusione dei 2 schieramenti? Con la nascita del Partito Unico, no? Il Partitone.
(meno male che ho iniziato a studiare il francese, sto seriamente facendo un pensierino sull’indocina)
Ci sono sempre Canada, Argentina, Brasile, Messico …
Così alla fine si studierà la storia del Partito sui testi del Partito; mi pare un esito familiare praticamente un déjà vu.
qui sta il punto
il pd sulla scuola (ma anche su altro) non è in disaccordo con la maggioranza
però chi va in piazza dicendo che con la sinistra la scuola era più tutelata deve:
1 informarsi
2 restare informato
3 usare onesta intellettuale
e non si può più aspettare. deve essere una sorta di epidemia di pensiero. un hardware dove installare il virus. non ci sono antivirus l’unico che conoscono è la confusione. e la confusione è facilissima da contrastare. analisi metodo ricerca. chi non ce l’ha si trova con la legge bella e fatta in parlamento. perchè ha aspettato, perchè ha voluto una protesta regolarizzata da un partito che in estate ha detto ‘sarà un autunno caldo, un autunno di protesta’. peccato perchè la genesi del disegno gelmini era partito da giugno.
curiosità: ho amici ssisini che sono incavolati neri con il ix ciclo. questo ciclo da bando non doveva ricevere punti finali (ma una sentenza del tar targata dicembre 2007 ha mescolato le carte in tavola) e nella riforma gli specializzati dovevano essere inseriti in coda alla graduatoria. il protestone è stato contro la lega che ha fatto passare un emendamento contro il cambio di provincia (quando la lega si accorgerà di avere bisogno di insegnanti andrà a cercali in svizzera) e di conseguenza pensando (sic) che l’emendamento sia unico (ri-sic) si è data colpa alla lega anche di aver permesso l’ingresso in graduatoria degli specializzati ssis ix ciclo non in coda ma dove devono stare a seconda del punteggio. indovinate un po’ chi ha fatto passare l’emendamento del pettine?
http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.aspx?id_doc=60205
il bando del ix ciclo è stato completamente ripensato, ma mi rendo conto anche io della follia di tale bando targato 2007 (maggioranza di sinistra). c’è voluta la mariastella per abolire il ssis altrimenti ci beccavamo un altro ciclo (magari un ciclo ombra chissà)
ma perchè i miei amici ce l’hanno col ix ciclo? perchè la norma prevede che a parità di punti vada avanti il più giovane. perchè nessuno rompe per sta norma terribile che può far uscire dai giochi un laureato con dottorato che invece di fare la ssis ha passato del tempo a fare ricerca poi dopo aver fatto la fame in ateneo deve farsi il siss e venire superato da studenti con il 3+2? conta poco che in facoltà con il vecio ordinamento ti venissero fatti complimenti per appartenere a un ciclo di studi da serie A. dopo il ssis non vieni giudicato per quello che hai fatto (ricerca compresa) ma per gli anni che hai. peeerò dietro alle battaglie del ix ciclo c’è il sindacato, l’anief, cobaslid e bla bla. Dietro a un ricercatore c’è solo la sfiga.
Non ricordo bene se i ssis siano stati approvati dalla maggioranza di centrosinistra o dalla Moratti. In ogni caso mi sembra giusto che i provenienti dai ssis vengano messi in coda alla graduatoria anche se con più punteggio (i ssis partono con 30 punti a differenza di chi ha sostenuto e superato un concorso). Fare un concorso è più pesante che frequentare un ssis come tutti sanno e poichè volta per volta si formano delle graduatorie provinciali e regionali non vorrei che gli ultimi superassero i primi in attesa di una convocazione per l’immissione in ruolo. Ai miei tempi e per tanti anni ancora il concorso veniva bandito ogni due anni. Se nel frattempo coloro che avevano superato il concorso non venivano immessi in ruolo, erano esclusi dalla graduatoria, anzi era la graduatoria a non esistere più. Quindi, un altro concorso, un altro ancora finchè non c’era la vittoria definitiva o l’uscita totale dalla scuola. Tantissimi hanno scelto altre strade. Altro che aggiornamento o un corso una tantum!
Mi tengo in contatto con parlamentari del PD e non è vero che sia la Pdl sia il Pd abbiano la stessa visione della scuola. Da dove vengono prese queste notizie false? Se qualcuno ha visto il confronto a “Porta a Porta” tra la Gelmini, ministro dell’istruzione e la Caravaglia, ministro ombra del Pd, avrà potuto ascoltare le profonde divergenze tra una posizione e l’altra. In quell’occasione la Caravaglia rappresentava il Pd, non le sue posizioni personali. Non fu invitata da Vespa perchè Caravaglia e basta.
