Cinepanettone elettorale 5


 

 

Votare o non votare, questo è il problema: se sia più nobile d’animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell’iniqua fortuna, o prender l’armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli.

I triboli.

1)    Berlusconi Silvio, imprenditore illuminato di numerose aziende e della politica italiana degli ultimi 18 anni. Lombrosianamente smodato, ma capo indiscusso di tutti i moderati nostrani.

Alla fine ha deciso di non resistere ulteriormente alle pressioni del suo popolo e si è rassegnato ad accettare l’autocandidatura a premier. E’ sicuro, quindi, forse. L’uomo ha infinite risorse (non solo in banca) e sa bene che “risorsa e risorgere” sono sostantivo e verbo della stessa radice. I sondaggi segnalano l’arresto dell’emorragia elettorale del PdL, anzi una prima timida inversione di tendenza, di sapore ed eco manzoniano “un volgo disperso repente si desta; intende l’orecchio, solleva la testa, percosso da novo crescente romor”. Il tacchino è sceso dal tetto, ma non ha nessuna intenzione di andarsi ad infilare volontariamente nella pentola natalizia. Per quanto la crisi abbia corroso lo scialo anche dei ceti sociali di riferimento, non è pensabile che un partito che esercita ancora un potere diffuso e capillare attraverso decine di migliaia di sindaci, assessori e consiglieri comunali non rinvenga nelle urne un cavallo di ritorno di più che discreta consistenza.

2)    Bersani Pier Luigi, di professione amministratore, lenzuolaio per vocazione, già vincitore (in pectore) delle prossime elezioni. Sempre meno gioioso.

Con tutto il rispetto, ma, fino a qualche giorno addietro, richiamava alla mente una pubblicità televisiva nella quale Robinson Crusoe sull’isola deserta indovinava, dopo breve riflessione, che a coprirgli da tergo gli occhi con le mani (classico gioco infantile) era stato Venerdì. La pubblicità terminava con una voce fuori campo che chiosava con timbro sornione: “Ti piace vincere facile, eh?” Ostenta ancora sobrietà e pacatezza (quest’anno si portano molto) ma incomincia a temere che, sparito il tacchino, gli toccherà ludere con il passero che gli è rimasto in mano (le puellae, si sa, sono specialità di un’altra casa). Col rischio, poi, che qualcuno incominci a chiedersi perché, dopo aver appoggiato tenacemente ogni misura di Monti per tutto il tempo, adesso abbia deciso improvvisamente che il professore non va più bene; e, soprattutto, quali punti caratterizzino in concreto la vaga agenda Bersani rispetto a quella molto più chiara e puntuale di Monti.

3)    Monti Mario, bocconiano superpartes. Cincinnato dei giorni nostri, a dispetto del cirro nient’affatto negletto. Parafrasando Tito Livio: “Ultima speranza per l’autorevolezza del popolo italiano”.

Tutti lo vogliono, tutti lo cercano. La triste constatazione che fino all’anno scorso il popolo italiano, comunque gravemente malato, sia sopravvissuto senza ricorrere alle sue straordinarie capacità taumaturgiche (peggio, non curandosene affatto) lascia francamente sgomenti. Adesso che l’abbiamo scoperto non ce lo lasciamo certo scappare di mano. A dirla tutta, sembrerebbe che il Nostro non abbia ancora deciso cosa farà da grande, ma forse, più semplicemente, ha deciso di non decidere, perché non teme i Danai, che considera anche più generosi dei re Magi: altro che incenso, mirra e oro, a lui offriranno presidenza del Consiglio, della Repubblica o dell’Europa. Alla scelta: un tuffo dove l’acqua è più blu, niente di più.

4)    Grillo ragionier Giuseppe in Casaleggio, già eccellente comico, definitivamente concupito dalla involontaria vena tragica del suo sodale. Di straordinario successo la rielaborazione in chiave politica del “Va’ pensiero” di Verdi.

La sua irruzione sulla scena politica ha acquisito rapidamente i caratteri della valanga. Se si pensa ai Casini o ai Di Pietro che dopo venti anni non sono mai riusciti ad andare oltre il 6% (malgrado non si fossero fatti scrupolo di raccattare personaggi maleodoranti pur di accroccare un po’ di voti vitali per la loro stessa sopravvivenza) c’è da rimanere sbigottiti. I sondaggi più recenti assegnano alla sua formazione politica un consenso strabiliante intorno al 16%, probabilmente destinato a scemare in parte al momento del voto, ma che segnalerà comunque un’incredibile affermazione. Onore al merito, anche se non si sfugge alla sensazione che la capacità di intrecciare continuamente intuizioni brillanti con i vuoti strutturali della sua visione politica possa reggere meglio agli attacchi dei suoi avversari, piuttosto che a quelli inesorabili del tempo e della prassi. Bisognerà che Grillo trovi il modo per liberare il suo movimento dal “famolo strano” ad ogni costo: prima o poi la gente si stancherà di occupare una macchina dotata di cinque marce, ma con un cambio innestato sempre su quella folle.