Se questo caz.. di Pd vi sta tanto sui coleos perchè ne parlate tanto? In ogni articolo o commento il Pd. Ignoratelo. In Italia sta governando Berlusconi. L’avversario è lui, se lo è veramente…
Non la trovo così scandalosa questa cosa sul tetto di immigrati nelle classi italiane, può fungere da vincolo per meglio distribuirli e non creare così delle classi “ghetto”. Se pensate che per il PdL le classi di immigrati dovrebbero essere al 100% (cioè tenuti separati se non passano il test di lingua) !!!!
Che il Pd abbia poi ceduto sulla sua onestà intellettuale mi sembra comunque evidente. Se ci fosse una REALE opposizione la democrazia farebbe un immenso passo in avanti, è questo il punto.
Io invece tenderei a concordare con quanto scritto da Icy un rigo più giù.
A me semplicemente questa proposta fa ridere. Non tanto per le implicazioni intellettual-politiche (a quanto leggo, dato che non so e me ne frego degli ideali professati del pd(l) ), quanto più per i limiti realizzativi. E’ un po’ come per la questione delle centrali nucleari. La proposta è bellissima, funzionalissima e risolverebbe tutti i problemi. Peccato che sia irrealizzabile. Il problema, come dice l’articolo stesso, è che in alcune classi la percentuale di stranieri sia molto alta, ma quello che non viene sottolineato è che non accade tutto ciò per una “ghettizzazione” nascosta dei presidi, semplicemente c’è già una ghettizzazione reale degli immigrati in quartieri “a loro riservati” implicitamente. E quindi le relative scuole di zona avranno una percentuale molto maggiore di figli di immigrati. La proposta quindi qual’è? “Deportare” i figli di immigrati nei quartieri dove la loro percentuale è bassa? E se non ci fossero tali quartieri? E se i genitori (ovviamente dei figli padani) non fossero d’accordo?
Bella la proposta, davvero bella.
Beh, l’apartheid ha funzionato ottimamente in passato.
A parte questo, dipende sempre da come si fanno le cose e come si applicano le decisioni.
Supponiamo che arrivi, tanto per fare un esempio a caso, un bambino “ne gro” di 12 anni a seguito dei ricongiungimenti familiari dei clandestini adulti della sua famiglia; a un certo punto, non si sa come, la famiglia si regolarizza (e già qui è un’anomalia assurda che uno debba nel 95% dei casi arrivare come clandestino), purtroppo è ovvio che il bambino “ne gro” che ha parlato nigeriano o congolese fino all’altro giorno, non capisce pressochè nulla di italiano a parte qualche parola qua e la’.
Ora se questo bambino è introdotto in una classe dove per ovvie ragioni non possono insegnargli a parlare per capire le lezioni, nel 99.99% dei casi non potrà che:
o diventare un frustrato che finirà per lasciare la scuola in anticipo;
o scegliere di andare in una scuola privata gestita da suoi connazionali, e quindi in molti casi islamica, visto che l’arabo pare essere indispensabile per leggere il Corano.
In entrambi i casi non si capisce cosa potrà poi fare in Italia se non essere sfruttato nel lavoro nero; i cinesi sono il classico caso, non sono neanche registrati nell’anagrafe dei morti, infatti non nascono e non muoiono.
Ammettiamolo, in questi settori l’Italia è nella più completa anarchia, il flusso migratorio è stato 10 volte superiore a quello che l’Italia poteva gestire decentemente (ovviamente non è né la Francia né la Germania) e questi sono i risultati.
Perlomeno nel 20% – 30% dei casi se questi bambini o ragazzi sono avviati a dei corsi intensivi di italiano per almeno 6-18 mesi, forse riescono a superare lo scoglio iniziale (anche se ho i miei dubbi che tutti ci riescano) e l’anno successivo magari si inseriscono (certo perdono 1 o 2 anni ma rispetto alla situazione di partenza non mi pare una brutta soluzione).
Infine c’è un risvolto della medaglia: per questi corsi intensivi ci sarà bisogno di personale specificatamente preparato e dato che i laureati in lingue fino ad oggi, oltre ad essere pochi, erano anche caldamenti invitati a non avere troppe pretese occupazionali, forse per loro ora ci sarà qualche sbocco in più.
Ovviamente resta forte la perplessità dovuta al fatto che in Italia ci sono oltre 100 etnie straniere, e non credo che tutte potranno essere aiutate in tal senso.
A questo punto o studiano un bel po’ prima l’italiano oppure è chiaro che sono problemi, gli stessi che chiunque di noi avrebbe se improvvisamente andasse nel Belucistan o in Angola e dovesse imparare qualche dialetto locale (grammatica inclusa) senza aiuti qualificati.
Insomma, secondo me è un provvedimento che potrebbe avere qualche lato positivo se fosse applicato solo nei casi gravi e manifesti di incapacità di leggere, scrivere e parlare sufficientemente bene la lingua.
L’alternativa era fare come dicevano i moderati della Lega, all’arrivo se sei immigrato clandestino e non puoi provare la tua provenienza e il tuo status di perseguitato politico, si prepara il viaggio di ritorno e te ne torni in Egitto, Libia, Algeria o Marocco dove i clandestini stazionano tranquillamente anche per 4-8 mesi prima di partire per l’Italia.
Ah già dimenticavo, si dice che questi traffici siano organizzati con il beneplacito di mafia, camorra e ndrangheta (che poi sono così “vicine” a chi decide), addirittura vanno nei luoghi pubblici di ritrovo del nord-africa per spargere voci sul fatto che l’Italia sia il paese dove scorre latte e miele e poi fregano due volte chi ci crede, prima con il pagamento del biglietto equivalente a 2-3 anni di uno stipendio medio e poi con il più bieco sfruttamento del lavoro nero ma che più nero non si può.
Che dire, se non si esporta la democrazia, si importa chi poi la esporterà
se “negro” è inserito nel filtro ci sarà un motivo
scriverlo con lo spazio è un modo di aggirare una regola.
alla prossima ban senza preavviso.
Ciao, adesso so di questa regola e di questa “lista” di parole vietate.
Dato che in casa degli altri preferisco seguire le regole, ma allo stesso tempo sono una grafomane e potrebbe scapparmi una di queste parole, magari spezzate o virgolettate o comunque che possono apparire artefatte, potrei sapere quali sono questi termini?
Comunque sarebbe da farne un bell’articolo spiegando i motivi della censura, perche’ a volte tali termini in un contesto non offensivo non sono affatto offensivi.
La censura e’ sempre un brutto sintomo, questo e’ il mio parere. Spero di non averti infastidito.
la lista è segreta per motivi di sicurezza, proprio per evitare trucchetti con spazi e punti.
il motivo è che a me certe parole non piacciono.
Credo che dopo essersi fatti ciulare il diritto di voto alle politiche, nessuno possa venire a reclamare la democrazia a casa mia dove vige, apertamente, la dittatura.
Comprendo.
Hai considerato anche la possibilita’ di diminutivi e vezzeggiativi quali, ad esempio per la parola “folle”, “folletto”, “follini”, “follazzo”?
Spero di non irritarti con questa piccola deriva OT, anche se non ho capito il riferimento al diritto di voto “ciulato” alle politiche del quale non credo siano tutti colpevoli indistintamente.
ok, dimentico sempre che ci sono delle parole proibite anche se Francesca sostiene che nel resto del mondo (a parte gli USA) non lo sono.
qui è proibita
Uno dei pochi miracoli del nuovo colonialismo e della lotta all’analfabetizzazione in africa è che i abmbini la conoscono più lingue che da noi. E si destreggiano fin da piccoli con inglese, francese, portoghese (oltre che ovviamente alla lingua madre). Ma anche se un bambino arrivasse in Italia e non parlasse una parola di Italiano, comunque limitare al 20% (perché mi pare si parlasse di questo nell’articolo) gli stranieri in classe è una idea senza fondamenta. Il 20% vuol dire che solo un bambino ogni 5 può essere straniero. Ora, ci sono quartieri a Milano dove i figli di immigrati (che parlano italiano, meglio di molti italiani) a scuola sono 15 su un totale di 20 bambini (se non di più), se volessimo manterere il 20% dovremmo avere classi di 6 persone (i 5 italiani rimasti e l’unico extracomunitario), e mandare gli altri in classi “specifiche” (da una si avrebbero 2 classi, con i costi e la gestione ceh raddoppia all’improvviso).
Vorrei poi sottolineare che il fenomeno del ricongiungimento è una percentuale non così elevata nel caso dei bambini, molto più grande è la fetta delle seconde-terze generazioni di immigrati (ovviamente sono considerati extracomunitari perchè non sono di “razza ariana”, anche se alcuni parlano dialetto al pari dei nostri anziani), che l’italiano lo parla e/o lo impara dagli amici/coetanei a casa.
Mi pare che la segregazione nelle scuole, al di la dell’hapartheid, non ha funzionato un gran bene negli stati uniti degli anni ’80.
La proposta potrebbe essere interessante in alcuni limitati casi, ma visto che:
- è fatta in Italia ;
- da politici (bipartizan) italiani d.o.c. ;
- si è partiti da considerazioni non dimostrate ;
- non ha avuto alcuna valutazione di conseguenze e costi ;
- avviene in un periodo di crisi economica ;
direi che il futuro di questa proposta, anche se venisse portata avanti, sarà un fallimento completo.