5)    I signori Eccetera. Parterre (area del giardino all’italiana ornata da piante, aiuole, erbe ed arbusti, con scopi principalmente ornamentali) straordinariamente affollato. Non spingere, grazie.

Grande (?) aiuola centrale: Casini, Fini, Riccardi, Passera, Montezemolo, Olivero, Dellai, Bonanni, (cartello pubblicitario: transfughi benaccetti); piccola aiuola centrale:  Giannino e Zingales; piccolissima aiuola centrale: Tremonti; aiuola di sinistra: Di Pietro (ebbene sì, è vivo, e lotta insieme a noi), Diliberto (proprio quello che voleva accaparrare all’Italia la sacra momie di Stalin), i sindaci delle due Sicilie De Magistris ed Orlando (la rete si colora d’arancione), Ingroia (breve la vita felice in Guatemala, direbbe Hemingway), Ferrero; aiuole di destra: Storace (arbusto sempreverde con annesso cespuglio Buontempo); La Russa (finalmente generale, dopo una vita da colonnello), Meloni, Crosetto; aiuola lato nord: Maroni; aiuole mobili (semoventi): Miccichè e Lombardo. Sintesi palesemente raffazzonata e provvisoria: ci scusiamo con altri arbusti ornamentali, colpevolmente dimenticati in questa incompleta rassegna.

Ovviamente gli onorevoli Eccetera sopra citati non costituiscono altro che la superficie di sommovimenti angosciosi e tumultuosi che si agitano nel sottobosco politico. La legge elettorale in vigore ha prodotto dolorose conseguenze anche per molti peones, soprattutto del centro-destra, il cui impegno consisteva essenzialmente nel manifestare obbedienza e fedeltà al capo, mentre diventava del tutto inutile coltivare un proprio elettorato di riferimento. Questo scollegamento con una qualche base elettorale fa perdere loro ogni capacità contrattuale con i partiti, nel mentre è probabile che aumenti parallelamente quella degli amministratori locali in grado di apportare un po’ di linfa vitale.

Anche per questo i pescetti piccoli, ma anche molti medio-grandi, hanno preso a nuotare vorticosamente, come impazziti, in un acqua che non è più la loro, offrendo uno spettacolo squallido e pietoso al tempo stesso. Sarà perché siamo in periodo natalizio, ma a guardarli tutt’insieme in questa boccia di vetro diventata improvvisamente troppo piccola per lasciarli sopravvivere, si ha l’impressione di assistere più che ad una competizione elettorale, all’ennesimo, stucchevole  cinepanettone. Con Monti nei panni di De Laurentis, Berlusconi in quelli di De Sica, Bondi in quelli di Bondi e così via. (Ovviamente, quest’ultima è solo un’idea: ciascuno è libero di associare come preferisce politici ed attori).


5 commenti su “Cinepanettone elettorale

  • fma

    Tra i due corni del dilemma penso che opterò per non votare, anche se è l’opzione che ho sempre sconsigliato agli altri, fin qui.
    Il fatto è che ciascuno dei pretendenti, il signor B. escluso (che quello corre e ha sempre corso per sé, minchione chi non se n’é accorto), tutti gli altri, tutti quelli che potrei farmi andar bene, con un po’ di buona volontà, corrono in compagnia di qualcuno che proprio non riesco a farmi piacere, neppure con tutta la buona volontà di questo mondo.
    Quello del quale apprezzo la lucidità, se la fa troppo da vicino con Santa Romana Chiesa e i suoi Figlioli. L’altro, di cui potrei farmi piacere il pragmatismo, ha messo in piedi una sorta di gioiosa macchina da guerra due, al solito contraddittoria e barocca, della quale, vincendo, rischia di restare prigioniero. L’altro ancora, del quale potrei apprezzare la volontà di radere al suolo l’apparato istituzionale, è sempre col cambio in folle, come dici tu.
    Mah, si vedrà.
    Buon Natale Eduardo e … grazie per il pezzo.

    • eduardo

      Buon Natale (laico) anche a te, amico di penna.
      Abbiamo ancora 2 mesi davanti a noi: non possiamo escludere con sicurezza che possa diradarsi parte della nebbia.
      Potremmo decidere di fondare insieme un nuovo movimento politico o aderire all’opzione Montanelli, senza dimenticare che quest’ultima è obiettivamente meno faticosa. Ad una certa età anche una dignitosa pigrizia merita rispetto.

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