Beh ,un conto è la propaganda ( a mio avviso abbastanza scialba,) ,un altro la la risoluzione dei problemi
Solo una domanda leggermente O.T. e un pò terra terra :
come fa un ragazzo che non parla e non comprende la lingua italiana a capire le lezioni?
Questa cosa ( che personalmente credo mai si farà) avviene in quasi tutta Europa ma vi guardate bene dal dirlo
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2008/10/classi-stranieri.shtml?uuid=8f7c061a-9b6d-11dd-adcf-7695700521e1&DocRulesView=Libero
Di solito il miglior modo per imparare una lingua è quella di ascoltarla giorno per giorno. Questo è lo stesso principio del modello Erasmus, che consente agli studenti europei di effettuare un anno di studio (esami complesi) in altri paesi dell’Europa. Non è richiesta la conoscenza della lingua prima di partire, così come non è richiesta nei campus e nelle vacanze famiglia. Isolare i ragazzi in classi dove sono tutti stranieri e nessuno parla bene l’Italia, per quelle che oggi sono le conoscenze sulla didattica linguistica, non aiuterebbe l’apprendimento della lingua ma lo peggiorerebbe.
Non ho capito poi il senso del link e la frase:
il link è lo stesso fornito da Arouet in un altro pezzo, a cui ho ribadito con un link tratto dal Messaggero che dice esattamente il contrario del Sole 24 Ore e soprattutto con link un po’ più diretti alla fonte (ma ancora credete a ciò che scrivono i giornali? Beati voi).
Inoltre fatico a capire cosa c’entri il tuo commento con il pezzo, il che rende ancora più strano questo tuo commento successivo.
Si va bene, si vuole forse sostenere che uno che va in Inghilterra o in Francia non abbia studiato per almeno 4-6 anni l’inglese o il francese e che non ne conosca le basi almeno grammaticali ?
Lo so che spesso funziona così, ma un po’ la lingua bisogna capirla, altrimenti diventa tutto arabo, soprattutto se si devono comprendere concetti nuovi e non traslare altri già noti.
Inoltre non è la stessa cosa paragonare degli studenti universitari che hanno comunque delle basi di studio più che solide, con bambini o ragazzi di 7 – 16 anni che provengono da paesi del terzo mondo e soprattutto da strutture linguistiche completamente diverse dalle loro.
Non so se ci rendiamo conto di cosa vuol dire per un cinese o un africano un impatto violento con la scuola italiana; a me pare ovvio che nel 30% – 50% dei casi l’avvicinamento deve essere più curato / personalizzato altrimenti è logico che poi si creano i ghetti e le banlieu.
Questa sera ho visto una decina di minuti de “L’Infedele” dove c’era un leghista (non so chi, aveva un fazzoletto verde in tasca) al quale diverse maestre avevano contestato un suo intervento precedente dicendo che spesso i bambini impiegano circa 4 mesi ad imparare l’italiano (quando sono in classe con altri bambini italiani).
Io stesso ho conosciuto una coppia di bambini etiopi, adottati da una famiglia italiana (a proposito, come la mettiamo con questi?) che a due mesi dal loro arrivo già parlavano italiano. Ed erano partiti da zero.
Quanti anni avevano ?
Le mie perplessità sono rivolte non tanto ai bambini fino alla 4a – 5a elementare quanto di quelli più grandi (vedere altri commenti).
Inoltre se il bambino è adottato da una famiglia italiana è chiaro che impiegano 10-15 volte di meno di altri che magari in famiglia parlano in tutt’altro modo.
Erano piccoli, delle elementari.
Aggiungo un’altra cosa che dovrebbe essere superflua, nel caso dei più grandi (es. 12-15 anni), se sono più di 2 o 3 per classe, nella maggioranza dei casi tenderanno a riunirsi con i loro simili e comunque c’è molta differenza fra le elementari e le medie o le superiori.
Io non dico che non sia vero quello che sostenete, ma penso che in molti casi sia più che consigliabile un periodo di rodaggio; ammettiamo che il periodo di inserimento sia di 4-5 mesi alle elementari, 7-12 mesi alle medie e 15-24 mesi alle superiori, resta il fatto che un solo insegnante non può condurre contemporaneamente l’alfabetizzazione e l’insegnamento classico.
Che si fa alla prima interrogazione, e alla seconda e alla terza ? Si sorvola perchè è straniero ?
E gli scritti ? Ci sono già enormi difficoltà con i nativi figuriamoci con certi stranieri; mi pare ovvio che non tutti sono dei geni come spesso si assume, d’altronde se uno è genio, il suo rodaggio da zero avverà in qualche mese mentre il restante 90% avrà bisogno dei tempi sopra indicati.
Solitamente è proprio così che avviene. Le capacità di adattamento del nostro cervello sono spaventose, quando si è giovani poi queste capacità sono decuplicate. Apprendere una nuova lingua respirandola giorno per giorno è l’unico vero modo di apprendere una lingua, gli altri non esistono o sono semplici surrogati.
Questo senza nulla togliere al fatto che ovviamente siano necessari percorsi formativi speciali che, come avevo scritto nel commento ad altro pezzo, prevedano magari anche il coinvolgimento dei genitori del piccolo. Ma non dimentichiamo che le risorse destinate alla scuola sono state ulteriormente tagliate da questo governo.
Ecco, questo forse è il problema principale.
Ho studiato francese 8 anni tra scuola media e liceo, ma al momento del mio arrivo nell’esagono mi sono trovato in difficoltá enormi con la lingua. A 28 anni mi son bastati un paio di mesi per ritrovarmi a parlare senza problemi (anche se con accento italiano).
Non ho mai studiato russo, ma in un paio di mesi di permanenza presso i parenti di mia moglie sono arrivato, a 25 anni, a comprendere le loro discussioni, a riuscire a farmi comprendere ed a leggere il cirillico.
Non si dice che per imparare una lingua per bene bisogna vivere dove si parla, e parlare molto con gli altri? Questo è ancora più valido per bambini di 6-7-8 anni che sono da poco arrivati in un paese straniero, e che ci mettono molto meno di un adulto ad apprendere una nuova lingua.
A me sorgono due domande.
1) Se io sono un bambino di 6 anni rumeno e sono appena arrivato in Italia, mi fa più bene stare in una classe con italiani (magari con una maestra ausiliaria, in compresenza, che mi dà una mano ogni tanto), oppure in una classe per immigrati dove ci sono un russo, un tedesco, uno spagnolo e un arabo e una maestra che magari è finita lì perchè aveva meno punti di tutte e non sa nemmeno che pesci prendere?
2) Quando questa ipotetica classe ponte finisce e io so bene l’italiano, devo essere integrato nella scuola “normale”. Intanto ho perso dei mesi o addirittura un anno di lezione. Come recupero? Perdo l’anno? Mi fanno il test?
Mah…
Ho risposto sopra, se ti portano in Turkmenistan e a 12-16 anni ti sbattono in una scuola media o addirittura superiore e tu non capisci una sola parola di quello che dicono e soprattutto dei concetti che esprimono, come fai a pretendere di non perdere del tempo per recuperare / acquisire le basi ?
Certo 1 su 10000 ce la fa lo stesso, ma qui si parla degli altri 9999.
Oltre a questo la cosa è molto differente per un bambino di 6 anni o uno di 16; a 6 quello che si impara è elementare e non si impone un ritmo di studio, sicchè l’apprendimento è molto più naturale, a 12-15 anni può essere una tragedia, uno scoglio estremamente difficile da superare.
Infine bisogna considerare che se gli studenti stranieri sono 1 o 2 la cosa si può gestire con un insegnante di sostegno, se sono 10 o 15 magari già indottrinati in diversa maniera, diventa un grosso, grossissimo problema.
A fronte di un problema esistente, di solito si escogita una soluzione; che poi questa sia pensata o applicata male è un altro problema ancora ed essendo in Italia non mi stupirebbe per niente.
Per farsene un’idea più precisa non sarebbe male leggere anche la mozione, oltre che le opinioni sulla mozione.
http://www.universinet.it/maturita/98-maturanews/3002-testo-di-legge-mozione-1-00033-cota-su-classi-di-inserimento-per-extracomunitari.html
Già , è sempre un ottimo esercizio documentarsi ..
1) Beh, il teoria si ma non credo basti qualche mese anche nel caso di bambini di 5 -6 anni per avere la stessa padronanza della lingua dei coetani italiani .I ragazzi stranieri non sono un paio per classe come qualche anno fa che potevano anche essre seguiti individualmente ma molti di più ed il problema è sostanzialmente questo
2) Ti rimando al link sotto ,per il resto ionon ho soluzioni , credo però che se ne possa discutere senza partire per forza da posizioni ideologiche
Beato tu che hai queste certezze
Si è lo stesso pezzo non lo avevo letto ovviamente
Ho premesso che era O.T. e comunque c’entra tanto quanto c’entano i commenti di Paolo Marani e di Icy p. es. ai quali non dedichi le stesse “attenzioni” che dedichi ai miei commenti
Non si tratta di avere certezze, però se da anni sono questi i metodi di apprendimento delle lingue straniere un motivo ci sarà. Secondo te invece qual è il miglior modo per apprendere una nuova lingua?
In quanto all’attenzione che ti dedico, visto che ti sei rivolto a me in quanto autore del pezzo e, suppongo, a Mentecritica tutta che non darebbe attenzione a certe notizie, come minimo devi aspettarti di ottenere maggiore attenzione di altri utenti che sono andati OT ma senza filosofeggiare su quanto bisognerebbe documentarsi e quanta attenzione diamo a certe notizie rispetto ad altre.
Fermo restando che questo “pezzettino” non parla proprio della Gelmini né della proposta avanzata da Cota né evidenzia alcun commento che possa lasciare intendere una visione favorevole o contraria sulla questione, e ciò rende i tuoi interventi degli OT al cubo, più OT degli altri OT perché aggiungi un giudizio netto e deciso sull’onestà intellettuale di chi gestisce questo sito senza alcuna base sostanziale per farlo.
Vuoi scrivere qualcosa in merito alla riforma della scuola e provare a pubblicarlo su Mentecritica? Fallo, nessuno te lo impedisce, i contenuti validi sono sempre graditi. Vuoi fare commenti OT ed esprimere sentenze lapidarie (e tra l’altro campate in aria e fuori contesto) su ciò che ci piace o non ci piace porre in evidenza? La cosa non è gradita.
Aggiungo, non a caso Arouet aveva segnalato il tuo stesso link utilizzando toni completamente diversi e non è stato affatto ripreso. Nel suo caso non ce n’era ragione.
commento in risposta a Doxaliber reply on Ottobre 20th, 2008 18:40:
non riesco a scrivere sotto
Se i ragazzi che non conoscono l’italiano sono un numero cospicuo in una classe credo che oltre a non seguire le lezioni non imparino neanche la lingua e magari finisce che facciano gruppo a parte .Ripeto che il problema mi pare sia il numero elevato di studenti stranieri per classe .L’Erasmus , un soggiorno all’estero di un anno , spesso di perfezionamento della lingua non c’entra niente. E’ solo la mia opinione,ovvio . E qui mi fermo perché non ne so molto di più.
Che c’entra la filosofia con il documentarsi?
Riguardo alle attenzioni non mi riferivo soltanto ad oggi.
Mi sono accodato ai commenti precedenti che esprimevano giudizi sulla proposta e ho detto la mia. Ho usato un plurale generico, rivolgendomi a tutti e a nessuno .O meglio alla maggioranza di coloro scrive e commenta ,che non sono pochi .Non so chi sia la redazione di MC , comincio adesso a distinguere i semplici commentatori dai moderatori ( grazie anche a te), quindi non giudico le persone individualmente se non le conosco . Ma che ci sia un predominanza di bloggers e commentatori di ..beh, estrazione progressista , (contro i quali non ho niente a priori) , mi sembra evidente ed io lo dico , con “ frasi lapidarie” per mancanza di tempo, ma non campate in aria .Sarò pur libero di dire ciò che voglio con il tono che mi viene naturale o no? Se poi scrivo stronzate e inesattezze come è successo con l’articolo del Sole 24 ore verrò corretto , ripreso etc. e va bene così ,fa parte della dialettica, come ne fanno parte anche gli scontri verbali aspri se nei limiti delle regole .O no?
Quindi i predicozzi no per favore , visto che non ritengo di aver offeso nessuno ma al limite risposto a tono . Piuttosto bannami e falla finita se non ti piace come mi esprimo o quello che scrivo !
Comunque grazie per l’invito a scrivere , vedrò di trovare il tempo .
Ecco, no. Quelle frasi “lapidarie” che cercano di distinguere il mondo in bianchi e neri, in rossi e gialli, in sinistri e destri, in buoni o cattivi, non sono gradite perché sono inutili, non creano dialogo ma litigio e non è per questo che è stata creata Mentecritica. Per quello c’è la televisione o qualche altro sito internet. Lo dico a te perché “sei capitato” (in questo periodo non è che abbia molto tempo per seguire i commenti), ma il discorso vale per tutti. C’è chi lo sa già e c’è qualche nuovo arrivato che deve assimilare ancora questo concetto. Per quanto mi riguarda se ti attieni a questa unica e semplicissima regola non ci saranno mai problemi. Se pensi di soffrire di “incontinenza verbale” allora conta fino a 10 prima di inviare un commento, il primo a beneficiarne sarai tu. Uno degli scopi per cui è nata mentecritica è proprio quello di dare voce e spazio a tutte le persone che hanno idee ed opinioni da esprimere e la capacità di farlo civilmente, ergo un tuo articolo non può che essere benvenuto.
Sono un insegnante, lavoro in un istituto professionale, dove nelle classi prime la presenza di allievi stranieri è del 30-50%. Alcuni di questi ragazzi sono arrivati da poco in Italia, alcuni arrivano ad anno scolastico già iniziato, scaraventati in una età difficile a qualunque latitudine, in una realtà completamente diversa da quella cui in cui sono vissuti. La scelta del professionale (o della formazione professionale regionale) è una scelta praticamente obbligata, in quanto i licei li respingono fin dall’inizio (”non hanno sufficienti basi formative”), gli istituti tecnici faticano ad accettarli, e comunque in queste scuole di solito non viene attuato alcun serio corso che permetta loro di superare quantomeno le prime difficoltà linguistiche. Inoltre al professionale possono avere una qualifica dopo tre anni, invece di cinque, e per persone con pochi soldi e bisogno di lavorare questo è determinante.
Voglio dire insomma che in Italia le classi differenziate di fatto esistono già, anzi, esistono già le scuole differenziate, sempre più ghetto.
Gettare un ragazzo in una classe nella quale non capisce nulla di quello che accade, non capisce nè i compagni nè gli insegnanti, non favorisce l’integrazione, nè lo scambio interculturale; favorisce invece incomprensioni, chiusure, mancanza di apprendimento, disadattamento, paure. L’effetto più visibile è che le bocciature tra i ragazzi stranieri sono più del doppio dei coetanei italiani, la dispersione scolastica tra gli stranieri, gli abbandoni, sono elevatissimi.
Io penso (da anni, senza essere leghista, e pur essendo di sinistra) che per i ragazzi che arrivano in Italia sia necessario un periodo di apprendimento delle basi della lingua e cultura italiana che può essere trasmesso, con tutte le cautele e attenzioni, in un anno ponte. Dopodichè (senza esami) il ragazzo potrà ripartire dal percorso scolastico normale, avendo però sulle spalle delle competenze che lo mettono veramente in condizione di avviare anche un vero scambio interculturale, da una situazione di minore svantaggio rispetto a quella in cui sono gettati ora. Si tratta insomma di dare delle pari opportunità anche a questi ragazzi,anche facendo attenzione a non assimilarli, in questo periodo ponte, alla cultura italiana.
La tua la visione delle cose é quella di chi ci sta dentro.
Poi c’é quella di chi ha bisogno di principi e di identità.
Credo anch’io che dovremmo essere più pratici e non badare al colore del gatto, se é bravo a prendere i topi.
La “mozione Cota” si onclude così:
…impegna il Governo:
a rivedere il sistema di accesso degli studenti stranieri alla scuola di ogni ordine e grado, favorendo il loro ingresso previo superamento di test e specifiche prove di valutazione;
a istituire classi di inserimento che consentano agli studenti stranieri che non superano le prove e i test sopra menzionati di frequentare corsi di apprendimento della lingua italiana, propedeutiche all’ingresso degli studenti stranieri nelle classi permanenti;
a non consentire in ogni caso ingressi nelle classi ordinarie oltre il 31 dicembre di ciascun anno, al fine di un razionale ed agevole inserimento degli studenti stranieri nelle nostre scuole e a prevedere, altresì, una distribuzione degli stessi proporzionata al numero complessivo degli alunni per classe, per favorirne la piena integrazione e scongiurare il rischio della formazione di classi di soli alunni stranieri;
a favorire, all’interno delle predette classi di inserimento, l’attuazione di percorsi monodisciplinari e interdisciplinari, attraverso l’elaborazione di un curricolo formativo essenziale, che tenga conto di progetti interculturali, nonché dell’educazione alla legalità e alla cittadinanza:
a) comprensione dei diritti e doveri (rispetto per gli altri, tolleranza, lealtà, rispetto della legge del paese accogliente);
b) sostegno alla vita democratica;
c) interdipendenza mondiale;
d) rispetto di tradizioni territoriali e regionali del Paese accogliente, senza etnocentrismi;
e) rispetto per la diversità morale e cultura religiosa del Paese accogliente;
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A me pare che l’intento di favorire l’apprendimento della lingua italiana da parte dei ragazzi stranieri che si avvicinano alle nostre istituzioni scolastiche sia lodevole, per i motivi che adetrax ha sopra ben illustrato (a mio avviso) e per quelli derivabili dalla preziosa testimonianza diretta di al900.
Sono invece piuttosto perplesso degli intenti rappresentati ai punti b), c) e) e soprattutto d) enunciati nella mozione. Spero che quest’ultimo punto non voglia dire che i ragazzi sarebbero assoggettati anche all’insegnamento della cultura della polenta e osei
La chiave però è nelle parole “ingresso previo superamento di test e specifiche prove di valutazione”; questo sì che porta alla costituzione, non di classi ponte, ma di classi differenziate.
E per quanto riguarda il punto d) già m’immagino delle prove di valutazione (oggettive…) redatte su base regionale (“nel piatto polenta e osei si impiegano: a)cardellini b) passeri) c) tortore d) usignoli, il candidato scelga la risposta”)
Per quanto riguarda il sostegno alla vita democratica, l’interdipendenza mondiale, il rispetto per la diversità morale e cultura religiosa del paese accogliente (e del paese di provenienza aggiungo io), si tratta di argomenti che dovrebbero benissimo essere trattati in un’ottica interculturale, ma non nelle classi ponte, bensì nelle classi dove ci sono anche gli italiani!
Sulla prima affermazione mi sentirei di dire che molto dipende dal grado di difficoltà del test. Certo non si potrà pretendere che un ragazzino albanese argomenti in italiano con la proprietà di linguaggio di Umberto Eco. Come al solito dovrà farsi conto sul buonsenso (che purtroppo non è ancora materia di insegnamento all’università).
Per quanto riguarda l’ultimo periodo, concordo in pieno. Mi risulta che la maggior parte di studenti italianisssssssimi non supererebbe alcuna di codeste prove.
anch’io penso che i ragazzi stranieri in difficoltà con la lingua, vadano seguiti in modo specifico. E questo avviene già brillantemente in alcuni istituti.
Ho seguito tutto l’intervento di Cota all’Infedele, ieri sera. Portava l’esempio di una classe (di Novara) con 87% di ragazzi stranieri, questo ha giustamente scatenato la protesta dei genitori dei bambini italiani.
Il punto è che quella classe è un’eccezione, una eccezione nata probabilmente dalla cattiva gestione da parte degli amministratori scolastici: concentrare i bambini stranieri in una sola classe, crea una classe di serie B, dove gli italiani risultano sfavoriti perchè il programma avanza a stento. Ma paradossalmente questa classe è già il “campione” del progetto leghista: una classe di soli stranieri ha difficoltà ad avanzare, ci vogliono competenze specifiche da parte dei docenti, ci vuole il confronto e la commistione continua con i ragazzi italiani, perchè in questo modo (più naturale e meno didattico) l’apprendimento della lingua può risultare più facile.
Mi sto dilungando scusa.
In studio erano presenti numerosi insegnanti che hanno affrontato questo problema molti anni fa. Fanno già dei test di conoscenza della lingua ai ragazzi stranieri, per inserirli in 2 gradi diversi di “laboratorio”, una classe fatta si, di soli stranieri, ma che ha durata di una sola ora al giorno. Il resto della didattica è svolta con ragazzi italiani, nelle classi ordinarie. Al momento sembra essere un modello di scuola riuscita.
Si potrebbe raccoglierne l’esperienza e diffonderla ad altre istituti con gli stessi problemi e soprattutto evitare le “concentrazioni” di stranieri, diluendone la presenza in più sezioni.
Invece – chissà perchè- la prima soluzione che è venuta in mente alla Lega…è la separzione……. noblesse oblige
La mia paura maggiore è che se queste classi di “decantazione”, per l’inserimento dei ragazzi, dovessero piacere ai genitori italiani…..questi potrebbero pretendere di protrarle per tutta la durata degli studi. E la Lega, in perenne campagna elettorale, abbraccerebbe subito la proposta.
Non so….. sono perplessa….se la proposta venisse da figure politicamente meno discutibili in termini di xenofobia, riuscirei a vedere questa idea come costruttiva e no separatista.
“Non so….. sono perplessa….se la proposta venisse da figure politicamente meno discutibili in termini di xenofobia, riuscirei a vedere questa idea come costruttiva e no separatista”.
Mi scuso in anticipo, ma non riesco mai a sorvolare quando sento questo tipo di argomentazione: mi fa pensare a “le cose che dici sono giuste o sbagliate a seconda che tu sia mio amico o no” ed è un sistema che non ritengo condivisibile.
Se posso permettermi di suggerire un metodo, proverei ad immaginare che lo stesso testo della mozione fosse stato firmato non da un leghista ma (supponiamo) da un qualunque esponente dell’attuale opposizione.
E provare a immaginare se farebbe lo stesso effetto. Dopotutto l’obiettivo esplicitamente dichiarato è quello di favorire l’integrazione, non di osteggiarla.
Ah, naturalmente mi perdonerai l’osservazione da vecchio zio scorbutico.
Ho dimenticato di dire che trovo le altre tue osservazioni perfettamente corrette e che ne condivido pienamente lo spirito.
PS – La trasmissione l’ho vista anch’io
[...] leggo sul Corriere della Sera che Mariastella ha rifiutato le classi ponte, mentre il PD le aveva proposte prima ancora della Lega. [...]
[...] leggo sul Corriere della Sera che Mariastella ha rifiutato le classi ponte, mentre il PD le aveva proposte prima ancora della Lega. Sta veramente più a sinistra di [...]